MAX PHILLIPS.
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LA MOGLIE DELL'ARTISTA. 2001.
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Titolo originale: The Artist's Wife.
Traduzione di: Riccardo Cravero.
2002. Ponte alle Grazie Editrice, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Alma Mahler-Werfel racconta in prima persona la sua vita nella Vienna "fin de sicle", i suoi amori tormentati e le sue sfrenate passioni. Amore e arte, grandi avvenimenti storici e piccole storie quotidiane, passioni e odi, si mescolano in un racconto brillante e sensuale. La voce di questa immaginaria autobiografia ci accompagna dalla Vienna di fine Ottocento, fino all'America degli anni Sessanta.
Ero terribilmente interessata a me stessa, quand'ero in vita. 
Ma ora la mia vecchia me, i miei vecchi manti, i vecchi nemici, i vecchi figli, ora sembriamo tutti un poco trasparenti, come fantasmi, o astrazioni, come dati e cifre.
E cos rumorosi: quanto baccano facevamo sempre. Vi dir: guardarci dovrebbe essere divertente.
Alma Mahler: un'icona che con il suo fascino, la sua passionalit e il suo anticonformismo ha saputo ispirare alcune fra le pi grandi menti del Novecento.
Ai primi del secolo, Alma  "la pi bella ragazza di Vienna": brillante, aristocratica, adorata da tutti. Suo padre  un paesaggista affermato, benvoluto dall'imperatore, e la giovane Alma
 alle soglie di una promettente carriera di musicista. Ma invece di dedicarsi alla propria arte, spinta da una femminilit che ha ben poco a che vedere con le convenzioni del tempo, Alma diventa una grande musa, e la sua vita un amalgama indissolubile di sentimento e genio. Klimt, Mahler, Gropius, Kokoschka, Werfel: le sue relazioni destano scalpore.
 la voce ferma, ironica e spietata di Alma stessa, immaginata da Max Phillips che, ormai morta, ci racconta il suo turbinoso passato e riconsidera le proprie scelte: l'infanzia nell'impero
austro-ungarico in disfacimento, l'ascesa nel bel mondo mitteleuropeo, le tribolazioni dei tre matrimoni e la morte dei suoi figli, la fuga da Hitler e l'esilio dorato in America.
Un'esistenza straordinaria, che ha conosciuto povert e ricchezza,  passata dalla celebrit all'isolamento degli ultimi anni, gli unici che Alma ha trascorso in solitudine, accompagnata
soltanto dalle presenze immense del suo passato.
Un passato che trascina il lettore in un vortice di odi smisurati.e di passioni brucianti, sullo sfondo dei grandi avvenimenti del secolo scorso e delle piccole storie quotidiane, in un racconto brillante, documentato e profondamente sensuale.
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L'AUTORE.
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Max Phillips  autore del romanzo Snakebite Sonnet. I suoi racconti e le sue poesie sono stati pubblicati dal Village Voice, da Atlantic Monthly e Threepenny Review.
Phillips ha ricevuto il Premio dell'accademia dei poeti americani ed  membro del fondo nazionale delle arti. Nel 2005 ha ricevuto il Premio Shamusa per "Fade to blonde".
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LA MOGLIE DELL'ARTISTA
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CAPITOLO 1.
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La morte, pure, trovo sia una delusione. Niente archi di
nuvole o gallerie di fuoco. Piuttosto, c' consapevolezza. Il
contenuto della tua tazzina si svuota nell'oceano generale,
e tu svanisci come una goccia di sangue svanisce nel freddo
mare, dopodich nuoti attraverso tutti i momenti che
sono stati allo stesso modo in cui l'acqua nuota attraverso
l'acqua. Il tuo secondo marito rivolge il coltello da burro
verso il suo uovo alla coque e pensa Puttana, il vento solleva
un lembo della pagina che stai leggendo e tu la ridistendi
con una mano grassoccia da bambina, le dita rilucono
di succo di pera e prendi il millesimo respiro prima del
tuo ultimo. Le scarpe ti fanno male. Del resto, a ottantaquattro
anni tutte le scarpe stringono, e poi sei a piedi
scalzi. Pensi Non mi sposer mai. Scendi in strada con le
gambe gonfie per la gravidanza, chiudi un occhio e sollevi
un pollice per cancellare casa tua con l'argilla arancione
della cima della collina, ma non hai mai vissuto in una casa
di argilla arancione - lo vedi, non si nuota solo attraverso i
propri momenti, ma attraverso tutti. E dunque s, i morti
conoscono ogni cosa. Il tuo orecchino di zaffiro con il fermaglio
rotto si  infilato in un buco della tasca e ora giace
nella fodera del cappotto di astrakan. Hai gettato le chiavi
dell'automobile sul davanzale sopra il lavandino, in cucina;
sono cadute gi nel bovindo. Eccole l sul fondo blu gesso,
che sembra una scacchiera abbandonata su cui sono disposti
resti di mosche.
A dire il vero, non c' fine alle domande: i vivi non ci
lasciano in pace. Bussano, invocano, bruciano incensi,
bisbigliano blandizie, i mistici, i veglianti, i morbosi di professione,
domandano, Sai nulla di zia Betty? Trover l'amore,
o il denaro? E poi: Tu chi sei? Oh, ho sentito parlare
di te. Dimmi, come hai vissuto?
Come siete avidi, quanto interesse. Ero terribilmente interessata
a me stessa, quand'ero in vita. Ma ora la mia vecchia
me, i miei vecchi mariti, i vecchi nemici, i vecchi figli,
ora sembriamo tutti un poco trasparenti, come fantasmi, o
astrazioni, come dati e cifre. E talmente rumorosi: quanto
baccano facevamo sempre. Vi dir: guardarci dovrebbe essere
divertente.
Forse  solo questo che volete: un po' di divertimento.
A ogni modo, non mi spiace di raccontare la mia storia.
A nessuno di noi, qui, spiace pi qualcosa.
Il punto giusto da dove incominciare, naturalmente,  mio
padre. Il quale, si d il caso, fu ucciso da un principe.
Questi era il suo vecchio amico, il principe reggente Leopoldo
di Baviera, che amava molto gli scherzi. Nell'estate
del 1892, mentre tutti i suoi ospiti pranzavano sulla terrazza
del castello, Sua Eccellenza apr una valvola segreta, facendo
affluire una grande ondata d'acqua che sbatt tutti
sul pavimento di pietra. Il principe altalen avanti e indietro,
ridendo con voce chioccia. Dalla sua testa di scimmietta
colavano rivoli d'acqua. Batt le mani perch i servi accorressero
con asciugamani e cordiali, ma Papi giaceva immobile
in una pozzanghera. In quel momento il corpo di
mio padre era attraversato da un grande dolore, chiaro come
un enunciato tedesco, anche se in seguito lui non pot
ricordarlo.
Una volta a casa, a Plankenberg, il dottore ci disse che
si trattava di un esaurimento dei nervi. Si pul vigorosamente
il pince-nez e parl in termini entusiastici di aria di
mare. Nel 1892 la famiglia era finalmente uscita dai debiti,
cos che potevamo permetterci il nostro primo viaggio di
piacere, e decidemmo di recarci a Sylt, sul mare del Nord,
e affittare una casetta vicino alla spiaggia, dove si potevano
compiere salutari passeggiate. Ma una volta a Sylt mio padre
non fece che rimanere sdraiato nella sua stanza con le
coperte rimboccate e le dita tra le pagine di un volume di
Schiller, ad ascoltare le onde e le voci delle figlie. Negli intestini
aveva una propria valvola segreta che si stava chiudendo,
un blocco per il quale sarebbe presto morto. Quando
si sentiva un poco pi in forze, apriva il libro e leggeva:
Tuonano le cime, il fragile, stretto ponte ondeggia. / L'arciere
non conosce paura n vertigine.
Quanto a me, non ero affatto entusiasta di Sylt. Papi era
malato, e non c'era nessuno con cui parlare. Solo Mami e
Grete e Carl Moll, lo studente di mio padre, un omone
grande e grosso dalla barba pallida che seguiva il suo insegnante
ovunque e si occupava delle sue finanze. L'unica
cosa che mi piaceva davvero erano i nostri bauli, perch
ne avevamo alcuni davvero enormi, e mi inorgogliva che
possedessimo oggetti tanto grandi.
Una mattina mi svegliai particolarmente annoiata e irritabile.
Fuori c'era molta luce, ma ancora non faceva troppo
caldo. Appoggiai i piedi al muro fresco e me ne rimasi
l sdraiata con il mio libro, che parlava di un grande pesce
russo che portava in testa una corona e custodiva tesori.
Avevo quasi tredici anni, e il mio corpo mi dava qualche
noia. Se guardavo gi nel colletto della camicia da notte,
scorgevo due collinette gonfie, immerse in una specie di
crepuscolo di batista e all'orizzonte un indefinito boschetto.
Spinsi in fuori la pancia per diventare grassa, quindi la
ritrassi per diventare magra, poi mi abbottonai il colletto
fin sopra al naso, e me ne andai in giro a quel modo, senza
faccia, a fare gli occhi cattivi. A un tratto mi vestii e mi avviai
lungo il corridoio per dare un'occhiata a Papi. Era disteso
tutto ordinato e piccolo nel suo letto, con i suoi libri.
Aveva le guance gialle e livide, come un pollo appena
spennato. Quando mi vide nella fessura della porta fece
un'espressione da furbo, come se stesse fingendo di esser
malato solo per potersene stare a poltrire, e disse: Fai
molto piano, tigre. Perch sto dormendo.
Ma se mi stai parlando? protestai.
Pu darsi replic lui, che io stia solo sognando di
te.
Io non sono un sogno dissi offesa, quindi imboccai le
scale e uscii fuori.
Per scendere al mare c'erano due vie. Una era una strada
acciottolata, ed era una noia, e l'altra era un sentiero ripido,
che partiva da un piccolo valico di argilla color miele.
Mi misi a sedere l, e guardai in lontananza le cupe onde
pulite. Nel sole del mattino avevano un aspetto nuovo,
ma l'odore era vecchio. Continuavo a pensare alle guance
da pollo di Papi, e la cosa mi fece scattare in piedi per
staccare con un gesto schizzinoso la gonna dalle erbacce.
Gi alla spiaggia mia sorella stava esplorando le pozze lasciate
dalla marea. Vedevo le sue lunghe dita dei piedi che
si aggrappavano agli scogli. Eccola l, del tutto incurante
di me. Gridai: Grete! Grete! - come due pietre sbattute
una contro l'altra, che bambina rumorosa ero - e attesi
che mi guardasse prima di iniziare la ripida discesa.
Grete aveva un anno meno di me. Dal momento che vivevamo
in aperta campagna, non avevamo altre amiche all'infuori
di noi stesse. Io ero bionda e alta, mentre lei era
scura e florida e, quando voleva, sapeva muoversi veloce.
Se me l'aveste chiesto, vi avrei detto che l'amavo, e sarei
stata felice di spiegarvi perch. Per tutta la mia vita mi 
sempre piaciuto parlare d'amore. Grete reggeva un pezzo
di canna da cui penzolava qualcosa che assomigliava a un
nastro rosso bagnato. L'ho trovata in una pozza annunci.
Volevo andare gi al mare per vedere se nuota.
 solo un pezzo d'alga dissi.
Oh! Pensavo che magari era un anguilla.
No,  solo un'alga.
La fece scivolare nella sabbia e si ripul le dita sulla
gamba.
Ti va di guadare?
No.
Si mise a scalciare la sabbia per asciugarsi i piedi. Ti
va di giocare a prigioniera?
Per giocare a prigioniera serviva un vecchio baule, oppure
si tracciava un quadrato per terra. Grete era prigioniera
al suo interno, e io le davo pizzicotti dappertutto finch
non confessava. Allora la mandavo a morte, ma prima
di morire aveva il diritto di fare un discorso. Se il discorso
era bello, la facevo tornare come angelo, e lei andava in giro
facendo cose da angelo mentre io fingevo di non poterla
vedere, e gridavo: Che cosa succede? Chi  l? A
volte facevo io la prigioniera, ma Grete aveva paura di pizzicarmi
troppo forte, cos restavo impassibile finch non
iniziava a piangere per la frustrazione, e allora scappavo.
Cos era chiaro a entrambe che era meglio se faceva lei la
prigioniera.
No risposi.
Mi insegni un gioco? domand.
No.
Per favore.
E va bene dissi. Scava una buca.
Una buca?
Profonda fino alla spalla. Tre lati devono andare gi
dritti e il quarto digradare.
Un lato digradante mi sembrava una buona cosa, per un
buco. Si mise subito al lavoro. Quando avesse finito con il
lavoro avrei deciso cosa avremmo potuto farne. Scavava
veloce, come fanno i cani con le zampe anteriori. Ora stavamo
meglio tutt'e due.
Non abbiamo visto Papi quasi per niente si lament.
Deve riposarsi dissi.
Ma non lo stancheremmo.
Deve riposarsi.
Potremmo mettere un divano sulla spiaggia disse ansimante,
con un ombrellone per tenerlo all'ombra. E un
paravento tutt'intorno. Potrebbe darci una mano Moll. Gli
sederemmo vicino buone buone. Fece un gesto con le
mani sporche come per chetare tutto quello che ci circondava.
Staremmo tutti assieme. Gli farebbe piacere. Potremmo
ascoltare della musica.
Era in preda a una ridda di idee.
Impossibile obiettai. Forse ha un male che consuma.
Avevo letto di queste malattie, e mi sembravano molto
raffinate. Le avevano le principesse.
Non ha mal di pancia? sussurr. Era stata Mami a
parlare di mal di pancia.
No, le cose stanno diversamente. Me l'ha detto lui. A
me ha raccontato un mucchio di cose, essendo io la maggiore.
Quali cose?
Cose serie. Lui non vuole che tu te ne preoccupi, perch
sei piccola. Ma le sue condizioni sono gravi. Il buco
era gi piuttosto profondo e presto avrei dovuto escogitare
qualcosa.
Potrebbe morire dissi, e mi vidi arringare un Impero
in lutto. C'erano bandiere ovunque, e io spiegavo a tutti
quello che dovevano fare.
Grete se ne stava davanti a me, tutta sporca di terra, con
le lacrime agli occhi.
Stai mentendo? disse. No? Era in piedi nel suo
buco, con le lacrime agli occhi.
Non era pi divertente.
Dobbiamo volergli bene pi forte che possiamo spiegai.
E lui guarir.
S! disse. Andiamo subito da lui!
No.  meglio per lui se lo lasciamo riposare. Lascia fare
a me. Guarir. Esci dal buco dissi gentile. Va tutto
bene. Vieni qua. Guarda che disastro, hai la faccia tutta
moccicosa. Le ripulii il viso con il mio fazzoletto e le feci
soffiare il naso. Si appoggi contro di me, aveva un odore
dolce e indifeso. Ho sempre amato di pi Grete dopo che
l'avevo fatta piangere, cos l'avevo abbracciata e baciata, e
avevo annusato i suoi capelli che sapevano di dolce finch
non mi ero calmata anch'io. Non serve a niente agitarsi
dissi. E poi so che cosa possiamo fare.
Il giorno prima ero passata per la citt con Mami, e nella
vetrina di un caff avevo notato una donna che si stava
levando il fermaglio da un bellissimo cappello. Erano stati
i capelli di Grete a farmene ricordare.
Andammo da Mami e da Moll e annunciammo che volevamo
attraversare l'isola per andare a pranzare in citt,
da sole, e che ci servivano i soldi.
Il mio mondo era pieno come un giardino in cui erbe e
strani fiori nascondono il sentiero, pieno come una vecchia
mappa in cui i luoghi sconosciuti sono illustrati con mostri,
eppure conteneva solo due citt: Plankenberg, dove
vivevamo, e Vienna.
A Vienna comandava l'imperatore Francesco Giuseppe,
il cui volto era su tutti i nostri soldi. Era un uomo vecchio,
molto alto. Sapevo che alla sua morte avrebbero conservato
il suo cuore nella chiesa degli Agostiniani, insieme ai
cuori degli altri Asburgo. Una volta l'avevo visto il giorno
del Corpus domini, mentre apriva la processione con una
candela in mano. Mi parve che avesse piegato il capo in
segno di rispetto verso mio padre, ma mio padre non aveva
potuto fare altrettanto perch mi reggeva sulle spalle,
per permettermi di vedere.
A Plankenberg, naturalmente, comandava mio padre. Il
suo nome era Emil Jakob Schindler. Era il pi acclamato
pittore di paesaggi dell'impero, ed era un soggetto che
non lasciava mai indifferenti. Suo zio, un deputato del parlamento,
si era battuto per l'abolizione della fustigazione, e
il ritratto di sua madre  ancora appeso nella Galleria delle
bellezze. Era un buon amico di Makart, il pittore di corte
di Francesco Giuseppe, e ai due piaceva dare grandi balli
rinascimentali in cui Liszt suonava il pianoforte e ghirlande
di rose pendevano ebbre dal soffitto. Cantava i Lieder di
Schumann con una bella voce tenorile. Una volta aveva
impersonato Lenardo in una rappresentazione privata di
Lenardo und Blandine. Blandine era la figlia di un birraio,
Anna Bergen, che era stata mandata a Vienna per debuttare
al Ringtheater sotto Motti, e invece era rimasta incinta e
aveva sposato mio padre.
Sono sempre stata convinta che il matrimonio abbia limitato
la vita di mio padre. Lui amava il lusso ed era sempre
pieno di debiti, cosa che sia lui che io abbiamo sempre
considerato un corollario obbligato per le persone di genio,
ma mia madre la pensava diversamente. Io ero abituata
a dormire in un cassetto del guardaroba dei miei, finch
Makart non mi aveva costruito una culla. Questo era il genere
di cose di cui lei voleva sempre discutere, quello e i
conti da pagare, ma Papi si voltava dall'altra parte e si appisolava.
Quando io stavo per compiere i cinque anni, lui
riscosse un certo successo presso un paio di collezionisti, e
affittammo un castello nei pressi di Tulln, la citt dei fiori.
Il maniero di Plankenberg era vecchio di quattrocento anni
e aveva una torre con una cupola a cipolla che batteva le
ore. Dentro era tutto cuoio lucido e vetri veneziani, ogni
cosa era nappata, festonata, frangiata e infiocchettata. Papi
si aggirava dando una sistematina a questo e un'aggiustatina
a quello. Ah, l'occhio dell'artista! A me invece piaceva
scender gi in dispensa a ispezionare l'argenteria. La tenevano
in un baule di legno di cedro laccato che aveva un
odore caldo e speziato. Aveva un coperchio ovale, e quando
lo chiudevi assumeva un aspetto molto solido, che lasciava
soddisfatti.
Papi mi raccontava sempre del fantasma di Plankenberg
che si aggirava a grandi passi con le sue lunghe gambe
in cerca di bambine bionde. Aveva messo una Madonna
di legno dipinto in una nicchia a met scalinata e la teneva
sempre circondata di fiori. Aveva un sorriso che metteva
paura, cos tranquillo, formato da tre minuscole pennellate
rosse, due per il labbro superiore e una per quello
inferiore, e di notte, quando nell'ombra gli occhi le diventavano
enormi e non potevi sapere che cosa stesse pensando,
Grete e io le passavamo davanti di corsa. A Papi piaceva
metterci paura, e io ero pazza di lui. Il suo studio era al
piano superiore, cos nelle nostre stanze da letto c'era sempre
odore di olio di lino. L'aveva arredato alla moda, come
lo studio di Makart, con felci e tele indiane e un mandolino
in un angolo che nessuno sapeva suonare. Tutte le
gambe delle sedie terminavano con una zampa di leone, e
mentre Papi lavorava mi piaceva mettermi in ginocchio su
una sedia e cavalcarla, come se fossi su una fiera volante
che avevo domato io stessa; sognavo di costruire un grande
giardino all'italiana pieno di bianchi atelier, simili a
grotte, abitati da principi che vivevano per la loro arte, e
dove l'aria era colma di Lieder di Schumann.
Una volta Papi mi dipinse in piedi nel giardino della cucina.
Per farlo us una tavolozza da viaggio, munita di cardini
che permettevano di richiuderla su se stessa. Ogni volta
che si fermava un minuto a riflettere, faceva scorrere
lentamente il pennello tra pollice e indice, con un gesto sicuro
delle dita e un'espressione solenne ma gentile sulla
bocca. Benissimo, pensai. Adesso scoprir tutti i suoi segreti.
Lui prese un coltellino flessibile e mescol malva,
verde erba, albicocca e vermiglio. Erano tutti colori splendidi,
ma non riuscivo a capire come potessero legarsi fra
loro.
Aspetta, tigre mi disse.
Scrfff, scrfff, fece il pennello.
Sei stanca, tigre?
No lo rassicurai.
Ti stai comportando benissimo. Cos buona e paziente.
Ci sono signorine adulte che non saprebbero stare altrettanto ferme.
 questo il motivo per cui preferisco dipingere
pioppi e larici. Niente chiacchiere banali. E una posizione
pi comoda.
Tra non molto forse sar stanca.
Allora facciamo una pausa annunci. Vieni a vedere.
Andai davanti alla tela mentre lui si ripuliva a una a una
le dita su una pezza, quindi mi appoggi le mani sulle
spalle e le massaggi. Una magnifica sensazione di rilassamento
mi si diffuse per il corpo, e avrei tanto voluto essere
sollevata e presa in braccio, ma era una cosa da bambini,
cos non lo dissi. I cieli di Papi erano sempre molto densi,
come una stratificazione infinita di cristalli piombati. Una
volta che la luce era riuscita ad attraversare un cielo come
quello, era talmente pura che faceva brillare tutto. E io ero
l, che brillavo tra le foglie. Tenevo il viso tra gli avvallamenti
e le collinette del dipinto. Cercai di capire come le
pennellate di malva, verde erba, albicocca e vermiglio si
fossero mescolate a formare le guance di un'eccellente
bambina. Lui mi chiese: Lo stai guardando, fagottino, o
lo stai mangiando?
Mi piace tanto l'odore che ha spiegai.
Ti sporcherai il naso di colore. Ti ritroverai il tuo naso
sul naso.
Sono proprio io.
Lo spero.
Che cosa farai quando  finito?
Lo appender alla parete.
Perch? chiesi. Appeso-alla-parete significava cose
vecchie, tesori di viaggi che Papi doveva aver fatto in tempi
mitici, all'epoca in cui se ne andava in giro con gli altri
vecchi personaggi mitici.
Cos la gente potr vederlo rispose.
Lo guarderanno tutti?
S.
Hai fatto i fiori tanto grandi protestai un po' spaventata.
Sono fiori grandi.
Ma quei fiori mi guardano tutti.
I girasoli spieg, si voltano sempre a guardare il sole.
Quando ebbi otto anni Papi cominci a leggerci il
Faust. Il diavolo si era presentato a Faust sotto forma di
barboncino nero. Trovai la cosa eccitante, perch avrei
tanto voluto un cane. Ma presto la storia prese a farsi tortuosa,
come il fischio maligno di un bollitore, piena di patti
complicati e di una ragazza esitante, e alla fine tutte
quelle stranezze a me e a Grete fecero venire le lacrime.
Allora lui ci diede il libro e disse: Questo  il pi bel libro
al mondo.
Ebbene, Grete non ebbe pi modo di vedere molto, di
quel libro: lo tenni tutto per me. Lo stavo a guardare, lo
annusavo, ne saggiavo persino il sapore. Premevo il pollice
sul taglio per far scorrere veloci le pagine contro la guancia,
quindi spalancavo il libro cos che la rilegatura emettesse
un rumore simile a quello di un pettine che strappa
un nodo tra i capelli, poi guardavo questa o quella cosa
nella mia stanza attraverso la piccola galleria ondulata della
costa. Faust parlava delle due anime che gli stavano in petto.
Mi sembr una cosa molto scomoda. Cantava la bellezza
di Margherita. Saliva in cielo, che sembrava essere dove
gli angeli ti cantavano e ti rendevano saggio. Avrei voluto
portarmi quel libro dappertutto.
Che cos' quello? grid Mami.
E bello strillai, ma lei me lo sottrasse.
I miei genitori litigavano in continuazione. Io ero sempre
dalla parte di Papi. A dire il vero, non capivo che bisogno
ci fosse di tenere nostra madre. Non conosceva storie
divertenti. Non era bella. Non aveva mai debuttato sotto
Motti. In compenso se ne andava in giro gorgheggiando
a mezza voce e lasciava alle figlie il ruolo di prime donne.
Non provavo rispetto per chi si sacrificava per gli altri, e
Mami faceva di tutto per dimostrarsi gentile con noi. Non
fummo mandate a studiare in convento come la maggior
parte delle ragazze come noi, n ad alcuna altra scuola, e
facevamo ci che pi ci piaceva, tanto che presto diventammo
l'incubo delle nostre governanti. Quanto all'abbigliamento,
indossavamo quello che ci piaceva, e io finii
con l'andarmene in giro tutta la vita senza mutandoni, di
cui non riuscivo a capire la necessit. Ma ero una bambina
molto ingrata. Quando presi il morbillo fu mamma a dormire
su una poltrona accanto al mio letto, eppure ricordavo
che Papi era venuto a spargere fiori sul copriletto, come
fossi una piccola Madonna.
Papi gli dissi, stai mettendo delle cose sul mio letto.
Sono fiori, tigre.
Mami non sar contenta del disordine. Papi, c' un rumore.
E la tua Mami che russa.
Ti sento cos lontano...
Sfreg velocemente pollice e indice vicino al mio orecchio
sinistro, e poi al destro. Lo senti?
Non risposi.
Mi sfior l'orecchio con un'espressione addolorata.
 tardi? domandai.
Molto tardi.
Sto meglio?
Molto meglio.
Come puoi saperlo? lo accusai, e lui mi pos il palmo
sulla fronte. La sua mano era grande e fresca. Sembrava
avvolgermi la fronte come le nuvole avvolgono la terra.
Mi sentivo la testa vuota. Avevo la sgradevole sensazione
di diventare sempre pi grossa. Le mie gambe sotto la trapunta
erano infinite. Ero una montagna sul ciglio del mondo,
Papi era una montagna vicina, e Mami era una montagna
distante nell'orrida quiete. Lo vedi? disse. Stai
molto meglio.
No protestai. Non togliere ancora la mano. E fresca.
Margherita  salita in cielo, stavo pensando, o forse
dormivo? E Faust diceva che gli dispiaceva, e tutti cantavano
per lei.
Ah, ma tu sei una bambina molto pi fortunata di
quella Margherita, perch noi canteremo per te qui sulla
terra. Ti canter di una casetta alata con cui potrai volare
su tutto il mondo.
S.
E il tetto sar di cristallo, cos dal tuo letto guarderai
le stelle mentre voli. E le stelle saranno fresche come petali
di rosa. E le stelle rosa canteranno con noi, e il loro canto
sar fressssssco. E dolce.
La tua mano si sta scaldando. Lui la distolse. Ma io
non voglio salire in paradiso...
Che sciocchezza, tigre! Non ti ho forse detto che  qui
che canteremo per te?
Io ero comunque convinta che cantasse meglio degli angeli.
Ero pazza di lui.
Poco dopo che fui guarita, Rodolfo, il figlio di Francesco
Giuseppe, chiese a mio padre di disegnare a china
tutte le citt della costa adriatica per un libro intitolato
Die sterreichische-ungarische Monarchie in Wort und Bild.
Ci misero a disposizione una nave a vapore che si fermava
in ogni porto ad aspettare che mio padre avesse terminato,
e prendemmo Moll a servizio da noi. Alla fine del
viaggio affittammo una villetta in pietra su una collina di
Corf, cos che Papi potesse riposarsi e dipingere ci che
preferiva. Ci facemmo mandare un pianino dalla citt, che
per me diede tutto il senso a quell'avventura. Diventavo
matta, per quel pianino. Era di misura perfetta. Quando
si richiudeva il coperchio sui tasti, aveva un aspetto solido
che lasciava soddisfatti, come il baule dell'argenteria. Se si
alzava il coperchio della cassa armonica e ci si cantava
dentro, le corde risuonavano. Il morbillo mi aveva danneggiato
l'udito, e per il resto della vita non potei pi sentire
perfettamente, ma se colpivo uno di quei tasti, la nota
era chiara e densa di significato. Cos fu allora che iniziai
a suonare, proprio quando ero da poco diventata mezza
sorda.
Mi piaceva suonare con le braccia ben larghe, perch
rendevano la musica pi drammatica. Giocherellavo con la
mano destra e brontolavo con la sinistra, e mi agitavo testarda
avanti e indietro sul mio sederino, e assumevo uno
sguardo altero, come se non fossi poi tanto interessata a
quanto andavo facendo. E invece ero in paradiso. Perch
capivo come, in quella fila di tasti, si potesse trovare tutto:
l'oro della cupola a cipolla, gli alberi scuri che avanzavano
a grandi passi, i miei genitori che urlavano, il diavolo che
fischiava, il triste conforto del velluto sulla guancia quando
mi annoiavo. Ma cerano dentro anche altre cose che non
avevo mai sentito prima e che sapevo solo io, e solo mentre
le suonavo. Pensavo Papi sta facendo il suo lavoro nella
stanza d'angolo e io sono qui nel salotto che faccio il mio.
Ora sono io il suo apprendista, non Moll. Lui mi insegner
tutto.
Il giorno che eravamo arrivati a Sylt, aveva fatto una
passeggiata con me sulla spiaggia e mi aveva detto: Suona,
suona a conquistare gli di.
E si era inchinato piano, per via della piccola valvola interna
che si stava gi chiudendo.
Il caff che avevo scelto si rivel molto bello. Le teche di
vetro erano piene di cose buone, e un cameriere anziano
apr i nostri tovaglioli cerimoniosamente, un fruscio e uno
schiocco per Grete, un fruscio e uno schiocco per Alma:
tovaglioli bianchi, pesanti, ricamati di bianchi soli invisibili.
Ordinammo un sorbetto, e poi ne ordinammo un altro.
Grete mangiava piano, caricando appena il cucchiaino,
ogni cucchiaiata ugualmente importante. Ma alla fine i
piattini si svuotarono e i bei tovaglioli, ricoperti delle impronte
appiccicose delle nostre bocche, formavano un
mucchietto sul tavolo. Fuori scorrevano nuvole veloci, piatte
e grigie. Era uno di quei momenti terribili in cui ti sei
abbuffata di tutta la dolcezza del mondo e non rimangono
che nausea e rimorso.
Uscimmo senza dire una parola e ci avviammo sulla
strada del ritorno attraverso le dune. Avrei ricordato quella
camminata per il resto della mia vita. Sulla sabbia c'era un
sentiero di assi pesanti. La staccionata sui due lati era formata
da doghe di legno fissate fianco a fianco con del fil
di ferro. Il vento mi premeva in volto il palmo della sua
mano fredda. Cadevano fulmini, avevo un sapore strano in
bocca.
Non mi sento bene disse Grete. Non mi sento per
niente bene.
Io dissi: Corriamo.
Quando arrivammo alla casetta, trovammo il portone
spalancato. Nell'ingresso non c'era nessuno, e neanche nel
salotto. Corremmo al piano di sopra. Si sentivano dei rumori
attraverso la parete. Ci voltammo e all'improvviso apparve
un dottore, che ci super spingendoci furiosamente
da parte. Corse nella stanza di Papi e noi riuscimmo a dare
un'occhiata, solo un'occhiata, a qualcosa di rosso e gonfio
che era nel letto, privo di occhi, come un cucciolo appena
nato, e vestito del pigiama di mio padre. Sembrava
nato dalle pieghe calde tra le lenzuola del letto dei miei genitori.
Si dimenava tra le mani di Moll, con le mascelle
rosse serrate. Poi Moll corse da noi, enorme, e grid:
Bambine! Vostro padre ... occupato!
Ci fece allontanare dalla porta e ci scacci in camera nostra.
Attraverso la parete si sentivano le invocazioni di mia
madre. Mi vergognavo del sapore che sentivo in bocca.
Moll si mise in piedi davanti alla porta, come un carceriere,
con i grandi occhi fissi su di noi.
Che cosa sussurrai, cosa avete., dov'? Dove lo
portate?
Le grosse labbra di Moll si muovevano.
Non ti sento! dissi, e scoppiai in lacrime.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
Nello Stadtpark di Vienna ci sono la statua di Mozart,
quella di Schubert e quella di Johann Strauss. Quando
avevo quattordici anni ne fecero una anche al mio Papi.
Era fatta in modo che le rocce della terra che Papi amava
tanto sembravano sollevarsi per formare una specie di poltrona,
con la sua tavolozza pieghevole che andava ad appoggiarsi
in una comoda fenditura, e la sistemarono tra gli
arbusti vicino a un laghetto. Era reclinato indietro come se
avesse mangiato troppo, il mio povero padre morto di mal
di pancia, ma Moll si mostr soddisfatto di quell'opera, e
organizz una fastosa cerimonia inaugurale.
Moll aveva rinunciato alla propria arte per diventare
mercante di quella degli altri. Si era preso cura del lavoro
di mio padre, che aveva messo all'incanto con grande successo,
e della vedova di mio padre, con cui si era fidanzato
e che avrebbe sposato in autunno. Dal nostro castello ci
aveva fatto traslocare in citt, in una casa costruita da Josef
Hoffman, di cui Moll era molto orgoglioso. Vi aveva realizzato
un ritratto di se stesso nel suo studio, molto pensieroso,
con la fronte illuminata, imponente dietro al piccolo
scrittoio. Quella enormit mi pareva stupida, e non credevo
alla sincerit del suo lutto.
L'inaugurazione del monumento a mio padre ebbe luogo
in un giorno di luce cruda. Le onde nel laghetto, le papere
indaffarate, tutto si fondeva in uno stupido rumore
ovattato; il mio udito non era affatto migliorato. Gli oratori
borbottavano e bofonchiavano. Non riuscivo a stabilire
se dicevano il giusto su mio padre. Ero di cattivo umore e
mi pareva di annoiarmi e di non essere triste come avrei
dovuto. Se non fosse stato per una leggera brezza, non mi
sarei neppure accorta di avere le guance umide. Mi vergognavo
di non avere un Papi, e mi sembrava che tutti mi
guardassero per via della mia statura. Dove lo trovi tutto
questo coraggio? mi chiese Moll. Ne stai dimostrando molto.
Sto bene dissi.
Non avremmo dovuto sottoporti a tutto questo lament
Mami. Vuoi che ti riporti a casa?
Per favore li pregai quasi in lacrime, non vi preoccupate.
A quel punto arriv il Consigliere Privato Burckhard,
uno dei vecchi amici del caff di Papi. Abbiamo perso
un uomo giusto disse a mia madre. E ora, Fraulein Alma,
scopro di aver perso anche la bambina che conoscevo.
Siete diventata una vera signorina.
Mi scusi? mormorai. Una cosa...?
Un tempo gli aveva fatto piacere quando la mia governante
mi conduceva da basso a dare la buona notte agli
ospiti, tutta spazzolata e lucente nella mia camicia da notte,
e con il mento sollevato per apparire elegante. Forse
Burckhard non era abituato a vedere la mia faccia cos in
alto, perch in un modo o nell'altro il suo sguardo continuava
a vagare pi in basso.
Una vera signorina ripet impietosamente.
Il quartiere in cui eravamo venuti ad abitare si chiamava
Hohe Warte, la Sentinella Alta. Era situato sulla collina
pi elevata di Vienna. La nostra casa era affacciata su
quella piccola rotonda dove il tram numero 37 gira per
tornare indietro. Dall'altra parte della strada c'era una scalinata
di gradoni larghi e bassi che scendeva tortuosa verso
San Michele e poi pi gi fino alla Grinzingerstrasse, dove
aveva abitato Mozart. L vissi una vita che consideravo -
come fanno i giovani, come fanno i vivi - unica, intensa e
piena di passione.
Avevo una cricca di amiche che chiamavo le mie colleghe.
Ce ne andavamo in giro con i capelli sciolti, come sante.
Quando tenevamo un masque, io mi prendevo sempre la
parte del protagonista maschile. A Greti davamo le particine
di contorno. Mi piaceva mangiare, e con il passare degli
anni sarei diventata una forte bevitrice, anche per una viennese.
Ero molto brava in disegno. Hoffman mi aveva costruito
una stanza della musica di cui andavo molto orgogliosa,
e ricevevo l le mie lezioni di piano.
Ma la cosa principale di me a quel tempo - e lo sapevo
gi allora -  che ero molto bella. All'et di diciassette anni
ero alta quasi un metro e settanta. Avevo occhi allungati e
blu-violetti. Anche il bianco era azzurrognolo, come latte
scremato. I capelli erano biondo scuro e il naso lungo e liscio.
Avevo una fossetta tra le labbra che mi piaceva riempire
con la punta del mignolo. Avevo quella che chiamano
una mollige Figur, morbida e con il sedere pieno, ma con
la vita sottile. A dire il vero non era poi tanto sottile, ma
io questo non lo sapevo, perch evitavo accuratamente di
guardarmi prima di aver indossato il corsetto.
Non ci volle molto perch iniziassero a sciamarmi intorno.
I primi furono i vecchi amici di mio padre. Le loro parole
erano sempre volate alte sul mio capo, come fumo di
sigari o edificanti affreschi sul soffitto, ma ora erano dirette
proprio a me. E un tale piacere discutere le mie ricerche
con voi, Fraulein Schindler diceva uno. Possedete
un'intelligenza cos pronta... se chiudessi gli occhi potrei
dimenticarmi che siete una signorina! Ma a quale uomo in
vostra presenza potrebbe venire in mente di chiudere gli
occhi? Oppure: Fraulein Schindler, a mio avviso l'opera
pi riuscita del vostro stimato padre siete voi. O ancora:
Capisco bene perch abbiate fama di essere la pi bella
fanciulla di Vienna.
Ebbene, dopotutto ero la figlia di Papi, ed essere affascinante
mi era sempre venuto facile. Sapevo come muovere le
spalle. Per mostrare piacere stringevo le labbra come se
stessi assaporando qualcosa di delizioso. Se dispiaciuta, non
mettevo il broncio (una ragazza di settanta chili non dovrebbe
mai farlo). Piuttosto, reclinavo la schiena e assumevo
un'espressione di aspettativa, sicura che l'interessato ora
avrebbe detto qualcosa di gradevole, per cancellare la cattiva
impressione che aveva appena fatto su di me. Per sentire
quanto andavano dicendo i miei corteggiatori, ero costretta
a rimanere pressoch immobile, con lo sguardo fisso sulle
loro labbra. Il risultato era che anche il pi stancante degli
uomini si convinceva di avermi affascinata. Ma se si accorgevano
che ero annoiata strizzavo gli occhi, perch avevo
imparato che mi conferiva un'espressione gentile.
Un giorno per scherzo presi gli anelli di tutti gli astanti
e me li infilai sulle dita. Ti concedi a chiunque si presenti
mi rimprover Mami.
La corressi: Non mi concedo a nessuno. E le agitai
davanti agli occhi le dita inanellate.
Avevo molti ammiratori, e davo speranza a tutti. Spesso
nutrivo speranze io stessa. Incontravo sempre qualche uomo
meraviglioso, spavaldo e bello e con un modo di fare
interessante. Ecco, pensavo. Finalmente ho trovato un uomo
di istinti superiori. Questa volta ci siamo. Ma poi il
giorno seguente mi accorgevo che aveva il collo grosso,
che non osava rivolgersi a me chiamandomi per nome, e in
men che non si dica ero daccapo. La mia natura era un
fiume che scorreva su ciottoli lucenti. Se ne raccoglievo
uno per ammirarlo si asciugava trasformandosi in un sasso
qualsiasi. Allora andavo a sedermi al pianoforte e improvvisavo
per ore, immaginandomi sposa di un qualche tenente,
di un qualche ingegnere idraulico, allo stesso modo in
cui chi si trovi sul ciglio di un burrone pu intrattenersi
con il pensiero di cadervi.
Prima della morte di Papi ero stata prepotente e spensierata,
ma dopo mi erano venuti un mucchio di dubbi.
Ero benvoluta e tutto il resto, e mi consideravo superiore a
tutti quelli che incontravo, ma dentro di me non riuscivo a
capire che cosa dovesse poi esserci di tanto speciale in me.
Adoravo le feste, e non facevo che saltare di chiacchiera in
chiacchiera, ma alla fine mi pareva di esser stata null'altro
che superficiale. Tutti insistevano che suonassi il piano per
i loro ospiti. Ritornata a casa tiravo fuori il diario e ci scrivevo
che avevo suonato da cani. Una volta che avevo bevuto
cinque tazzine di punch e mi ero ridestata nella notte
con il bustino sporco di vomito scrissi: Sono terribilmente
volgare e superficiale, nient'altro che una sibarita dispotica
ed egoista. Mi sentivo come se non avessi pi nessuno
a cui far domande, come se da nessuna parte ci fosse
qualcuno che avrebbe potuto capire ci che provavo. Mi
sentivo come un dente instabile, che a farlo dondolare potrebbe
cadere. A volte immaginavo di farla finita, perch
mi prefiguravo la morte come un riposo. Il che dimostra
quanto poco ne sapessi.
La mia grande consolazione era la musica, con cui, essendo
io viennese, intendevo Wagner, e il luogo che preferivo
era l'Hofoper, il teatro dell'opera di corte. Era un edificio
splendido sulla Ringstrasse, con un grande auditorio
in cui potevano sedere duemila e cinquecento persone e
ammirarsi l'un l'altra. Doveva impiegare cinquanta aiuti di
scena e una dozzina di meccanici per poter azionare tutte
le leve e i pistoni dell'imponente macchina teatrale. Le file
di quinte si levavano una dopo l'altra, tirate da contrappesi
di serti di velluto rosso e gessi dorati, cos che da bambina
ero convinta che Dio doveva sedere sul ponte pi alto, dove
segnava il tempo battendo la punta di un dito sul ginocchio.
Quando Papi mi aveva dato il Faust, mi ero fatta
un'idea del paradiso di Faust come di una specie di Hofoper
di nuvole. Mi immaginavo che l'intera storia si svolgesse
su quel palco. E ci mettevo sopra anche me e Papi. Via
attraverso l'intensa luce blu, in quel regno di cime montuose,
foreste antiche e chiglie di nave, dove si aveva a che
fare solo con grandi affanni, tradimenti e rinunce. Mi pareva
che entrambi avessimo una specie di vita invisibile che
aleggiava al di sopra delle nostre vite quotidiane come la
fiamma in cima a una candela, e che quella vita invisibile
fosse la sola cosa che contasse.
Mi sgolai in tutti i ruoli wagneriani fino a rovinare una
buona voce da mezzosoprano, quindi smisi di cantare e mi
limitai a suonare, con concentrazione: i Maestri cantori,
l'ouverture dell'Oro del Reno - l'acqua infinita, chiara e
impetuosa, con quel mi bemolle che zampilla dai contrabbassi
- e la Morte d'Isotta, di cui non ne avevo mai abbastanza.
Quando faceva buio, improvvisavo per ore a luci
spente, cercando di far mio un poco di quel sentimento
puro. Presto dovetti accorgermi di non possedere abbastanza
tecnica, cos presi lezioni di composizione. Studiavo
basso numerato una volta alla settimana con Robert
Gound e contrappunto con l'organista cieco Josef Labor.
Questi mi disse: O componete musica o fate vita mondana.
Al momento siete pi portata per la vita mondana.
Ero troppo sorda per poter sentire il ticchettio di un orologio,
ma non lo ero abbastanza da farmi sfuggire quel
consiglio, e in quattro anni scrissi pi di cento Lieder. Era
un continuo scribacchiar note e cancellare, finch non mi
facevano male gli occhi, le mie dita si intorpidivano e sul
panchetto del pianoforte iniziava a dolermi il fondoschiena.
Ma a volte, quando suonavo un Lied da capo a fine,
mi sentivo come se stessi salendo una scala a chiocciola
che conduceva a un coro di angeli lass in cima, dove la
luce diveniva via via pi intensa, e intanto vedevo i disegni
del tappeto sotto ai miei piedi farsi sempre pi nitidi.
Di tutti gli amici di Papi che venivano a trovarmi, Max
Burckhard era il pi perseverante. Per Natale, quando avevo
diciassette anni, mi invi due enormi ceste foderate di
lino piene di libri. Ci mise dentro di tutto, da Platone a
Nietzsche. Fu la sua dichiarazione. Dopodich, part l'assedio.
Un pomeriggio arriv mentre stavo suonando il Tristano.
Che cosa state facendo? mi chiese. Chiedete scusa
a Wagner? Direi che dovreste chiedergli scusa, visto il modo
in cui lo solleticate. Si lasci cadere pesantemente accanto
a me facendo cigolare il panchetto, e butt alla cieca
le mani sulla tastiera. Il suo gomito mi sventolava avanti e
indietro sotto il naso; era avvolto di tessuto pettinato e
aveva un rispettabile odore di fumo di tabacco. Vedete?
disse. Senza paura.
Senza...?
Paura ripet a voce pi alta.
Non state suonando molto bene mormorai.
Molto male replic lui. Ma aggiungetevi la tecnica...
ed  Wagner.
Il Burgtheater era il luogo in cui l'Austria conveniva per
imparare buone maniere e stile, ma il suo direttore precedente
non era altro che un ruffiano. Burckhard era un
atleta, un critico e un erudito. Ed era confidente della
Schratt, attrice del Burgtheater e favorita di Francesco
Giuseppe, la quale gli aveva suggerito di offrire a Sua Eccellenza
delle mezzelune ai semi di papavero appena sfornate:
cos Burckhard era arrivato a dirigere il Burgtheater
e a introdurre Ibsen e Hauptmann a Vienna, con gran dispiacere
della corte. Era un miscredente e odiava il cristianesimo.
Amava affrontare tempeste purpuree da solo sulla
sua barca. Si arrampicava sulle Alpi per raggiungere la sua
baita di caccia e vi rimaneva per settimane senza cambiarsi
la camicia, pagando guide alpine perch gli portassero cibo
in scatola e candele cos da non dover interrompere le sue
letture. Si raccontava che per colpa sua fossero gi andati
all'aria due matrimoni. Che la figlia di Krastel aspettasse
un figlio da lui. Prende tutto quello che pu, scrissi nel
mio diario, proprio come farei io! Bisogna sgomitare! Gli
dissi che stavo leggendo i suoi libri, e mi lamentai che lo
Zarathustra non era chiaro.
 chiaro abbastanza disse Burckhard con tenerezza,
siete voi che non siete chiara.
Mi afferr i fianchi come fossero i propri. Sapete disse,
credo che in fondo voi mi sentiate pi che bene.
Mi slacciai bruscamente da lui.
Respiravo profondamente, senza affanno. Mi era piaciuto
che mi avesse afferrato i fianchi a quel modo, e mi era
piaciuto respingerlo. Sperai che mi afferrasse di nuovo, cos
da poterlo scacciare ancora. Lui lo cap. Per la verit,
noi due ci capivamo sempre alla perfezione. Lui si sfreg
le mani, sorpreso, perch le avevo colpite piuttosto duramente.
Eravamo in piedi, mento a mento.
Siete piuttosto alta, per una ragazza disse.
Iniziammo a trascorrere molto tempo insieme. Un giorno
mi port una dozzina di praline al cognac e un libro di
Darwin. Ci recammo allo Champagne-pavillion nel Kaisergarten
e ci ingozzammo come studenti. Facemmo merenda
con del melone tagliato a cubetti e gettato in un sacchetto
di carta. Lo mangiammo con le dita. Come dei porcelli,
dei deliziosi porcellini. Ci recammo in bicicletta fino a
Hallstatt, e lui vers in una grossa coppa piena di pesche
del vino e due bottiglie di Heidsieck Metropole. Che volata,
per ritornare in citt! Se si beve un goccetto, dopo non
ce niente di meglio di una bella pedalata. Mentre prendevo
posto sulla sua barca a vela mi prese la mano, e io mi
sorpresi a guardargli i lombi contratti. Non mi era mai capitato
prima di notare quella parte di un uomo.
Tuttavia, pensai, quella era roba che poteva ancora
aspettare. All'epoca non avevo ancora nemmeno mai baciato
qualcuno. Capite, ci che amavo in Wagner era la purezza.
Senza contare che la mia amica Louise mi aveva da
poco riempita d'orrore spiegandomi che le persone sbrigano
le loro faccende intime allo stesso modo dei cani. Mio
Dio, avevo pensato, proprio allo stesso modo? Con quei
volti istupiditi, quei terribili movimenti a stantuffo del maschio?
Dopo di allora, ogni volta che mi presentavano un
uomo, me lo immaginavo sfregarsi su e gi sopra di me e
riuscivo a malapena a stringergli la mano.
Un giorno Burckhard e io bisticciammo al tiro a segno
del Prater. Era un posto molto gradevole. Cerano bocce
di vetro che galleggiavano su getti d'acqua, che bisognava
cercare di far esplodere, e un tamburino che batteva sul
suo tamburo se lo colpivi al cuore. Vi piace tormentare
quel povero soldatino disse Burckhard.
Sta solo facendo ci per cui  stato costruito replicai.
Avete buona mira.
S, farete meglio a non sfidarmi mai a duello.
Perch mai dovrei voler duellare con voi?
Siete sempre cos irritato con me! Avete visto, adesso
ho colpito l'aquila e le ho fatto sbattere le ali. Dunque non
me la prendo solo con il soldatino.
Sono irritato con voi solo quando fate la coquette con
i soldati.
Replicai: Voi ingigantite un povero tenente.
E voi lo sminuite troppo. E anche Martz, l'ingegnere.
E quel tale grasso con quei lobi delle orecchie, li avete notati?
Sembra un buddha. Una cosa triste essere un buddha
senza averne la saggezza. A ogni modo si duella con i nemici,
e non con giovani dame che fanno le sciocchine con
i tenenti.
E io non potrei diventare vostra nemica? Se continuassi
a far la frivola? Che peccato, ho finito le pallottole.
Mi prese il fucile. Preferisco comunque i nemici agli
amici. I nemici badano ai loro modi.
Diventammo amici lo stesso.
Sentiamo mi diceva sempre. Che cosa state leggendo?
Nessun altro mi parlava in quella maniera. Dalla morte
di Papi ero corsa da un uomo all'altro e da un'opinione all'altra.
Avevo un tremendo bisogno di certezze. E Burckhard
le aveva. Lui capiva che sognavo di fare cose grandiose,
e per di pi sapeva ascoltare. Alla fine, credo abbia
esercitato una grande influenza su ci che si potrebbero
chiamare le mie idee.
Era un vero nietzschiano. Il suo motto era: Chi ha bisogno
di aiuto non lo merita. L'unico dovere di una persona
era quello di raggiungere la vetta. La morale era uno
stratagemma degli ebrei. Chi manca di virt animali diceva,
vuole che la legge azzoppi l'individuo in pieno possesso
delle proprie doti. Chi  spiritualmente sterile vuole
che la critica ridimensioni l'artista a colpi d'ascia. Sosteneva
che gli ebrei fossero sgradevoli, oscuri, e sacerdotali,
e che ottenessero posizioni influenti scorrettamente, ricorrendo
all'astuzia. Naturalmente ero antisemita anch'io, come
tutti, ma Burckhard era molto pi estremo di me. Aveva
le idee chiare anche riguardo alle donne. Gli piaceva citare:
(Nella donna ci che ispira rispetto e fondamentalmente
timore  la sua natura, che  pi "naturale" di quella
dell'uomo, la sua genuina, scaltra agilit da predatrice, gli
artigli di tigre sotto al guanto, l'innocenza del suo egoismo,
l'inaddomesticabilit e la ferocia interiore, e quanto incomprensibili,
capienti e ferini siano i suoi desideri.)
Ebbene, mi piaceva molto il suono di quelle parole. Era
gratificante pensare che non ero una civetta egoista, e che
invece seguivo gli imperativi di un'anima grandiosa e inquieta.
Cos sorridevo a Max - ormai ci davamo del tu -
in modo capiente e ferino, e intanto continuavo a scarabocchiare
sui margini del mio diario gli abiti che mi sarebbe
piaciuto possedere. Me lo portavo dietro ovunque e impedivo
ostentatamente a tutti di leggerlo. Usavo un inchiostro
color porpora, che con il tempo sbiadiva, fatto che un
giorno avrebbe creato non pochi problemi ai miei biografi.
Una volta gli dissi: A volte ho l'impressione che nulla
mi tocchi davvero. Che sono solo una persona a met.
Non ridere,  terribile essere incostanti. Penso sempre Ebbene,
questa volta sono sicura. Sai, come in uno di quegli
incubi in cui si crede di essersi finalmente svegliati? E invece
ci si guarda intorno e si vede che la stanza non  del
tutto giusta, perch si sta solo sognando di svegliarsi, e poi
la cosa si ripete ancora, e poi ancora... Vorrei poter fare
qualcosa di notevole. Comporre un'opera davvero buona,
qualcosa che nessuna donna ha mai fatto prima. Ma forse
sono, chiss, capace solo a met? Ora come ora sto smembrando
la prima sonata di Mozart come un pollo, per vedere
come  fatta.
Voglio raccontarti un segreto mi disse. Heuberger
vuole che io scriva il libretto per un'operetta. Ma sono
troppo pigro. Ti andrebbe di comporre la musica? Mi incoraggerebbe
a mettermi al lavoro.
Dio mio!
Naturalmente non se ne fece nulla.
A un certo punto attaccavo sempre a dire che non mi
sarei mai sposata. E poi aggiungevo: Secondo te io mi
sposer mai? Quindi prendevo a parlare del mio futuro
marito, di cui, guarda caso, sapevo gi tutto. Fornivo a
Max una lista completa di caratteristiche. Doveva essere
certo e inamovibile nelle proprie opinioni. Doveva avere
anche una mente aperta e in continua ricerca, e doveva dedicare
ogni momento al proprio lavoro, e doveva sapere
come godersi la vita; e doveva innalzarmi su un piedistallo,
e da quel piedistallo io avrei levato lo sguardo per guardarlo
nell'alto dei cieli. Ma sopra ogni cosa, doveva essere un
artista. E pi importante ancora, doveva essere puro. E
doveva essere coraggioso. La codardia  la peggior caratteristica
che un uomo possa avere dicevo. Tutti quegli
individui palliducci che mettono saccarina nei loro caff!
Un uomo deve comandare!
Inizio a sentirmi in pena per quel gentiluomo disse Burckhard.
Saprebbe che io sono sua, e mi possederebbe con piena
naturalezza. Non conoscerebbe paure, e dunque non vi
sarebbe spazio per rimpianti. Oh, smetti di gonfiarti il petto
di risentimento, Max. Tu comunque non fai per me. Tu
sei una specie di... eunuco. Burckhard rise, ma ahi!, non
gli era piaciuta affatto. Alla fine il risultato  questo: avere
troppe donne  come non averne nessuna. Io non ho intenzione
di diventare una delle tue femminucce.
Sai qual  il tuo problema? disse. Non riesci a decidere
se vuoi essere il tenore che uccide il drago o il soprano
di cui vagheggia mentre uccide il drago. E te ne vai in
giro in cerca di un baritono saggio che ti dia consiglio. La
mia voce  bassa abbastanza, ma tu fai la superiore perch
la mia anima non  pura... non pi pura della tua, a ben
guardare. Ah, che piacere vederti arrossire! Noi ci capiamo bene.
Il che non basta a giustificare una relazione amorosa
dissi alla fine. Sarebbe uno scandalo.
E sia concluse. Non diamo adito a scandali.
Ricordo che era una serata bellissima. Sopra di noi
enormi figure rosate si agitavano pigramente, come dopo
l'amore. Mi sentivo felice. Eravamo entrambi grandi, sani
e attraenti, e passeggiavamo a nostro agio sulla Ringstrasse.
Ai due lati della strada, gli edifici sembravano templi. I
cieli erano affollati di di dorati che ci osservavano con interesse.
Alcuni dei passanti probabilmente conoscevano i
nostri nomi, perch eravamo entrambi persone di cui si
parlava, e di l a poco avremmo scelto un posto gradevole
per consumare qualcosa. Entrando ci saremmo visti riflessi
su qualche parete, in uno di quei vecchi specchi appesi
ovunque, indorati dal fumo di tabacco. Saremmo apparsi
incorniciati e laccati. Amavo Vienna. E come una vasta e
antica bacheca con centinaia di migliaia di scomparti riflettenti,
ognuno dei quali contiene qualcosa di curioso o affascinante,
e uno di questi sei tu, e al tuo interno si dispiega
il tuo talento, in segreto. La particolarit dei viennesi non
 che alcuni di noi hanno compiuto cose splendide. E che
ognuno di noi  sempre sul punto di compiere qualcosa di
splendido. E lo sa.
Dissi a Burckhard: S... non facciamolo. Tu continua a
goderti le tue piccole femmine, e io continuer ad aspettare
il mio uomo. Se esiste. Gi, la cosa migliore  che io
scriva la mia opera. Potrei farlo, se lo volessi. Sono nata di domenica.
Nel frattempo l'impero cadeva a pezzi. E non  che noi
non lo sapessimo. C'erano austriaci, ungheresi, tedeschi,
cechi, ebrei, gitani, croati, serbi, slavi, slovacchi, sloveni,
rumeni, ruteni, italiani, polacchi... non avevamo neppure
una lingua in comune con cui poter esprimere il nostro disaccordo.
Ma erano cent'anni che l'impero cadeva a pezzi,
ed eravamo certi che sarebbe andata avanti cos per sempre,
perci continuavamo a fare ci che un viennese ama
di pi, vale a dire discutere tutti i problemi seduti confortevolmente
dinanzi a una tazza di caff. Ricordo che all'epoca
l'argomento favorito era la sifilide. Noi preferivamo
chiamarla die Krankheit, la malattia. La Krankheit era in
grado di conferire un tono gradevolmente scientifico a un
sermone, e per i poeti era utile quanto la luna. Nel Prater
le avevano dedicato una cera. Gli illustratori dei giornali la
ritraevano come un'avvenente giovane donna vestita all'ultima
moda. La disegnavano con tanto entusiasmo che
quando mi trovavo in sottoveste davanti allo specchio mi
capitava di osservarmi mentre inscenavo lascivi cenni di invito,
con gli occhi socchiusi per farli sembrare cavi, anche
se ero troppo rosea e l'effetto non era mai soddisfacente.
Ogni isolato aveva il suo specialista, che ti faceva bere soluzioni
di vetro macinato o ti sfregava il corpo col mercurio
fino a farti cadere i denti. Nietzsche ne era morto.
Makart ne era morto. Dopo che morii io - peraltro di vecchiaia
- scoprii che la povera e levigata Greti a un certo
punto era diventata paralitica: il suo vero padre era un pittore
sifilitico di nome Berger. Con il progredire dell'et
avevano dovuto metterla in un ricovero e alla fine l'avevano
liquidata i nazisti, insieme a tutti gli altri incurabili. Perci
era arrivata qui prima di me.
Cos tutto stava andando in malora. Ma d'altro canto tra
pochissimo avremmo avuto un nuovo secolo. E questo, ne
erano tutti convinti, avrebbe risolto i nostri problemi. In
qualsiasi caff si entrasse, si poteva essere sicuri di incontrare
un gruppetto di giovanotti ambiziosi che discutevano
di viaggi dello spirito, alfabeti fonetici e amore libero, e di
solito scendevano fin nei dettagli. Al Griensteidl si trovavano
sempre Schnitzler e von Hofmannsthal. Lo chiamavano
Caf Megalomania. Al Louvre, intanto, Herzl inventava lo
Stato ebraico, e al Caf Central Trockij batteva Stalin a
scacchi - Stalin, in quella scatola di caramelle! - e Karl
Kraus faceva la guardia al suo piatto con i gomiti. Kraus
aveva appena fondato una rivista chiamata Die Fackel, la
torcia. Aveva delle intrepide copertine rosse. Kraus svolazzava
qua e l per tutta Vienna con la sua matita e scovava
ovunque ingiustizie e cattiva grammatica. Alla fine licenzi
tutti i redattori, spiegando: Ero invidioso. Scacciavano
via lettori che avrei voluto scacciar via io.
Nell'arte la grande idea era il Gesamtkunstwerk, l'opera
d'arte totale. Era una parola di Wagner. Questi voleva che
le sue fossero opere d'arte totali, cos che musica e pittura
e teatro e scenografia e danza si combinassero per elevare
lo spirito. Dal momento che la Kiinstlerhaus non era interessata
alla faccenda, tutti gli uomini migliori la lasciarono
e iniziarono la Secessione viennese. Naturalmente Moll li
implor di tenere le loro riunioni nella sua bella casa. Si
sedevano con le loro tazze di caff nel nostro salotto ed
elaboravano i piani. Avrebbero avuto una rivista chiamata
Ver Sacrum, e una bottega dove vendere oggetti dallo stile
appropriato, e un Tempio dell'Arte coronato da una sfera
di foglie di lauro in ferro dorato. Quando lo ebbero costruito,
la gente lo ribattezz il Cavolo d'Oro. A quelle riunioni
vedevo sempre il pittore Gustav Klimt. Aveva la faccia
bruna e un collo spesso e liscio da mastino. Parlava poco
e malvolentieri, con un caldo e forte accento viennese.
Ma tutti gli altri volevano che lui diventasse il loro presidente,
e a volte lui sbirciava nella mia direzione, come sperando
che io lo salvassi, perch ero bella, e alta.
Klimt era un personaggio piuttosto famoso. Indossava
sempre un paio di sandali e una veste da monaco. Dicevano
che teneva sempre qualche modella pronta a portata di
mano, come tubetti di colore, e che nel suo studio c'era
sempre uno stuolo di donne discinte, lunghe distese, che si
stiracchiavano, in attesa di catturare l'occhio del maestro.
Alla fine lui ne sceglieva una e faceva aspettare le altre nell'atrio.
Era figlio di un orafo, e quelle erano ragazze della
sua classe sociale, poverette che avrebbero voluto diventare
ballerine o modiste. Non lo tormentavano con gambe grosse
o conversazione educata. E non avevano obiezioni su
quello che lui chiamava rilassamento. Ogni estate portava
la madre e le sorelle al Salzkammergut. Usciva sull'Attersee
a grandi vogate portando con s una tela larga un metro e
una tavolozza d'avorio con un piccolo buco quadrato, in
cerca di qualche composizione lungo la riva. Quando ritornava,
a volte le sorelle gli consegnavano la lettera di una
modella che si chiamava Zimmerman, la quale viveva con
due figli che aveva avuto da lui in un una stanzetta fetida
dell'ottavo distretto. Klimt allora metteva venti fiorini nella
risposta, spiegando che mandare di pi avrebbe ispessito
in modo sospetto la lettera, cos che qualcuno avrebbe potuto
aprirla per impossessarsi dei soldi. Insomma, ci era
stato costretto. Quando arriva, il postino suona una trombetta,
e tutti in casa gli corrono incontro, cos che il mondo
intero sa da dove viene una lettera e a chi  indirizzata.
Lo scandalo pi grande sollevato da Klimt per erano
stati i dipinti murali per l'universit cittadina. Questa gli
aveva assegnato il compito di dipingere il soffitto del grande
atrio principale con ritratti della Filosofia, della Giurisprudenza
e della Medicina. Klimt aveva preso il genere
femminile della Medicina molto alla lettera, tanto che,
quando avevano visto il bozzetto realizzato a olio, al Ministero
dell'educazione si erano lamentati di tanta indecenza.
Come me, la Medicina non indossava mutandoni. Si poteva
guardarle su su fin tra le ascelle e dentro l'apparato
femminile. Davanti a quest'ultimo Klimt aveva dipinto un
lembo di garza colorata per pura buona creanza, ma quando
era venuto a sapere delle lamentele si era arrabbiato e
l'aveva grattato via. Il dipinto del bozzetto era poi stato
esposto e tutti erano andati a guardarlo. Io lo trovai brutto
ed eccitante. Le donne di Klimt erano belle ma molto magre,
con lunghe mani nervose e ginocchia che sembravano
nocche, e il ventre dell'Umanit Sofferente era lucido come
uno scudo. Sembrava comandare il mondo di lass,
ma era cos malnutrita che mi irrit. Possibile che a quell'uomo
non venisse mai in mente di dipingere una ragazza
bella e sana con un petto colmo? Immaginai che avesse
fatto salire una ragazza povera qualsiasi su una scala a pioli
e l'avesse fatta rimanere l mezza nuda per ritrarla.
Decisi di fargli visita.
Mi portai dietro Greti come accompagnatrice, e prendemmo
un fiacre fino al suo studio, che era circondato da
tappeti di fiori. Bussai al portone e lo trovai aperto. Dentro
c'erano dipinti cinesi alle pareti e una scultura africana
che si ergeva come un appendiabiti. C'erano una credenza
giapponese rossa e nera e due giovani donne che indossavano
abiti dozzinali e smisero di parlare non appena mi videro,
e due scheletri attaccati a un gancio con le bocche
spalancate. C'era una porta. Dissi che avevo affari da discutere
con il signor Klimt e che mia sorella mi avrebbe
aspettata l, quindi aprii quella porta ed entrai svelta nella
stanza da lavoro. Una delle pareti era tutta finestre. Attraverso
le tende bianche vidi un fantasma dei selvaggi tappeti
di fiori all'esterno. La pedana per le modelle era ricoperta
da pezze di stoffa, e su di essa era adagiata una donna
svestita, e seduto su una sedia di fronte a lei Klimt, che si
volt di scatto a quell'intrusione protendendo la matita come
una spada, ma quando mi vide si quiet. Tutto intorno
a me aleggiava l'odore di olio di lino e tabacco. Era un
odore familiare, odore di Papi. Sono venuta a vedere il
grand'uomo nel suo studio annunciai.
Klimt stava dipingendo una donna tra le stelle, in qualche
empireo di ori complicati, mentre gi in terra lei sedeva
su una sedia sporca e aveva i piedi sporchi, adagiata su
una stoffa ruvida e tutta pieghe, cos che quando si alz le
rimase impressa sul posteriore una serie di segnacci rossi,
come fosse stata frustata. La modella si avvolse in un kimono
che puzzava di sudore e and a un fornelletto a gas
a occuparsi del t. Mi chiese se ne volessi anch'io una tazza
in un tono da serva. Una donna stanca, grezza, persino
un po' appesantita. Ero delusa. Dappertutto sul pavimento
erano sparsi disegni e gatti. Dissi: I gatti camminano sui
vostri bozzetti. E se vi facessero sopra i loro bisogni?
Sono il miglior fissatore che c' disse, i bisogni liquidi.
E se fanno anche il resto, ebbene, anche un gatto
ha diritto a esprimere le sue opinioni. Se mi avesse preannunciato
la sua visita, Fraulein Alma, io... sarei stato preparato
ad accoglierla. I suoi piccoli occhi erano infelici.
Mi accoccolai con le braccia attorno alle ginocchia e il
sedere sui talloni. Era una postura sconveniente per una
giovane per bene di nemmeno diciannove anni, ma mi parve
di mantenere anche cos una certa grazia. Raccolsi uno
schizzo. Dalle mie lezioni di disegno sapevo che per un
pittore la prima cosa a cui badare era la distribuzione del
peso di un soggetto. E mi parve che Klimt stesse studiando
la distribuzione del mio peso.
Disse: Forse non le piaceranno. Non sono che idee.
Erano disegni a matita su carta di riso giapponese, che
riluceva come la pellicola di un uovo sodo. Le donne erano
quasi irriconoscibili, tranne che per il ciuffo centrale.
Vi erano tracciate solo alcune linee che toccavano a malapena
la carta: zic! ecco un braccio, zac! una gamba. Ma
poi al centro la matita si faceva pi attenta, pi interessata,
e in quel punto lo scarabocchio si faceva molto scuro. Ecco
una coppia sdraiata assieme. Il dorso di lui era molto
largo. Lei aveva la bocca di una donna che annega, e si aggrappava
a lui con le gambe, come per portarlo sotto con
s. Non assomigliava per niente a quel che fanno i cani.
Sembrava pi un cataclisma. Era un atto di sopraffazione,
e aveva anche tutta l'aria di essere molto faticoso.
Quando si lavora a un dipinto, vengono in mente un
mucchio di idee spieg. Non tutte sono utilizzabili, ma
poi trovi quella giusta.
La donna dissi, non sembra molto a suo agio.
Klimt rise. Oh, credo che Willi l'abbia messa pi che
a suo agio!
E cos eccomi l, per terra tra i suoi disegni come un
gatto. Klimt doveva sentirsi padrone della situazione. Una
bella donna che si mette in posa nel suo studio: era una
circostanza che aveva gi sperimentato infinite volte.
Mi si erano indolenzite le gambe, e mi alzai.
Bene dissi, e salii sulla pedana. Tanto io non sono
in cerca di compagnia.
Scossi la polvere da una stoffa a fiori con un colpo secco
che fece smuovere i disegni sul pavimento e mise in fuga
i gatti. Quindi me l'avvolsi intorno, e sollevai un poco
la gonna per scoprirmi i polpacci, che avevo stabilito essere
graziosi. Guardai in alto nel cielo che aveva tanto irritato
la Commissione artistica del Ministero dell'educazione,
e mi ritrovai dinanzi al mondo intero, fulgida e spudorata,
con i polpacci scoperti. Alla fine Klimt aggrott le sopracciglia
e si mise a sedere sulla sua sediola.
Davanti a lui stava un tavolino che sembrava uno scrittoio
per bambini. Vi distese un foglio di carta bianca e afferr
nuovamente la matita in quel suo modo particolare. I
suoi occhi si fecero vuoti e severi, e per qualche istante
tenne la matita in basso, sulle ginocchia. Quindi apr il
braccio con lentezza, come la gamba di una ballerina, in
un gesto elegante ed esplorativo, e la punta della matita
vag nell'aria e poi finalmente colp la carta. Sollevai la testa
ancor di pi. Gli avrei insegnato a dipingere la vita, al
posto della morte. L'aria che mi arrivava sulle gambe mi
pareva realistica. Rimanere immobile era pi difficile di
quanto immaginassi, e ben presto prese a farmi male la caviglia
per il peso mal distribuito. La modella stava appoggiata
a uno spigolo del muro con le braccia conserte. Le si
stava sciogliendo il kimono, cos che le si intravedeva lo
scarabocchio scuro. Era incinta, ecco perch aveva il ventre
appesantito.
Gettai via la stoffa e marciai incontro a Klimt. Sul foglio
una ragazzina piccola e tozza sollevava il mento per sembrare
elegante e spingeva in fuori la pancia.
La raccolsi rabbiosa dal tavolino e la strappai in due.
Fuori, Grete aspettava pazientemente tra gli scheletri. Alle
mie spalle sentii crescere le risate di un uomo e di una
donna. Dissi a Grete di non far domande e ce ne ritornammo
a casa.
Nessuno aveva mai riso di me prima di allora. Fu un'esperienza
nuova.
Klimt divenne il mio nuovo uomo meraviglioso.
Presi a vederlo ovunque. Ballammo una quadriglia al
Camera Club. In occasione di un banchetto al Zierers, lui
chiese di avere il mio segnaposto. E se lo mise in tasca. Ritornata
a casa, abbracciai un cuscino con le mie braccia
d'oro e studiai l'effetto. Mi gettai di pancia sul letto e mi
misi a sognare vertiginosamente. Mi aggiravo ferina a piedi
scalzi tra i gatti e i disegni. E questi ora ritraevano tutti
Klimt e me. Lui lavorava sulla sua sediola, che lo faceva
apparire cos grosso, e ispido, e giusto. Io indossavo il vecchio
kimono. L'avevo lavato, quindi ora era pulito. Gli
avevo lavato anche i pennelli. Ci riscaldavamo bevendo t,
e il beccuccio del gas mi illuminava dal basso, favorevolmente.
Gli davo consigli: dovresti dipingere un serafino,
una messaggera, che reca un'ambasceria in guanti dalle
maglie d'oro, e per il resto  completamente nuda, ma per
salvaguardare la modestia dovrebbe reggere una spada, qui
davanti, ma l'elsa  un serpente, e la lama un rivolo di fuoco,
e grazie a quella spada lei sarebbe in grado di volare. E
alla sua sinistra c' un enorme dragone che  stato domato
dalla bellezza di lei, e alla sua destra un pesce coronato. E
lei indicherebbe il cammino, e non deve essere fragile, ma
forte e di buona schiatta. Puntavo il dito per mostrargli
come doveva essere. Lui allora ammetteva che sarebbe stato
un bel dipinto. Diceva incredulo: Se ripenso alla prima
volta che ti ho incontrata... Oh! gridavo io allora,
non ricordarmelo. E tutti e due ridevamo, e lui posava
la testa sul mio ventre e diceva: Il bambino giustificher
tutto.
Quella primavera partii con tutta la famiglia per un
viaggio in Italia. Trascorsi tutto il tempo in uno stato di
eccitazione febbrile. Mami era incinta del primo bambino
di Moll (io avevo stabilito che il suo arrivo avrebbe scacciato
me e Grete fuori di casa), e il sole splendeva accecante
ovunque, impedendomi di pensare. Mi ero portata dietro
la carta da musica, e componevo ninne nanne e fantasie.
Me ne andavo in giro folgorata da continue rivelazioni
riguardo alla vita. Finalmente Klimt ci telegraf per domandare
se potevamo incontrarci alla stazione di Firenze.
Quando all'ora stabilita non comparve, Moll fu costretto
a comprare un biglietto per l'accesso ai binari e lo and a
cercare. Trov Klimt su una panchina, con la borsa stretta
tra le ginocchia. Se ne stava l a cincischiare con i fermagli
della borsa con i suoi grossi pollici, deciso a prendere il
primo treno per Vienna, perch era lontano dalla cucina
della sorella e non riusciva a farsi capire.
Moll lo port in albergo e lo facemmo pranzare. Chino
sulla zuppa, Klimt mi disse che da lui dipendevano completamente
cinque donne. Io pensai Poveretto! Si spalanc
una tasca e dentro c'era il mio segnaposto: era ancora l. Il
giorno dopo venne a trovarmi dopo il sonnellino, quando
avevo ancora i capelli tutti sottosopra, e mi chiese se poteva
sfilarmi le forcine. Lo fece con gentilezza, estraendole
una dopo l'altra, fino a che i capelli furono sparsi sulle
mie spalle come un mantello.
Ma c'era una difficolt. Moll era amico di Klimt, e dunque
sapeva tutto delle sue relazioni femminili, di cui anzi
era sempre avido di dettagli. E adesso Klimt si era messo
in testa di accompagnarsi pubblicamente alla sua figliastra.
Moll non avrebbe dovuto aver nulla in contrario, a meno
che non mi considerasse una possibile fonte di rilassamento,
come qualche apprendista modista con i piedi neri e
un derrire foruncoloso. Alla fine acconsent, molto a fatica,
e Klimt mi port in giro con s per le strade di Firenze
e poi di Venezia, a cuor leggero come fosse innocentissimo
(anche perch sapeva alla perfezione quando gli conveniva
esserlo).
Ci che invece preoccupava Klimt era l'eventualit che
qualcuno potesse rivolgerglisi in italiano. Non andiamo
l diceva. Sembra complicato. Io non parlavo pi italiano
di lui, ma lo portavo dove lui desiderava andare e costringevo
gli italiani a usare tutto il tedesco che conoscevano,
dopodich Klimt diceva: Immagino che ridano di
me. Allora cercavamo un posto dove potesse sedersi a
bere una birra, cosa che amava fare, e in quel modo si rinfrancava.
Fintanto che l'Italia erano dipinti e birra, per lui
andava tutto bene. Non aveva problemi neanche con i
ponti ed era perfettamente a proprio agio sulle piccole
barche. Non notava l'odore d'acqua stagnante che si sentiva
ovunque. Si nutriva di birra e di Giotto, e c'erano anche
molti artisti minori successivi che lo rendevano felice.
Mi trascin via da alcuni Tiepolo dicendo: Mio Dio, che
pittore terribile. Non c' costrutto. Affastellava l tutto insieme,
come vecchi mobili in soffitta. Ma gli riconosco una
cosa: era capace di dipingere un pezzo di morbida stoffa.
E i sederi di quei putti, come zucchero filato, come bistecche!
Un uomo affamato potrebbe saziarcisi per un mese.
Herr Klimt! lo redarguii. Non dovreste parlarmi
come se fossi una delle vostre femmine.
Femmine? Ho delle femmine? si stup.
Non siate gretto con me tagliai corto con fierezza,
perch forse in fondo si trattava solo di pettegolezzi e il
pover'uomo non aveva affatto femmine. Dovete imparare
il modo in cui ci si rivolge a una giovane per bene.
Insegnatemelo voi sugger. E dire che pensavo di
essere un soggetto ben educato!
Mi misi a gridare: Ma se quando sono venuta in buona
fede nel vostro studio mi avete insultata!
Siete stata voi a scappare. Senza alcuna ragione. Solo
perch non vi era piaciuto il mio disegno, sant'iddio! Ve ne
avrei fatto un altro. Avremmo potuto elaborare qualcosa.
Elaborare?
Certo. Voi siete una modella terribile ma un soggetto
celestiale. E un crimine che nessuno vi abbia mai ritratta.
A che diavolo pensava il vecchio Moll?
Tiepolo lo aveva reso audace.
Stavamo attraversando piazza San Marco. Era primavera,
e i celebri piccioni camminavano descrivendo circoli insensati.
Gi presso i gradini, le barche annuivano con i loro
pennoni, e gli uomini veneziani dimenavano i fianchi
come donne di malaffare, anche se in qualche modo il gesto
appariva mascolino, e mi rendevo conto che non passavo
inosservata. Presi il braccio di Klimt. Ci sono un'infinit
di modi con cui prendere un uomo a braccetto. Sul lato
estremo della piazza notai alcune sedie di ferro dipinte di
verde, e immaginai che a Klimt sarebbe piaciuto andare a
vedere se per caso l non avessero della birra. Feci una vocina
strozzata e dissi: Ecco, ora parlate in modo maleducato
anche del mio patrigno. Dovreste imparare a non esser
tanto maligno, Herr Klimt. Sono sicura che  tutto perch
non avete una donna nella vostra vita.
Non ho una donna? Credevo di avere cento donne.
Credevo di avere delle femmine.
Non avete il tipo di donna giusto.
Si ferm di colpo e mi ritrovai a percorrere un semicerchio
e ad arrestarmi con una mano contro il suo petto.
Emanava un afrore strano, come di terra appena scavata,
ma caldo. L'odore della sua bocca era offuscato da quello
dei sigari. Contro il mio ventre sentii il motore della sua
natura. Aveva braccia possenti ma mani delicate, e sentii
uno dei suoi pollici sfiorarmi delicatamente dietro un
orecchio, mentre la punta dell'indice mi sfiorava dietro
l'altro. Ero senza fiato e avrei voluto che mi prendesse in
braccio, perch improvvisamente mi si erano addormentate
le gambe.
Ti porter via sussurr. Verr e ti porter via.
Via dove? domandai.
Ti porter lontano. Ti rapir.
S acconsentii. Va bene.
Quella notte scrissi nel mio diario che l'artista pi importante
di Vienna mi aveva baciata tra i piccioni e che
dovevo decidere il da farsi.
Poco dopo quell'episodio, mia madre lesse il diario, come
faceva spesso, e lei e Moll proibirono a Klimt di rivolgermi
la parola o di entrare in casa nostra.
Il 19 maggio 1899 Klimt invi una lettera di scuse. Non
scrisse mai pi nulla di tanto lungo in tutta la sua vita, n
prima n dopo. La busta era spessa come una mano, ma
stranamente nessuno l'apr per cercarvi del denaro. Era diretta
al mio patrigno. Caro Moll! Aveva scritto a piena pagina,
tanto che il punto esclamativo era finito fuori dal
margine. La penna gli era saltata selvaggiamente sul foglio,
lasciando macchie d'inchiostro e ampi spazi vuoti laddove
non era riuscito a trovare la parola che cercava: In conseguenza
del Vostro ruolo paterno, Voi vedete le cose pi nere
di quello che sono. Sono un povero pazzo, scrisse. Poi sopraggiunse
il Vostro telegramma, e io vi ho seguito senza sapere
quel che facevo. Ho notato gli sforzi perfettamente comprensibili
e naturali di Vostra moglie per tenere me e Fraulein
Alma separati. Una cosa era ben chiara: non si poteva
permettere che accadesse.
Poi  venuta quella sera a Venezia. Sono un uomo amareggiato.
Ho svuotato il calice troppo in fretta.
Quando ripenso a quegli avvenimenti temo per me stesso
ci che ho a lungo temuto: mio padre  morto di una malattia
cerebrale, mia madre  stata in manicomio, la mia sorella
maggiore  diventata pazza qualche anno fa, forse ci sono i
primi segni in me... e allora, caro Moll, forse sono... la pazzia
che mi uccider non sar di quelle felici. Scrisse Far
qualsiasi cosa vorrete, perch Voi siete pi intelligente di
me.
Caro Moll, perdonatemi se Vi ho causato qualche problema.
E scrisse anche: Per quanto concerne Fraulein Alma, non
credo che trover difficile perdonarmi.
Quando Klimt venne a casa, i miei genitori non gli permisero
di oltrepassare l'ingresso. Siete arrabbiati con me?
chiese loro. Non serbatemi rancore, vi imploro! Io ascoltai
quella scena pietosa in cima alle scale. Tracciai una grossa
croce scura nel mio diario e piansi. Mi parve la pi grande
delle umiliazioni. Avevo pianificato ogni cosa: avrei sacrificato
la mia purezza al suo genio diventando una specie
di sacra meretrice. E invece ora mi rendevo conto che per
lui ero solo un cedimento, una ragazza leggera, e che tutto
ci che lo preoccupava era il grasso Moll. Mi ero concessa
al bacio di un uomo, la mia purezza era perduta e non mi
sarei mai pi potuta sposare. Ed ero certa di poter ancora
sentire il sapore dei suoi dannati sigari.
Fu un periodo brutto in tutti i sensi, perch prima ancora
che potessi riavermi, Moll mi comunic che Greti si
era fidanzata con un pittore che si chiamava Legler. Be',
mio Dio, Greti, quello sgorbietto dalla cui mente cos irreparabilmente
pratica e del tutto privo di temperamento e
di senso del ritmo, che quando cantavamo in duetto mi faceva
sempre infuriare? Grete si sarebbe sposata prima di
me? Che cosa? urlai. E non me ne ha mai fatto parola?
Al matrimonio, gli occhi di Mami luccicavano di concupiscenza,
o almeno cos mi parve. Quella notte sognai
che Grete aveva sposato Klimt. Poi arriv il neonato di
Mami, e mi costrinsero a prenderlo in braccio, cosa che
mi parve tremendamente imbarazzante, e mi chiesero di rinunciare
alla mia stanza della musica per farne la sua cameretta.
Decisi che sarei scappata. Ma il caro Papi, uomo
tanto affascinante, non aveva lasciato testamento, e ogni
cosa era andata a Mami. A un tratto vidi ogni cosa con
grande lucidit: avevo dato a Klimt tutto ci che avevo, e
non mi era rimasto pi nulla.
Andai avanti cos a lungo, ma non vi annoier oltre. Poi
iniziai a studiare composizione con l'insegnante di Schnberg,
Alexander Zemlinsky. Un uomo minuscolo, privo di
mento e con gli occhi da rana, uno di cui a nessuna sarebbe
mai venuto in mente di innamorarsi. Cos un giorno scivolai
tra le sue braccia mentre suonavamo il Crepuscolo degli
di a quattro mani. Mi ero persa una quantit di note e
non volevo andare avanti cos, e poi avevo bisogno dei baci
di un uomo brillante.
La mia vita  stata lunga, e sono stata crudele con molti
uomini, ma mai in modo cos totale come lo fui con Alex.
Lo trascinai, come dicono gli inglesi, in una danza ebbra.
Lo costrinsi ad ammettere che non era vergine, e quindi lo
obbligai a raccontarmi con chi non era stato vergine, poi
lo sgridai per aver pronunciato il nome di quelle donne, rivelandosi
tanto poco cavaliere nei loro confronti. Gli dissi
che volevo un figlio da lui. Lui mi disse che sarebbe stata
la cosa che pi lo avrebbe reso felice. Gli replicai che avrei
voluto un figlio da lui se l'idea fosse stata assennata, mentre
non lo era affatto. Lui dichiar che i figli non erano essenziali.
Gli dissi che non mi sarei mai sposata. Bene, non
l'avrebbe mai fatto neanche lui. Lo obbligai a leggere
Nietzsche, e lo dileggiai quando scoprii che non sapeva
scriverne il nome. Lui borbott: Uomini come me possono
anche meritare una simile felicit, ma non la raggiungono
mai. Con un gentiluomo di tal fatta,  quasi necessario
essere crudeli. E cos ogni mattino nello specchio trovavo
una giovane donna spietata, dissoluta e falsa, e ormai
anche abbastanza pallida da poter impersonare una Krankheit
credibile.
Dopo la lezione, quando gli altri studenti lasciavano
l'appartamento di Alex, noi rimanevamo ancora un po' e
davamo fiato a tutta la nostra amarezza.
Hai sentito come ha suonato l'adagio, quello? chiedevo.
E hai visto come lo guardava lei? gridava lui.
Che ottuso gorgheggiavo.
Che vacca intonava sommesso.
Lei  solo ci che si merita ammisi. Ero senza fiato,
come una bambina che schiaccia un insetto sotto il tacco.
Una signorina per bene che si  messa in testa di trovarsi
un fidanzato musicista.
Una patetica senza spina dorsale infieriva. Divorata
dal rancore. Eravamo entrambi senza fiato. Abbass la
voce: Dicono che la sera, dopo che lui ha chiuso la saracinesca
di quel suo cosiddetto ufficio esportazioni... e la
voce gli si faceva sempre pi bassa, sempre pi suadente.
Volevo stare con un uomo orribile quanto me. Non sopportavo
che ci fosse la minima ombra di purezza. Trovai
che il fatto che Alex fosse ebreo era un vantaggio: cos
avevo la certezza che fosse abietto quanto me. Ci baciavamo
con tale violenza che i denti ci facevano male. Mi scioglievo
gli abiti e mi lasciavo esplorare ed ero eccitata dal
mio sacrificio. Scrissi con occhi pieni di lacrime: Il tocco
della sua mano dentro di me ed ero traversata da una vampa
di piacere - ancora una piccola nuance e mi sarei sentita una
dea. Il suo affare si faceva prominente, e a volte lo carezzavo
attraverso i pantaloni. Poi lui iniziava a tremare e gridava, e
dopo sembrava imbarazzato, ed era bagnato, e io ero contenta
di non avergli mai permesso di sbottonarsi.
Adesso s, mi dicevo abbattuta, che ti stai comportando
in modo ragionevole.
Si diede il caso che Zemlinsky non riusc mai a produrre
la nuance decisiva. Ma imparai che serrando le gambe attorno
a una delle sue e premendo il mio os pubis contro il
suo fianco potevo trarne un certo vantaggio, che non mi
lasciava del tutto insoddisfatta.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Il soprano Anna von Mildenburg, che sarebbe presto diventata
mia nemica, raccontava di aver incontrato il
grand'uomo nel seguente modo. Stava provando Brunilde ad
Amburgo quando si spalanc la porta e apparve un ometto
vestito di un grigio abito estivo con un cappello di feltro
nero in mano. Aveva il volto scuro, bruciato dal sole.
Gli occhi vivaci erano pieni di avversione. L'uomo che la
stava accompagnando al pianoforte strinse le labbra a formare
una M: Mahler. Mahler gett il cappello sul pianoforte,
scacci l'accompagnatore e fece cantare lo Hojotoho
alla von Mildenburg fino a che lei non appoggi la testa
sulle braccia e si mise a piangere.
Lui allora si alz sopra di lei, mordendosi le labbra, quindi
scoppi fragorosamente a ridere e prese a girarle intorno
con le mani in tasca, dicendo: Avanti, piangete! Gi, gi,
gi! fino a sprofondare nel fango della mediocrit!
E ben presto ogni volta che si allontanava da Amburgo
si era ritrovato a scrivere lettere alla sua Annerl, in cui si
lamentava di sua sorella e chiedeva di contraffare la propria
scrittura nella risposta, perch, come le precedenti soprano
di Mahler, era divenuta anche lei un travaglio d'amore.
Gustav Mahler era un uomo piccolo e nervoso con una
testa fine. Era magro e con la pelle ben rasata, come un
ragazzo, e girava con un paio di occhiali di nickel sul naso.
Quando usciva dai gangheri, gli appariva su ognuna delle
tempie una vena verde marino. Al ristorante era capace di
chiedere a voce alta: Cameriere, che cosa sta mangiando
quel gentiluomo laggi? Per il suo compleanno si regalava
la scalata dell'Amthorspitze. Non era capace di pronunciare
la r. Come Klimt, era il figlio maggiore di una povera
famiglia boema, e pagava lui i loro conti, cos che era sempre
in debito. Aveva tredici fratelli e sorelle, ma otto erano
morti durante la fanciullezza, e un altro si era sparato a
ventun anni. Era nato a Iglau, una citt di presidio, ed era
l che aveva imparato da solo a suonare la concertina prima
ancora di compiere i tre anni. Correva dietro alla banda
militare in calzoncini corti, saltellando a tempo. Era stato
Kapellmeister a Praga, Lipsia, Pest e Amburgo, e adesso
era direttore artistico dell'Opera di Corte viennese. Da l si
poteva essere promossi solo al paradiso. Era ebreo. Persino
la vedova di Wagner aveva dovuto ammettere che era il
miglior interprete di Wagner, e tuttavia la donna aveva fatto
un tale cancan che lui era stato obbligato a farsi battezzare
cattolico prima di assumere la carica. Vi aveva provveduto
prima di lasciare Monaco di Baviera, e una volta a
Vienna si era aggirato per la Hofoper con le mani aggrappate
al risvolto dell'abito e aveva dichiarato che Tradizione
 Schlamperel. Trasandatezza.
A quel tempo i cantanti assoldavano claque che reclamavano
le loro uscite in palcoscenico. Ma Mahler proib
quell'uso, e mise dei sorveglianti in galleria per tenere la situazione
sotto controllo. Inoltre istitu un palco apposito
per i ritardatari. Rivide la strumentazione della Nona di
Beethoven e distribu un pamphlet in cui spiegava le modifiche
che vi aveva apposto. La sua Prima sinfonia fu un
fiasco. Io andai alla prima e la trovai terribilmente rumorosa.
I vignettisti dei giornali lo ritrassero che dirigeva un'orchestra
in burrasca di elefanti, indiani sbraitanti e macchine
per cucire impazzite, e il Reichspost si lament dei gesti
buffoneschi da monello ebreo del direttore. Nonostante
tutta l'energia che dimostrava era di salute cagionevole, e
la sorella gli tamponava tutti i giorni la gola per prevenire
ascessi. Hochenegg, il chirurgo di Francesco Giuseppe, lo
aveva operato tre volte di emorroidi. Io ero seduta tra il
pubblico quando era quasi morto per la rottura di un
aneurisma nell'intestino mentre dirigeva il Flauto magico.
Ma non si era fermato per non rovinare la musica, e con
quella faccia bianca tirata, gli occhi strabuzzati e le braccia
da monello ebreo che si agitavano di qua e di l sembrava
un Lucifero morente, tanto che io avevo detto ai miei amici:
Nessun essere umano pu andare avanti in quelle condizioni.
 impossibile.
Mi rendeva nervosa, ma io andavo pazza per lui come
artista. Aveva fama di tiranno. Non temeva nessuno. Una
volta il Principe Montenuovo gli aveva dato istruzioni a
che ingaggiasse la soprano Forster, che era ormai senza voce.
Era stata amante di Francesco Giuseppe, e l'imperatore
si offriva di pagare di sua tasca l'ingaggio. Mahler aveva risposto:
Benissimo. Ma ogni volta che il suo nome apparir
sul programma, sar seguito dalle parole: Per ordine superiore
di Sua Maest. La Forster non ottenne l'ingaggio
e io me ne andai in giro ripetendo: E cos che bisogna
trattarli! Continuavo a essere l'antisemita di sempre, ma
come la maggior parte dei viennesi, avevo la mia piccola lista
di ebrei che andavano bene. Inoltre sapevo qualcosa
che Burckhard non sapeva, ovvero che gli uomini amari,
oscuri e sacerdotali potevano essere incredibilmente stuzzicanti.
Un giorno sulla Ringstrasse incontrai Berta Zuckerkandl,
la moglie dell'anatomista. Suo padre dirigeva il Wiener
Tagblatt e lei ne era diventata il critico d'arte. Ogni domenica
teneva un salotto, che a suo dire era il pi brillante di
Vienna. Aveva la mascella quadrata, occhi annoiati e una
grande bocca torpida da lucertola. Venite a conoscere
Mahler mi invit.
Io risposi: Veramente sono sei mesi che cerco di evitare
di conoscerlo.
Mi raccont che viveva con la sorella. Justi lo tiene
d'occhio per conto della famiglia, cos non si lascia prendere
eccessivamente dal lavoro o dalle donne. Zucconi di
campagna. Quell'uomo  un eremita. Dobbiamo liberarlo
noi a tutti i costi e mi squadr dall'alto in basso. Come
ogni salonnire, aveva lo sguardo da ruffiana.
No, grazie le dissi.
Avete proprio un bell'aspetto comment lei con
freddezza. Vi siete messa ben in carne.
Eppure, sarebbe stato un colpo troppo grosso riuscire a
sottrarre Mahler al tavolo di Justi per portarlo al proprio.
E cos la Zuckerkandl decise di dare un pranzo in onore
della propria sorella, Sophie. Questa aveva sposato un ingegnere
che si chiamava Clemenceau, diventando in tal
modo cognata del celebre uomo di stato, e Mahler una
volta aveva incontrato i Clemenceau, che gli erano piaciuti.
La Zuckerkandl promise dunque a Mahler che avrebbe invitato
soltanto loro, e avrebbe preparato il tipo di cibo che
a lui piaceva. A me disse solo: Non fate la sciocca. 
l'uomo pi importante di Vienna.
C'erano proprio tutti: Mami, Moll, Burckhard, persino
Klimt, che avevamo perdonato (ormai erano trascorsi due
anni). Lei mi mise a sedere in mezzo a tutti questi uomini.
Era cos che combinava le cose. Dall'altra parte del tavolo
c'era una sedia vuota: Mahler era in ritardo. L'aria era colma
dell'odore di patate candite. Finalmente arriv un
ometto scuro di quarantadue anni, con le sopracciglia aggrottate
in un'espressione intelligente. Indossava abiti di
buona qualit ma li portava male. Come per ogni frequentatrice
di concerti, il modo in cui si muoveva mi era gi familiare:
a scatti convulsi, ma con decisione. A quel tempo
Mahler mangiava solo pane da tavola e mele renette, perch
Wagner, il Maestro, aveva dichiarato che il vegetarianismo
era l'ultima speranza per l'umanit degenerata, cos di
fronte a lui c'era una bella terrina di mele lucide. Mahler
ne prese una in mano e l'annus. La Zuckerkandl disse
Herr Operndirektor, posso presentarvi Fraulein Moll?
Io la corressi: Fraulein Schindler, e lui mi diede una
piccola stretta, dal momento che non ero Sophie Clemenceau
e lui non aveva desiderio di incontrare nessun'altra
giovane donna.
Che sollievo, pensai. Non  interessato a me.
A causa della mia sordit, spesso sceglievo di rimanermene
appartata in silenzio e lasciare che gli altri ammirassero
il mio lungo collo. Quella sera per le parole si affollavano
sulla mia lingua, e le occhiate che dispensavo erano
colme e vivide. Burckhard si fece sospettoso, mentre Klimt
non faceva che strizzare gli occhietti e borbottare: Questa
 buona, questa  buona! Ben presto Mahler divenne invidioso
del nostro buonumore, e grid: Perch non fate
partecipi anche noi dei vostri lazzi? Aveva una voce profonda,
per essere un uomo tanto piccolo. Alzai lo sguardo
come se non lo avessi sentito bene, e poi lo distolsi come
se non lo avessi visto del tutto.
Dopo un po', il discorso cadde sulla bellezza.
Ah, e che cosa sarebbe dunque bello? dissi, quindi
protesi il mio giovane collo e attesi.
La testa di Socrate disse Mahler in tono assente. Vi
si legge la solidit del suo pensiero. Mi stava esaminando
la gola allo stesso modo in cui un commerciante di seta
esamina un rotolo di stoffa.
La sua risposta mi piacque, cos aggrottai le sopracciglia
e ritrassi il collo. Io penso che sia bello Zemlinsky.
Mahler sussult. Il suo volto  come la sua musica.
Mancano entrambe di mento.
Frattanto io avevo preso a fare ci che facevo sempre
ogni volta che conoscevo un uomo. Immaginavo il nostro
matrimonio. Mi raccontai che gli uomini pi grandi erano
spesso piccoli. Mi raccontai che una donna di carnagione
chiara si accompagna bene con un uomo scuro. Parte della
mia eccitazione veniva dal fatto che sedevo accanto a
Klimt, il che mi emozionava e mi procurava una strana
sensazione alle labbra, ma  vero anche che a suo modo
Mahler era molto attraente, senza contare che era il pi
grande interprete di Wagner. Mi pareva di vedere le sue
dita scure aprire la cassetta che conteneva gli spartiti con
la mia musica. Lo vedevo chino sui miei Lieder, ad annuire.
Poi componevamo la prima sinfonia composta da una
coppia di coniugi, e i critici dichiaravano: E straordinaria!
Non si capisce dove finiscono le idee del Maestro e dove
incominciano quelli della giovane Maestra! Dopo averci riflettuto
sopra, tuttavia, stabilii che il Re e la Regina della
musica sarebbe stato un appellativo volgare. Saremmo
stati conosciuti ovunque semplicemente come I Mahler.
Ma per tutto il tempo continuai a bere e a dire qualsiasi
cosa mi passasse per la testa, per mostrargli che non mi intimoriva,
cos che quando ci alzammo per prendere il caff
nell'altra stanza, avevamo raggiunto una confidenza da marito
e moglie. Fui sul punto di sgridarlo ad alta voce per
aver ignorato il manoscritto del Cuore d'oro di Zemlinsky:
Non avete il diritto di far attendere un anno un uomo simile!
Mahler si gir su se stesso e batt i piedi per terra come
Re Tremotino. Come potete prendere le difese di una tale
immondizia? Non mi avevate detto di aver studiato con
Labor?
Io sono stata educata alla musica, ma anche alle buone
maniere!
Mahler rimase a bocca aperta per qualche istante, come
per rinfrescarsi il cervello.
Quando parl di nuovo era cos calmo e gentile che mi
fece sentire una bambina. Avete proprio ragione. Il suo
lavoro  un guazzabuglio, ma lui  un uomo serio e merita
una risposta seria. Gli scriver domani stesso e gli chieder
di venirmi a trovare.
Mi ero resa ridicola. E tornai a casa presto.
In seguito, Mahler se n'era andato in giro dicendo: 
stata piuttosto maleducata con me, quella fanciulla! Era
come me: non era abituato alle risposte insolenti.
Era rapito.
La sera successiva, Mami e io avevamo due biglietti per
L'Orfeo di Gluck alla Hofoper, diretto da Bruno Walter.
L'esecuzione denotava abilit, ma era un po' affrettata.
Non mi sarebbe spiaciuta un po' pi di chiarezza. Guardai
in alto verso il palco del direttore artistico, la cui posizione
era ben nota a ogni colto viennese, e vi trovai Mahler che
faceva smorfie seducenti da fille de joie nella mia direzione.
Poi mi fece segno con il mento che nell'intervallo io e
Mami dovevamo incontrarlo nel foyer.
Quando arriv l'intervallo, emersi dagli applausi come
una nuotatrice e ci avviammo verso le porte del foyer. Indossavo
un abito color salmone pallido con un fisci avorio.
Il pavimento era in pendenza come una spiaggia, e risalendolo
sentivo i muscoli delle gambe che mi spingevano
avanti. Mahler ci condusse nel suo ufficio per un rinfresco.
Le stanze erano riccamente decorate, e sulla parete pi
lontana una finestrella si apriva sulla sala del teatro, per
permettergli di ascoltare la musica in solitudine. And alla
scrivania e giocherell con un bottone. Avete dormito
bene la notte scorsa, Fraulein? mi domand.
Molto bene. Perch non avrei dovuto?
Io non ho chiuso occhio. Per tutta la notte! disse orgoglioso.
Davvero? Che peccato. Mi stava di nuovo rendendo
nervosa. Mi rifugiai dietro la mia espressione da stanza
della musica, mento in alto, e presi a frugare tra gli spartiti
sul suo pianoforte.
Il peso delle vostre responsabilit... disse Mami, la
vecchia soprano.
Stava pensando Ah, se avessi cantato per Mahler!
Assolvere ai miei doveri non mi  di alcun peso. 
l'assolvimento dei doveri degli altri che rimane un martirio.
Herr Walter  un giovanotto di grandi promesse, ma l'esecuzione
di questa sera  stata rovinata dalla sua gentilezza.
Non ci si pu rivolgere ai musicisti cercando di conquistare
la loro amicizia: in tutte le orchestre bisogna saper
correggere senza piet le stesse cattive abitudini. Non osservano
le indicazioni e non hanno alcun rispetto per le regole
della dinamica.
Ogni donna grassa  alla merc di qualunque uomo magro.
Mami offr le sue parole come cucchiaiate di minestra:
Certo,  molto importante.
 il palpito interiore che si cela in un'opera. Ma se vedono
un crescendo, quelli suonano subito forte, e corrono
finch le note non si sovrappongono una all'altra. Mio
Dio, credono forse di essere pagati per il numero di note
che suonano? La velocit  corretta quando concede a
ogni nota il suo valore.
Era esattamente la mia opinione, e scartabellai con pi
furia tra gli spartiti. Mami ci osserv, con il naso bianco e
rosso di soddisfazione. Raccont a Mahler che la nostra casa
a Hohe Warte era un luogo riposante per un uomo con
tanti impegni, e lo preg di venire a farci visita.
Visita? Ma certo che verr a farvi visita! Ditemi, quando
potrei farlo? Estrasse da un cassetto un'immensa
agenda verde zeppa di striscioline di carta su cui aveva
preso appunti, e che volarono via da tutte le parti.
Herr Direktor, state perdendo tutte le vostre carte!
S, s. Stanno andando dappertutto disse lui compiaciuto.
Pensa, Almschili: Herr Operndirektor verr a farci visita!
Davvero? dissi io. Ecco, questo  un pezzo che mi
piacerebbe dirigere.
Sarei deliziato di cedervi la mia bacchetta replic lui.
Sono convinto che sareste assolutamente brillante.
Il vostro non mi sembra un giudizio del tutto obiettivo,
temo.
Un giudizio obiettivo obiett Mahler, infiammato di
felicit. E una cosa che non esiste.
Moll aggred mia madre: Hai portato una fanciulla innocente
nelle stanze private di quello sporco dissoluto?
Pi tardi cerc di parlarmi in tono gentile: Non  giovane.
Non  forte. Non si pu definirlo una bellezza. So
per certo che  indebitato.  vero, compone, ma dicono
che farebbe meglio a lasciar perdere.
Burckhard comment: Sarebbe un crimine se ti buttassi
via con un vecchio ebreo degenerato e rachitico.
Non montarti la testa disse Mami, ma credo che tu
piaccia a Herr Mahler.
Cadeva la neve la sera che Mahler trotterell nella mia
stanza della musica sfregandosi le mani e portandosi addosso
l'odore del freddo. Io mi stavo occupando del fuoco,
graziosamente china su un ginocchio come un angelo
in un'annunciazione, cos che potesse vedere che ero flessuosa
ma domestica, e tuttavia non trascurata, perch reggevo
in mano un attizzatoio di ferro. Ero piuttosto agitata.
Avevo appena fatto ridipingere le pareti di bianco e verde
pallido, e i miei libri erano ancora impilati su una stuoia.
Lui si chin qui e l, inclinandosi di lato per leggere i titoli
sulle coste. Nietzsche? State leggendo Nietzsche? disse
gaiamente. Dovreste gettare nel fuoco una simile immondizia.
Mahler non aveva mai avuto una relazione con una donna
che non fosse una soprano sotto la sua direzione.
Presi il libro, con la voce garrula per il nervosismo.
Con piacere dissi, e lo protesi come fossi sul punto di
gettarlo nel fuoco. Una volta che mi avrete spiegato perch
dovrei farlo.
Una volta che...?
Mahler fiss il libro. Sembrava stupito di vederlo a quell'altezza
nell'aria.
Converrete con me ripresi, che per me sarebbe meglio
essere convinta della mancanza di valore di Nietzsche
qui e adesso, piuttosto che arderlo su vostra istruzione e
poi rimpiangere per sempre di non poterlo pi leggere.
Il fuoco ci illuminava. Sentivo il peso del libro nel braccio.
Vi sentivo il pulsare del sangue. Le sue parole erano
state un pericolo, ma io ero stata coraggiosa e pronta, e
avevo affrontato Mahler una volta di pi. Per lui era una
sensazione voluttuosa.
Ebbene, in tal caso disse, perch non convincete
voi me? E davvero tanto interessante? Mi tolse il libro di
mano e prese a sfogliarlo. Si diresse verso una sedia e vi si
lasci cadere come un adolescente, con la bocca dischiusa.
Dunque, Herr Direktor attaccai. La mia voce suon
frivola. Dunque, Herr Mahler dissi con pi fermezza.
Lui annu e continu a voltare le pagine. Gli domandai di
dove fosse originaria la sua famiglia: di Iglau, non era cos?
Com' bello il modo in cui dite Iglau disse. No. Di
Kalischt... nemmeno... l vicino. Sono cresciuto in una catapecchia
talmente misera che non avevamo neppure i vetri
alle finestre.
Siete dunque cresciuto in campagna?
Aggrott le sopracciglia. Avevamo di fronte uno stagno.
Con dentro un unico pesce fangoso che girava e girava
in tondo. Io andavo a prenderlo a sassate. E un bello
strumento, il Bleuthner che avete. Non trovate la meccanica
un tantino rigida?
A mio avviso non dovrebbe essere troppo facile, suonare
una nota. E giusto che richieda una certa dedizione.
S parve felice della mia risposta. Mi piacciono i
Bleuthner.
Ritenete che l'esser cresciuto in campagna vi abbia posto
dinanzi un ventaglio di motivi gi bell'e pronti, se cos
si pu dire? Tanto da far apparire il lavoro della Natura
pi pertinente di quello dell'Uomo? Vorrei che ora posaste
quel libro.
Ne avete, di idee fu il commento di Mahler.
Non vi piacciono le idee, Herr Mahler?
Ebbene disse allegramente, di certo mi piacciono le
mie.
C' qualcosa che sento di dovervi dire. Non mi  piaciuta
la vostra Prima.
Perch no?
Temo di averla trovata intenzionalmente ingenua.
Ah.
Quella cosa da capogiro con gli ottavini. Pezzi di Fra'
Martino. Una ciarda. I due occhi azzurri. Quei... ritagli.
Voi siete pi complesso di cos.
L'ho scritta quando avevo la vostra et mi interruppe
con mitezza.
E poi bum, bum, bum, la fine del mondo. Sembrava
che non riuscissi pi a fermarmi.
Chiss, forse cambierete idea pi avanti.
Come mi eccit, quel pi avanti!
Credevo che vi sareste potuto arrabbiare dissi.
Tanto non  piaciuta a nessuno.
La cosa non vi scoraggia?
Avevo chiara in mente la sinfonia che volevo. Non ho
mai pensato di sapere che sinfonia volessero tutti gli altri.
Non vi importa dell'apprezzamento degli altri?
L'apprezzamento mi sta a cuore.
E non vi disturba non essere compreso?
No: esser compresi  una seccatura. Rende tutti pi
prevenuti all'occasione successiva.
Voi non vi curate affatto di ci che pensano i vostri
critici. O di ci che penso io.
Oh, no, io sto a sentire tutti. Non si sa mai.
Questo non  un grande complimento nei miei confronti.
Non ricevete dunque abbastanza complimenti, Fraulein?
Sono sicuro di s.
Sembrate cos sicuro di tutto, cos corazzato, cos...
autosufficiente.
Mi descrivete come un mollusco! rise.
Come se foste in possesso di tutto ci di cui avete bisogno.
Esit. Non di tutto disse infine.
Lo tengo in pugno, pensai. Il musicista pi grande, e io
lo tengo in pugno.
Il mio Nietzsche stava ora spalancato sul suo petto. Sembrava
un uomo con le lenzuola rimboccate fino al mento.
Gli presi il libro - per un istante sentii il suo sterno caldo
contro le mie nocche - mi misi a sfogliarlo e gli chiesi:
Volete che vi legga un passo che ho sempre amato? Ah.
Eccolo. Io vi insegno l'amico in cui il mondo  contenuto
nella sua completezza, un vascello del bene - l'amico creativo,
che ha sempre un mondo intero da offrire.
Diede uno strattone in avanti e fu di nuovo in piedi,
con le mani in tasca. Riprese a passeggiare per la stanza.
Diede un calcetto all'alare e poi si volt verso di me.
Quello non era male disse.
Vedendomi arrossire, arross anche lui, ma non gli pass
per la testa di abbassare gli occhi.
Mami infil la punta del naso nella stanza per dire:
Per cena, Herr Mahler, avremo Paprikahendl. E contiamo
di avere con noi anche Burckhard.
Non mi piacciono n l'uno n l'altro! esclam lui
gaiamente.
Ah! grid lei. Volete dire che non resterete con
noi?
Certo che rester a cena. Nulla potrebbe trattenermi
dal farlo. Ma dovr telefonare a Justi per avvertirla che
non manger a casa. Cos, senza preavviso! Non sapr che
pensare!
Sar di certo abituata, con un uomo impegnato come
siete.
No. Non accade mai. Da quando siamo a Vienna, questa
 la prima volta!
C'era un telefono all'ufficio postale di Dbling, e mi offrii
di accompagnarvelo.
Un servitore e Mami infilarono Mahler nel suo cappotto
e nel cappello e nella pesante sciarpa, mentre lui
supervisionava la procedura concedendo persino qualche aiuto.
Quindi si diede qualche colpetto qui e l per controllare
che tutto fosse in ordine, cos che la sciarpa gli si sciolse
nuovamente, ma alla fine riuscimmo a incamminarci gi
per la collina.
Una violinista innamorata aveva scritto che Mahler aveva
l'andatura di un cavallo che procede sulle zampe posteriori.
A dire il vero, qualsiasi cavallo che camminasse come
camminava Mahler sarebbe stato abbattuto per farne colla.
Correva avanti tanto che non riuscivo a stargli dietro, poi
si fermava d'improvviso per allacciarsi una scarpa, cos che
quasi finivo per rovinargli contro, e ogni volta dovevamo
trovargli un posto adatto dove appoggiare il piede in modo
che potesse allacciarsi le stringhe comodamente. Non
riuscivo a trovare niente di cui parlare. Lo condussi all'ufficio
postale e lui sollev il ricevitore. Parla Mahler annunci.
Io pestai il terreno nei miei stivali freddi.
C' qualcuno l, per favore disse, che conosce il numero
telefonico di casa mia?
Quando mi vide fare tanto d'occhi, comment: Non 
facilissimo sposare un uomo come me.
Cos ero fidanzata, pare.
Una cerimonia raccolta e tranquilla disse. Forse solo Justi e i tuoi adorabili genitori? Gli anelli di fidanzamento
sono un'assurdit di cattivo gusto, e sono certo che
tu non ne voglia uno pi di quanto lo voglia io.
Niente anello!
Il corteggiamento fu faticoso. Tanto per incominciare,
l'aspetto tecnico non si rivel dei migliori. Mahler era una
persona molto pulita, ma il suo corpo emanava un odore
strano e pungente, e i suoi abbracci erano goffi. A quell'epoca
i giovani borghesi non avevano grandi esperienze di
questioni amorose. Facevano un po' di pratica nei bordelli,
ma il povero Gusti era troppo schifiltoso per quel genere
di cose. Lui sbottonava le sue soprano, si trastullava un
po' con loro e le rimandava a casa.
Cos il famoso dissoluto in realt non aveva alcuna esperienza.
Se solo mormorava, se solo tu fossi una vedova!
A ogni bacio che ci davamo diventava sempre pi nero,
con le vene che gli stringevano le tempie come una
morsa, e dopo andava a casa tutto gonfio. Il dottore gli
prescrisse semicupi ghiacciati. Io temetti che il nostro amore
incompleto potesse mettere in pericolo la sua salute.
Conobbi la sorella. Mi parve scostante e imperiosa.
Scrissi nel diario: Justi mi guarda con gli occhi di Argo e
trasmette immediatamente a lui le proprie ansie. Che cosa
accadrebbe se si mettesse in testa che manco di sentimenti
sinceri, che dentro di me non vi  altro che calcolo, preciso e
freddo calcolo? Ma poi scrissi anche: La sua salute, la sua
razza, la sua et, i suoi debiti, persino la sua musica, tutto
ci rende la sua posizione terribilmente precaria. E dunque
dove sarebbe il calcolo?
Lui mi inviava i suoi Lieder. Mi colpivano per quanto
erano di maniera. Era un genio, certo, ma a me, semplicemente,
non piacevano. Ripensavo a come io e Alex lavoravamo
assieme, per poi baciarci un poco, lavorare, baciarci,
e a come, quando suonavo bene un passaggio, lui mi carezzava
la schiena e mormorava: Brava. Non avevo ancora
raccontato nulla ad Alex, e non riuscivo a decidere se avrei
dovuto farlo. Perch la vera questione era: Mahler avrebbe
creduto nella mia musica come vi aveva creduto Alex?
Un giorno che Mahler era a Dresda, gli scrissi una breve
lettera in cui accennavo a un appuntamento con Gound, e
gli spiegavo che dopotutto non potevo continuare a trascurare
il mio lavoro.
Due giorni dopo, giunse la sua risposta.
Dopo averla letta innumerevoli volte, mi ritrovai nel salotto.
Mami, ho ricevuto una lettera da Gustav Mahler
dissi, in un tono che pareva assonnato.
Ah, ma se ti scrive due volte al giorno! disse mia madre.
Poi guard meglio: Mio Dio! Ma quante pagine hai l?
Venti risposi. Devo aver turbato Herr Direktor. Mi
chiede come sia possibile che io pretenda di possedere una
personalit. Mi prega di spiegargli che cosa intendo quando
dico che le mie idee non sono sempre in accordo con
le sue; mi ricorda che io non ne ho di mie, n penserei di
averne mai avute, se non fosse stato per la gentilezza di interlocutori
sommamente confusi, inebriati dal mio aspetto.
Si domanda, ecco, qui: Devo chiedermi ancora una volta
che cos' quest'ossessione che si  fissata in quella cara testolina
che amo tanto indescrivibilmente, secondo cui dovresti
essere e rimanere te stessa. Lo riempie d'orrore che io voglia
proseguire con il mio lavoro. Devo rinunciarvi interamente,
se vogliamo sposarci. Scrive: Hai solo una professione
d'ora innanzi. Rendermi felice! Ma si mostra magnanimo
concedendomi di considerare mio il suo lavoro.
Posso vedere? mormor mia madre. Prese la lettera e
dopo un poco disse:  mostruoso. Devi immediatamente
rompere il fidanzamento. Stava tremando.
Non l'hai letta tutta, vero? chiesi.
Mia madre torn a chinare il capo. Mentre leggeva, si
mordeva le labbra. Devo ammettere che il suo orrore in
qualche modo mi dava piacere. Fuori dalla finestra, il crepuscolo
si riversava nel giardino come miele blu. Mi sentivo
come se stessi nuotando attraverso enormi bolle calde
di rabbia, vischiose come miele, battendo pigramente le
gambe. Citai a memoria: Ci che potresti divenire per me,
Alma, il pi sublime oggetto della mia vita, la mia coraggiosa
compagna, la mia roccaforte, la mia pace, il mio paradiso,
in una parola mia moglie, nella quale io mi ritrovo e mi rinnovo
costantemente... Domani mander un messo a ritirare
la mia risposta. Non vuole che ci sposiamo se non ci intendiamo
l'un l'altra. L'ho fatto arrabbiare, Mami, arrabbiare
sul serio. Pensava che fossimo d'accordo, che gli avrei dato
ci che desiderava.
Mami aveva finito.  mostruoso. Devi immediatamente
rompere il fidanzamento.
Ci vuole del coraggio per scrivere una lettera tanto
mostruosa. Non sono molti gli uomini che avrebbero un
simile coraggio. Devi donarti a me incondizionatamente,
plasmare la tua vita futura, ogni suo dettaglio, in pieno accordo
con i miei bisogni, e non devi desiderare di ricevere
nient'altro in cambio se non il mio amore! Ebbene, che
cosa c' di pi sincero? Come potrebbe una ragazza dirsi
delusa, dopo aver accettato un'offerta del genere?
Nessun gentiluomo...
Lui non  un gentiluomo. Non fa che ripetere: Non sono
come voi! Voi potete scivolare con leggerezza attraverso
la vita, ma io ho gli stivali sporchi di fango. E anche tu hai
rinunciato alla tua musica, Mami.
Non mi importa di quello che ha sugli stivali. Nemmeno
il figlio di un oste... Allora  davvero un giudeo, dopotutto.
Nient'altro che un piccolo volgare giudeo, a dispetto
di tutto il suo talento.
Mi chiedo se  davvero questo che  dissi trasognata.
Pensai Che grande rinuncia sarebbe. Rinunciare alla mia
musica per il bene dei suoi pi grandi talenti. Mi sentii avvampare
di calore, e decisi che avrei smesso di mettere in
pericolo la salute di Gustav.
Dunque seguii Mahler nei suoi appartamenti e mi preparai
a essere defiorata. Mi sciolsi i capelli come piaceva a lui,
sfilai il corsetto e allentai la sottoveste. E mi offrii, pronta
a essere posseduta.
Sei cos bella disse, tenendo i calzoni per il risvolto.
Nessun uomo ti meriterebbe.
Ero d'accordo con lui, eppure lui non mi avrebbe forse
presa comunque? Sentivo freddo alle gambe, ed entrai nel
letto.
Mahler si svest in modo meticoloso. Fui spaventata dalle
dimensioni e dalla peluria delle sue parti intime. Uno
dei testicoli pendeva un poco pi basso dell'altro. In seguito
mi avrebbe assicurato che si trattava di un compromesso
piuttosto comune. Entr nel letto e avanz puntellandosi
sui gomiti fino a che i nostri volti non furono vicini.
Ora siamo soli io e te mormor.
Che cosa? dissi io, e poi subito: Oh, certo. Anche
se in realt non avevo afferrato le sue parole.
Mi baci e sal su di me. Pesava sessantatr chili: meno
di me. Mi ricordo il digrignare dei suoi denti e il contorcersi
dei suoi arti duri e sottili, come le zampe di uno scarafaggio
capovolto sulla schiena. Quello che stava cercando
di fare era ovvio, ma lo stato della sua anatomia era troppo
incostante. Non riuscivo a capire come fosse possibile, perch
Alex era capace di mantenere uno stato costante per
ore. Lo presi in mano. Era pulito, caldo e spiacevolmente
scuro. Cercai di incoraggiarlo con la mano, ma quello si ritir
subito come un gatto che non vuole essere accarezzato.
L'ho detto che non ti meritavo gemette.
Fu una situazione miserevole. Mi sentivo cos in torto
che le giunture mi dolevano, come avessi un'influenza.
Continuavo ad appianare le lenzuola intorno a lui, come se
questo avesse potuto migliorare un poco le cose. Avrei voluto
consolarlo, e invece mi ritrovai a piangere io stessa,
per la vergogna e per il disappunto. Dopotutto, io avevo
rinunciato alla mia musica per rendermi schiava di un genio
oscuro, e mi sentivo almeno in diritto di una semplice
adeguatezza fisica.
Le mie lacrime ci rasserenarono. Appoggiai la guancia
bagnata contro il suo petto. Il suo cuore mi spavent.
Sbatteva come un portone che continua a spalancarsi e richiudersi.
Andr meglio la prossima volta disse.
La prossima volta? pensai. Quest'uomo  pazzo.
E invece, tre giorni dopo ci riuscimmo. Un traffico doloroso.
La felicit di Mahler tuttavia fu grandissima, e cos
scrissi nel diario tre sole parole: gioia delle gioie.
La sera successiva, Mahler e Justi organizzarono una cena
per presentarmi agli amici di Mahler. Il mio stato d'animo
probabilmente non era dei pi semplici. Mi ricordavo
ancora tutta nuda e dorata tra le braccia scure di Mahler,
mi sentivo dolorante per la prestazione e piena di mistero.
Ma temevo anche di essere incinta - e difatti lo ero - e mi
immaginavo gi di sentirmi le nausee. Avrei voluto poter
sedere tranquilla e solenne con lui, con la guancia sul suo
petto, ed essere ancora una volta la regina solitaria dell'appartamento,
ma nonostante mi avesse baciata con trasporto
sulla soglia, Mahler torn subito a Justi e ai dettagli della
serata. Tirai fuori il diario e scrissi: A. Z.  un genio, e condivido
appieno i suoi sentimenti per l'arte. Mahler invece 
un mediocre, cos spaventosamente mediocre che dovr mentire
tutta la vita, e con Justi, quella femmina! Sempre a spiare
e a ficcare il naso... Ma io devo essere libera, completamente
libera! E poi iniziarono ad arrivare gli ospiti.
Per primo giunse Siegfried Lipiner, che si considerava
un poeta ed era bibliotecario al Parlamento austriaco. Di
lui Brahms disse: Quel disonesto cane polacco mi interessa.
E insieme a lui entr la moglie Clementine, quindi la sua
ex moglie Nanna con il suo nuovo marito, Alex Spiegler,
che era uno scienziato e un amico d'infanzia di Mahler
nonch fratello di Clementine. Poi arrivarono Mami e
Moll, e l'archeologo Fritz Loher e sua moglie Uda, e il giovane
direttore d'orchestra Bruno Walter, quello che Mahler
aveva accusato di eccessiva gentilezza, e il fidanzato di
Justi, Ros, il celebre violinista strabico, e Anna von Mildenburg,
che ad Amburgo era stata la Annerl di Mahler e
nel frattempo era diventata la soprano drammatica pi acclamata
di Vienna, e amante del vecchio Lipiner.
Io non avevo niente da spartire con quei vecchi Lipiner
e i vecchi Spiegler. L'impressione che avevo era che Mahler
se li fosse trascinati appresso dalla sua giovinezza come
una palla al piede. Consideravano il suo palco come fosse
il loro eppure, dal momento che Mahler era estremamente
riservato, erano venuti a sapere del suo fidanzamento solo
quando la notizia era stata pubblicata come indiscrezione
sulla Neue Freie Presse. Se qualcuno gli presentava le sue
congratulazioni, Mahler andava su tutte le furie, come fosse
qualcosa di cui si vergognava, e i suoi amici mi consideravano
troppo giovane, inadeguata e intrigante. Il vecchio
Lipiner mi chiam Mdchen, e la von Mildenburg protese
le braccia e mi divor con un sorriso viscido. Lei e io eravamo
due tipi, possenti e ben messe - Che essere grasso e
volgare, pensai - e lei aveva due grossi occhi da invasata
accalcati contro un naso robusto che forse poteva ancora
andare sotto un elmetto alato. Ai tempi di Amburgo, dopo
ogni spettacolo lei inseguiva Mahler tra le quinte. Si gettava
ai suoi piedi, faceva scenate di pianto e si aggirava discinta
per le sue stanze, fino a che lui non ne aveva avuto
abbastanza. Per riconquistarlo, aveva finto di essersi ammalata,
e quando lui si era precipitato al suo capezzale, lei
si era fatta trovare con un frate domenicano pronto a unirli in matrimonio. Era ancora determinata ad averlo, e ora
eccola l che mi veniva incontro con quel suo sorriso da
tacchino, e mi diceva che ero bella, e che voleva sapere
tutto di me.
Venne servita la cena, e io mangiai poco e parlai ancora
meno. L'odore aspro del vino rosso, la greve dolcezza dello
stufato d'anatra alle albicocche e del riso al vapore con
uvette e cumino, il profluvio di parole gravi e presuntuose,
tutto ci si rivers su di me come un'ubriacatura. Justi aveva
lucidato le ampolle di cristallo, che ora si rimandavano
l'un l'altra bagliori sinistri simili a ectoplasmi o spermatozoi.
Il tessuto della tovaglia mi era insopportabile sotto i polsi.
Avevo aria nel ventre. Gli amici di Mahler erano felici di
ignorarmi, e io mi sentivo come una sgualdrina gravida,
troppo goffa per dare piacere, ma volevo continuare a fare
la padrona di casa, e il mio promesso era ansioso di
compiacerli, e sospetto che dopotutto ero grassa proprio come
la von Mildenburg. Pensai che avrei potuto rimettere, o forse
cantare. Alla fine, rispondendo a una delle domande di
lei, annunciai: Conosco molto poco la musica di Gustav,
ma quel poco che conosco non mi piace.
Finalmente cadde il silenzio.
Mahler si illumin e fece una delle sue rantolanti risate.
Mi port fuori dalla stanza, nella sua camera, si sedette
con me e mi baci, dicendo: Non  terribile, l dentro?
Qui staremo molto meglio.
La cena era andata all'aria. Attraverso la parete sentimmo
il rumore di sedie tirate indietro e di ospiti in procinto
di andarsene. Gli Spiegler e i Lupiner erano furiosi.
Io pensai Bene. Doveva scegliere. E ha scelto.
La cosa pi difficile fu dirlo ad Alex. Mi presentai alla solita
ora per la lezione. Lui fece per alzarsi in piedi, ma non
riusc a mettersi perfettamente perpendicolare, e si aiut a
rimanere in equilibrio puntando le dita aperte contro il
bordo del pianoforte. Avevo visto una faccia del genere solo in un'altra occasione, quando Mahler aveva diretto il
Flauto magico. Poi si ud uno scricchiolio d'ossa: Un uomo
come quello... merita... disse, una tale... felicit. Vi
auguro, a tutti e due... auguro... Riusc a concludere:
Grande felicit.
Ci sposammo segretamente nella sagrestia della vecchia
Karlskirche. Moll e Ros furono i nostri testimoni. Justi e
Mami gli unici invitati. Io non mi sentivo bene per via del
bambino e Mahler teneva in mano un cappello di feltro
morbido picchiettato di pioggia. Quando fece per inginocchiarsi,
le galosce lo fecero inciampare. Subito dopo salimmo
su un treno diretto a San Pietroburgo, dove Mahler
aveva ottenuto un ingaggio per tre concerti. Fu la nostra
luna di miele. Per Mahler era una regola essere tormentato
dall'emicrania quando viaggiava, cos a ogni stazione saltava
gi dal treno e misurava a grandi passi il marciapiede
per calmare il dolore alla testa, senza indossare n un cappello
n il cappotto, e lasciando i russi tutti impellicciati a
bocca aperta. Lascia che guardino disse calmo. Ci
che importa  la mia testa. A Pietroburgo affittammo
una slitta scoperta trainata da tre cavalli affiancati, e ce ne
andammo in giro cos sotto la neve. Quando passammo dinanzi
alla nera cattedrale di Kazan, il cocchiere arrest i
cavalli e si gett al suolo nella neve per pregare, fino a che
non fu completamente ricoperto di neve. S, pensai, questa
 la vita coniugale. Un nuovo mondo. La Neva era ricoperta
da uno strato di ghiaccio pi alto di un uomo, e sulla
sua superficie erano stati gettati i binari del tram. Verso
sera le persone alla moda uscivano a pattinarvi sopra, passeggiando
e salutando con un cenno del capo come fanno
le coppie sul Ring. Era strano vedere i loro volti calmi
muoversi nel crepuscolo a una tale velocit. Ci buscammo
un raffreddore, il che soppresse il tipico odore pietroburghese
di legno arso e di pelle conciata. Il lavoro di Gustav
procedeva bene. L'orchestra aveva atteso con ansia per settimane
l'arrivo di Mahler e dei suoi nuovi e arditi tempi
d'esecuzione, e nessuno si lagn del suo cattivo francese.
Lui trov i musicisti preparati e obbedienti. Diresse L'Eroica
di Beethoven nell'enorme Casa dei Nobili, agitando le
braccia con foga, e la bocca che pareva una caverna nera
nel volto rischiarato dalla luce del leggio. Quando sopraggiunse
l'ovazione finale, fu la mia faccia che Mahler cerc
tra il pubblico, e io seppi che era lui il mio scopo e il mio
significato.
Ho avuto Gustav quand'era giovane. Ora che  vecchio,
puoi averlo tu ci tenne a dirmi Justi.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Quando scrissi le mie memorie, chiamai il seguente capitolo della mia vita "Splendido isolamento 1903". Era una delle
espressioni favorite di Mahler. Voleva che noi vivessimo,
diceva, in splendido isolamento.
I capitoli successivi li intitolai "Splendido isolamento
1904", "Splendido isolamento 1905" e "Splendido isolamento
1906".
Una volta tornati da San Pietroburgo, mi trasferii nella
vecchia camera di Justi e cercai di abituarmi a mio marito.
La prima cosa che scoprii era che tutte le mattine alle
sette faceva una doccia fredda. Alle sette! Io non ero esattamente
la pi disciplinata delle giovani signore, e il solo
pensiero mi faceva orrore. Ancora mezzo addormentata, lo
sentivo suonare il campanello, con l'acqua che gli colava
dalle orecchie, perch gli portassero la colazione sul tavolo
da lavoro, cos che potesse mangiare e intanto occuparsi
della revisione. Voleva sempre un caffelatte preparato con
del caff appena macinato, e poi latte, burro, due fette di
pane di farina integrale e un piattino di marmellata di frutta,
che doveva essere di tipo diverso ogni mattina. Quindi
fumava una sigaretta e per le nove era gi alla Hofoper.
Quando rientrava per pranzo, suonava il campanello gi in
strada, in modo che ora che fosse arrivato al quarto piano
potesse gi trovare la zuppa ad aspettarlo sul tavolo. Tutte
le porte dovevano essere spalancate, in modo da non fargli
sprecare tempo. Quanto a me, dovevo mangiare come piaceva
a lui: cibo semplice e senza sale, e stracotto perch
non gli appesantisse la digestione. Ce n'era abbastanza da
rovinare la mia. Se c'erano cattive notizie, dovevo tenermele
per non disturbargli il pranzo. Altrimenti ricevevo un'occhiata
nera di rabbia. Poi facevamo assieme una passeggiata,
o meglio una corsa, sul Ring o nel Parco del Belvedere.
Ero incinta e non riuscivo a tenere il suo folle passo; lui
per incoraggiarmi gridava: Vieni amore! senza nemmeno
voltarsi. Io lo seguivo come un'anatra, a denti stretti, e
pensavo Amore, eh?
Ogni estate Mahler andava nel Salzkammergut per lavorare
alle sue composizioni. Quell'anno, essendo io sua moglie,
andai con lui. Si era costruito una casa a Maiernigg,
sulla riva del Wrthersee, e non era per nulla la mia idea
di un posto gradevole. Il mobilio era di legno rozzo tenuto
insieme da chiodi di ferro e ricoperto con cretonne da pochi
soldi. C'era un unico sof di pelle, che trascinavamo
da una stanza all'altra secondo necessit. Dietro alla casa
c'era un sentiero che piegava a destra e a manca tra gli
abeti fino a raggiungere, una settantina di metri pi sopra,
una capanna di mattoni di una sola stanza in cui non avevo
il permesso di metter piede. Mahler la chiamava la sua
Huschen. Ogni mattino alle sei suonava il campanello e il
cuoco doveva inerpicarsi fin l per un sentiero differente
con il vassoio della colazione, disporre un bricco di latte
su uno scaldino a spirito, una scatola di fiammiferi a lato e
andarsene prima che arrivasse Mahler, in modo da non rovinargli
la solitudine. Nella Huschen c'era un pianoforte,
un grande tavolo con un righello per segnare le battute e
uno scaffale pieno di Goethe e di Kant. Se il tempo era
bello, Mahler mangiava su un tavolino all'esterno e poi si
metteva a scrivere; io intanto avevo il vecchio compito di
Justi: zittire l'intero villaggio. Correvo fuori a pagare suonatori
d'organetto per fermarli a met di una nota. Offrivo
caramelle ai bambini perch rinunciassero a fare il bagno
nel lago. Regalavo ai vicini biglietti per l'Hofoper purch
tenessero rinchiusi i cani e gli animali, e se avevano una
bestia particolarmente rumorosa la compravo e la facevo
macellare. Ovviamente mentre Mahler lavorava io stessa
non potevo assolutamente suonare, e pi tardi lui riposava,
cos che l'unico momento in cui potevo fare un po' di musica
era quando lui aveva voglia di un duetto dopo cena,
durante il quale continuava a interrompersi per correggere
la mia tecnica. A mezzogiorno andava a fare il bagno vicino
al capanno per la barca, galleggiando a pancia in su
con le ossute dita dei piedi a pelo dell'acqua Emetteva un
fischio per chiamarmi, e io andavo a sedermi sulle scale
del capanno, tutta coperta per ripararmi dal sole e preoccupata
per la mia pelle. Mentre rientravamo assieme, lui fischiettava:
per avvertire la servit che si aspettava di trovare servito in
tavola un altro pasto da invalidi.
Avevo dovuto preparargli io il baule, e mi usava anche
per ricopiare in bella copia le partiture. Mi chiese di fare
qualcosa per i suoi debiti. Inviava grosse somme ai fratelli e
alle sorelle, ma se lo facevo notare, Justi gridava: E allora?
Se sar necessario vorr dire che andr con lui di porta in
porta a chiedere l'elemosina! Fissai un tetto per le spese,
come faceva Mami con Papi, e Mahler consegnava il suo salario
nelle mie mani. Non mi resi conto che adesso ero io a
portare delle restrizioni nella vita di un grande uomo, ma
Mahler s, e non manc di farmelo notare.
Il mio dovere ultimo lo espletavo mezzo immersa nei sogni,
perch Mahler non veniva mai da me finch non mi
ero addormentata. Allora frugava e scavava come un ladro
nei miei abiti da notte. Aveva dita ruvide e un organo
sproporzionato, e non ebbi mai pi la mia piccola nuance,
perch non mi sembrava decoroso strofinare il proprio os
pubis contro il Direttore Artistico dell'Opera di Corte
Viennese.
Ero terribilmente amareggiata per come stavano le cose.
Mi ero aspettata di divenire la musa di Mahler, e invece
sembravo la sua cameriera. Mi parlava appena, se non per
dare istruzioni, e poi me ne impartiva altre per mezzo di
bigliettini. Sembra che il mio esempio non ti abbia insegnato
molto. Ti perdi in continuazione in cose irrilevanti. Fammi
dunque il favore di pensare a come puoi migliorarti. Non
uscivamo mai perch lui considerava la vita di societ una
sciocchezza, e io vestivo in modo piuttosto trasandato perch
lui considerava una sciocchezza anche gli abiti eleganti.
Cos me ne stavo a casa, grassa e gravida, con le caviglie
gonfie come quelle di una vecchia signora, a pensare che il
mio bambino sarebbe stato un bastardo. Sar anche stata
nietzschiana, ma tutto ci mi turbava non poco! Mi misi a
bere a pi non posso. Incominciavo con un po' di rum
nella mia cioccolata mattutina, poi prendevo uno Schnaps
con il pt del mattino, del vino a pranzo, e quindi sorseggiavo
Bndectine fino all'ora di cena. Bere mi rendeva
pi calma e un po' pi sorda: era come se mi ovattasse.
Facevo ruotare la testa in cerchio sul collo e ascoltavo i
leggeri scricchiolii dei miei legamenti. A letto me ne stavo
sveglia a revisionare mentalmente vecchi Lieder e a lamentarmi
tra me e me. Provavo rispetto per Mahler che sapeva
concentrarsi su se stesso pi di me - in questo era proprio
come Papi - e mi dicevo che mi ero aspettata che il matrimonio
fosse una grande sfida, come quando Sigfrido aveva
dovuto forgiare Nothung, e che dovevo mostrarmi degna,
e che forse era cos che erano fatti i matrimoni giudei, tutti
austerit e Vecchio Testamento, e che Mahler era una di
quelle gran teste di ebreo, e forse quel matrimonio era
troppo intelligente per me. E poi pensavo Quante storie: se
volessi potrei buttarlo gi in un colpo solo!
In autunno facemmo ritorno a Vienna.
Dissi: Presto sar Natale.
Era un'accusa. Mahler sprofond lo sguardo nel suo libro.
 tutto diverso da come mi aspettavo che sarebbe stato
dissi. Io credevo che avremmo...
S?
Non ho niente da fare mormorai.
Ma se sei la padrona della casa! grid strabiliato.
Non puoi pretendere che... dissi, con molta calma e
chiarezza.
Lui attese.
Non ne sono capace... La stuoia del salotto  un'infamia.
C' da vergognarsi a ricevere ospiti. Se mai dovesse
succedere.
Ma Almi, compra una stuoia nuova, allora. Comprane
dieci, se la cosa ti rende felice! Dal momento che era
troppo lontano per afferrare il mio braccio in un gesto di
conforto, al suo posto afferr il bracciolo della poltrona.
Certo... aggiunse poi maliziosamente, sempre che il
tuo tetto di spesa lo permetta...
Presto sar Natale.
Di nuovo sospir.
E ancora una volta noi faremo finta di niente.
Com' possibile che i cristiani si affezionino a una simile
sciocchezza pagana?
Rende la stagione pi gradevole. Altrimenti rimane solo il freddo.
A me manca la pazienza.
La notte scorsa ho fatto un sogno. Veniva una lucertola
verde... si infilava dentro di me.
Mio Dio, la gravidanza procede bene?
La cameriera mi sentiva urlare e la tirava fuori per la
coda. Ma quella si teneva con i denti alle mie interiora. E
cos mi ritrovavo rotta e svuotata, come la carcassa di una
nave incagliata.
Vieni qui mi invit. Sentivo il suo odore acre. Mi appoggi
le labbra sulla fronte. Tranquilla disse.
Quando ero bambina a Natale mettevamo delle lampade
per terra a formare un palcoscenico, e facevamo un masque.
Dopo mangiavamo pan del vescovo con composta di
albicocche. E a Capodanno facevamo sempre una fusione
di piombo.
Ne ho sentito parlare.
Si versa un poco di piombo fuso nell'acqua fredda.
Prima che compissi dodici anni al mio posto lo ha sempre
versato Papi, poi ho avuto il permesso di farlo da sola.
Quando il piombo si  raffreddato, si cerca la forma che
ha preso in un libriccino che ti dice come sar l'anno che
viene.
Non abbiamo l'apparecchiatura per fondere il piombo.
Non c' bisogno di alcuna apparecchiatura, Gustav. Si
fa sul fuoco di cucina.
Davvero? disse. Come un uovo strapazzato? Non
avevo idea che avesse un punto di fusione tanto basso.
In questo modo era diventata una questione scientifica,
e fu cos che ottenni la mia cerimonia di fusione.
Appendemmo lanterne di carta laccata arancione alle finestre
dell'appartamento. Io mi feci una toilette accurata.
Tenni gli occhi chiusi mentre la friseuse mi intrecciava i
capelli sopra e sotto con le sue forti dita. Per levarmi il solito
sapore di vomito, cercai di addolcirmi la bocca con il
punch di Capodanno. Ero agli sgoccioli della gravidanza, e
indossai un abito dritto in stile Reform delle Schwestern
Flge, a larghe strisce beige e blu. Secondo Mahler ricordava
la fodera di un materasso, ma era contento di avere
una moglie che sapeva apprezzare abiti cos avanzati. Da
parte sua, lui indoss un panciotto nero che gli anni avevano
reso quasi verde, e ripesc da qualche parte un terribile,
cupo Rotwelsches Glass, lo appoggi sulla credenza e si
mise a pulirlo. Aveva un'iscrizione in argento e riproduceva
un palazzo e la data del 1818.
Che cosa  accaduto nel 1818? domandai.
Non lo so disse lui, passando a pulire la credenza, e
poi il pavimento di fronte a essa. Ma non ti pare bella?
E fu colto da una frenesia di pulizie finch la servit non
riusc a fermarlo.
Era quasi mezzanotte quando riuscimmo a ottenere che
il piombo si fondesse per bene. La cuoca ci stava a guardare
a braccia conserte. Eravamo nella sua cucina, a fare
cattivo odore.
Per primo disse Gustav, dobbiamo versare per il
bambino. Avvolse uno strofinaccio attorno al manico del
tegame di ferro e, plip, ne vers un goccio nel catino. A
contatto con l'acqua il piombo emise un suono simile a un
colpo di tosse e fece levare una nuvoletta di vapore. Meglio
lasciarlo raffreddare per un poco.
Gusti, non  necessario aspettare tanto dissi. Passami
il cucchiaio. Ebbene, non ne hai versato granch, vero?
E solo un piccolo... sassolino rotondo. Hai fatto un sasso
per il nostro bambino.
 rotondo come il mondo disse Mahler. Perch il
nostro bambino  il mondo intero. E luccica. Non me lo
aspettavo. Ora devi versare il tuo.
Attenta! Lo tieni ben saldo tra le mani?
Ho sempre avuto paura di farlo cadere!
Stai andando benissimo. Plup! Quanto trambusto. E
ora il cucchiaio. Mi permetti? Ah.
 orribile dissi.
 splendido. E un uccello.
Forse un rospo.
Che sciocchezza.  una bellissima colomba in volo.
Vediamo che cosa dice il tuo libro a proposito di colombe.
Dove sarebbero le ali? E una colomba davvero tapina,
se non ha ali. Ecco qua: rospo o rana. Oratori & Pugnanti.
Contemplazione di balzi. Un Anno di Dispute. Sembra verosimile.
Gustav, che cosa fai?
Stava cercando di infilzare il grumo di piombo con una
forchetta. Voglio fare un piccolo foro qui, finch  ancora
morbido, cos da poter portare la mia colomba in volo
a un laccio intorno al collo.
Stai assassinando la mia colomba!
Non  pi un rospo, adesso? S, a quanto pare ho fatto
un pasticcio.
L'hai rovinata iniziai a piangere.
Credo che basti cos. Ci pensate voi a pulire? disse
alla cuoca. Torniamo di l e sediamoci un poco in comodit.
Vieni qui vicino a me batt una mano sul cuscino del
divano. Cerchiamo di essere amici. Oh, avanti, Almschili,
non starai piangendo per un poco di piombo? Io non credo
disse in tono prudente, che tu mi ami abbastanza.
Avresti dovuto pensarci prima che ci sposassimo.
Gustav replicai piagnucolando, porta male... non
abbiamo versato il tuo futuro.
Che cosa pu volere un vecchio dal futuro?
Tutti vogliono un futuro gridai.
Non ci volle molto perch, anche grassa com'ero, ricominciassi
ad avere dei piccoli flirt. Diventai molto amica
del pianista Gabrilowitsch, che Mahler aveva conosciuto a
Essen. Era un russo ebreo, un omuncolo malandato come
ci si pu ridurre solo mancando di esercizio. Avete una
musicalit possente gli assicurai ammiccando. Poi ci fu la
volta di Charpentier, con il suo berretto nero e le unghie
rosicchiate. Mahler stava dirigendo la sua Louise. Mi pestava
i piedi, mi schiacciava il ginocchio e cercava di convertirmi
al socialismo. Questi uomini erano tutti musicisti, naturalmente,
e non andai a letto con nessuno di loro. Non
sarebbe stato puro. Pfitzner lo incontrai mentre eravamo a
Krefeld per la prima esecuzione della Terza di Mahler. Un
pomeriggio la cameriera ci port un biglietto da visita. La
nostra stanza aveva un grande letto nascosto in un'alcova
dalle tende nere, e quando Mahler lesse il biglietto, mi
chiese di nascondermi in quella grotta coniugale.
Ti spiace, Almschili? disse. Si tratta di un uomo
che ha scritto una brutta opera. Insiste per vedermi. In effetti
 poco educato da parte sua, e tuttavia non  necessario
infliggergli un rifiuto sotto gli occhi di una donna.
Mahler chiuse la tenda di velluto e io rimasi l a soffocare
nell'oscurit. Avevo bevuto parecchio vino, a pranzo.
Era piacevole poter nascondere la mia faccia accalorata. I
tendaggi, l'ebbrezza, la sordit, tutto mi fece sentire come
se la mia testa sprofondasse nel mare. Ci fu silenzio, poi
pressione, poi una quantit di impicci. Il visitatore aveva
una voce acuta e stridula. Tanto, disse, e possibilit, e comprenderete.
Mahler rispose: I buoni sentimenti sono una
buona cosa. Ma signor Pfitzner, nel vostro stufato non ci
sono patate: solo una sorta di gradevole salsa. Non va.
Pensa? Non va?
Abbracciare il cuscino mi aveva messa in un tale stato
d'animo di tenerezza che volai fuori dalle tende e presi
una mano dell'uomo tra le mie. Dietro agli occhiali, i suoi
occhietti erano sbigottiti, sembravano faville. Non siate
triste, Herr Pfitzner dissi a voce alta,  solo il modo di
fare di mio marito. Gustav, lo so che non sei un uomo insensibile.
So che non hai dimenticato la tua giovinezza.
I due guardarono a bocca aperta quell'angelo rampognante
saltato fuori da letti segreti. Mahler era troppo stupito
per arrabbiarsi.
Alma disse pensosamente, ti presento Herr Pfitzner.
Herr Pfitzner, questa che svolazza in giro  mia moglie.
Pfitzner aveva le spalle curve e i baffi cascanti. Tornati a
Vienna, venne nel nostro salotto una volta che Mahler era
fuori per lavoro, mi preg di fargli sentire i miei Lieder e
disse: Ah, se solo egli potesse lavorare con me per sviluppare
un simile talento! Mi abbracci i fianchi e grid:
Sono nelle vostre mani. Io gli diedi qualche dolce pacca
sulla nuca. Lasciai i suoi spartiti aperti sul pianoforte di
Mahler ogni giorno. Era abitudine di mio marito suonare
qualsiasi cosa vi trovasse, cos alla fine si abitu a Die Rose
vom Liebesgarten e acconsent a metterla in scena. Ma
scrisse: La mia opinione su P. rimane inalterata. Grande fascino
emotivo e coloristicamente molto interessante. Uova di
rana e fanghiglia con una tensione continua verso la vita,
ma la creazione si ferma a un livello molluscoide. "Fiori,
nient'altro che fiori."
E va bene, pensai. Sono in un vicolo cieco.
Mami mi disse: Nulla pu prepararti al dolore del parto.
Per adesso mi hai preparata tu scattai.
Ovviamente, non era cos. Fu un parto podalico, e il
travaglio non finiva pi. Era come se i miei ventitr anni
fossero stati un breve sogno, e alla fine mi fossi risvegliata
nel mondo reale, un luogo rosso, in cui creature squarciavano
altre creature gonfie con lingue di acciaio ricurve.
Mahler camminava nervosamente per l'appartamento gridando:
Come pu un uomo infliggere un simile tormento
alla persona che pi ama e via dicendo. Ma quando gli
spiegarono che la bambina era apparsa per il verso sbagliato,
scoppi nella sua fragorosa risata e disse: Questa s
che  mia figlia! La prima cosa che mostra al mondo  il
deretano! Ecco cosa pensa di noi!
All'inizio tutto quello che riuscii a pensare fu Grazie a
Dio  finita. E poi Mio Dio, adesso ho un bambino di cui
occuparmi, proprio quando sono cos esausta!
La piccola se ne stava immobile come fosse morta, blu e
appiccicosa. La chiamammo Maria, come la madre di Gustav,
ma per noi divent subito Putzi. La testa sembrava
una cagliata di latte con qualche capello sparso. Mi augurai
che non richiedesse nulla di complicato o spiacevole.
Nel diario scrissi: Non ho ancora trovato l'amore giusto da
dare alla mia bambina.
Mahler invece le era affezionatissimo. Quando Putzi era
malata, la prendeva tra le braccia e camminava per ore
cantando per lei. Era sicuro che fosse l'unica cosa che potesse
guarirla. Quando andava a dirigere orchestre straniere,
scriveva a casa tutti i giorni per chiedere di lei. E come
sta la mia Putzen? scriveva. Che progressi si stanno compiendo
nelle due opposte regioni del suo essere, di sotto e di
sopra, di dietro e davanti? Quando fu un po' pi grande,
lei andava nello studio del padre ogni mattina, e i due parlavano
per ore dei loro affari; lui le raccontava la favola di
Gockel, Hinkel e Gackelela. Per quelle chiacchiere lui la
portava con s perfino nella Huschen, dove a me era
proibito andare. Poi tornava mano nella mano con il padre,
tutta sporca di marmellata, con i capelli neri spettinati
e uno sguardo di sfida negli scuri occhioni blu. Miss Turner,
la governante inglese, era scandalizzata.
Mahler individu un punto pianeggiante vicino alla riva
del lago, lo fece recintare dal giardiniere e vi fece versare
dieci fiorini di sabbia fine, per farne un campo giochi.
Cos vicino all'acqua... Sei pazzo? dissi ingelosita.
Verr uccisa da un serpente.
I serpenti velenosi sentenzi lui, vivono solo in luoghi
particolarmente caldi e asciutti: chiedilo a qualsiasi medico.
Rovist tra la sabbia, rastrellando ed esaminando
dei grumi, quindi fece un giro intorno per saggiare la tenuta
della staccionata. Quando Putzi giocava l, lui scendeva
a gattoni e i due si guardavano l'un l'altra come un uomo
studia la tavola da biliardo prima di dare il colpo.
Portammo Putzi a un balletto e lei dopo si mise a camminare
ovunque sulla punta dei piedi, con uno sguardo
colmo di speranza. Le diedi un paio di monete, e lei le
chiam "i miei soldi". Se si sporcavano di terra si metteva a
piangere, anche se a lei stessa non spiaceva insudiciarsi. Insisteva
che Mahler la guardasse mentre Miss Turner le faceva
il bagnetto. Se ne stava tutta lucida e grassoccia nel
catino di zinco, sollevava le braccia e si girava su se stessa
cos che Miss Turner potesse finire.
Fra poco sarai pulitissima rimarcava Gustav.
 il mio bagnetto insisteva lei.
Se entravo io, si dava delle manate sui fianchi e gridava:
Noooo, Papi. Papi.
Io non posso guardarti, fagottino?
Quando sono asciutta spiegava lei.
Ma non appena era vestita, lasciava suo padre e correva
da me, e si mostrava tutta impettita, sollevandosi i capelli
umidi con entrambe le mani, finch non le dicevo che era
bellissima. Allora, soddisfatta, se ne tornava da Miss Turner.
Io ero stata entusiasta di portare in grembo il figlio di un
uomo - sangue, sacrificio, era tutto molto wagneriano - e
mi piaceva l'idea di un bambino che avesse, per esempio, il
genio di Mahler e la mia bellezza e forza. Ma pensavo che
i bambini dovessero essere come i Lieder. Li concepivi in
estasi, li revisionavi un po', e poi la cosa era finita. Il fatto
 che dalla mia infanzia fino al giorno in cui sono morta
ho sempre provato orrore all'idea di essere madre. Non
volevo essere come Mami. Non volevo sbrigare tutte quelle
deprimenti faccende appiccicaticce. Fu un tale sollievo scoprire
che di quegli aspetti si sarebbe presa cura Miss Turner.
Aveva lei in carico la nutrizione e i sonnellini e il gioco
e i pasticci, e appena prima di cena si portava via Putzi,
e quando rivedevo mia figlia era gi a letto, spazzolata e
splendente come fosse stata tirata a lucido. Una donna del
mio tempo e della mia classe sociale non vedeva molto i
propri figli, e a me stava bene cos.
Ma a volte ero colta dal timore di essere una cattiva madre.
A dire il vero mi pareva spesso che Putzi fosse figlia
di Mahler e non mia. Cos una sera, dopo il bagnetto, dissi
a Miss Turner: Lasciatela un po' qui con me.
Come desiderate, madam disse Miss Turner disorientata.
Volete che io... Suonate pure per chiamarmi. Naturalmente
disse, e spar.
Putzi rimase in piedi a gambe divaricate, come un piccolo
Colosso di Rodi o un piccolo Mahler, proprio nella
posa che assumeva lui quando impartiva lezioni o rampogne.
Se avesse avuto indosso un panciotto, Putzi vi avrebbe
infilato i pollici.
Allora le dissi. Come vanno le cose?
Mi guard come se fossi pazza.
Continu a farlo per un pezzo. Era una situazione orrenda,
semplicemente orrenda, ma mi vergognavo di richiamare
cos presto Miss Turner. Alla fine, non sapendo
che altro fare, dissi: Ti piacerebbe vedere delle cose belle?
e la portai alla mia stanza della musica.
Putzi si ferm appena oltre la porta e si guard attentamente
intorno, come fosse in cerca di nemici. Quindi corse
al pianoforte e lo spinse con tutte e due le mani. Non si
mosse. Si sollev sulle punte e ne tocc lo spigolo superiore,
poi mi guard con aria interrogativa. Cerc di camminare
lungo la curva del pianoforte continuando ad accarezzare
lo spigolo con la mano, ma non era semplice, e alla fine
si sedette. A quel punto fu incuriosita dai pedali, li raggiunse
camminando a quattro zampe sotto al pianoforte e
li afferr. Questo  il mio pianoforte le dissi, in un tono
stupido. Il tuo Papi ha il suo nella Huschen, e io ho il
mio qui, e nel soggiorno ne abbiamo uno che suoniamo assieme.
Ci avrai sentiti suonare assieme, non  vero?
No disse. Anche i pedali non erano semplici.
Ebbene, lo facciamo ripresi. Anche se da qualche
tempo non capita pi tanto spesso. Sollevai il coperchio
della tastiera e dissi: Questi sono i tasti.
Lei li colp ripetutamente con una mano aperta, facendo
scaturire un suono sguazzante.
Hm no intervenni. Non si fa cos. Devi premerli in
modo corretto.
Ci pens su un momento e poi li schiaffeggi a due mani.
Ciaf, ciaf feci io. Non mi stai a sentire.
Putzi si aggrapp ai tasti con entrambe le mani e si mise
a saltellare su e gi.
Ma tu guarda un poco questa piccola sfrontata!
scherzai.
Putzi sorrise divertita.
Mi sedetti sul panchetto, la presi in grembo e afferrai il
suo piccolo indice della mano destra. Con delicatezza, lo
pigiai sul tasto del do centrale. Ecco dissi. Glielo feci
premere da sola qualche volta, e poi feci danzare le mie dita
attorno al suo do centrale per creare accordi diversi.
Quindi passai a spiegarle dei tasti neri, di come si inserivano
tra quelli bianchi e rendevano le cose pi interessanti.
Adesso era quieta, stava pensando. Mi parve cos strano
avere in grembo quella piccola persona che aveva le sue
opinioni. Pensai che forse le sarebbe piaciuta una canzone,
cos attaccai a suonare Ach Du Lieber Augustin, ma poi mi
fermai imbarazzata, perch non era adatta. Mi pareva che
meritasse qualcosa di veramente bello. Cos mi misi a suonare
il mio pezzo favorito. Mi misi a suonare, per questa
piccola bimba di due anni, la morte di Isotta, il brano che
lei canta sul cadavere del proprio amante.
Ebbene, le piacque. All'inizio prese a schiaffeggiare di
nuovo i tasti e a sbattere eccitata i calcagni contro i miei
stinchi. Ma quando si rese conto che cos facendo rovinava
la musica, si calm. Alla fine appoggi semplicemente le
manine sui miei avambracci, come se tenesse le briglie.
Cantai: O forse io sola odo / questa melodia, che s mirabile?
Pensai che Mahler sarebbe venuto a lamentarsi per il
baccano, ma non lo fece. Suonai lentamente, come vuole
quell'aria. Difficilmente una bambina qualsiasi sarebbe rimasta
buona per tutto il tempo che dur. Era come se capisse
davvero la musica, e io ebbi la sensazione, molto vaga
e confusa, che forse non era solo la figlia di Mahler.
Forse era anche figlia mia.
Quando giunsi alla fine, picchi i talloni arrabbiata.
Bene dissi, avremo ancora occasione di fare musica
assieme. Ti andrebbe?
Putzi cap di essere stata congedata, e scivol gi dal
mio grembo, con grande dignit.
Poi si gett su di me, afferr la mia gonna con i suoi
pugnetti e gett la testa tra le mie gambe, come se stesse
cercando di farsi strada per rientrare dentro di me. Che
cosa fai? Insomma, mi fai male! dissi.
Lei emise un grido e corse via da Miss Turner. Non saltell
come fanno i bambini piccoli, ma corse con passo sicuro,
e in un attimo era sparita.
Fu cos che, a poco a poco, iniziai ad abituarmi alla mia
vita, e a vedere anche qualche aspetto positivo nel mio matrimonio.
Per esempio, a Mahler piaceva parlare di noi due
come di va e Hans Sachs dei Maestri Cantori. Il vecchio
maestro cantore innamorato della giovane bellezza! La trovavo
una cosa adorabile. Poi mi portava in barca a remi
per il lago, senza sosta. Una volta che era a Salisburgo per
un Figaro, buttai gi il coro Of'Alles vergnglich a memoria
e glielo spedii. Mi rispose: Che cara lettera! Che destrezza
stupenda! Ho corretto solo un paio di insignificanti dettagli.
E rientr a casa portando una cassa intera di marzapani
di Salisburgo, perch sapeva che mi piacevano i dolci.
Una volta che eravamo appoggiati alla balaustra di marmo
della Hofoper, quando si accorse che la pietra era fredda,
fece scivolare il braccio sotto il mio, cos che il mio braccio
non appoggiasse sul marmo freddo. E una volta che nella
Bosendorfersaal un tanghero enorme aveva fischiato il Pelleas
e Melisande di Schnberg, Mahler si avvicin a lui con
passo deciso e gli grid: Voglio proprio vedere in faccia
questo bellimbusto che fischia! Non gli era neppure venuto
in mente che una persona sciocca potesse anche essere
pericolosa. Sarebbe stato preso a botte se Moll non fosse
sopraggiunto a infilare il suo corpaccione tra i due. Dopo
la recita, Mahler si spinse fino davanti alla prima galleria
e applaud forte fino a che non se ne fu andato l'ultimo
dei nemici di Schnberg. Pi tardi mi chiese timidamente:
Ti  piaciuto? Sembrava cos intenzionalmente brutto.
Ma io sono vecchio, e forse il mio orecchio non  abbastanza
sensibile. E aiut il compositore pi giovane con
del denaro.
Una notte scese nella mia stanza da letto abbracciato al
blocco in cui stava buttando gi la sua Sesta. Accese la
lampada, si sedette accanto a me e indic con il dito. Da
qui a qui disse. Questo sar il tema principale del primo
movimento. Nelle mie intenzioni,  il tuo ritratto.
Era meraviglioso. Era come una specie di grande uccello
rapace che si gettava in picchiata. Era una melodia di prima
qualit, e pensai che dopotutto forse ero riuscita a essere un
poco musa. Anche se la donna di quella musica non sembrava
troppo piacevole. Ahim dissi, non sono sicura
di voler essere compagna di un simile tema.  feroce.
Volevo fare il tuo ritratto. Non so se ci sono riuscito,
ma temo che dovrai fartene una ragione!
Quando ebbi la mia seconda figlia non stetti tanto male.
Avevo l'impressione di sapere quello che stavo facendo,
come se il mio corpo sapesse gi come si fa una bella bambina.
Per alleviarmi le doglie, Gustav mi lesse Kant finch
non lo scacciai. La bambina non strill, ma piagnucol appena
quando venne adagiata su un cuscino, per la stranezza
di quel posto nuovo. Le demmo il nome di Anna Maria,
come le nostre madri, ma la chiamammo da subito
Gucki, piccola osservatrice, a causa dei suoi grandi e curiosi
occhioni blu. Pi tardi Mahler mi svegli dondolando
sulla mia faccia un enorme cervo volante che aveva catturato
nel parco. Gli insetti di solito lo spaventavano, ma
aveva il volto colmo di felicit, ed esclam: So che ti
piacciono gli animali!
Stavo sognando gli dissi, che avevo sposato uno
sciocco, che mi sventolava coleotteri davanti al naso.
Sei esausta per il travaglio spieg lui. Fece dondolare
l'insetto davanti ai propri occhi e ammicc. A ben guardare,
il dorso  di un bellissimo colore. Ma sar meglio restituirlo
alla natura.
Ti somiglia gli gridai dietro.
Ebbene, penso che tu non sia gentile. Ma non posso
arrabbiarmi con te! Perch la sola cosa pi bella della mia
Anna  la mia Putzi, e la sola cosa pi bella della mia Putzen
 la mia Annerl, e la sola cosa pi bella di ogni cosa 
ogni altra cosa, e tu sei la pi bella di tutte. Tranne che
per le tue figlie.
Stavo solo scherzando mormorai. Ti ho dato due figlie,
e credo di essere in diritto di fare una piccola battuta
di spirito.
Sei in diritto del sole e della luna e non ti sventoler
mai pi un insetto sotto il naso.
No... vieni a sederti qui accanto a me.
Sei in diritto anche di questo.
Voglio dormire ancora un momento. Ma siedi qui con
me.
S, s acconsent. Me ne star qui seduto e penser
a tutte le mie figlie.
Dormii un poco, e un poco rimasi sveglia. Quando mi
svegliai del tutto, era gi il crepuscolo, e la stanza si era
fatta buia. Mahler era sulla sedia accanto al letto, con la figlia
appena nata tra le braccia. Erano assopiti tutti e due,
con la bocca aperta. L'ombra rendeva i loro volti molto
semplici e puri. Mio Dio, sembravano una Nativit!
A quel tempo vedevamo l'America come un luogo barbarico
e semiselvaggio. Cos, quando pensavamo alla Metropolitan
Opera House, cosa che non succedeva spesso, ci immaginavamo
un tendone in mezzo a un campo. In realt
era una grossa protuberanza barocca sulla Broadway, a
New York, con trentacinque grandi palchi per i trentacinque
azionisti della Metropolitan and Real Estate Company.
Si trattava dei Vanderbilt e di qualche altro danaroso americano,
che avevano deciso di costruire quell'edificio per il
semplice fatto che non vedevano ragione per non avere un
teatro dell'opera. Nel 1903 avevano assunto un vecchio impresario
tedesco di nome Heinrich Conried. Conosceva
tutte le persone pi importanti d'Europa, e fu incaricato
di metterle su una nave e portarle a New York, un poco
come faceva J. P. Morgan con le pale d'altare. Conried prenot
un Parsifal e la Salom di Strauss, ingaggi Caruso e
Fremstad e Knote, e a un tratto prese a tempestare anche
mio marito di telegrammi infuocati.
Inizi a farsi sentire pi spesso nella primavera del
1907, proprio quando i problemi di Mahler con la Hofoper
si stavano facendo insostenibili. L'ultimo era stato per
via del suo maestro scenografo, Alfred Roller. Era un pittore
che prima di essere ingaggiato da Mahler non aveva
mai dipinto una scenografia. Per, proprio come Mahler,
odiava i vecchi fondali, motivo per cui Mahler lo adorava.
Per il Don Giovanni Roller aveva costruito due grandi torrette
che cambiavano d'aspetto e funzione a ogni scena
grazie a un ingegnoso gioco di luci elettriche. Per il finale
faceva srotolare velluto nero sul palco fino a inghiottire
completamente Don Giovanni nell'oscurit. Era esattamente
il tipo di cose di avanguardia che piacevano a Mahler.
Cos quando Roller annunci che avrebbe voluto fare la
coreografia di un proprio balletto, Mahler disse che gli
avrebbe dato tutto ci di cui aveva bisogno. Roller indisse
una prova nel suo ufficio proprio quando il maestro coreografo
ne aveva fissata una delle proprie, e il maestro coreografo
si era ritrovato con un palco deserto. Il principe
Montenuovo mand a chiamare Mahler e gli disse: In
dieci anni di vostro servizio, questa  la prima volta che
vengo a sapere che siete venuto meno ai vostri doveri. Per
usare una vostra espressione, Herr Direktor, questa  trasandatezza.
E voi, tra tutti, siete quello che meno pu permettersela.
Alla fine di quello scambio di vedute cominciarono a
parlare delle dimissioni di Mahler.
Non so neppure chi le abbia proposte per primo mi
raccont Mahler scuro in volto.
Comunque sia, mi pare un'idea eccellente dissi. Ero
furiosa. Avevo voglia di correre all'Hofburg per dire al
principe tutto quello che pensavo di lui. Vienna non ti
merita. Quei piccoli miserabili funzionari non hanno fatto
altro che brigare per metterti i bastoni fra le ruote. Nessuno
di loro ha la grandezza di spirito necessaria per comprendere
il tuo lavoro dissi, dimenticando che di solito
neanche a me piacevano le sue cose. Che bisogno hai di
quelle nullit? Abbiamo cinquantamila fiorini in banca. E
che mi dici di Conried? Questi ci aveva telegrafato per
avvertirci che stava andando a Berlino.
Cos Mahler sal sul treno per Berlino insieme alla sua
aspirina e pochi giorni dopo mi scrisse che Conried gli
aveva offerto lo stesso ingaggio che a Caruso. Concluse la
lettera cos:
bacio bacio
4 anni e 6 mesi a 125.000 corone
che fanno 1 milione di corone
o una presenza annuale di 6-8 settimane come ospite
a 50.000 corone l'anno
che fanno 200.000 corone in quattro anni
bacio bacio
Le dimissioni di Mahler vennero accettate, e a giugno ci
recammo a Maiernigg come al solito. Eravamo cos eccitati
che riuscivamo a stento a mangiare. Il pensiero di una
nuova vita ci deliziava. Ma non eravamo l che da due
giorni quando Putzi entr nel mio salotto. Emetteva un
brutto e profondo colpo di tosse dopo l'altro. Sembrava
un uomo grasso di mezza et il cui catarro  pietrificato
dai sigari. Dopo ogni colpo di tosse, assumeva un'aria pensierosa
e preoccupata. Putzen! dissi. Vieni subito
qui.
Voglio la zuppa disse.
Ma a te la zuppa non piace obiettai.
Il collo mi sta mordendo. Mi sta mordendo dentro.
Ed emise un altro ringhio profondo. Mi appoggi le mani
in grembo e sollev un ginocchio come a scalare, per mostrare
che voleva essere presa in braccio. La sollevai. Era
pesante.
Anna aveva seguito Putzi dentro la stanza, ma era rimasta
presso la porta. Ormai aveva tre anni, ed era una bambina
bella e adorabile, piuttosto magra, con l'abitudine di
muoversi svelta intorno per poi fermarsi improvvisamente.
Era una bambina preoccupata, sempre in attesa di una calamit,
e avevamo visto giusto a chiamarla piccola osservatrice,
perch scrutava sempre tutto e tutti con quei
suoi grandi occhioni blu. Indic la sorella e disse: Fa un
rumore strano e poi attese che le dicessi che andava tutto
bene.
E hai uno sfogo sulla pelle dissi a Putzi con terrore e
disapprovazione. Aveva un respiro rauco e faticoso. Si agitava
sul mio grembo senza riuscire a star ferma.
In quella entr Mahler.
La stai tenendo sottosopra disse.
Cos va meglio disse Putzi. Un poco.
Putzen disse lui, perch hai quel colorito?
E lei toss.
Cos mandammo a chiamare Blumenthal. Visit Putzi
nella nostra anticamera da solo insieme a Miss Turner,
quindi usc, si richiuse la porta alle spalle e mi domand:
Dov' Herr Direktor?
Nel suo studio. Vado a chiamarlo.
Lasciamolo stare. Vostro marito  una persona... eccitabile,
non  cos? Temo di dovervi parlare seriamente,
Frau Mahler, e vi chiedo di affrontare le mie parole con il
coraggio di una donna.
Un'infreddatura sussurrai. Un'infreddatura e uno
sfogo cutaneo.
Mi dispiace. Scarlattina e difterite disse. Dobbiamo
aprirla.
Dobbiamo... che cosa?
Aprirla disse, e fece un segno con il grosso dito indice
contro il suo pomo d'Adamo.
Mi aggrappai alla sua manica. Volete tagliare la gola di
mia figlia?
Una tracheotomia, Frau Mahler. Dovete capire, si 
formata una falsa membrana. La bambina non riesce a
espirare abbastanza aria. Dobbiamo fare un'incisione, solo
una piccola incisione sotto l'istmo tiroideo, cos da potervi
infilare una cannula. Avete una stanza esposta a nord? E
un tavolo robusto. Normalmente le avrei dato dell'olio di
ricino in schiuma di birra per, come dire, ripulirla un poco,
ma non credo che vi sia pi tempo. Mi occorre il vostro
aiuto per il cloroformio. I bambini tendono a rifiutare
la maschera. Forse se voi, che siete la madre, ci aiutaste a
tenergliela ferma... Potremmo anche farne a meno: mi rendo
conto che vi sto chiedendo molto.
 solo una bambina strillai. Una bambina piccola!
Frau Mahler disse lui pazientemente, mi sentite?
Tutta la sfrontatezza di Putzi, che amavo tanto, se n'era
andata. Si era trasformata in una piccola bestiolina tutta
rossa con una grande, inutile bocca spalancata. I suoi occhi
blu si erano ristretti, e non vedevano altro che ombre
che la tormentavano e non la lasciavano respirare, e cercava
di scacciarci tutti via a'manate. Mami venne ad aiutarmi
a portare Putzi nella mia stanza. Mahler strisci fino alla
porta, singhiozzando rumorosamente, e poi scapp via per
sfuggire al suono straziante del respiro della piccola. Dissi
al giardiniere di mettersi fuori dalla porta della stanza di
Mahler e di non permettergli di uscire, e chiesi alla cuoca
di portare Anna con s al villaggio, per farla stare lontana.
Mi dispiace! grid Anna, si stropicciava le mani e
piangeva. Pensava che fosse tutta colpa sua, e che per quel
motivo la stessi scacciando.
Cercai di tranquillizzarla: Su, su, non c' ragione di
piangere. Ma le sue lacrime mi gettarono nel terrore. Temetti
che da un momento all'altro si sarebbe ammalata anche
lei. Su, su, avanti Gucki, non piangere. Non devi
piangere andavo blaterando. Smettila, adesso. Per l'amor
di Dio, portatela via.
Quindi andai nella mia stanza. C'era odore di carbolico.
Vi avevano portato il tavolo della dispensa e lo avevano
coperto con un panno; sopra vi adagiammo Putzi. Accanto,
sul cassettone, c'erano una pila di asciugamani, un vassoio
pieno di bisturi e un barattolo con del filo per suture
immerso in etere. Sembrava un vecchio avanzo di spaghettini
in brodo. L'infermiera si mise a lavarle il collo con
una spazzola e sapone verde. Mi portarono un catino d'acqua
perch mi potessi lavare anch'io. Il dottore prese un
tubo metallico che terminava a uncino e si mise a pulirne
l'interno con una lunga penna. Notai che avevano disteso
una tela cerata per proteggere i tappeti. Feci per accarezzare
i capelli di mia figlia, ma Blumenthal mi ferm: No!
Non dovete sporcarvi! e spinse via le mie mani. Sotto il
tavolo c'erano un serbatoio di acciaio pieno di cloroformio
e uno pieno di ossigeno. Erano collegati per mezzo di due
lunghi tubi a un cono nero con un rubinetto laterale, che
Blumenthal mi mise in mano. Dall'altra parte c'era una
grande sacca floscia di gomma, e vidi chiaramente che a
Putzi la vista di quell'armamentario non piacque affatto.
Mi chinai sopra di lei e le dissi: Fagottino, mi senti? Ti
faremo stare meglio. Ti daremo una medicina, una medicina
speciale da respirare attraverso un tubicino, che ti far
dormire. E poi starai molto meglio. Ma prima devi stare
sdraiata buona buona e respirare la medicina. Il dottore
fece un cenno del capo e io iniziai ad avvicinarle il cono
alla bocca, molto lentamente, nella speranza che lei magari
non se ne accorgesse. E invece divincol le mani da quelle
dell'infermiera e si mise a dimenarle gridando senza fiato
no, no! Funziona meglio se rimani quieta, Putzi le dissi,
con una vocina orribilmente gaia. Buona buona, e io star
qui vicino a te. Vicino a te, Putzi! Va tutto bene! Ci sono
qua io! Era incredibile quanta forza avesse. Continu
a dibattersi e a torcersi tanto che tememmo che sarebbe
rotolata a terra, e alla fine la atterrai con tutto il peso del
mio corpo, schiacciandole la maschera alla cieca sulla bocca
e sul naso e negli occhi e urlando con voce stridula:
Ci sono qua io! Ci sono qua io! mentre le lacrime mi
colavano sulla sua gola appena lavata. Blumenthal le apr
la bocca, poi la richiuse e prese a girare il rubinetto della
valvola. L'infermiera disse a voce alta: Sai quanti anni
hai, Putzi? Contali alla rovescia, tesoro.
Quella notte Gustav, Mami e io dormimmo tutti assieme
sul letto di Gustav. Stavamo cercando di sfuggire al
terribile ock ock ock che si sentiva al piano di sotto, come
un meccanismo che perdesse i colpi.
Il giorno dopo Putzi mor. Aveva quattro anni e mezzo,
ed era distesa al centro del mio letto. Mi sdraiai accanto a
lei. Il bendaggio intorno alla gola era nero di sangue. Erano
neri i bandoli di garza che pendevano. Aveva il volto liscio
e freddo. Abbassai con il pollice una palpebra che le
era rimasta socchiusa.
Blumenthal prescrisse una polvere sedativa a me e a
Mami, quindi si rivolse a Mahler. Gustav piangeva e continuava
a muovere lo sguardo inquieto da un angolo all'altro,
come un folle. Voi non credete, dottore... disse.
Non credete che si sia accorta di... Oh, Dio! Oh, Dio!
Gi che ci siete, dottore, non vi dispiacerebbe..? Mia moglie
si lamenta sempre del mio cuore.
Mi lisciai le guance screpolate e mi misi a ridere. Ock
ock ock! Non riuscivo a fermarmi. Come l'ultima fanciulla
a cui venga chiesto un ballo! Per Carit, dottore. Non
trascurate il povero Gustav.
Ma Blumenthal, con l'orecchio sul torace di Gustav, e la
barba impigliata nei bottoni del panciotto, disse: Un cuore
come questo, sapete, non  una cosa di cui potersi vantare.
A dicembre partimmo per l'America a bordo Amerika.
Mio marito, dissero, aveva una stenosi bilaterale delle valvole
cardiache, ereditaria ma compensata, e si doveva abituarlo
a camminare - quell'uomo che amava scalare le
montagne e tuffarsi nei laghi ghiacciati - facendolo camminare
prima cinque minuti al giorno, poi dieci, con un pedometro
per contargli i passi. Mahler prendeva sempre sul
serio le raccomandazioni dei dottori, e a Cherbourg scese
dal taxi come se temesse che i piedi potessero frantumarglisi
sull'acciottolato. Andammo a imbarcarci la notte. La
nave era come una montagna di lucine dall'altra parte del
porto. Quando Anna la vide disse: No.
Perch no? chiedemmo.
Ci pens su un momento e poi disse: E troppo grande.
Ci furono onde corte per tutta la traversata, e Mahler
cerc di combattere il mal di mare rimanendo rigido nella
sua cuccetta come un cardinale di pietra sulla sua tomba.
Immagino che New York ci avrebbe fatto molto effetto
in ogni caso, ma vederla allora, ancora compresi nel nostro
lutto, fu come un sogno: una citt-isola dove gli edifici sono
alti alti e tutti sono gentili, come a volte lo sono nei sogni,
e le strade hanno un numero al posto del nome, cos
che non ti puoi mai perdere. Eravamo deboli e febbrili, e
piccole cose come le strade numerate ci fecero un grande
effetto. Sembrava davvero un nuovo mondo, e in quel momento
un mondo nuovo era tutto ci che potevamo desiderare.
Facemmo sistemare due pianoforti nella nostra suite all'Hotel
Majestic e andammo a pranzo dal grande nume
della Metropolitan Opera. Conried ci concesse udienza reclinato
su un divano sovrastato da un baldacchino a frange,
sorretto da colonnine color zucchero d'orzo. Alle sue
spalle svettava un'armatura completa che poteva essere illuminata
dall'interno premendo un interruttore elettrico.
Spieg che, come aveva creato Sonnenthal, ora avrebbe
creato Mahler. Gustav non riusc che ad annuire. In realt,
Conried stava morendo, per il successo della sua grande rivale,
la Manhattan Opera House, e per la consunzione
(aveva gi il caratteristico sintomo dell'euforia). Due mesi
dopo si sarebbe ritirato, e Mahler era la sua ultima grande
trovata.
Il giorno di Capodanno del 1908 Mahler fece il suo debutto
newyorchese. Ci stavamo affrettando verso l'ascensore
dell'albergo quando mi calpest lo strascico del miglior
abito da sera che avevo, strappandolo. Fece il rumore di
un sonoro peto. Mahler non voleva lasciarmi indietro, ma
io non potevo andare con lui prima di aver rammendato il
vestito. Quando suon il telefono, avevamo paura di rispondere.
Dev'essere il teatro immaginai, vorranno sapere
che cosa ne  di te.
Un'ottima domanda disse.
Gustav, farai tardi. Per favore, vai senza di me.
Da' punti pi grandi rispose lui. Sono gi stato privato
di troppo.
Mahler trascorreva le giornate a letto per non affaticare il
cuore, e lasciava la stanza solo per andare a dirigere, con il
pedometro legato alla caviglia, nascosto sotto la gamba dei
pantaloni. Mi proib di portare il lutto. Non dobbiamo
cercare a tutti i costi il favore del pubblico disse, e non
mi lasciava mai parlare di Putzi. Aveva le sue regole per il
cordoglio, come ne aveva per tutto il resto. Fu un inverno
orribile. L'inglese non mi piaceva, e ne imparai assai poco.
Tra americani ero come una bambina che non capisce le
parole dei genitori. Indossavo solo i miei vestiti preferiti e
passavo tutto il tempo a girarmi e rigirarmi su un comforter,
una trapunta di satin: fu cos che imparai a conoscere la
mestizia del conforto. Ero convinta che Dio mi avesse punita
per aver messo al mondo una figlia bastarda. Ogni due
giorni finivo una bottiglia di Bndictine; la bevevo a piccoli sorsi, e dopo mi succhiavo l'interno delle guance e piangevo.
Pisolavo tutto il giorno, e la notte, quando non riuscivo
a dormire, andavo a sedermi sulle scale di sicurezza, in
attesa di udire qualche segno di vita.
Gucki era in condizioni anche peggiori. Dopo la morte
di Putzi era stata messa in quarantena per sei settimane, e
credeva ancora che fosse stato perch in qualche modo
aveva fatto morire sua sorella. Andava di stanza in stanza,
scrutava Mahler, scrutava me. Io non volevo pi saperne,
di figlie, e trattavo quella povera bambina come un fantasma.
Mahler invece le parlava con tanta gentilezza, con
una tale piet negli occhi, che sembrava che sarebbe stata
lei la prossima a morire, e cos Gucki scappava subito da
Miss Turner. Una volta che Mahler stava lavorando a letto,
chino su un leggio appoggiato contro le ginocchia, lei disse:
Papi, non vorrei mai essere una nota. Potresti grattarmi
e soffiarmi via!
Era sempre stata orgogliosa di farci ridere, ma quella
per lei non era stata una battuta. Aveva paura.
Un giorno andammo a Filadelfia per un'esecuzione del
Tristano. Mahler ci aveva condotti tutti fino al momento in
cui gli amanti sono adagiati su un letto di fiori e Tristano
canta Cos morimmo, / perch, inseparati. A questo punto
della mia musica preferita, sentii crescere ed entrarmi nel
sangue il suono dell'orchestra. Mi sembrava di arrancare
su un campo in salita pieno di grilli. Erano insetti di ottone
dorato con la faccia di orologi da taschino, ed emettevano
un gelido ticchettio. Quando Mahler si volt verso di
me, com'era sua abitudine, trov il posto vuoto, perch
avevo avuto un collasso ed ero stata portata fuori a braccia
dal professor Leon Corning, l'inventore dell'anestesia endorachidea.
Corning era il cognato di Heinrich Knote, che faceva
Tristano, e la cui famosa voce tenorile mi era sembrata un
frinire di insetti. Mi port nel camerino di Knote e corse
in farmacia a prendere dei sali volatili. Quando Mahler accorse
dopo lo spettacolo, fuori di s dallo spavento, Corning
gli disse: Herr Mahler! Vostra moglie  una donna
sensibile!
Non avevo idea di dove fosse sussurr Mahler. Mi
sono girato e il suo posto era vuoto. Di punto in bianco!
Credo che faremmo meglio a chiamare un dottore.
Io sono un dottore. Ha bisogno di stricnina e di un
mese di riposo assoluto a letto. Ha sottoposto il proprio
corpo spieg, all'abuso di alcol.
Mi dispiace mi giustific Mahler. Ci  morta una figlia.
Ne sono al corrente disse Corning. Quando star
meglio, vorrete venire a cena da me.
La stricnina fece il suo effetto, e un mese dopo Corning
mand un'auto a prenderci, come aveva promesso. Ci ricevette
nella sua stanza della musica. Dentro c'erano tre pianoforti
a coda, uno in fila all'altro, e lui camminava su e
gi suonando il flauto. A un tratto scivol nella stanza la
moglie, vestita completamente di nero e con un volto duro
come il guscio di un granchio. La cena fu servita in una
stanzetta quadrata. Sul tavolo ardevano candele minuscole.
Corning era tirchio, e nel mezzo di ogni piatto era adagiata
una minuscola porzione di Dio sa cosa. Se la moglie apriva
bocca, lui gliela richiudeva con un'occhiata rabbiosa.
Dopo cena ci mostr il suo gabinetto. Vi trovammo cavi
che attraversavano la stanza in ogni direzione, scalette che
salivano e scalette che scendevano e un antico patibolo di
ferro. Apr una porta che dava su una cella rivestita di rame
in cui ai pazienti veniva fatta perdere conoscenza facendo
loro respirare aria condensata. Bisognava chinarsi
per non sbattere contro il soffitto basso. All'interno c'era
un divano imbottito, e un libro aperto giaceva sul pavimento.
Non sembra tanto male, qui disse Mahler.
Entr nella cella e si adagi sul divano.  comodo
comment.
Richiusi la porta alle sue spalle e girai il volano. Si
chiude cos?
Corning disse: Una coppia amante della scienza! S,
cos.
Al centro della porta cera uno spioncino di vetro spesso:
sembrava di guardare attraverso il miele. Dall'altra parte
incontrai gli occhi divertiti di Mahler.
Pu respirare, l dentro?
Per qualche tempo, madame.
Potremmo sentirlo, se urlasse? Grida, Gustav! Grida!
Temo che non possa udirvi.
S, avete proprio ragione. Non pu udirmi.
Madame?
Sono convinta, Herr Doktor, che sarei stata magnifica
come moglie di un medico. Sono un tipo che non si fa
sentire. Non sono come certe donne che cercano a tutti i
costi il favore del pubblico. Mi avreste trovata riposante.
Gustav non vi pare riposato? Stavo tremando come un
diapason. Gustav si era appoggiato su un gomito e osservava
la mia faccia attraverso lo spioncino. Per quanti minuti
potrebbe resistere l dentro?
Davvero, Madame Mahler, io non...
Cinque minuti? Dieci? Uno scienziato dovrebbe sapere
una cosa del genere.
Molto dipende dalla capacit polmonare dell'individuo,
e al relativo eccitamento o depressione del suo metabolismo.
Un uomo maturo di sessanta chili, dopo un pasto
robusto...
E questo  il meccanismo che controlla l'evacuazione
dell'aria?
Credo che al Metropolitan se la prenderebbero a male,
Madame, se io asfissiassi il loro direttore d'orchestra pi
importante.
Mahler si era sdraiato sulla schiena e osservava il nulla
sopra di s. Aveva assunto la sua espressione spirituale,
scontrosa e introversa, come se aspettasse uno starnuto.
Nessuno vi sta chiedendo di asfissiare alcun direttore
d'orchestra dissi altezzosa. La porta si apre cos? Ah, la
leva. Grazie.
Mahler rimase immobile per qualche istante. Poi si alz
e scosse i suoi vestitini. Riemerse lisciandosi indietro i capelli
con entrambe le mani, e disse: Bene, vedo che hai
deciso di farmi uscire. Che cosa mi stavi domandando poc'anzi?
Ti stavo chiedendo di gridare dissi.
Ormai era palese: noi due non ci piacevamo pi.
I due anni successivi furono torpidi e pieni di amarezza.
Vendemmo la casa di Maiernigg in cui era morta nostra
figlia e affittammo un maso a Dobbiaco. Per Natale tornammo
a New York, e lo trascorremmo con la soprano
Sembrich. Il suo albero di Natale prese fuoco, e per poco
non rimanemmo ustionati. Non riuscivo a smettere di ridere,
e Gustav non faceva che ripetere: Lo vedi? Lo vedi?
A Parigi, Rodin modell una testa di Mahler, e io rincontrai
Pfitzner. Un cromatismo sfacciato mormorai.
Mi stropicciai gli occhi. Ebbi un secondo collasso nervoso,
e un terzo. Gucki e io ci recammo al Sanatorium Luithlen
per farci cauterizzare le tonsille. Mahler mi scrisse: Mi hanno
detto tutto: ventiquattro incisioni senza anestetico! Ti sei
comportata splendidamente e sono convinto che ne trarrai
giovamento vita natural durante.
Louis Tiffany ci invit a casa sua. Ci condusse su per
un'ampia scalinata adorna su entrambi i lati di capanne di
indigeni sudanesi. La moglie di Dana Gibbson mi mostr
il baldacchino del suo letto ricoperto di specchi e mi
domand come mai avessi sposato un uomo cos vecchio e
brutto. L'editore musicale Schirmer ingaggi un detective
armato e ci port in una fumeria d'oppio. Il tenutario era
un ex attore del teatro cinese specializzato in ruoli femminili.
Ci mostr fotografie di signore americane e ci fece
comprendere a gesti che era stato il loro amante. A febbraio
persi un bambino, e per una settimana mi parve che
tutto avesse odore di sangue.
Una sera il nostro amico Gabrilowitsch venne a trovarmi
e grid: Mi sto innamorando perdutamente di voi!
Per amore di Mahler, aiutatemi a sfuggire a me stesso! e
si aggrapp al mio seno con entrambe le mani, come se
stesse scalando una scogliera. Quando lo spinsi via, afferr
la mia mano, e in quel momento entr Mahler.
Io non lasciai la mano di Gabrilowitsch. Con voce chiara
e consolante dissi: Coraggio! Questa  la cosa importante.
Chi  che ha bisogno di coraggio? indag Mahler.
Chi non ne ha? domandai a mia volta.
Dietro ai cerchi delle lenti, lo sguardo di Mahler era
vuoto.
Quella notte a letto si dedic a me con prepotenza. Andandosene,
mi disse: Leggiti la Sonata a Kreutzer di Tolstoj!
Cos lessi la Sonata a Kreutzer di Tolstoj. Parla di un uomo
che pugnala la moglie.
Non potevamo certo continuare a quel modo per sempre.
Una notte, quando eravamo di nuovo a Dobbiaco,
Mahler ebbe un collasso fuori dalla mia camera. Mi svegliai
scorgendo un luccichio sulla boiserie del corridoio,
come il riflesso della luna sul mare. Poi vidi il luccichio affondare
fino al pavimento. Uscii dalla stanza e lo trovai l
per terra che sbatteva le palpebre. La candela era riversa
sul tappeto. Dall'intreccio di fogliami e cartigli del tessuto
si levava un ricciolo di fumo. Ci osservammo l'un l'altra,
lui guardando verso l'alto, io verso il basso. Avevo la gola
secca per aver bevuto Bndictine e mi sembrava di non
riuscire a deglutire. Il tappeto prese a bruciare sprigionando
piccole lingue di fuoco e un odore greve, e Mahler si
morse le labbra. Io rimasi qualche istante immobile a guardare
il tappeto che si incendiava, cercando di capire se fossi
riuscita a deglutire meglio, poi finalmente estinsi il fuoco
calpestandolo con le pantofole e andai alla stanza della cameriera.
Dormiva mezza scoperta, e teneva le ginocchia
strette attorno a un cuscino, per la solitudine. Non ce la
faccio a portarlo da sola gridai. Copriti, abbottonati.
Prendilo per le gambe: tu sei giovane. Non nel mio letto.
Nel suo.
Mentre scendevamo lungo il corridoio, Mahler ciondolava
tra le nostre braccia come una borsa. Aspettava. Vai a
chiamare Blumenthal le dissi, e rimboccai le coperte sul
petto di Mahler. Avevi ragione gli dissi. Non ti amo
abbastanza. Non ti amo. Non amo nessuno.
Appoggiai la mano sul suo petto con un gesto simile a
quello di una gatta che immobilizza un animaletto con la
zampa. Gustav mi guard radioso.
Perch non mi ami?
Non attaccar briga! gridai, e lui annu. Poi borbottai.
Il tuo odore.
Almschi?
L'odore dei tuoi sigari e... il tuo. E una specie di... 
forte. Lo odio. Non hai l'odore di un uomo sano. Non vieni
da me come un uomo sano. Nessuna donna potrebbe
amare un uomo che ha un simile odore. Perch mi hai
sposata? Quell'orribile tema da avvoltoio, cos crudele, e
non ho una musica tutta mia, e nessuno mi presta davvero
attenzione. Tutto puzza! Stavo quasi strillando. Perch
tu e Gucki non ve ne andate via a vivere assieme?
Il mio ansimare dovette allarmarlo, e sollev una mano
per controllare se avevo la febbre. Lasciai riposare la fronte
sul suo palmo. Alma disse. Finirai per farti del male.
Sollevai la testa e mi sfregai la faccia bagnata.
Il mio odore disse. Poi sorrise, come faceva quando
trovava un errore in una sua orchestrazione. Lo sai, credo
che sia la chiave di molte cose. Hai agito contro la tua
natura.
Non darmi lezioni.
No, te ne ho gi date troppe.
Sono stata una cattiva moglie.
Questo non lo permetter. Nessuna avrebbe potuto
essere migliore. Ma tutti e due abbiamo ignorato la tua natura
e il risultato  questa spossatezza. Devo ammettere
che avevi una brutta cera in questi ultimi tempi. Hai intenzione
di lasciarmi?
Non attaccar briga! gridai di nuovo, e appoggiai la
guancia sul suo petto, per scivolare al di sotto della conversazione
e sottrarmi a essa. Mi accarezz i capelli. Rimasi
ad ascoltare il vecchio portone nel suo petto aprirsi e richiudersi,
e pensai Non riesco a pensare, non devo pensare,
nessuna potrebbe pensare con un rumore simile in testa.
Io ti amo, Gustav,  solo che sto sempre cos male.  solo
che sono infelice.
Stai male disse, annuendo. Parler con Blumenthal.
Conoscer qualche luogo termale. Ti manderemo da qualche
parte a riposare e a fare le cure. Prima di ogni altra
cosa, dobbiamo pensare a rimetterti in sesto per bene.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
A quei tempi la malattia era un fatto molto importante. Se
si era poveri era tutto un altro affare, un affare nel quale
invariabilmente ci si rimetteva. Ma se si aveva denaro, la
malattia era una forma di evasione, e le persone trascorrevano
un mucchio di tempo in lussuosi centri termali. Non
era sconveniente che un uomo andasse a trascorrere un periodo
alle terme, dimostrando di essersi esaurito per le importanti
responsabilit, e lo era ancor meno che dimostrasse
di potervi mandare la sua delicata consorte. Si ricorreva
alle cure termali per un esaurimento dei nervi, che era
spesso un nome elegante per noia, o per l'eccessivo adipe,
o per la gotta o, in sordina, per una gravidanza inopportuna.
Tobelbad non era lontano da Dobbiaco, e si trovava in
una valle a forma di anfiteatro tra le fitte foreste della Stiria.
Era un luogo alla moda, adatto alla moglie di Mahler,
e stabilimmo che vi sarei andata con Gucki e Miss Turner
per un periodo di cura di due mesi.
La specialit di Tobelbad era l'esercizio all'aria aperta.
A piedi scalzi, vestiti di un'orribile camicia da notte, con la
pioggia e con il vento, venivamo obbligati a fare un cerchio
con le braccia e a fletterci, o a saltellare da un piede
all'altro battendo le mani. Sui laghetti di acqua fetida si
estendeva un labirinto di pontili di legno. Grossi contadini
fulvi in costume da bagno ci aiutavano a scendere le scalette
che entravano nella melma ribollente. Poi ci ritiravano
su mezzi svenuti. Lungo i pontili erano disposte alcune casupole
dove potevamo perdere i sensi comodamente, con
panche di legno, brandine di tela intrecciata  caraffe di
acqua fresca. Poi, con le nostre camicie da notte e con i
piedi nudi bolliti ci recavamo - cic ciac - nella sala da
pranzo, sperando in qualcosa di buono. Il soffitto era dipinto
con angeli dall'aria risoluta. Brandivano pergamene e
indicavano luminose vette montuose e sedevano ai piedi di
medici vestiti di toghe bianche, intenti ad ascoltare la loro
saggezza. Quegli angeli erano vestiti come noi, ma spero
per loro che fossero meglio nutriti, perch noi eravamo
sotto uno stretto regime di lattuga e latticello. Che di notte
la povera Gucki rigurgitava regolarmente sulla trapunta.
Ma a Tobelbad c'era anche una sala da ballo, e il mio
medico aveva deciso che danzare poteva farmi bene. Il 4
giugno 1910 mi present un giovane architetto di nome
Gropius, perch mi facesse da cavaliere. E fu cos che conobbi
Walter. Mi venne prescritto, come i sali.
Walter era di Berlino, ed era un giovanotto di bella presenza.
Era alto e snello, con spalle che salivano ripide al
collo e mani forti. Gli piaceva portare i capelli scuri tirati
indietro. Aveva la punta del naso elegantemente pesante,
un poco lupesca. Gli diedi una lunga, approfondita occhiata.
Ero in uno stato altamente suggestionabile. Per un mese
mi era stato proibito di bere e di indossare il corsetto.
La camicia da notte faceva circolare l'aria attorno al corpo,
che mi faceva sentire come se stessi sognando uno di quei
sogni in cui una si aggira per il Ring in deshabill e tutto 
permesso. Walter aveva solo ventisette anni, e sembrava
uno scherzo che un ragazzo cos ben piantato, con una
pelle cos meravigliosamente chiara stesse facendo una cura
di riposo. Decisi che era un perfetto esemplare ariano,
uno, mi parve, del mio stesso tipo. E pensai anche, senza
quasi rendermi conto che lo stavo pensando, Se facessi un
bambino con lui, non morirebbe.
Quando il medico se ne fu andato, Walter disse: Non
mi fider mai pi del giudizio di quell'uomo. Se devo essere
il vostro cavaliere per tutto il tempo che sono malato,
andr distrutta la mia volont di guarire.
Stava cercando di fare lo spavaldo.
Ma Herr Gropius obiettai, siete venuto qui per recuperare
le vostre forze, e sembrereste un giovanotto determinato.
 davvero cos facile dissuadervi dai vostri propositi?
Per quello non aveva pronta alcuna battuta frizzante.
Del resto ripresi in fretta, voi uomini d'affari non badate
mai seriamente alla vostra salute. Mio marito per
esempio... voi conoscete il lavoro di mio marito?
Chi non conosce il lavoro di Herr Mahler? disse, facendo
un inchino allarmato.
Ebbene, lui non lo conosceva. Sapeva che Mahler era
famoso per un motivo o per un altro, ma a quell'epoca la
fama era una cosa che non lo interessava. Tutto ci che
sperava era di poter dare un'occhiata ai miei polpacci. O
di avere un'avventura di cui potersi vantare con se stesso.
Io avevo le caviglie giuste e l eravamo gi tutti vestiti da
letto.
Il sapore del latticello mi aveva lasciata, e mi sentivo la
lingua dolce.
Chiesi: E se camminassimo un poco? Potremmo parlare
in dettaglio della sua cura e ci mettemmo a descrivere
ampi giri sulle terrazze e sui prati che digradavano l intorno.
Mentre camminavamo, Walter si raccont. Mi spieg
che la madre era una Schamweber, discendente degli ugonotti
francesi, e che il nonno di suo nonno era stato pastore
a Helmstedt. Un suo lontano prozio aveva creato il
Gropius Diorama, che era costituito da tre paesaggi di
Schinkel da venti metri completati da luci colorate e automi
meccanici. A scuola Walter aveva costruito un modello
del ponte di Cesare sul Reno. Aveva tradotto un'ode di
Saffo. D'estate andava a caccia di lepri sulla tenuta dei suoi
genitori ed era felice. Era stato accettato nel Quindicesimo
Reggimento Ussari di Wandsbeck. L si era distinto come
migliore nel salto in alto. Un metro e dieci centimetri, disse,
senza pedana. Il suo cavallo si chiamava Diavolo. Aveva
ricevuto un'eredit dalla sua prozia ed era salpato per la
Spagna sull'Albingia. Tutti avevano sofferto il mare tranne
lui. Tornato a casa era andato a lavorare per l'architetto
Peter Behrens. Behrens era il primo vero funzionalista. Ma
poi avevano litigato, e Walter se n'era andato per aprire il
suo studio a Neu Babelsberg. Poi, esaurito dal troppo lavoro,
era venuto a Tobelbad e mi aveva incontrata.
Pi andava blaterando, pi mi piaceva. Era delizioso
avere a che fare con un uomo che non dovevo prendere
sul serio.
Poi arriv il giorno in cui si tenne un ballo, e dovetti riconoscere
che il medico non era affatto uno sciocco, visto
che mi bast aggiustare la prima piega dell'abito sulle stecche
di balena per scoprirmi completamente guarita. Walter
in abito da sera faceva un figurone. Ci fu permesso di bere
del punch, e lui fu molto cerimonioso nel riempirmi il bicchiere.
Ballando, mi guid per tutto il salone come se ogni
punto al mondo fosse facile e gradevole come il successivo.
Tenni lo sguardo fisso sulla sua florida faccia da ugonotto.
Come donna, pensai, devo guardare in faccia un uomo.
Uscimmo passando sotto a un arco lavorato a volute di
gesso e scendemmo in uno dei prati su cui avevamo gi
passeggiato discutendo il talento di saltatore di Walter. Il
pomeriggio si poteva sentire solo l'odore dell'interno del
proprio naso accaldato, ma adesso era notte nera, e dal
fondo dei prati giungeva il profumo dell'erba. Ci incamminammo
attraverso alcuni alberi esili, poi avanzammo incerti
sul greto, con la gamba a monte troppo lunga e quella a
valle troppo corta, e il punch che sciaguattava a destra e a
manca nello stomaco. Un ruscello scorreva invisibile poco
oltre le dita dei nostri piedi. In America disse Walter,
tutto  possibile.
Solo laggi?
Ho raccolto fotografie di silos per il frumento. Sono
riusciti a creare una sorta di nuovo monumentalismo. Il catalogo
Sears Roebuck vende case per corrispondenza, costruite
in serie come i trattori disse pensoso. Sapete,
non ho mai finito la Hochschule. Tutto quello che ti insegnano
l  come far sembrare vecchi i nuovi edifici. Passi
tutto il giorno a scarabocchiare fiori di loto, antefisse e
greche, e il fatto  che io non so disegnare.
Sono sicura che non  vero.
Mi vengono i crampi e spezzo la punta delle matite.
Mi portavo dietro alle lezioni un disegnatore prezzolato.
Un architetto che non disegna e una musicista che non
sente! Io sono un po' sorda...
No !
Morbillo. Da bambina. Ma mio padre disse che non
dovevo darci peso.
 stato zio Erich a insegnarmi a bere e fumare come
un gentiluomo.
Mio padre diceva che si pu giudicare un uomo da
come porta il cappello.
Lo zio mi ha fatto costruire le abitazioni per i lavoratori
della sua propriet. Sapete, nella maggior parte dei posti
del genere, i contadini vivono peggio dei cavalli... dopotutto,
i cavalli sono di sangue nobile! Ma lavorano meglio,
i contadini, se hanno luce e ventilazione appropriate. Se lo
spazio che ci circonda ha una sua nobilt, non come questo
ciarpame finto greco, ma proporzioni corrette, idonee
all'uso... Io sogno vasti edifici, come catene montuose di
cristallo.
Io sogno un giardino segreto pieno di atelier bianchi e
di canali.
Stavamo ansimando tutti e due come locomotive a vapore.
Una volta ho trovato un piccolo pamphlet mormor
Walter. Disegn con le mani un libro e fece il gesto di mostrarmelo.
Sulle Bauhtten, le casupole degli operai. Avete
presente i costruttori delle cattedrali? Costruivano le loro
capanne direttamente sotto la navata, e ci abitavano fino
a che l'edificio non era terminato. Per generazioni!
Quella s che  dedizione! Sapete,  possibile tracciare il
diagramma delle forze che animano qualsiasi struttura. 
come tenere in mano un uccellino e sentirne il battito del
cuore. Ci sono tante di quelle possibilit che a volte mi pare
che debba volarmi via la testa. Prendete la questione
della luce. Non credete che i tetti dovrebbero essere tutti
di vetro? Perch trattare i nostri fiori pi razionalmente di
noi stessi? L'edilizia potrebbe essere basata su pochi moduli
base. Scuri di alluminio sarebbero incaricati della regolazione
della luce. La felicit  una funzione del flusso.
Mi fermai, e lui mi gir intorno e si mise di fronte a me.
Sentivo l'odore delle radici possenti degli alberi. Ero un
po' alticcia. Davanti a me stava un ragazzo splendido, un
gran chiacchierone che voleva abbattere la mia amata
Ringstrasse per installarvi una serra. Era il mio turno di essere
l'adulta con pi esperienza: avrei dovuto insegnargli
tutto. Mi avvicinai a lui e avvinsi le mie gambe a una delle
sue. Guardandolo fisso negli occhi, premetti il mio os pubis
contro il suo bacino, una volta, due volte, perch io
ero una dea, e Walter non era pi necessario.
Quando riaprii gli occhi, vidi che lui non si era mosso.
Dissi in tono assonnato: Buona notte, Herr Architekt
e ritornai alla mia stanza.
Quando a giugno Mahler venne a prendermi al treno,
fu deliziato di vedere che stavo cos bene. Avevo un colorito
eccellente, e il mio passo era indolente e soddisfatto.
Avevo reimparato la lezione gi appresa da bambina, che
molti uomini erano preferibili a un uomo solo, e ora avevo
sia un marito per il letto che uno per l'arte, e sembrava
proprio che in futuro le mie esigenze sarebbero state largamente
soddisfatte. Sorrisi a Gustav colma di sincero amore,
perch lui era una parte importante del mio nuovo, eccellente
arrangiamento. In quel sorriso ogni facchino della
stazione, fosse stato mio marito, avrebbe riconosciuto immediatamente
gli estremi per un divorzio. Ma Mahler era
abituato a credersi la ragione di ogni cosa.
Tornai a casa insieme a lui e presi in affitto una casella
postale. Il giorno seguente Walter mi invi una lettera colma
di venerazione, e il giorno dopo ancora un'altra. Il
giorno successivo a quello, arriv a casa una lettera indirizzata
a Herr Direktor Gustav Mahler, Dobbiaco, Tirolo.
Gliela misi sul leggio. Quando Mahler and al pianoforte
per vedere la sua posta, lo sentii gridare: Almschili, che
cos' questo? C' un gentiluomo che dice cose insensate.
Sembrerebbe che mi stia chiedendo la tua mano!
La mia faccia divent calda e poi subito fredda. Walter
aveva scritto un'altra delle sue belle lettere piene di idee
da infatuato, e l'aveva inviata a mio marito.
Chi  questo gentiluomo pazzo? grid Mahler.
Il gentiluomo era pazzo, naturalmente. A Gustav, incapace
di provare sospetto, non rimaneva che la collera.
Io stavo tremando, ma riuscii a dire: Ma come, quel
gentiluomo? Diamine,  il mio amante.
Quello fu l'inizio di un periodo molto particolare. Non litigammo.
Mahler non mi rimprover. Continuammo semplicemente
a occuparci dei nostri affari di ogni giorno, silenziosamente,
- non molto pi silenziosamente del solito, a
dire il vero - riflettendo su quanto era accaduto. Io non
riuscivo a chiarirmi le idee. A volte mi pareva di meritare
una persona forte e bella, come me, e che Mahler mi avesse
ingannata. Ma poi mi ricordavo della sua espressione
quando aveva scoperto tutto, come se dentro di lui le ossa
si fossero trasformate in lame. E poi mi dicevo Siamo solo
due persone giovani che si godono la vita: non abbiamo nulla
a che vedere con Mahler. Leggevo i miei libri, consumavo
i miei pasti, bevevo i miei Schnaps, e se mi sentivo in
vena di musica, suonavo il mio pianoforte, anche se lui stava
lavorando. Gustav non si lament mai. Ma non  che io
mi divertissi molto. Se ci incontravamo sulle scale, lui si
addossava alla parete e io mi sforzavo di sorpassarlo con
passo sicuro. I suoi occhi rimanevano bassi per la vergogna,
ma io non li vedevo mai, perch anche i miei occhi
erano abbassati. Una notte mi svegliai e lo trovai zitto e
immobile accanto al mio letto. Era buio, e mi parve che
non si fosse accorto che lo stavo vedendo. Sembrava pi
alto e aveva la fronte attraversata da una chiazza di luce.
Non riuscivo a immaginare che espressione potesse esservi
al di sotto. Un pomeriggio entr in salotto e poi sembr
inchinarsi molto lentamente, come una goccia di miele che
si allunga da un cucchiaino, e and a picchiare la spalla e
la guancia sul tappeto. Aveva avuto un altro collasso. Lo
portai al divano, gli sfregai le mani e i piedi e gli diedi del
brodo di manzo.
Al pomeriggio facevamo lunghe passeggiate silenziose
per i viottoli di Dobbiaco.
Non mi sorprende diceva ogni tanto rivolto al silenzio.
Diceva: Non ho il diritto di sorprendermi.
Si sdraiava sul pavimento della sua Huschen, per essere
pi vicino alla terra, e piangeva.
Ora Walter scriveva da bravo alla mia casella presso
l'ufficio postale, e mi implorava di farlo venire. Scriveva:
Voglio spiegarmi davanti a voi due e chiarire il mistero! Ma
io non volevo che lui chiarisse altri misteri, e non gli rispondevo.
Cos una sera sull'imbrunire, quando io e Mahler
uscimmo a camminare - io tenevo la sua giacca ripiegata
sul mio braccio, in caso si fosse fatto fresco, e lui reggeva
una lanterna - vidi un giovanotto esitare nell'ombra sotto
i tralicci della via ferrata. Mio Dio, pensai in preda al
panico,  venuto a prendersi una risposta.
Lo indicai e dissi con una voce sottile e fasulla: Chi 
quello?
Tu non sai chi  quello? disse Mahler.
S sussurrai. Lo so.
Vado a prenderlo annunci.
Ci incamminammo tutti e tre verso casa. Mahler teneva
la lanterna in una mano e il cappello nell'altra. L'imbrunire
sembrava inghiottirsi lentamente i campi, finch non apparvero
le nostre finestre illuminate. Salimmo al primo piano,
Gustav lentamente per non strapazzare il cuore, ed entrammo
nel salotto. Ho l'onore disse Walter, di amare
vostra moglie.
S disse Gustav.
Questo, naturalmente, non pu scusare... non pu scusare
in alcun modo...
No.
 da molto tempo che il matrimonio con voi le  divenuto
insopportabile. Vi chiedo di lasciarla andare.
Dunque  lei che chiede di andarsene?
Stavo osservando la frangia del centrino che copriva il
tavolino laterale.
Almi?
Una nappa pendeva pi in basso delle altre. Pensavo
che se solo mi avessero permesso di raddrizzarla, sarei stata
in grado di radunare i miei pensieri.
 una decisione, mi pare, che non spetta a me disse
Mahler. Se lo desiderate, la ragazza vi far un caff. E
c' del liquore al cumino nella credenza. Io aspetter nel
mio studio.
Mahler richiuse piano la porta, e noi ascoltammo il suono
dei suoi passi che si allontanavano verso il retro della
casa.
Ora eravamo soli. Walter si stropicci le mani sul volto
e poi le lasci cadere sui fianchi. Mi ricordavo molto bene
di quelle mani. Avevano la pelle tesa e fresca, come quella
sul fianco di un puledro. Fece un passo verso di me e poi
si ferm. E dunque sarebbe questo il "vecchio e debole
ebreo"! disse, cercando di ridere. E forte come un demonio.
Ti basterebbe un soffio per ucciderlo dissi. Potrei
farlo io stessa. In questo momento forse lo stiamo uccidendo
tutti e due assieme.
No.  forte come un demonio. Per l'amor di Dio, vieni
con me. Adesso.
Parliamone dissi.
Parlare. Io ti amo. Ti adoro.
S. Walter, perch hai mandato quella lettera a mio
marito?
 stato un errore ammise. Non ero del tutto in me.
Non posso continuare a strisciare in questo modo.  contro
tutto ci che mi  stato insegnato.
Siamo ritornati a parlare della tua educazione? Walter,
l'altra notte Gustav ha avuto un collasso sulla stuoia del
soggiorno. Non si fider mai pi di me. Tutto stava andando
cos bene prima che tu decidessi di compiere una simile
prodezza.
Stavo malissimo esclam, e mi strinse a s.
Ma ormai era tardi. Il povero Walter avrebbe dovuto
abbracciarmi subito. Stavo iniziando ad arrabbiarmi per
come era saltato fuori a quel modo creando scompiglio,
ma soprattutto non mi piaceva vedere un uomo fare un
passo verso di me e poi fermarsi. Mi pareva che non fosse
eroico. Cos scoprii di aver preso la mia decisione. Avevo
concluso che prima che sopraggiungesse Walter ero stata
la buona moglie di un uomo brillante, e che non sarei
scappata con un ragazzo che non sapeva neppure scrivere
un indirizzo su una busta. Appoggiai la testa sul petto di
Walter, per prendere le forze e affrontare quello che stavo
per dire, e gli chiesi: Conosci i Maestri Cantori?
Lo sai che non ho orecchio per la musica rispose lui
con impazienza.
S dissi, lo so. Ma guarda caso  la nostra opera
preferita. C' un vecchio maestro cantore che si chiama
Sachs, che scrive canzoni meravigliose. E una bella ragazza
che si chiama va. E un bel giovane cavaliere che si chiama
Walther. Ora, Walther non sa niente di musica. Niente.
Hans Sachs deve insegnargli tutto. Le regole della corporazione
dei cantori. I nomi di tutte le note. Il tono breve,
lungo, e oltrelungo, l'aria della carta da scrivere e dell'inchiostro
nero; l'aria del fior di siepe, del filo di paglia.
Mi sentivo di nuovo una ragazzina che tormenta i pretendenti.
Forse sapevo quello che stavo facendo. Dello stagno
inglese, delle arance fresche, del vitello, la disusata del
ghiottone, il tono delle allodole, l'aria del pellicano fedele,
l'aria dello spago lucente!
Walter mi respinse e borbott: Diventer pazzo.
Ma Sachs dice a va che lei deve andare con Walther.
Lui rinuncia a lei. Perch  coraggioso, e ha un animo nobile.
E non pensa a s. Pensa solo a ci che  meglio per
lei. E alla musica.
Sei cambiata protest.
No dissi con tristezza. Sono sempre la stessa.
Io ti amo disse lui.
Ti amo anch'io. Ma, Walter, avresti dovuto prestare
pi attenzione.
Mi voltai e scesi lungo il corridoio diretta allo studio di
Mahler. Era al suo tavolo. Aveva la faccia bianca, e calma.
Spost a lato il frontespizio della sua Decima. Vi aveva
scribacchiato sopra qualcosa. Scoprii pi avanti che vi aveva
scritto: Vivere per te, Almschili, morire per te! Mio Dio,
mio Dio, perch mi hai abbandonato? Non mi opporr,
qualsiasi decisione tu abbia preso annunci.
Sono tua moglie dissi.
S? chiese stordito.
E lo sono ancora.
Ma tu ami quell'uomo,  chiaro. Gi una volta, in passato
disse, gi una volta hai negato, hai negato la tua
natura...
Oh, Gusti dissi, per l'amor di Dio, stai tranquillo.
Ripercorremmo assieme il corridoio. Walter si stava infilando
il cappotto. Ma l'ultimo treno era gi partito, cos lo
sistemammo nella camera per gli ospiti. La mattina, Gustav
strinse la mano a Walter con un piccolo scatto del
braccio, a significare che le cose erano suggellate. Io uscii
per una passeggiata con Gucki. Mi sentivo troppo impacciata
per parlare con mio marito, come una sposina fresca
di nozze.
Quando ritornammo, lo sentii suonare i miei Lieder.
Trovai Mahler con la scatola dei miei spartiti, che era rimasta
chiusa per anni, aperta di fianco al pianoforte. Aveva
i pollici sporchi della polvere dei fermagli, e stava piangendo:
Che sciocco sono stato! Sono belli! Sono davvero
belli!
Il 7 luglio 1910 Gustav comp cinquantanni, e ricevette
l'omaggio di tutto il mondo musicale. Ma la sua mente era
occupata da altri pensieri.
Quando mi svegliavo la mattina, sul comodino trovavo
sempre dei bigliettini: Mia amata, mia lira. Vieni ed esorcizza
gli spiriti dell'oscurit che mi ghermiscono e mi gettano al
suolo. Io giaccio in solitudine e chiedo nel silenzio al mio
cuore se potr essere salvato o se sono dannato.
Insisteva che tenessimo aperta la porta tra le nostre due
stanze, cos che potesse sentire il mio respiro. Spesso mi
capitava di svegliarmi e di trovarlo che vegliava sopra di
me. Mi implorava di andare a trovarlo nella sua Huschen.
Convinse il suo editore a pubblicare i miei cinque Lieder
pi belli, e insisteva perch ne scrivessi altri. Si compr
panciotti alla moda e scarpe eleganti, e mangiava garretto
con rafano per mettersi in forze per la sua giovane moglie,
anche se poi era troppo spaventato per concludere granch,
ora che doveva venire da me mentre ero sveglia, e la
mattina successiva trovavo un altro bigliettino sul mio comodino.
Respiro della mia vita! scriveva. Ho baciato le tue
pantofole mille volte. Hai avuto piet di me ma i demoni
mi puniscono ancora perch ho pensato a me stesso e non a
te, mia adorata Almi.
Almi, scriveva
Almerl.
Almschi.
Almschi.
Almscberl.
Almschili.
Almschilitzili.
Almschilitzililitzililitzili.
Mi adorava. Ed era la cosa peggiore che il poveretto potesse
fare.
Inorridii all'idea che fosse cos facile umiliarlo, e incominciai
a ripensare seriamente a Walter.
Allo stesso tempo, dissi a Mahler che avrebbe dovuto
consultare il noto alienista Sigmund Freud, che all'epoca si
trovava in Olanda con la famiglia. Non era una persona
musicale, non gli sarebbe mai neppure venuto in mente di
comprare un pianoforte per il salotto, ma un genio sente
l'odore di un altro genio, e alla fine accondiscese a interrompere
la sua vacanza se Gustav fosse andato a trovarlo
lass a Leiden. Cos Gustav e la sua aspirina presero il treno
per Leiden e i due passeggiarono lungo il canale per
ore, fumando i loro sigari. Freud era un ometto piccolo
dai lineamenti affilati, con la mascella di uno Schnauzer.
Come Mahler, era un uomo di lunghe vocali dall'effetto
calmante. Disse: Il nome di vostra moglie mi ha colpito.
Alma. "Anima". Un nome che solletica. Ma, se non erro,
vostra madre si chiamava Marie. Mi sono subito domandato:
perch quest'uomo non ha sposato una Marie?
Il secondo nome di mia moglie  Maria ammise
Mahler sospettoso e compiaciuto al tempo stesso, e all'inizio
del nostro matrimonio mi piaceva chiamarla a quel
modo.
E questo, se vorrete scusarmi, nonostante abbiate
qualche difficolt con la r?
Si tratta di un fatto significativo, nel vostro sistema?
Ebbene,  un fattore scoraggiante, che lega la lingua,
non siete d'accordo? Chiamare la propria madre per nome.
Ci si assume un compito gravoso.
Ci si assume un compito gravoso a chiamare per nome
una moglie disse Mahler stancamente.
Mahler raccont che sua madre era la pi gentile delle
donne, mentre suo padre era un bruto. Freud disse: E
forse quando voi vi ritrovate ad adempiere ai vostri doveri
coniugali, provate una certa riluttanza a essere... un bruto?
Ma, intanto, questa giovane donna nervosa che cosa vuole?
Di chi  stata un tempo crudelmente deprivata? Un uomo
anziano, un artista, una persona - perdonatemi - di statura
fisica modesta e salute imperfetta. Sapete, non mi stupirebbe
se lei decidesse di preferire voi a questo "baldo giovanotto".
Mahler guardava fisso davanti a s, sbuffando fumo e
premendo i tacchi sul sentiero ghiaioso, cric! cric! cric!
Avevo sentito dire che un trattamento psicoanalitico durava
anni, ma quella breve chiacchierata fu sufficiente per
dare a Mahler un poco di sollievo dai suoi terrori, e da allora
fu in grado di essere mio marito con pi successo.
Era cos contento che corse a prendere le bozze della sua
Ottava sinfonia e la dedic a me, seduto a piedi scalzi sull'orlo
del mio letto. Era la prima volta che dedicava qualcosa
a qualcuno. Nelle settimane successive continu a
scrivere alla Universal Editions dando parecchio filo da
torcere a Hertzka sull'impostazione grafica della pagina
con la dedica. Quando si rec a Monaco a provare per la
prima dell'Ottava, si port dietro la mia fede nuziale, infilata
a un dito. Mi scriveva una nuova poesia tutti i giorni e
me la telegrafava. Almschili, scriveva, se tu allora mi avessi
lasciato, mi sarei spento, come una torcia privata dell'aria.
A Monaco avevano appena finito di edificare una sala
con un palcoscenico enorme, eppure nemmeno quello era
abbastanza grande per l'Ottava di Mahler, e furono costretti
a ingrandirlo. Su di esso dovevano prender posto
ventiquattro primi violini, venti secondi violini, dodici contrabbassi,
quattro mandolini, una celesta, un coro di trecentocinquanta
bambini e un organo a canne che sembrava
l'impianto idraulico del paradiso. L'opera richiedeva in
tutto oltre mille musicisti, pi di quanti potesse fornirne
un'intera citt; cos Mahler aveva dovuto provare questa
parte a Lipsia e quell'altra a Vienna. Ora che si erano riuniti
a Monaco, tutti convennero che questa Sinfonia dei
Mille sarebbe stata un immane trionfo o una terribile catastrofe,
tutti a eccezione del suo autore, che alla fine si disse
soddisfatto del carattere e del corpo tipografico del mio
nome sulla pagina della dedica, e che ogni mattino prendeva
tranquillamente posto sul podio - ormai dirigeva seduto
su una comoda poltrona - e salutava il suo coro: Buongiorno,
bambini!
La sua unica preoccupazione era che io fossi felice.
Quando arrivai all'albergo, trovai che aveva riempito le nostre
stanze di tuberose, anche se lo costringevano a dormire
con la faccia avvolta in un fazzoletto inumidito. Se ne
andava in giro a dire a tutti che quella - e mi indicava -
era l'anima della sua nuova sinfonia. Il mio nome, spiegava
loro, significava Anima. Decise che Justi era scortese con
me e la mand via dicendo: Alma non ha tempo per
te! Appoggiava la testa sul mio grembo e mormorava:
Ho seminato un grande campo. Ma tu devi risplendere
su di esso.
Perfino l'autunno fu costretto a cedere di fronte alla sicumera
di Mahler, e la sera della prima fu mite. Io ero
troppo nervosa per sedere in vista nel nostro palco - mi
immaginavo che conseguenze avrebbe potuto avere su di
lui un fiasco - cos mi misi in piedi su un'ala del palco,
dove potevo nascondermi nell'oscurit e sentire l'odore
delle spesse corde che correvano verso l'alto a farsi inghiottire
dalle ombre. Non appena Mahler entr, il pubblico
si alz in piedi e non smise di applaudire finch non
ebbe preso posto sul podio. Quindi lui lev in alto le mani,
con la sua fede all'anulare e la mia al mignolo. Protese
una mano aperta verso di me, che stavo dietro al coro.
Scaturirono i primi possenti accordi, e fu come se la materia
stessa dell'aria fosse costituita da possenti accordi.
Sopra di noi sembrarono sbocciare vasti archi. Questi si
dimezzavano trasformandosi in ali e poi ancora in ali: Gustav
stava creando una razza di uccelli possenti. Una civilt
di uccelli guerrieri sorgeva a prendere il dominio, ma poi
si insinuavano voci di stupore e i sogni striscianti di bimbi
malati, e giochi labirintici, e dinastie cospiravano contro altre
dinastie nell'eccellenza dei loro meccanismi. Ma ecco
che la grande voce sopita fu ridestata. Era la schumende
Gotteslust, la furiosa bramosia per Dio, e chiamava la Regina
dei Cieli, l'Altissima Signora del Mondo, invocandone
l'Avvento! invocandone l'Avvento! e il soave comando. E
lei venne, e il regno ci fu restituito. La musica durava quasi
novanta minuti. Ma quando fu terminata, tutti si guardarono
intorno come se avessero vissuto assieme ai propri vicini
una lunga vita irta di pene e difficolt. E poi corsero
sotto al palco, pazzi di gioia. Erano migliaia, si pressavano
in avanti, ribollivano e agitavano le braccia come nuotatori.
Mio marito e io ci salvammo solo perch i timpanisti si alzarono
a farci scudo e ricacciarono indietro la folla. Gli occhiali
di Gustav gli penzolavano da un orecchio. Aveva il
naso lucido. Si appese a un violoncellista gridando: Alma!
Per l'amor di Dio! Dimmi! Io fui sul punto di dire:
Oh, Gusti, era tutto quello che... E invece presi solo un
gran respiro e gli gridai all'orecchio: Era tutto, Gustav.
Tutto.
La sera seguente all'Hotel Vier Jahreszeiten si tenne una
festa per l'Anima di quel nuovo, grande successo. Era stata
organizzata dal vecchio amico di Amburgo di Mahler, il
naturalista Berliner. Questi mi omaggi di tre perle barocche
su una catena d'oro. Mahler cerc di comprarle da
Berliner cos da poter essere lui a donarmele, e poi se ne
and in giro borbottando: Perle. Ovvio. Sono uno stolto.
Avevo fatto bere a Mahler del whisky per combattere
il ritorno del freddo. La faccia gli riluceva come ardesia
bagnata e il panciotto era nero di sudore. Mi indic per
l'ennesima volta e grid: Ogni merito posseduto dall'opera
risiede nella pagina con la dedica e tutti dissero: S,
Gustav, lo sappiamo, la pagina con la dedica, ora siediti
per favore. Thomas Mann diede a Mahler una copia di Altezza
Reale in cui aveva scritto: Il libro sembrer leggero come
una piuma nelle mani di colui che incarna la pi sacra
volont artistica del nostro tempo. Il principe Montenuovo
implor Mahler di rivelargli cosa avrebbe potuto persuaderlo
a tornare alla Hofoper. E cos ci volle un po' di tempo
prima che potessi andarmene per incontrare Gropius al
Regina Palast Hotel, come ci eravamo precedentemente accordati
per lettera.
Perch avevo deciso che dovevo avere anche Walter.
Non riuscivo a comprendere per quale motivo il mio nuovo,
sincero amore per mio marito avrebbe dovuto privarmi
della mia prima copula soddisfacente. Non era sensato
trattare la Regina dei Cieli a quel modo. Bastava solo usare
un poco di prudenza ed evitare balzane trovate epistolari.
Walter mise il catenaccio alla porta della sua stanza e mi
baci. Come sempre, sembrava indossare un'uniforme.
Trovai facile dimenticarmi di Gustav, o ricordarlo solo come
un accordo possente, che comunque sapevo trovare in
me stessa ogni volta che Walter mi abbracciava. Mi parve
una conclusione degna di quella meravigliosa musica. A un
tratto lui si ferm, e il suo pomo d'Adamo era come acqua
che scorre rapida su una pietra. Glielo baciai e pensai Com'
bello. Questo  il momento piacevole. Quello spiacevole
arriver pi tardi.
In ottobre mio marito e io facemmo il nostro ultimo viaggio
a New York. Mahler aveva un nuovo ingaggio, per il
quale eravamo tutti e due molto eccitati. Un club di ricche
signore gli aveva messo in piedi un'orchestra nuova di zecca,
battezzata New York Philharmonic, e gli aveva comunicato
che era tutta sua e poteva utilizzarla come pi gli
aggradava.
Mahler per mi aveva confidato: Loro si aspettano il
Mahler di dieci anni fa, quello che poteva fare qualsiasi cosa.
Ma l'uomo che vogliono  morto.
Mahler era vecchio. Caruso gli aveva fatto una delle sue
caricature, e fu un bene che non gli avessero permesso di
mostrarla a Mahler, perch mostrava un piccolo ometto
sgualcito con la faccia di un cammello intelligente. Quando
mi lanci delle palle di neve al Central Park, si trasformarono
in polvere nell'aria. Invitava degli amici nella nostra
suite e ci intratteneva sdraiato su un divano. Poi a un tratto
diceva: Ora vado a letto, ma voi e Alma potete continuare
a divertirvi. Io non ne sono pi capace. Se vi divertirete
troppo, butter gli stivali contro la parete.
La soprano Gatti-Casazza avrebbe voluto uno dei Lieder
che avevo pubblicato per il suo prossimo recital. Mahler
cerc di convincerla a cantarli tutti e cinque, e poi insistette
nel seguirne personalmente le prove. Ogni volta che
le correggeva il fraseggio, Mahler si voltava e mi chiedeva:
Dico bene, tesoro? Teneva il pollice infilato nel panciotto,
e la nocca era cos appuntita che mi faceva spavento.
Mi parve una cosa indecente vedere cos chiaramente
le ossa di qualcuno.
Io mormoravo: Ti prego, tu ne sai molto pi di me.
Il 9 dicembre Mahler aveva un concerto a Buffalo, e noi
decidemmo di approfittarne per fare una gita fino alle cascate
del Niagara. Faceva un freddo tremendo. Il parapetto
della passeggiata era stretto nel ghiaccio. Una specie di
ascensore ci port direttamente sotto le acque. La luce verdastra
ci feriva gli occhi. Sembrava che la terra si spalancasse
davanti a noi, ed ebbi la sensazione, che non dimenticai
pi per il resto della mia vita, di trovarmi in alto tra
le forze del mondo, di vivere il dispiegarsi degli elementi
supremi. Mahler era mezzo congelato, cos lo portai in un
ristorantino riscaldato da una stufa di ferro, dove c'era
odore di galosce. Anche l, il pavimento tremava come
quello di un treno in velocit. Eravamo circondati da sposini
in luna di miele, che se ne stavano stretti stretti. Mahler
diede loro un'occhiata e mormor: Almi, non sei in
collera con me, vero? Sono tante le cose che ti ho negato,
che una giovane donna ha il diritto di aspettarsi... Non mi
piacerebbe sapere che sei in collera con me.
Quando rientrammo, aveva quarantuno di febbre.
Poco dopo il nostro ritorno, la presidentessa della
Philharmonic Society mand a chiamare Mahler. Era una certa
Mrs Sheldon, una femmina molto solenne. Quando arriv
alla sua casa, Mahler vi trov le ricche signore al gran
completo, quelle che lui chiamava il Comitato delle Milionarie,
sedute in una di quelle enormi stanze americane piene
di chincaglierie saccheggiate in Italia, Grecia e Francia.
Era la solita storia. L'avevano convocato per lamentarsi
della sua tirannia. Dissero che il maestro del coro era su
tutte le furie, dissero che il violista era in lacrime, e poi, a
un segnale convenuto, da dietro una tenda di broccato apparve
un legale con un atto da far firmare a Mahler. Stabiliva
che l'autorit del Direttore Supremo sarebbe stata circoscritta.
La musica sarebbe stata selezionata da un Comitato
di Programma. Era tutto scritto di fresco su fogli di
carta da protocollo paglierina. L'inchiostro riluceva ancora.
Mahler rientr a casa sudato, come se una donna crudele
gli avesse fatto bere del whisky.
Erano tutte molto irritate con me disse.
Eravamo diventati amici di un medico di nome Frnkel.
Era venuto da Vienna da ragazzo, e per anni aveva dormito
in uno sgabuzzino pieno di vecchi vestiti. Adesso era il
direttore dell'ospedale Montefiore. Aveva una teoria riguardo
alle orecchie: erano l'unica parte del corpo libera
da un controllo cosciente, e pertanto rivelavano la Verit
di un individuo. Gli eravamo tutti e due molto affezionati.
Diede un'occhiata a Mahler e disse: Ebbene, questa s
che  una gola infetta. Infil le dita nel colletto di Mahler,
cont in silenzio e mi domand: Siete in grado di far
mettere la testa sulle spalle a quest'uomo?
Il 20 febbraio Mahler diresse il suo ultimo concerto.
Frnkel lo preg di non farlo, ma Mahler era stato un uomo
malato per pi tempo di quanto Frnkel non fosse stato
medico, e cos lo avvolgemmo con cura, come un'icona
dorata, e lo trasportammo alla Carnegie Hall. Quando
rientr a casa non aveva febbre, ed era felice di essersi ricondotto
da solo alla salute. Ma verso la fine della settimana
la temperatura torn ad alzarsi, e presto fu chiaro a tutti
che la situazione era seria. Il vigile urbano sulla Grand
Army Plaza mi chiedeva sempre: E come sta oggi Herr
Mahler?
Le cavit del cuore di ognuno di noi sono ricoperte da
uno strato di satin umido, delicato come la pelle di latte in
ebollizione. A esso il sangue porta ogni sorta di malanno.
Non permettemmo a Herr Mahler di lasciare il letto. Dal
momento che lui non sopportava l'idea di un'infermiera,
mi occupai io di tutto. Lo lavavo con l'alcol, gli praticavo
frizioni calde e fredde e dormivo in una poltrona accanto
al suo letto, come faceva Mami quando ero malata io. Mi
separai da lui solo un pomeriggio, quando sped me e
Frnkel alla Mendelsohn Hall per assistere alla prima esecuzione
pubblica del mio lavoro.
La Gatti-Casazza era in forma e tutti furono molto gentili,
ma io non riuscivo a rilassarmi. Continuavo a passare
le dita sul sedile di velluto, drizzando piccole scie pallide
che poi lisciavo di nuovo. Pensavo che sarei dovuta restare
con Mahler. Il mio Lied era vecchio di dieci anni, in pi
quella sera ero particolarmente sorda, e quasi non lo riconobbi
quando inizi. Mi sembr l'opera di uno studente
composta secondo la moda di Schnberg. Poi sentii un vago
rumore crepitante - gli applausi - e poi attacc il Lied
successivo... no, era ancora quello di prima: un bis. Mi
chiesi perch Mahler si fosse ammalato proprio adesso, rovinando
ogni cosa. Continuavo a ripetermi che quello era
l'inizio della mia vera vita di artista. Un funzionario in
smoking si avvicin e mormor qualcosa. Aveva un neo
sul collo. Lo fissai. Frnkel mi sent il polso e disse: Devo
tenere d'occhio tutti e due? Realizzai che probabilmente
non avevo altra musica da scrivere.
Tornai a casa e dissi a Mahler: Non so com' stato.
Ero troppo agitata per sentire bene.
Lui annu.
Volevano che salissi davanti al sipario e dicessi qualcosa.
Non sono riuscita a farlo.
Non hanno alcun diritto mugugn, di pretendere
che la tua musica...
Quando gli dissi che il pubblico aveva chiesto un bis,
lui comment: Grazie a Dio.
Grazie a Dio, grazie a Dio disse, sprofondando tra i
suoi cuscini come Faust che varca gli inferi. Grazie a
Dio, grazie a Dio, grazie a Dio, grazie a Dio e alla fine
Frnkel insistette che chiamassimo uno specialista.
Il dottor George Baehr all'epoca era un uomo molto
giovane, che poi visse fino a un'et molto avanzata, ma
Mahler non lo si dimentica tanto facilmente, e cinquantanove
anni dopo egli fu ancora in grado di rendere per gli
atti della American Clinical and Climatological Association
un accurato resoconto della sua visita:
Nel febbraio del 1911 il Dott. Emanuel Libman fu chiamato
a consulto dal medico personale di Mahler, il Dott. Frnkel,
che sospettava che la prolungata febbre di Mahler potesse
essere dovuta a una endocardite batterica subacuta. Libman
a quell'epoca era Capo del Primo Servizio Medico e Direttore
Associato dei Laboratori al Mount Sinai Hospital, e
l'autorit pi competente su quella malattia. Egli conferm
la diagnosi clinicamente, riscontrando un forte soffio sistolico-presistolico
sul precordio, caratteristico di malattie mitraliche
reumatiche croniche, una storia di prolungata alterazione
della temperatura, milza palpabile, petecchia caratteristica
sulla congiuntiva e un leggero smagrimento delle dita. Per
confermare batteriologicamente la diagnosi, Libman mi chiam
al telefono chiedendomi di raggiungerlo all'hotel.
Al mio arrivo prelevai 20cc di sangue dalla vena di un
braccio per mezzo di ago e siringa, ne versai una parte in
molte provette di brodo di coltura e ne mescolai la rimanenza
con agar medio fuso che poi travasai in piastre Petri. Dopo
4 o 5 giorni di incubazione nel laboratorio dell'ospedale,
le piastre Petri rivelarono numerose colonie batteriche, e tutte
le fiale di brodo mostrarono una coltura pura dello stesso
organismo, in seguito identificato come Streptococcus viridans.
Dal momento che si era ancora ben lungi dalla scoperta
degli antibiotici, le analisi suggellarono il fato di Mahler.
Egli insistette a che gli venisse detta la verit, e quindi
espresse il desiderio di morire a Vienna.
Il nostro ultimo mattino a New York Mahler si vest presto
e attese che arrivasse il momento di partire, seduto immobile
come un uccello sul trespolo. Rifiut la lettiga e si
incammin verso l'ascensore al braccio di Frnkel. Il lift si
volt dall'altra parte cos che Mahler non lo vedesse piangere.
Gucki cercava di aggrapparsi alle mie gonne, ma io
correvo da una parte all'altra e alla fine decise di andare
ad aggrapparsi al cappotto di Frnkel. Quando fummo gi
nella grande hall, trovammo che la direzione l'aveva fatta
sgomberare, cos che Herr Mahler non dovesse patire gli
sguardi di commiserazione degli estranei. Sulla nave del ritorno,
diretta a Cherbourg, il capitano sedeva sempre in
disparte in un angolo del ponte di prua, che era stato messo
a disposizione di Mahler. Lo portavamo l ogni giorno e
lo facevamo distendere su una sdraio, al riparo di una tenda
di canapa. Una volta a Vienna, venne portato con
un'ambulanza al sanatorio di Lw. La precedeva un'automobile
su cui viaggiavamo io, Mami, Moll e Montenuovo,
e dietro la seguiva un'automobile piena di giornalisti.
A Lw ci diedero una grande stanza con una veranda.
Sul letto era posato un cesto di fiori bianchi del Comitato
delle Milionarie. Riuscimmo a fatica a spostarlo per far
spazio per il paziente. I giornalisti stazionavano nei corridoi
dall'alba al tramonto, come supplicanti. Ogni giorno la
Neue Freie Presse pubblicava il suo resoconto sulle cure
del paziente. Il professor Chantemesse dell'istituto Pasteur
ritorn anticipatamente dalle vacanze nell'Auvergne per
esaminare il sangue di Mahler. Sistem un microscopio sul
tavolo e mi chiam: Frau Mahler, venga a vedere questi
filamenti: sembrano alghe! Nemmeno io ho mai visto
streptococchi in uno stato di sviluppo tanto meraviglioso.
Mahler canticchi un brano della sua Ottava: Infirma
nostri corporis virtute firmans perpeti. Concedi ai nostri
corpi infermi una forza perpetua. Scherzava sui suoi germi
che non facevano che danzare o dormire. A un tratto gli si
gonfi un ginocchio, ma il rigonfiamento scomparve con
qualche applicazione di borse di radio. Leggeva senza sosta.
L'ultimo libro fu Das Problem des Lebens, Il problema
della vita, di Eduard von Hartmann. Era il genere di cose
che leggeva usualmente, una difficile opera epistemologica,
e per leggere strappava le pagine dalla rilegatura, perch
non aveva la forza di reggere tutto il volume, cos che ora
della fine il libro era completamente sventrato e lui diceva:
La mia vita  stata tutta di carta! A quel tempo molte
persone avevano paura di essere sepolte vive. Per evitarlo,
si poteva chiedere di farsi infilare un ago di acciaio attraverso
il cuore prima della chiusura della bara, e Mahler
volle che venisse presa questa precauzione. Ma un minuto
dopo disse: Avremo altre figlie. Molte figlie. Avremo...
fu colpito dalla bellezza dell'idea, ... figli maschi.
Che ne sar di Schnberg? diceva. Se me ne vado,
non avr nessun altro.
Mi prender io cura di lui lo rassicurai.
Dovrai prenderti cura tu di Schnberg, dopo che io
me ne sar andato.
Lo far.
La mia pelle borbottava, mi pare quasi che debba
strapparsi a toccarla.
Una volta, mentre cercavo di fargli mangiare una minestra,
mi disse: Tu sei giovane. Sei bella. Non rimarrai sola
a lungo. A chi dovremmo maritarti, dopo che me ne sar
andato?
A un uomo che sappia quando stare buono.
Klimt no, direi: ne hai avuto abbastanza, di vecchi.
Gabrilowitsch? No, un po' troppo ciarliero. E poi, non ha
sposato quella giovane Clemens? Forse il nostro attraente
Herr Gropius! Quello s che  un uomo di capacit reali
sotto tutti i punti di vista! E un tipo virile e deciso. Nonostante
tutto mi piaceva, sai?
Sono abituata alla compagnia degli artisti dissi svogliatamente.
Herr Architekt  un tecnico.
Niente Herr Gropius! Nemmeno Herr Gropius va bene!
Mahler stava gridando, gli occhiali gli luccicavano.
Allora forse non devo tirare le cuoia, dopotutto!
Lo zittii con una cucchiaiata di minestra.
Dovremo continuare cos, con te che mi imbocchi,
quando star meglio mormor.  cos bello.
Ormai lo guardavo gi un poco da una prospettiva storica.
Ecco il mio primo marito, pensavo. Il mio primo marito
aveva passato una brutta nottata. Aveva i capelli nerissimi
e il volto bianco. Per la prima volta mi accorsi di
quanto fosse bello. Rodin aveva definito la sua testa un incrocio
tra quella di Mozart e quella di Federico il Grande.
Lo imboccavo, lo pulivo, facevo tutto ci che non sopportava
gli venisse fatto da un'infermiera. Mi stupivo di me
stessa. Continuavo a pensare Ma come, non ho pensato a
me neanche per un momento! Qualche volta lo sfregavo
con delicatezza. Lo sistemavo dentro di me e lasciavo cadere
le gonne. Lo ricoprivano quasi completamente. Aprivo
il bustino cos che potesse aggrapparsi a me e carezzavo
le mie labbra contro le sue, lasciandogli respirare il mio
giovane respiro. Avevo la febbre anch'io, perch dormivo
nella sua stanza e lui voleva di volta in volta che fosse bollente
o freddissima, con tutte le finestre spalancate. Del resto
i miei sentimenti erano in sintonia, o intorpiditi o troppo
nitidi ed estremi. Mi sentivo come un angelo pietoso,
mi sentivo come un vampiro. Siamo uniti dalla nostra malattia,
pensavo! Oh, Walter, vieni a salvarmi da tutta questa
baraonda giudaica, pensavo. Avevo visioni vividissime
del corpo di Walter, cos pulito e giovane, che sembravano
portarsi via ogni traccia della morte. Gli scrivevo tutti i
giorni: nella mia borsetta c'era sempre una lettera lasciata
a met. Grazie per le tue calde, morbide, care mani, scrivevo,
e per la tua fotografia, che tengo nascosta nella mia stanza.
Sono dieci giorni che non mi spoglio. Letteralmente.
Ho fatto da infermiera, madre e moglie. Voglio un figlio
da te. Le nostre due perfezioni devono dar luce a un semidio.
Ricordati che sono la tua sposa. Continuer a darmi
da fare pazientemente a destra e a manca, e alla fine Mahler
emetter un grido e chiuder gli occhi.
Moll mi aiutava sovente a occuparmi di Mahler. Aveva
imparato a volergli bene gi molto tempo addietro. Non
che ora capisse la musica meglio di quanto avesse mai fatto,
ma adesso se ne andava in giro sostenendo che era una cosa
meravigliosa. Fissava la maschera dell'ossigeno sul volto
di mio marito con delicatezza e riguardo. Gusti, carissimo
maestro diceva, mi fate un bel respiro? E ora me
ne fate un altro? Ogni qualche giorno i dottori mi allontanavano
perch riposassi un poco, e fu cos che accanto
al capezzale di Mahler, quando esclam concitato
Mozart! Mozart! e spir, c'era Moll. Io ero lontana chilometri,
nella mia vecchia stanza da letto alla Hohe Warte.
Udii grandi tuoni, come il pomeriggio della morte di mio
padre, e poi le campane delle chiese di Lw iniziarono a
suonare. Suonavano senza sosta, e poi dall'altra parte di
Vienna un'altra chiesa fece lo stesso, e ben presto suonarono
le campane di tutte le chiese di Vienna, e allora capii.
Era il 18 maggio 1911. Era, mi resi conto, il compleanno
di Walter. Tra le lacrime, decisi che doveva essere un
buon presagio.
Qualcuno stabil che ero troppo debole per potermi occupare
del funerale, e cos tutto il lavoro fu sbrigato da
Moll. Fu lui a parlare ai giornalisti accampati nel corridoio
del sanatorio. Fu lui a prendere a Mahler la maschera mortuaria,
della cui bellezza si complimentarono poi Klimt e
Roller. Riguardo al suo funerale, Gustav era stato preciso:
voleva essere seppellito accanto alla tomba di nostra figlia
a Grinzing, sotto una lapide modesta, in cui fosse inciso
un solo nome, Mahler, e non volle veglie, discorsi n musica:
solo fiori. Sarebbe stato compito di Moll commissionare
la lapide a Hoffman e fare in modo che tutti rimanessero
in silenzio. Quanto ai fiori Moll non dovette fare nulla,
perch arrivarono da soli, a montagne, e Schnberg port
i suoi colori e li ritrasse. Piovve. Il che non disturb la
grande folla silenziosa, ma fece luccicare la bara mentre calava
nel terreno. A quel punto Moll sospir e and a mettersi
a letto, perch aveva fatto tutto quello che gli era stato
chiesto. Era andato persino dai becchini per accertarsi
che a Mahler fosse garantita la precauzione che aveva richiesto,
e fosse stato seppellito con il suo cuore malato trafitto
da un ago.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
La scomparsa di mio marito fu compianta da tutti. Persino
la stampa antisemita gli concesse gli onori delle prime pagine,
e Die Musik e Der Merker pubblicarono edizioni speciali.
Tutti parlavano di come fosse morto dopo la sua Nona,
di come lo avesse finito la maledizione di Beethoven, o
forse era stata la giovane moglie. Io obbedii alle istruzioni
di Mahler e non indossai il lutto, e cos tutti andavano parlando
della mia mancanza di cuore. Facevano ipotesi: Walter?
Probabilmente molti Walter. Cera chi mi aveva in
odio perch avevo tradito il santo genio Mahler, e chi mi
aveva in odio perch avevo sposato l'ebreo degenerato
Mahler, e c'era anche chi esprimeva le due opinioni contemporaneamente,
con foga ed eloquenza.
Ci che mi sorprese fu scoprire quanto mi sentissi male.
Mi ero aspettata di sentirmi libera. Ero stata pronta a rimproverarmi
per il fatto che non provavo vero dolore. Mi
ero dimenticata che per dieci anni la mia vita intera era stata
Mahler, e ora non ci sarebbe pi stato alcun Mahler. Rimanevo
tutto il giorno a letto a casa di Mami, cullando un
suo ritratto, dal quale mi raccontavo che non avrei potuto
separarmi, e scavando con le dita dei piedi tra le lenzuola
fino ad avere la nausea. La cameriera lasciava un vassoio
davanti alla porta, ma io non facevo che rimanermene l
con questo o quel pensiero per la testa come forme nel fuoco.
Cercavo di indovinare quanto avrebbe vissuto Mahler se
non avesse scoperto tutto. Cercavo di immaginarmi qualche
nuovo Lied. Mi pizzicavo la mascella per vedere se stavo diventando
vecchia, e poi mi immaginavo Walter che mi diceva
che un amore come il nostro giustifica ogni cosa. Scrutavo
lo specchio e stabilivo che le mie palpebre avevano un
aspetto scuro e malato. E morto tradito, pensavo. Una notte
sognai che le mie braccia erano due vecchi legni scheggiati,
e quando tutti li vedevano, gridavano:  spaventoso!
Come pensi di poter andare in giro con quelli?
Per tutto quel periodo, naturalmente, la povera Gucki
era al piano di sotto con Mami, in attesa di un po' di consolazione
da parte di sua madre. La sentivo trotterellare
qua e l, e poi la sentivo implorare Mami, e riprendere
un'altra volta a piagnucolare. Sapevo di dover andare da
lei, ma la sua pena mi terrificava. Era come se stessimo
tutte e due affogando in mezzo al mare, e lei si sarebbe aggrappata
al mio collo e mi avrebbe trascinata sotto.
Ebbene, mi capit tutta la vita. Mi occupavo di qualcuno
solo se stava morendo, altrimenti faceva meglio a non
contare su di me.
Quando fu trascorso pressappoco un mese, decisi che
non sarebbe pi stato troppo sconveniente vedere Walter.
Ero sicura che lui avrebbe rimesso a posto ogni cosa. Mi
portai dietro un cappello nuovo in cui riponevo grande fiducia,
e che avevo fatto avvolgere dalla cameriera in carta
velina color malva, e mi sistemai sul treno pensando Dopo
la morte del marito, sconsolata, corse a cercare rifugio tra le
braccia dell'amante. Ma la visita non fu un successo. Quando
arrivai a Berlino, Walter mi port direttamente a conoscere
sua madre. Lei aveva il suo medesimo aspetto, la
stessa faccia sottile, l'espressione che non lasciava spazio al
dubbio e mi impediva di capire che cosa pensasse di me.
Io ero una meridionale pigra, una donna vecchia, una cattolica,
vedova di un ebreo, alle cui spalle la gente parlava.
Quando chiesi uno Schnaps, lei sollev il labbro superiore
scoprendo i denti. Mi sentivo miseramente, e me ne rimasi
l seduta a intrecciare la frangia della tovaglia finch Walter
mi port finalmente in un albergo.
Dopo lo tenni stretto con una gamba, cos che non potesse
andarsene, cos che se io mi ero resa colpevole anche
lui pagasse il suo fio, e mi misi a blaterare come una scolaretta.
Dissi: Era cos debole alla fine, Walter. Non aveva
pi forza nemmeno nelle dita. Se ne stava sdraiato l con
le mani conserte, come un bambino incapace di badare a
se stesso, e diceva: Quando star meglio andremo in Egitto
e non vedremo altro che cieli blu! Ma mentre lo diceva non
riusciva a guardarmi.
Le mani?! domand Walter.
Tolse le proprie mani dai miei capelli.
Walter dissi, era mio marito.
Non era pi tuo marito. Non  mai stato tuo marito.
Sono io tuo marito.
Oh dissi, e tirai le coperte. Non sembravi tanto impaziente
di rivedermi.
Quando stava morendo? Con un vecchio in fin di
vita?
Il padre di Walter era morto a febbraio. La morte lo offendeva.
Le sue lunghe narici erano compresse.
A me non  costato poi tanto.
E questo, quanto ti costa?
Il prezzo dissi, sembra crescere di minuto in minuto.
Walter, tu non hai idea di quanto sia stato terribile.
Non so se riuscir mai a riprendermi del tutto.
Alma disse, non cambiare argomento. Sospir.
Ho aspettato tanto per questo. Ho aspettato tanto! Ma
ora che sono qui, mi ritrovo sopraffatto dalla vergogna.
Sono stato cieco ad ammantare il mio amore di una forma
cos perfetta? Prima di tutto enumer afferrandosi il pollice
sinistro nel pugno destro, c' la perdita di onore che
segue alla rottura di un qualsiasi giuramento. Poi c' la
violenza adoperata contro l'idea stessa della castit. Quindi,
il dolore che abbiamo causato a Mahler. Si afferr
l'indice, e poi il medio.
Io gridai: Per l'amor di Dio, smettila di contare sulle
dita.
Avevo pensato che Walter sarebbe stato felice di avermi
per s, come un eroe che si fosse preso ci che voleva.
Avevo creduto che sarebbe stato un Tristano, a cui non
importava chi dovesse uccidere o se Isotta fosse promessa
a qualcun altro. Non mi ero aspettata di dover fare i conti
con quel sermone luterano. Forse sono troppo idealista
disse Walter.
Che uomo noioso, pensai.
And a recuperare i calzoni dalla sedia e disse: Devo
riflettere. Devo riflettere.
Colta dal panico, dissi: Sant'Iddio, a che cosa mai dovrai
pensare?
Walter cancell la visita che avrebbe dovuto farmi a
Vienna, e poi cancell la mia successiva visita a Berlino.
Alla fine la sua coscienza si fece a tal punto pura che smise
anche di scrivermi.
Cos, tutto a un tratto, non avevo pi nessuno. Vendetti
la casa, affittai un appartamento nella Elisabethstrasse e mi
misi a cercare il modo di riempire il tempo.
La prima cosa che feci fu di accettare un incarico non
retribuito come assistente di un giovane zoologo di nome
Paul Kammerer. Era un compositore dilettante che idolatrava
Mahler, e mi aveva offerto quel posto come atto di
omaggio. Paul aveva schiette sopracciglia nere e una sorta
di sguardo rapace. Disse: Con una sola occhiata voi potete
ottenere pi di quanto io non riesca a concludere in
un'intera giornata. Tenete questa scatola di camole. Le mie
lucertole apprezzerebbero un bel pasto. No, dovete prenderle
con le dita... i vermi sono innocui. E per rassicurarmi
se ne ficc in bocca un paio.
Oltre a ci, incominciai a tenere un piccolo salotto, come
quello della Zuckerkandl. Le chiamavo le mie domeniche.
Avevo un abito da anfitriona di stoffa intessuta d'oro
e mandavo inviti scritti nella mia spaventosa grafia. Ero la
vedova di Mahler, ero ancora molto attraente, e Mahler mi
aveva lasciato centomila corone per rendermi la vita gradevole,
cos alle mie domeniche si presentavano persone di
ogni tipo. Venne Klimt, naturalmente, e Zemlinsky port
Schnberg. Venne anche Burckhard, anche se ormai era
vecchio e malato e aveva l'abitudine di aprire una finestra
per rinfrescarsi il capo. Vennero Pfitzner, Schreker, Klemperer,
Ochs, il vecchio Reinighaus, Moser, perfino Frnkel,
attraversando tutto l'oceano. Mi piaceva scacciare i giovani
dalla poltrona migliore cos che Hermann Bahr potesse accomodarvi
il suo grosso ventre ed essere contento. Mi piaceva
dire: Qui facciamo le cose alla buona! e riempire
io stessa tutti i bicchieri. Suonavo il pianoforte e cantavo,
bevevo come avevo fatto quando avevo diciannove anni, e
pensavo quanto fosse bello possedere un pianoforte dalla
meccanica cos precisa e indossare un vestito nuovo, cos
liscio sulle braccia, e avere un collo lungo e flessuoso da
cui scaturivano melodie. La mia nuova stanza da musica
era tutta in rosso. Il divano era di seta color vino di Oporto
con un disegno a broccato di crisantemi scarlatti. Bahr
mi chiamava Carissima Maest, e Peter Altenberg mi chiamava
Madame Freia delle Mele o Aquilotta, che trovavo
molto divertente, considerato che ero il doppio di lui. Arrivava
sempre momento a tarda notte - come un brivido -
quando tutti coloro che ancora erano l si guardavano intorno
e pensavano Che razza di strana banda, siamo. Kammerer
era ancora nell'angolo, con uno sguardo speranzoso
e un odore di formalina. Lungo la libreria c'erano alcuni
gechi che tenevamo sotto osservazione, rinchiusi in vasche
di vetro. Quando riuscivano a scappare, Paul era assai destro
nel riacchiapparli.
Gucki era ancora alzata, in ginocchio sul divano, a osservare
tutti da dietro la spalliera. All'epoca aveva sei anni
ed era molto bella, con il mio colorito e il fisico asciutto e
sodo di Mahler. Le piacevano gli uomini, che erano sempre
felici di vederla. Passava dall'uno all'altro, appoggiandosi
appena alle loro gambe, in silenzio, come se sperasse
che non se ne sarebbero accorti, e quando le carezzavano i
capelli lucenti o le prendevano le guance nel palmo, i suoi
occhi enormi si stringevano in un'espressione assonnata, e
forse soddisfatta. L'unica cosa che non la interessavano
erano le lucertole e una sera dopo che tutti se n'erano andati,
grid: Perch tieni quelle bestie orribili l sopra?
Non mi piace qui, noi due sole. Perch non possiamo tornare
alla casa? Se rimaniamo qui, Papi non ci trover
mai.
Ti sei comportata cos bene, stasera dissi in preda al
panico. Ti hanno ammirata tutti.
Vi era una tale tenerezza nella mia voce che quasi mi
commossi io stessa. Gucki, non devi essere troppo dura
con la tua povera Mami dissi.  molto difficile, quando
non hai pi un uomo.
Non era quel che avevo in mente di dire, e improvvisamente
scoppiai in lacrime.
Lei mi gett le braccia al collo, e piangemmo assieme.
Le accarezzai i capelli e pensai Forse non sono poi tanto
male, come madre.
In quel periodo tutti parlavano di un giovane pittore di
nome Oskar Kokoschka. Si era fatto un nome alla Kunstschau
del 1908. Si trattava di un'enorme esibizione che
riempiva quarantacinque padiglioni sul Schubertring, e a
cui furono invitati una quantit di artisti, inclusi stranieri
come Matisse, Gaugain e Van Gogh. Kokoschka aveva ottenuto
una sala tutta per s, anche se era solo un giovane
studente della Kunstgewerbeschule che dipingeva da meno
di un anno. Stando a quanto raccontavano, si era asserragliato
dentro alla sua sala e si era messo a gridare attraverso
la porta sprangata che non avrebbe aperto se la giuria
non avesse promesso che i suoi lavori sarebbero stati mostrati
esattamente come li aveva sistemati lui, per quanto
strana o sgradevole trovassero la disposizione. Klimt, che
era presidente della giuria, aveva una grande opinione di
Kokoschka. Ed era anche ansioso di ritornare a casa e levarsi
la redingote, che  un capo scomodo quando si  abituati
a indossare un saio monacale. Cos alla fine disse: E
va bene, allora. Lasciamo pure che la stampa lo faccia a
pezzi. Lasciamo che impari a proprie spese.
Oskar raccontava sempre magnificamente questa storia,
ed  diventata famosa. Naturalmente mi ricordo la sua sala
alla Kunstschau: era la numero 14. Vi si entrava attraverso
un arco. Non c'era nessuna porta che potesse venir chiusa.
Ma la storia  bellissima.
Oskar era stato un ragazzo immerso in fantasticherie, figlio
di una famiglia di orafi. Suo nonno aveva fatto il calice
della cattedrale di San Vito. Suo padre aveva sposato una
giovane contadina della Stiria e viveva aggiustando orologi.
Aveva l'abitudine di mandare Oskar al museo etnografico
perch imparasse qualcosa. Il pezzo preferito di Oskar era
una testa proveniente da New Mecklenberg. Era decorata
con conchiglie e denti di pescecane, e aveva nervature blu
dipinte sulle guance. Oskar mi raccont di come le avesse
girato e rigirato intorno ammirandola, e ora mi pare quasi
di vederlo mentre lo fa. Ha quattordici anni e ha gli occhi
lucidi e duri, come due grosse biglie blu attraverso cui
puoi vedere chiaramente, ma la cosa non ti porta da nessuna
parte, perch sono solo biglie.
Nel periodo in cui aveva frequentato la Realschule era
stato un ragazzo irrequieto. Portava in classe di nascosto i
classici nelle edizioni economiche della Reclam, e li leggeva
in segreto sotto il banco.  per questo avrebbe raccontato
pi avanti, che il mio intelletto assomiglia al deserto
tibetano, con solo un paio di pagode qui e l.
Poi aveva ottenuto una borsa di studio per frequentare
la Kunstgewerbeschule, il cui direttore era Roller, il vecchio
maestro scenografo di Mahler. Kokoschka voleva un
diploma per poter insegnare disegno, cos da poter guadagnare
qualche soldo per la sua famiglia. Alla prima dissezione
durante una lezione di anatomia era svenuto. L'aria
era penetrata nella giuntura del ginocchio con un sibilo. La
testa giaceva in una secchia sotto al piano di marmo, con
gli occhi aperti. Lui voleva quei soldi, e aveva disegnato
come tutti gli altri ragazzi che gli stavano accanto, e che
forse conoscevano dei trucchi, finch finalmente aveva realizzato
alcuni schizzi validi di certe ragazze della sua regione
che lavoravano nel circo. Al Fledermaus aveva messo in
piedi uno spettacolo di teatro delle ombre intitolato L'uovo
a puntini, con pupazzi realizzati in lamine di metallo e carta
dipinta. Quando era stato il momento di rappresentarlo,
le dita avevano preso a tremargli e le marionette non volevano
danzare. Si era innamorato della sorella pi piccola
dell'amico Erwin, che era bionda e ben messa e lo aveva
mandato in confusione con i suoi splendenti grembiuli rossi.
Era venuta nel suo studio e aveva dormito coperta da
un velo.
Un velo raccontava Oskar. Capisci? Un velo.
Lui non l'aveva nemmeno sfiorata. Lei si aspettava che i
suoi ragazzi fossero divertenti, ma Oskar la spaventava, e
allora lui aveva scritto in lacrime a Erwin: Dio del cielo,
vorrei tanto essere felice e andare in viaggio da qualsiasi parte
con 100 negri.
Aveva dipinto un autoritratto dopo l'altro, tutti ghignanti
o indicanti il proprio petto. Li aveva firmati tutti con un
grande O. K. Aveva fatto un busto di terracotta che aveva
intitolato Il guerriero, e gli aveva dipinto delle nervature
blu che scendevano lungo il collo. Alla Kunstschau c'era
un teatro all'aperto, e lui vi aveva fatto rappresentare una
tragicommedia intitolata Assassino, speranza delle donne.
Gli attori erano tutti studenti d'arte vestiti di stracci.
Oskar li aveva ricoperti di vene e di nervi, e aveva messo
in mano a ognuno un pezzo di carta con le imprecazioni e
le urla necessarie. L'eroe  un uomo chiamato Uomo. La
Donna indossa un grembiule rosso. Lei desidera l'Uomo e
pertanto viene marchiata a fuoco sul seno, e cos lei infilza
l'Uomo nel seno -  una pice problematica, per i seni -
ma l'Uomo la uccide e poi uccide il coro dei Guerrieri e
delle Vergini, e quindi se ne va. Il sole sorge e lui si sente
molto meglio.
Oskar sosteneva che il pubblico diviso in fazioni avesse
combattuto a ombrellate. Sosteneva che soldati bosniaci si
fossero issati sul palco a spada sguainata. Sosteneva che i
visitatori della mostra avessero buttato immondizia nella
bocca aperta del Guerriero. Sosteneva che Roller gli avesse
revocato la borsa di studio e che pertanto lui, Kokoschka,
si fosse rasato la testa per mostrare di essere un uomo segnato
dal destino. Tutte queste sono storie.  vero per
che il critico Hevesi lo aveva definito Oberwildling, capo
selvaggio. L'Arbeiter Zeitung scrisse: Le sue croste brillano
di giallo bile, verde febbre, blu gelo, rosso isteria, e sembrano
stemperate con l'acido fenico e con l'assafetida. Hanno
un certo significato come manifestazioni di un'epoca in decadenza;
giudicati artisticamente, sono massacri in pittura.
L'arciduca Francesco Ferdinando fece un giro della sala a
passo di marcia, sfoder un dito e rugg: Sterco di maiale!
Sterco di maiale! Qualcuno dovrebbe rompere ogni osso
del corpo a questo giovanotto! Ed  vero che qualche
cittadino buontempone aveva lasciato una carta di caramella
tra le labbra aperte del Guerriero.
L'architetto Loos invece lo apprezz. Quel tizio di terracotta,
con tutti quei nervi...
Rappresentano spieg Oskar, le sensazioni percepite
al disotto della pelle.
Ah. Non mi dispiacerebbe possederlo.
Badate, mi aspetto una buona offerta.
Vi do una sigaretta disse Loos.
Affare fatto rispose pronto Oskar. Non mi piace
mercanteggiare.
Qui davanti stanno vendendo cartoline illustrate da
voi. Perch dipingete cartoline per la Werksttte? La loro
grande idea  sostituire tutte le cianfrusaglie vecchie con
nuove cianfrusaglie. Ciarpame. State perdendo tempo.
Sono giovane.
Fatela finita col ciarpame, da bravo. Vi assicuro che
non ve ne pentirete. Ci penso io promise Loos, a garantirvi
un reddito.
Loos aveva arredato l'atelier di Ebenstein, il sarto dell'imperatore,
e fece in modo che Ebenstein si facesse ritrarre
da Oskar. In cambio il sarto aveva realizzato per
Oskar un abito in tweed color fulvo chiaro, che Oskar indossava
con slancio sprezzante, e le rosse mani che gli penzolavano
fuori da quelle maniche magnifiche. Loos inoltre
era amico di Karl Kraus, e i due lo avevano introdotto al
famoso tavolo di Kraus al Caf Central, dove Oskar vendeva
i suoi disegni per raccogliere denaro con cui pagarsi i liquori.
Poi andavano tutti a mangiare pt di fegato d'oca
al ristorante ebraico di Piovatti, per mettersi qualcosa nello
stomaco prima di riprendere a bere. Lo avevano portato
per bordelli nel tentativo di guarirlo della sua verginit. Lo
avevano spedito al sanatorio Mont Blanc sul lago di Ginevra,
dove era in cura l'amante di Loos, Bessie, una ballerina
inglese che lo aveva presentato a tutti i tubercolotici danarosi.
Oskar aveva ritratto il Conte di Verona, la Duchessa
Rohnan-Montesquiou e la stessa Bessie, che aveva l'aspetto
di una bambina impudica e che sarebbe morta di l
a un anno. Lei gli aveva detto: Loos mi ha raccontato
che ti interessa la struttura. Ma terr su le calze perch il
dottore ha detto di stare al caldo. Ecco. Come ti sembro?
Fredda.
Lei aveva domandato: Oskar, stai piangendo?
Nessuno lo aveva pagato per i ritratti.
La Svizzera  stato un errore ammise Loos.
E allora avevano tentato Berlino. Era un posto nuovo,
grandissimo, famoso per la sua vitalit e le sue brutture. I
prussiani erano ancora esaltati per le loro vittorie sull'Austria
e sulla Francia. Per la strada, gli ufficiali ordinavano
ai civili di cedere loro il passo. Che cosa c' mai nel cuore
dei tedeschi? si era chiesto Loos.
Un massacro sentimentale aveva risposto Kraus.
Oskar non dovrebbe avere difficolt a conquistare cuori
siffatti.
Avevano spedito Oskar a lavorare per un giornale chiamato
Der Sturm. Divideva una mansarda sopra la redazione
con uno scrittore di nome Blmner. Vivevano di fette
biscottate e sigarette forti. Per lo Sturm Oskar faceva il reporter,
il custode, il messaggero, il correttore di bozze, il
fattorino e il critico. Ogni settimana prendeva una penna e
buttava gi un disegno per la prima pagina. Il tratto era
spezzato e tremolante, perch presto sarebbe stato inverno
e la mansarda era priva di riscaldamento. Al di fuori della
sua finestrella c'erano tetti, comignoli e un buio cortile che
andava riempiendosi di neve. L'erogatore del gas dava un
ora di luce per un Groschen, se Oskar aveva un Groschen.
Se non ce l'aveva, lui e Blmner si infilavano nel letto e rimanevano
l al buio, schiena contro schiena per tenersi caldo,
sognando di mangiare e di fare all'amore. Si erano inventati
una ragazza immaginaria che chiamavano Virginia,
e l'avevano fatta crescere assieme fin dall'infanzia. Sotto le
lenzuola, discutevano su chi avesse il diritto di paternit,
ognuno con lo sguardo fisso sulla parete opposta, e i didietro
ben pressati l'uno contro l'altro.
Il mercante d'arte Cassirer aveva fatto esporre Oskar
nella sua galleria e gli aveva commissionato un ritratto della
sua nuova moglie, l'attrice Durieux. Mi ha dipinta Renoir
disse lei, e credo di avere il buon diritto di dire
che quello non  il mio naso.
No, madame,  il mio naso. Il mio naso i miei occhi le
mie mani le mie tette la mia bocca. Oskar aveva cancellato
tutto con poche passate di spatola. E ora non sono
pi quelli di nessuno.
Si era precipitato fuori lasciandosi dietro tele, pennelli e
colori, cosa che faceva spesso quando veniva sconfitto dalla
timidezza o dalla collera.
Ma le cose avevano incominciato ad andare per il verso
giusto. Presto aveva avuto il denaro per andare a scaldarsi
nei bordelli. Era ritornato a Vienna e Roller lo aveva fatto
assistente del maestro pittore. Oskar aveva pagato una
mezza dozzina di modelle perch intrecciassero nude danze
greche sulla pedana. Il tondo  roba vecchia aveva
affermato. Lo spigolo  nuovo. I sogni sono leggi. Guadagnava
centocinquanta corone al mese. Ricchezza! Aveva
raccolto una dote di diecimila corone per la sorella, e si
era ritrovato ancora una volta pieno di debiti. Aveva scritto
alla moglie di un avvocato: Davvero, state sicura che non
c' nessun altro cane che ricorda meglio di me come siete. E
aveva mandato i suoi pi sentiti ringraziamenti al marito.
Aveva provato varie droghe, e metteva polvere d'ambra
nel caff. Leggeva libri di storia e parlava di produzione
mondiale di carbone. Loos gli portava via i quadri per impedire
che vi dipingesse sopra qualcos'altro quando finiva
le tele, e gli procurava soggetti da ritrarre.
Uno di loro era stato Moll, che poi era tornato a casa
tutto agitato e mi aveva detto: Ho trovato un giovane ritrattista
assolutamente geniale. Un ceco, sai?, e anche un
po' zotico. Ma devi assolutamente posare per lui!
Oskar venne a conoscermi alla casa della Hohe Warte.
Mami era sempre entusiasta all'idea di una novit, e quasi
lo port in salotto in braccio, per poi scappare subito a
controllare i preparativi del pranzo.
Avevo trentadue anni. Oskar ne aveva ventisei. Era alto,
aveva due piccole orecchie delicate, e la testa era ancora
quasi rasata. La sua bellezza mi scombussol a tal punto
che nelle mie memorie scrissi che era vestito di stracci e
aveva tossito sangue in un fazzoletto sporco. In verit indossava
lo splendido abito di tweed di Ebenstein, che era
solo un po' consunto sui polsi. Entr con un'andatura
ciondolante, come se si spingesse in avanti, e poi si ferm
e mi fiss il seno.
Io non faccio conversazione annunci.
Non cercate di impressionarmi.
 la verit. Non sono capace di parlare con la gente.
Lo state facendo con me.
Di solito disse con modi grossolani, ci sono due
amici che mi siedono a lato quando lavoro, buoni e zitti,
per darmi coraggio. Mettetevi alla finestra, per favore. Devo
illuminare le vostre guance. L'ideale sarebbe la luce delle
tre di pomeriggio.
Pi tardi, allora. Non volete pranzare? Pensavo che
avremmo lavorato dopo.
Alla finestra, per favore quasi piagnucolava.
C'era un'espressione comune, a quel tempo: malerbld,
stupido come un pittore.
Mi disse di tenere le spalle parallele alla parete, e sollev
un grosso dito per mostrarmi dove guardare, quindi tir
fuori dalla sua cartelletta dei fogli di carta da ufficio ordinaria
e si mise a scarabocchiarvi sopra. Quella carta da
quattro soldi mi offese. Muoveva i gomiti come un matto.
Non capivo come potesse disegnare le linee tranquille che
ammiravo ogni mattina nello specchio. Siete un maiale
lo aggredii poco dopo. E guardatemi in faccia! Che cosa
siete venuto a disegnare qui? Lavorate forse per una bustaia?
Eppure siete voi biascic.
Sono scomoda, su questa sedia.
E dove disse selvaggiamente, dove sareste pi comoda?
Non sapevo che fare. Sentivo la vita, quella che credevo
essere la vita, rifluire dentro di me, con un formicolio da
impazzire, come il sangue che torna a circolare in un piede
addormentato. Mi alzai e andai al pianoforte, e le mie mani
trovarono gli accordi d'inizio della Morte di Isotta. Mi
misi a cantare con voce flebile. Oskar si mise alle mie spalle
e distese delicatamente la mano sinistra sulla mia gola,
come aveva fatto un tempo Zemlinsky per dimostrare l'ampiezza
delle diverse note. Le punte delle dita andarono a
posarsi leggere nella valle del mio seno. Fu come chiudere
un circuito elettrico: il formicolio si espanse ovunque.
Quando arrivai alla fine del brano, appoggiai le mani una
dentro l'altra sul mio grembo.
Nemmeno io so fare conversazione dissi.
Oskar si precipit fuori, lasciandosi alle spalle disegni e
cartelletta.
Il giorno seguente ricevetti una sua lettera.
Mia cara amica, so di esser perduto, se continuo con la mia
vita. Se potete rispettarmi e siete disposta a essere pura come
lo siete stata ieri, quando vi ho conosciuta in un senso pi
alto e migliore di tutte le altre donne, che fanno di me solo
un ruffiano, allora osate un reale sacrificio per il mio bene, e
diventate mia moglie, segretamente, fintanto che sar povero.
Credo in voi come non ho mai creduto in nessun altro al
di l di me stesso.
Ebbene, di certo aveva ottenuto la mia attenzione. La notte
seguente lo portai a un recital di Schnberg promosso
dalla Societ Accademica per la Letteratura e la Musica di
Vienna. Oskar si sforz di avere delle opinioni. Bofonchi:
Molto... Mormor: L'ho trovato veramente...
Io bevvi sherry e tubai con lui: La vedovanza purifica
una donna. Ho intrapreso lo studio delle scienze. Siamo
tutti il prodotto delle nostre secrezioni tiroidee. La ghiandola
pineale di un'iguana  indistinguibile da quello di
un'allodola. Io ho sofferto moltissimo. Sono venuta anch'io
dal nulla. Non culturalmente, come voi, ma finanziariamente.
Pfitzner, Gabrilowitsch, Charpentier hanno visto il
valore della mia musica e hanno cercato di salvarmi, mentre
Mahler ha frantumato la vita dei miei Lieder come una
grande pietra da macina. Ogni altra donna si sarebbe rifugiata
nel bere, o tra le braccia di un amante. Voi dove dormite?
Lui disse: Con Mami e Bohuslav, a Liebhartstal.
E dove altro?
Aveva una brandina pieghevole nel suo studio nella
Hardtgasse.
Ci incamminammo. Oskar aveva dipinto le pareti di nero,
come faceva con tutti i suoi atelier. Mi guardai intorno
e decisi che L'Arbeiter Zeitung aveva ragione a definire massacri
i suoi dipinti. Possedevano tutto il terrore e lo splendore
delle battaglie perdute, e non potevo sbagliarmi, perch
quello era un argomento che conoscevo bene. Feci spogliare
Oskar e lo feci sdraiare sulla brandina, poi gli salii sopra
a cavalcioni, perch le lenzuola non erano pulite, ma
anche perch Oskar stava ancora diventando O. K., mentre
io ero Alma gi da un pezzo. Lui si ingarbugli le braccia
al di sotto della mia sottoveste. La levai. Sbatt le sopracciglia.
Come Loos, anche lui aveva un debole per le ragazzine
smagrite dalla fame, uccellini croccanti che si mangiano in
un sol boccone, e fu sorpreso dalla forza delle mie gambe.
Chiuse gli occhi. Affogai con i miei seni il suo volto cieco
per punirlo di aver infilato le sue dita tra di essi.
Che ti serva di lezione gli dissi.
Aggiust la bocca attorno alla cuspide della mia clavicola
ed emise il muggito di un vitello che si  perso.
Scivolammo con lentezza e goffaggine sul fianco, e nel
cadere ci sciogliemmo dolcemente l'uno dall'altra. Rimasi
sdraiata cos, a rimirargli l'inguine. Sembrava quello di un
ragazzo, era rilassato. Oskar aveva l'aria di annegare in un
mare di volutt. Mi piaceva. Aveva una splendida testa, come
un'incudine, con tutto quel mento, e aveva gli occhi
grandi e belli e ravvicinati, quasi in modo buffo. Era un
morsicatore, e mi aveva lasciato i seni doloranti, come se
avessi allattato. Fu molto rapido e goffo, come uno che arraffi
a due mani tutto quel che pu. Pensai Se lo rifacciamo
dovr spiegargli un paio di cose. Allacciai le gambe attorno
a una delle sue e mi condussi a raggiungere un piacere accettabile,
mentre lui si affaccendava a vuoto, mezzo addormentato,
chiedendosi se per caso non ci si aspettasse qualcosa
da lui. Forse, pensai, non lo rivedr mai pi in un
frangente simile. E troppo laborioso. Per fa dei dipinti
magnifici. Lo riporter certamente a letto se il mio ritratto
verr bene. E bello averlo reso cos felice. I miei pensieri
erano agili e svelti, e sarebbe stato bello averlo sveglio per
parlargli. Ma anche quella chiusura era piacevole. Pensai
che in quel momento sarebbe stato bellissimo averlo disteso
sopra di me, cos da poterne sentire il peso, ma non valeva
la pena di fare tutto il trambusto necessario per sistemarci
in quella posizione. Non valeva la pena di fare niente,
se era una cosa da combinare. Pensai che avrei potuto
innamorarmi di lui, forse anche per un lungo periodo. Che
avrei dormito qualche minuto e poi mi sarei alzata e sarei
andata a casa. Mi preparai a cedere al sonno.  bello cedere,
pensai. Potr farmi un'idea pi precisa di come stanno
le cose domattina.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
La mattina invece non avevo idea di dove mi trovassi, e
nemmeno tanto di chi fossi. Udii un uomo che si strofinava
piano la testa rasata tra le mani. Dunque, pensai, sono
sveglia. Devo aver passato qui tutta la notte. Una piccola
avventura. Le spalle stavano giusto nel braccio di Oskar,
ma il letto era stretto e fui lieta di alzarmi. Feci un giro
per il piccolo atelier, ancora svestita. Ero stupita di me
stessa: andarmene in giro a quel modo! Sul tavolo di lavoro
di Oskar c'erano un campionario di pelli di cigno e un
modello di celluloide per fare ventagli. Lungo la mensola
del camino era disposta una sfilza senza senso di oggetti
colorati. Tutto il resto era dipinto di nero, persino le finestre.
Sapevo che era mattino perch i graffi sulla vernice ai
vetri brillavano come comete e stelle.
Li indicai e dissi: Stelle.
Mi stai ruotando attorno come una serie di costellazioni
disse Oskar.
Non ti agitare dissi. Sto solo guardando le cose.
La Grande Buca. I Batacchi Maggiori. Il Grande Fondo
Rosa.
Devo andare a casa.
Grande grande grande rosa rosa. Dovrebbero portarti
begli oggetti in un cratere d'argento. Orchidee candite. Tagliate
con un coltello amarantino. Amarillide. Ambra. Ampiamente.
A bizzeffe bizzaffe. Dovresti essere adorata come
una vacca del Bengala.
Che cosa sono questi oggetti sulla mensola del caminetto?
Non vedo.
Un pezzo di carta d'argento accartocciata, una conchiglia
e un fiore rosso di cera. Schiacciato.
Sono il mio paesaggio. Viaggiano con me dappertutto,
per aiutarmi a dimenticare la citt maledetta. Mi porteresti
le sigarette?
Credevo che fossi tu a dovermi portare cose. In crateri
d'argento. Come se fossi una vacca.
Ma sono cos comodo si lament lui.
Alla fine Oskar si alz e mi port in un caff per colazione.
Io insinuai: Porti qui tutte le tue donne, ne sono sicura.
Lui fu sincero: No, non posso permettermelo. Questo
 il posto buono.
Il cameriere distese una tovaglia bianca sul tavolino di
marmo. Poi not che aveva un bordo strappato, e la port
via per prenderne un'altra.
Sa di doverci trattare con riguardo sussurr Oskar,
perch siamo cos felici.
Dopo tutta quella nudit, indossare vestiti mi faceva uno
strano effetto. Spalmai di burro un panino. Oskar mise
quattro zollette nel suo mlange. Mi piace dolce disse.
 buono, cos? lo assaggiai. Il calore mi scese nello
stomaco e mi fece sudare.  terribile. Troppo dolce.
Hai finito tutto il pane.
S dissi. Ordinamene dell'altro.
Cont le monete che aveva. Prender un'omelette, come
un signore.
Io mi dedicai con calma al secondo cestino di pane.
Oskar si mangi tutta l'omelette senza offrirmene neanche
un po', e poi and al bagno. Quando ritorn, si chin verso
di me e disse: Alma, ho appena fatto la pi meravigliosa
delle cacate.
Sei una persona orrenda!
No, davvero, e adesso mi sento purificato. Guardami
negli occhi: non sono puri? Alma, non stai guardando.
Devo andare subito a casa.
Invece facemmo una passeggiata. Al fianco di un uomo
della statura di Mahler, una donna come me appariva un
poco comica, mentre Oskar e io facevamo un bell'effetto,
nel riflesso delle vetrine dei negozi. Trovavo piacevole
camminare con lui fintantoch rimanevamo in quartieri dove
non avrei incontrato gente che conoscevo. Agitava i pugni
nelle tasche dei calzoni. Indic una collana in una vetrina.
Era fatta di perle di vetro rosso, e riluceva in profondit.
Quello  il genere di cose che dovresti indossare attorno
al tuo bellissimo collo bianco. E invece soggiunse con
grandiosit, io sono povero.
Io no dissi, ed entrai nel negozio. Quando uscii,
strappai le perle dalla carta e gliele allacciai al collo. Se
gliele infilavo bene sotto la camicia, nessuno poteva vederle.
Il suo collo era bianco quanto il mio, e stava bene contornato
di perline rosse.
Lo baciai e dissi: Sei tu a esser bello.
Ah fece lui. Se  cos che stanno le cose, forse dovremmo
ritornare a casa.
Tornammo al suo atelier con le finestre nere. In quell'oscurit
che conosceva benissimo, Oskar finse di non sapersi
orientare, e prese a brancolare intorno per farmi ridere.
Mise il catenaccio alla porta e mi trascin sul sof. Mi
ucciderai gemette, e accese la lampada. Appoggi la sua
grande mano sulla mia guancia, spinse il viso di lato e mi
esamin il collo. Pallido disse. Liscio. Voltati dall'altra
parte. Hai il posteriore di una gazzella. Una gazzella sinuosa.
La tua camminata  sinuosa: sembri sempre nuda. E
con quel lungo naso sottile pieno di segreti, quei lunghi
occhi persiani dalle iridi pi blu del blu... ecco l'unica cosa
che indossi: fiordalisi. Mazzolini Bismarck. Per l'amor di
Dio, siediti.
Cos?
No, a cavalcioni dell'angolo del letto, come Boadicea.
Come se avessi ucciso. Conquistato. Era gi al cavalletto
e cancellava il volto smagrito di una brunetta. La capovolse.
Stringeva le ginocchia in preda al panico. Che Dio ti
maledica, non ti muovere.
Scrfff, scrfff, fece il pennello. Nella stanza sbocci il familiare,
grasso profumo.
Stai attento alla camicia dissi quieta. Scommetto
che  quella buona.
Se la tolse. La collana gli sbatacchiava selvaggiamente
sul petto.
Sei carino, con quelle perle dissi.
Lui se le tolse e me le richiuse attorno al collo. Poi diede
uno strattone al corpetto per espormi.
Adesso mi sento davvero come una mucca. Fai piano.
Lo strapperai.
Si alz a esaminare l'effetto, e io esaminai lui. Aveva capezzoli
piccoli e ravvicinati. Allungai la mano e li pizzicai
delicatamente fino a che non si inturgidirono. Mi alzai e
sollevai i miei seni con le mani per premerli contro i suoi
capezzoli.
Ora siamo uguali dissi.
Gli leccai lo sterno bianco e duro. Lui gemette, mi cadde
sul seno e inizi a succhiare. Credevo che volessimo
lavorare un poco dissi.
Cerc di infilare la testa dal basso nella collana che avevo
al collo, ma non era abbastanza lunga.
Alzati disse. O sverr.
Si mise in piedi alle mie spalle, e fece girare delicatamente
la collana attorno al mio collo. Sentivo le dure perle
rosse e, dietro di me, il grande fermaglio rosso. Afferr il
mio seno con una mano e cerc di legarlo alla collana. Mi
fece abbassare sul letto e mi leg i polsi con quella. Mi
gett per aria le gonne. Mi ero dimenticato che sotto
non indossi nulla disse.
Ah, baldracca! Come ho fatto a vivere prima di conoscerti?
 in questa posizione che devo ritrarti. Ricordamelo.
Si sciolse i pantaloni e si prepar a completare l'atto.
Sussurrai: Oh, piano. Oh, ti odio.
Con Walter mi ero sempre sentita come un'arca decorosamente
riempita di piacere. Oskar invece mi scompigliava,
come se mi stesse rimestando con un cucchiaio da cucina.
Ero certa che stavo emettendo dei versi.
Ti odio urlai.
Cadde su di me, colpendomi il naso con una spalla.
Ti odio gemetti. Baldracca. Avevi promesso di farmi
il ritratto.
Lui non replic. Incominciai a sentire le pieghe delle
lenzuola sotto di me. Sentivo il suo corpo con molta precisione,
tutti i suoi nodi. Anche dentro di me era nodoso.
Avevo paura che potesse darmi altre sensazioni. Dissi:
Ora devo andare.
Lui rimase muto.
Su dissi piano. Su, su, e gli diedi dei colpetti sulla
spalla. Si sollev a fatica su un gomito, molto lentamente,
rotol gi da me e rimase sdraiato, immobile. Mi alzai e
andai a prendere il diaframma nella mia borsa.
Quel coso  orrendo disse Oskar, guardando con occhio
triste.
Gli sorrisi e bagnai la cupola di gomma al lavandino.
Non c'era modo di scaldare l'acqua, e non fu una bella
sensazione.
Quella settimana ci vedemmo tutti i giorni, nel suo piccolo
atelier o nel mio appartamento, e devo dire una cosa a
proposito di Oskar: ti metteva al lavoro. Mi disegn come
un'imperturbabile Madonna, come supplicante in ginocchio,
come una santa severa che protende il dito. Inizi
una tela in cui tengo le mani come la Gioconda. Mi disse
che la Gioconda di Leonardo era stata rubata dal Louvre e
che lui era stato incaricato di dipingerne un'altra. Tutte le
ragazze che aveva avuto Oskar erano state cosine insignificanti,
e a un certo punto lui aveva deciso che le facce delle
donne erano tutte triangolari, come quelle dei gatti, ma
per me aveva dovuto imparare a tracciare una o due curve
in pi. Continuava a tornare sui miei occhi, per ingrandirli
e aggiungere sfaccettature. Disegnava tra slanci e ritirate,
passando da uno dei suoi grandi piedi all'altro, strizzando
gli occhi con tenerezza, finch non sollevava arrogante il
mento, in un'espressione che significava che il disegno era
buono. Poi buttava tutto per terra e mi raggiungeva.
Io passavo tutta la giornata a farmi ammirare e rimirare.
Le attenzioni mi piacevano, ma Oskar ti succhiava quasi il
midollo dalle ossa. Ogni sera verso le undici tornavo a casa
o rispedivo lui a casa sua. Avevo gi trascorso una notte
intera insieme a lui, e pensavo che per un po' mi sarebbe
bastata quella.
A quell'epoca avevo un'amica che si chiamava Lili Leiser,
una signora abbiente che veniva alle mie domeniche.
Una volta aveva cercato di baciarmi una spalla, ma le avevo
spiegato che non doveva farlo. Dovevo essere stata
piuttosto, persuasiva, perch in seguito eravamo diventate
buone amiche. Direi addirittura che divent la mia dama
di compagnia, qualcuno con cui potevo viaggiare - piaceva
molto a entrambe - senza dare l'impressione di essere una
donna disdicevole per il fatto che viaggiavo sola. Dieci
giorni dopo che conobbi Oskar partii con lei per Parigi.
Non capivo perch Oskar avrebbe dovuto risentirsi, il che
mostra quanto poco ancora lo conoscessi.
A Parigi ci recammo dai nostri sarti. Mangiammo frutti
di mare e pollo arrosto e guardammo un carrettiere tagliare
un ricciolo dalla criniera di una cavalla con un temperino.
Dopo cena lei veniva nella mia stanza, mi spazzolava i
capelli e bisticciava con me come fanno i pretendenti respinti.
Non era che un breve viaggetto senza importanza,
ma Oskar usc di senno e prese a scrivermi due volte al
giorno. Nella prima lettera scrisse: Ieri ero ancora relativamente
calmo, ma oggi ho cercato come un mendicante in
ogni angolo e cantone della mia maledetta vita in cerca di
una traccia di te. Ogni parola in francese improvvisamente
mi sembra piena di significati. Ho guardato i giornali parigini
per sapere se l c' il sole. La mia povera madre sta patendo
pi di tutti la mia attuale elettricit, che devo pur scaricare
con qualcuno, se voglio mantenere un lucido controllo dei
nervi. Non sono abituato a essere contrastato da circostanze
esterne. Alma, ora io credo, pi di chiunque altro al mondo,
che tu debba assolutamente legarti a me.
La lessi ad alta voce alla Leiser mentre mi sistemava i
capelli. Mi stavo solo vantando un po' con lei, ma volevo
anche sapere che cosa ne pensasse. Massaggiandomi la nuca
mi disse: Non capisco di che cosa vai lagnandoti. Vorrei
io che qualcuno mi scrivesse in quella maniera. Lo sai
qual  il tuo problema? Non sei abituata al piacere. Ma il
piacere non  comodit. Invece tu sei come un grosso gatto:
 la comodit che vuoi.
Non sono sicura che sia sano di mente dissi esagerando.
Ma  vero che ero un poco nervosa.
Il risultato di quel viaggio fu che da quel momento
Oskar prese a marciare avanti e indietro sotto le mie finestre
tutte le notti quando se ne andava. Marciava fino alle
due o alle tre, quindi emetteva un fischio per farmi capire
che stava andando a dormire. Voleva essere certo che nessuno
venisse a portarmi di nuovo via.
Il fatto che fosse partita senza tanti preamboli lo aveva
davvero scosso. Da allora fu sempre sul chi va l, in cerca
di nuovi tradimenti, e continu a scrivermi di quelle lettere.
Lo invitai alla prima della Nona di Mahler al Festival
di Vienna e lui mi scrisse: Non posso venire da te con il
cuore in pace finch so che un altro uomo, vivo o morto, ti
possiede. Perch mi hai invitato a una danza della morte, a
guardare in silenzio mentre ti muovi per ore, schiava
spirituale, al ritmo di un uomo che era e dev'essere un estraneo
per te?
Andai a Scheveningen con Gucki cos che potesse giocare
con le onde. Ci accompagn la Leiser, nella speranza di
vedermi in costume da bagno. Scaltramente Oskar mi
scrisse: Kraus ha cercato di tentarmi con una incantatrice di
serpenti malese, ma io l'ho affidata al portiere.
Ritornando da Scheveningen mi fermai a Monaco. Lui
mi scrisse: Dovessi avere un bel bambino da me, la grande,
buona natura  pietosa, ed estinguer tutti i terrori.
Oskar era il benvenuto alle mie domeniche, ma fingeva
di non esserlo. Scrisse: Sono passato a casa tua alle dieci e
avrei potuto piangere di rabbia per il fatto che insisti a circondarti
di satelliti mentre io languisco in qualche lordo cantone.
E se dovessi prendere un coltello e graffiare dal tuo
cervello ogni avversione che gli altri hanno di me, lo farei
prima di condividere con te una gioia redentrice. Non tollerer
alcun altro dio prima di me. Se tu puoi ritirarti, mia cara,
buona donna, un tempo di tormenti che non voglio sperare
si riverser su di te. Alma, ti avrei amata con una forza
fuori del comune.
Andai al suo atelier e gli dissi: Non voglio pi ricevere
lettere di coltelli e di di. Sar la fine di tutto, se ti mostrerai
ancora una sola volta tanto spregevole.
Lui chin il capo. Quando ero piccolo, mia madre ha
partorito con me accanto. Tutto quel sangue mi ha fatto
perdere i sensi. Da allora non sono pi stato capace di
rapporti normali con le persone.
Sar dissi, ma non farlo pi.
Il 31 agosto, per il mio compleanno, Oskar mi fece un
ventaglio di pelle di cigno colorata a tempera. Sopra vi dipinse
una storia di Oskar e Alma. Prima viaggiamo a bordo
di due barche, ignorando le bestie selvagge attorno a
noi e ignorandoci l'un l'altra. Poi tutto  frutti maturi e
stiamo scalando Alpi rosse su un cavallo che sputa fuoco.
Noi siamo felici, ma il cavallo  esitante. Per Natale mi don
un altro ventaglio su cui ci abbracciamo circondati dalle
fiamme e c' un figlio piccolo con il faccione di Oskar.
Mi regal un suo autoritratto in miniatura, perch lo appendessi
sul letto degli alberghi quando ero in viaggio, in
modo che potesse proteggermi spiritualmente. Lo portai
con me a Nizza a fine gennaio, e a Parigi in maggio.
Gucki gli grid: Non sai dipingere nient'altro che Mami?
Lui le diede una sedia tutta per lei nell'atelier.
Il venerd, dopo la sua lezione dal vero, lo incontravo al
portone della Kunstgewerbeschule e lo portavo in qualche
posto carino per il fine settimana. Pagavo sempre tutto io.
Aveva molti debiti, e gli prestavo del denaro. La cosa lo irritava.
Lo presentai a un critico che si chiamava Grnfeld,
il quale si mise a scrivere il primo libro su Oskar. Anche
questo lo irrit. Baciava sulla faccia tutti i ritratti di Mahler
che vedeva per esorcizzare la propria gelosia, ma non potrei
dire che servisse.
Una sera lo feci venire a cena da me insieme alla Leiser.
Lei gli gir intorno con le sue lunghe gambe, come un uccello
in amore che solleva polvere, e disse: Ho deciso che
siete tutto matto. Oskar sorrise brevemente, e poi rimase
tranquillo cos che lei potesse continuare ad ammirarlo.
Abbass la testa e si riemp di cibo. Lei era affascinata. Alle
undici gli diedi la buona notte, e la Leiser ci guard a
occhi stretti mentre ci baciavamo. Diede a Oskar la mano
e lui baci anche quella, quindi se ne and. Dissi alla Leiser
di rimanere.
Ebbene? disse lei. Stava esaminando la mano che le
era stata baciata.
Aspetta un poco. Ora. Vai alla finestra.
C' un uomo, laggi.
No la corressi. E solo Oskar. Quando sar soddisfatto,
far un fischio.
Soddisfatto? Fischio? Quel ragazzo mi inquieta. Non
scender in strada fino a che non se ne sar andato.
Mi avvicinai a mia volta alla finestra. Ecco l Oskar, piccolo
e dritto, che se ne marciava su e gi per Elisabethstrasse
dondolando le braccia militarescamente. Se restavo
in quella posizione mi sembrava di vederlo marciare sul
mio poggiolo come un insetto che cammina su uno stecco.
Marci fino a sparire dietro a una rosetta che fermava le
tende da un lato. Poi ritorn alla vista, sempre marciando,
e svan nella rosetta dall'altro lato.
Gucki dissi stancamente, portaci un mazzo di carte
e vai a coricarti.
Mia figlia ci port le carte con gli occhi lucidi, quindi
spar lungo il corridoio, poi fuori dalla porta dell'appartamento,
e gi per le scale.
Usc dal portone di casa e vi rimase accostata, aggrappandosi
al pomello dietro di s e assumendo un'aria da
femme fatale che guarda al disopra della spalla. Scese incerta
uno scalino, poi ne scese un altro. Poi si stuf e trott
dritto da lui, risoluta. Lass si battono per te annunci.
Con i pugni nudi? domand Oskar gentilmente.
Con le pistole? Con le spade?
S disse Gucki. Hanno tutte e due spade grandi e
grosse.
Ebbene, far meglio ad andare a separarle disse.
Lei lo precedette. Ma a met delle scale si sedette su un
gradino e lo guard dritto negli occhi. La stai facendo arrabbiare
disse accarezzando con la manina nervosa il
marmo del gradino. Rovinerai tutto se continui a cercare
la sua attenzione. Lei non  mai attenta. E non le piace
quando gli altri fanno storie. Dice che  maleducazione.
Gli sfior un orecchio e disse: Chi ha orecchie per intendere...
Quindi lo fece entrare in casa e poi nel salotto, e
annunci: Guardate chi ho trovato.
Buonasera, pazzo furioso disse la Leiser. Oskar fece
un inchino.
Io studiai le mie carte.
Lui si sedette sul divano, con un ginocchio qui e uno l.
Mise a coppa una grossa mano rossa e vi adagi dentro
l'altra grossa mano rossa. Le agit un po' di volte nell'aria,
guardandosi intorno. In un angolo c'era Gucki. Non trov
nessun altro contento di vederlo. Prese un foglio dalla
Presse che era sul tavolino e lo pieg a met, con molta
precisione, e poi ancora nell'altro senso, e cos via per
qualche volta. Quindi tir Gucki per un braccio e le disse:
Ecco qua.
Lei si ferm un attimo a riflettere, e poi se lo mise sulla
testa.
Perch ti sei messa quella barchetta in testa? le chiese
lui.
Lei se la tolse e disse: Andiamo al fiume!
E perch mai vorresti mettere un cappello nel fiume?
Sei uno stupido! gli grid.
Oskar si alz in piedi. Allora addio. Torno gi.
Puoi farmi la guardia quanto ti pare dissi con cattiveria.
Tanto c' gi Lili con me.
La Leiser arross, e Oskar fu cos disorientato che parve
sul punto di piangere. Che cosa? E cercate di non interrompermi
pi disse, e se ne and.
Andai alla finestra e guardai il marciapiede. Quando
Oskar mi vide, fece il saluto militare.
La Leiser si sedette accanto a me e attrasse la mia testa
sul suo seno. Mia povera ragazza disse. Come ci martirizzano.
Le sue dita si muovevano abili sul mio collo. Potevo
sentire il suo odore femminile sprigionarsi al di sotto del
suo abito. Dissi: Lo stiamo ferendo... chiss che mistero
si sta immaginando. Dovremmo portarlo con noi la prossima
volta che facciamo un viaggio. Dovremmo andare tutti
assieme in un posto caldo e semplice.
Lei esit, quindi disse con coraggio: Forse potremmo
essere felici tutti assieme.
No la contraddissi. Mi dispiace, ma io non posso
darti ci che vuoi.
Benissimo esclam lei piccata. Forse anche lui trover
che non puoi dargli ci che vuole. Auguro a tutti voi
una buona notte.
Cos io e Oskar andammo in Italia da soli. Fu un viaggio
di tre settimane, e fu molto felice. Ora che vedeva realizzato
il suo sogno - avermi tutta per s ogni minuto del giorno
- era sempre allegro e cortese. Compr un prisma per
studiare la rifrazione della luce, e me lo passava sulla pelle
per farne scaturire colori nuovi. Mi port a camminare nel
bosco al passo Tre Croci, e offr castagne dal palmo della
mano ai puledri selvatici, che gli sfregarono i loro lunghi
musi contro la spalla. Attraversammo le Dolomiti, poi andammo
a Venezia e salimmo su un vaporetto che non riusciva
a partire. Dopo quell'episodio, Oskar mi ha sempre
fatta ridere senza freno imitandone il rumore del motore.
Mi ricordo di una statua di Venere spezzata all'altezza delle
cosce. Le gambe si tuffavano in una mezza conchiglia di
pietra come una mano grassoccia che fruga in un portamonete.
Ci sedemmo su una terrazza e io scrissi sotto dettatura.
La silhouette... di Venezia... disse lentamente.  la
calligrafia... del Rinascimento italiano. Per fare prima tralasciai
tutte le vocali. Non importava: nessuno poteva leggere
la mia scrittura comunque.
Dopo andammo a Napoli. Ogni mattina le donne sedevano
sulle scale di casa e si pettinavano i capelli da una
parte, come in un quadro di de Blaas. Davanti a noi il Vesuvio
era appeso a un cielo blu. Dai tempi di Klimt avevo
sempre pensato all'Italia come al paese dei baci, e me ne
andavo in giro tutto il giorno con le labbra delicatamente
discoste. Andammo all'acquario e al teatro San Carlo;
Oskar lo dipinse su un terzo ventaglio, che poi mi regal.
Lo fece alto e bellissimo, con colonne d'oro e una piovra
d'oro che si arrampica sulla parete per combattere un pescecane
d'oro. Noi giacciamo pacificamente nel centro, abbracciati.
La mia faccia  indorata di sonno, la sua  blu
prugna.
Sei davvero adorabile, in questi giorni dissi.
Io sono sempre adorabile ribatt. Perch non metti
gi quella bottiglia? Bere alcol  un vizio. Dovresti bere
acqua fresca, come me.
Se l'alcol  un vizio, tu sei l'uomo pi vizioso che conosco.
S, ma quando bevo l'acqua mi d un tale piacere.
Non  bello, qui, senza tutta la tua ateistica folla di ebrei?
Non  bello, noi due soli?
S.
Non stiamo forse facendo qualcosa di importante?
L'unica cosa che importa davvero?
Oskar diceva di non avere doti pratiche, eppure era in
grado di sfilarmi il corsetto in mezzo minuto. Poi sfregava
la faccia sul mio ventre sgualcito in un modo che consideravo
inopportuno, dicendo: mmm, mmmm, mmmmmm.
L'atto lo rendeva ciarliero, come una donna, e dopo mi
raccontava di quanto fosse preoccupato per il suo giovane
fratello Bohuslav, che era stravagante. Quando tornava a
casa, i due andavano a scavare assieme in cerca di ammoniti
fossili e silice della civilt di La Tne. Liebhartstal, raccontava,
era una distesa di giardini. L'acqua calda per lavarsi
arrivava su un grosso carro-botte come quelli dei distillatori.
Quand'era piccolo, Oskar faceva la sentinella all'arrivo
del carro, e gli davano una moneta da quattro
kreutzer. Vicino c'era il parco di Galitzinberg, in cui andavano
spesso due bambine per bene con la madre. Una volta
lo avevano invitato a prendere il t con loro alla maniera
inglese, ma lui aveva versato della cioccolata sulla gonna
della bambina pi grande. Non mi andava di fare la parte
del galante mi spieg, per quante corone sua madre
avesse ricamate sul fazzoletto.
Un pomeriggio ci fu un brutto temporale. Laggi in Italia
tutti i miei sensi erano amplificati, e io dovetti correre a
letto, praticamente vestita, e mi nascosi completamente
sotto le coperte.
Alma? chiam Oskar.
No dissi.
Alma, vieni a vedere disse. Non puoi avere paura
di una cosa tanto bella.
Avevo odiato i tuoni fin dal pomeriggio della morte di
Papi. Me li sentivo entrare dentro.
Oskar si arrampic nel letto e parl con le labbra vicine
alle mie: Non devi avere paura.
Vai via gli dissi.
Chin il capo e cerc di buttarmi delicatamente gi dal
letto con una serie di piccole testate, come una capra. Gli
allacciai il collo con il braccio e mormorai: Smettila.
Ci accorgemmo assieme che non si sarebbe potuto alzare:
ero pi forte di lui. Ah grid improvvisamente spaventato,
e lo lasciai subito. Salt in piedi.
Ci fu un momento di silenzio, poi schiacciai la faccia nel
cuscino e dissi di nuovo Vai via, per ricominciare.
Avanti, Alma disse. Alzati, dammi la mano.
No mi rifiutai ancora, ma questa volta lui mi tir in
piedi.
Grazie. E l'altra mano? E ora... disse, e mi fece girare
come una ballerina di flamenco fino a che non ebbi la
schiena contro il suo petto e le nostre braccia furono attorcigliate
strette attorno a me. Mormor: Ti tengo io, lo
vedi? E adesso andiamo e si avvi facendoci procedere
con passi incerti fuori dalla porta finestra fin sul balcone.
No! Oskar, ho paura dissi. E poi, stupidamente: Ci
bagneremo! Ma eravamo gi completamente zuppi. Oskar
mi lecc un orecchio e disse che era come bere un bicchiere
d'acqua. Mi fece scivolare il vestito bagnato sulla vita.
Ci potrebbero vedere.
Siamo solo noi obiett.
Era vero. Il temporale aveva svuotato la citt e il porto.
Impazzava sulla baia rimescolando il mare e il cielo fino
a farli diventare una cosa sola. Una cosa che sgorgava
da una fessura nel parapetto in pietra. Ci mondava i piedi.
Scrosciava sulle palle di pietra alla base di un portone
e inondava i ripidi canali di scolo: dove due strade si incontravano,
l'acqua confluiva sommandosi ad altra acqua,
come dita di due mani intrecciate. C'era una sola vela nel
porto, e la pioggia l'appesantiva facendola apparire grigia
e sporca. Pioveva sulle nostre labbra. I nostri vestiti erano
cos bagnati che vestito e nudit erano una sola cosa,
 Oskar mi sollev le gonne grondanti da dietro. Il nostro
balcone navigava come una barca su un Vesuvio
sommerso.
 una barca gridai, e mi aggrappai all'orlo.
La nostra barca disse lui tra i denti. E adesso mi
ami.
Invocai Dio, e gridai che lo amavo.
E adesso sei mia disse.
Mi voltai a guardare le mie gambe bagnate.
Si aggrapp al mio posteriore sollevato come se si appoggiasse
a un leggio. Chiusi gli occhi e per qualche istante
non guardai pi nulla. Alla fine lui ebbe un fremito e
poi si ferm.
Mi raddrizzai lentamente in piedi, mi slacciai il vestito
stropicciato e zuppo e lo feci cadere. Mi ritrovai ad avere
indosso solo la collana rossa. Avevo le gambe ubriache.
Barcollai all'interno e andai a prendere il diaframma.
Oskar accorse urlando: No.
Rimasi a fissarlo, come inebetita. Poi dissi: Oskar. Devo
farlo.
No che non devi disse lui.
Oskar insistetti. Per favore, non rovinare tutto.
 quel, quel coso, che rovina tutto! grid, torreggiante
su di me, e poi cadde in ginocchio, mi accarezz il
ventre e disse: Ti prego, non uccidere lo spirito che
abbiamo creato. Si sollev verso di me con un'espressione
di rabbia mista a supplica, per dimostrarmi che faceva sul
serio. Sembrava un bambino pronto a pestare un formicaio,
per poi piangere.
Oskar dissi. Per l'amor del cielo, alzati.
Credo che in certe cose fossi pi come un uomo che come
una donna, perch tutto per me diventava chiarissimo
dopo l'amore, chiaro e un poco squallido. Percepivo distintamente
il pavimento sotto i miei piedi. I capelli bagnati
ricadevano pesantemente su una spalla. Guardai in basso
il volto straziato di Oskar e pensai E un bel ragazzo, ma ha
davvero gli occhi troppo vicini. Forse c' qualcosa che non
va, in lui. Gli chiesi di alzarsi da terra altre due volte,
quindi mi voltai e andai al lavabo. Oskar rimase in ginocchio
in mezzo alla stanza a guardarmi. C'era ancora qualche
rimasuglio di tuono, ma scoprii che non avevo pi
paura. Continuavo a pensare Se solo lui non rovinasse ogni
cosa.
Quando fummo di nuovo a casa, i dipinti di Oskar cambiarono.
Non sfregava pi le tele con la spatola. Ora dipingeva
con spesse e generose pennellate. Era stato a Venezia,
e si era armato dei rossi e dei porpora di Tiziano.
Eravamo tutti e due molto contenti del nostro bel viaggio
e dei suoi nuovi dipinti, ma giungemmo a conclusioni opposte.
Io trovai che fosse venuto il momento per una piccola
pausa. Lui pensava che fosse venuto il momento di
sposarsi.
Frattanto Oskar aveva litigato con Loos a causa mia, e i
due non si parlavano pi. Aveva litigato a causa mia anche
con la sua famiglia, e con il resto dei suoi amici. Ormai io
ero l'ultima persona che gli era rimasta, perch per me, come
diceva lui, aveva rinunciato a tutto il resto, e quindi
dovevo semplicemente sposarlo, ecco tutto. Ricevette la
benedizione di Moll e quella di Mami. Convinse la mia
amica Erika Tietze a perorare la sua causa. Scrisse a Walden,
che commerciava le sue opere, che stava per sposarsi
e pertanto doveva diventare famoso a livello internazionale.
Si dichiarava ogni volta che ci vedevamo, e quando lo rimandavo
a casa si sedeva alla scrivania e si proponeva per
lettera. Si firmava Oskar Alma Kokoschka. Aveva deciso
che d'ora in poi sarebbe stato sempre come a Napoli.
Ma io ero stufa di farmi infastidire. Incominciai a vagheggiare
un uomo calmo e sensibile. Trovavo che avessimo
raggiunto il nostro apice su quel balcone - a volte potevo
essere molto realistica - e che con ci avevo migliorato
i quadri di Oskar, e ora lui non doveva essere avido,
perch era giunto il momento di qualcos'altro. Mi era tornata
quella vecchia sensazione di aver esagerato con il sorbetto.
Nel diario scrissi O. K. deve lavorare! E stato messo
sulla terra a quello scopo! La vita non ha alcun interesse per
lui, ma io sono pronta per la mia personale evoluzione: per
il momento ho appreso tutto quello che potevo! Se solo avessi
scalato il Monte Bianco! Ma che idea folle! Dov' la mia
verit?
Mahler mi aveva lasciato un terreno a Breitenstein, e decisi
di costruirvi una casa. Pensavo a un posto tutto per
me, dove magari poter scappare ogni tanto. E invece la cosa
eccit ancor di pi la fantasia di Oskar, che ripose tutte
le sue speranze nell'edificazione della nostra casa, e discusse
e ridiscusse il progetto con Moll fino a che il poveretto
non ne fu atterrito. Oskar stava diventando sempre pi
strano. Ricopr le pareti nere del suo studio con rune tracciate
in pastello bianco. Illumin una stanza con una lampada
rossa e l'altra con una blu. Alla fine mi grid: Tu
ancora non sai chi sono! Non mi stai mai a sentire! Ebbene,
mi starai a sentire adesso, perch ho ottenuto il tuo
certificato di nascita! Con un trucco! E l'ho utilizzato per
far uscire le nostre pubblicazioni di matrimonio, e adesso
basta con tutte queste sciocchezze! Allora, cosa dici adesso?
Io? domandai. Fremevo di rabbia. Io? Io dico che
adesso dovrai accollarti la pena e la vergogna di ritirare le
pubblicazioni. E dico che sei un asino. E dico che d'ora in
poi ti vedr solo ogni tre giorni.
Avevo preso l'idea dei tre giorni dal Wilhelm Meister di
Goethe.
Si arrabbi a tal punto che ricevetti una lettera dalla signora
Kokoschka. Mi spiegava che se Oskar non fosse riuscito
a portare a compimento il grande destino che lo attendeva
sarebbe stata colpa mia. Mi diede tempo fino a
una certa data per liberare il suo figliolo. Dopodich, diceva,
mi avrebbe sparato. Il pomeriggio del giorno stabilito
si piazz sotto casa mia una piccola contadina, e si mise a
marciare avanti e indietro sotto le mie finestre. Doveva essere
una famiglia di marciatori. Una delle braccia dondolava
militarescamente, l'altra era cacciata nella borsetta. Che
era rigonfia. Aveva annodato sotto la mascella le stringhe
di un cappellino di trine, strette come un laccio emostatico.
Telefonai alla Kunstgewerbeschule e dissi che qualcuno
avrebbe fatto bene a mandare a chiamare Oskar. Dopo un
poco apparve di corsa, sbatacchiando sgraziatamente gomiti
e ginocchia, simile a un giornale sospinto dal vento.
Mami! grid. Che cosa combini.
L'ammazzo, Oskar disse allegramente Frau Kokoschka.
Lascia solo che riprenda fiato, Mami e ti scuoter fino
a farti suonare le campane in testa.
Aprii di scatto la finestra, fuori di senno come una capra
che addenta un sasso. Buffoni! strillai. Pagliacci!
Non ti sposer mai. Sei un bambino.
Un bambino grid lui verso l'alto, non dipinge come
me.
Tu scarabocchi il retro delle fatture con mozziconi di
matita. Che razza di marito potresti mai essere?
Che razza di moglie uccide tutti i miei figli? si mise a
piangere. Tu e la tua cupola di gomma! Non mi permetterai
mai di dare prova di me stesso.
E allora dai prova di te stesso! Ti sposer quando
avrai dipinto un capolavoro.
L'ammazzo, Oskar ripet sua madre.
Nella sua testolina tonda c'era spazio solo per un'idea.
Mami, che cosa pensi di ottenere con queste sparatorie?
Ormai  tutto a posto. Saremo felici. E la trascin
via per un gomito.
Lei estrasse orgogliosamente dalla borsetta un pugno
vuoto e sudato.
Cos Oskar tese una grossa tela nuova e vi stese uno strato
di colla. Era convinto di aver fatto un buon affare: era comunque
intenzionato a dipingere capolavori. Incominci
con il dipingere un semicerchio di mare, come fosse illuminato
da un bengala. Poi una torre d'acqua, montagne, lampi
e la luna. C'erano un uomo e una donna. Lei era appoggiata
con la guancia e il palmo di una mano al petto di
lui. Erano avvinghiati assieme su una barca volante di nuvole,
o una conchiglia gigante, o il balcone di un albergo.
Il peso dei piedi di Oskar sembrava, come sempre, un tormento.
Io ero addormentata. Lo chiam La grande barca.
Era pieno di magnifiche fiamme dei rossi e dei porpora
che aveva conosciuto da Tiziano, ma poi ogni cosa si era
fatta sempre pi scura e pi blu, dopo che Oskar aveva
preso a vedermi solo ogni tre giorni e aveva incominciato
a nutrire dubbi, dopo che una notte, stando a come la
racconta Oskar, il poeta Georg Trakl era arrivato nel suo
atelier vestito a lutto per la morte della sua sorella gemella.
Trakl aveva oltrepassato la porta proprio mentre Oskar dava
le pennellate finali. E aveva improvvisato all'istante una
poesia intitolata Die Windsbraut, la Sposa del Vento, gesticolando
con mani pallide, con occhi spiritati e indimenticabili
e cos via, ma questa  un'altra storia. Vero  che
Trakl and a casa e scrisse: Da nere scogliere / ebbra di
morte / si getta l'ardente Sposa del Vento. Come tutti gli
amici di Oskar, Trakl non mi amava.
Ma ora il quadro aveva il suo vero nome, e fu presto
terminato. Oskar mi condusse nel suo atelier e mi port di
fronte al dipinto tenendomi per le spalle. L'effetto fu un
poco terrorizzante. Aveva dipinto un grande shock, che
correva circolarmente intorno alla natura. Il quadro sembrava
un affare di ventricoli muscolari, come un cuore
oscuro. Rimasi a guardare a lungo il suo volto dipinto, e il
petto su cui avevo disteso la mia mano dipinta, e la mia
faccia dipinta, con i suoi enormi occhi santamente chiusi.
Ero eccitata quasi quanto Oskar. Sapevo che cosa stavo
guardando. Ed ero orgogliosa che quell'uomo che mi amava
tanto - e che anch'io amavo, per quanto sono mai stata
capace di amare qualcuno - fosse riuscito a realizzare una
tale opera, e che l'avesse fatto grazie alla mia faccia e, mi
dicevo, al mio spirito. Ma allo stesso tempo mi stavo chiedendo
che cos'altro si aspettasse da me. Il mio lavoro non
era forse compiuto? Intanto, Oskar aspettava.
Gli presi le mani dalle mie spalle, me le misi sul ventre
e dissi: Voglio un figlio tuo.
Gli accordi sono accordi.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Ora dell'arrivo della primavera, la casa di Breitenstein era
quasi completata, e Oskar e io andammo a viverci. Era
una bella costruzione, piena d'aria e di luce, con grandi
stanze e un caminetto di blocchi di granito tagliato dalle
montagne del Semmering. L'elettricit non era ancora allacciata,
cos per illuminare accendevamo dozzine di candele.
Il tempo era mite. Io ero appena rimasta incinta.
Tutta quanta la faccenda era un'idea terribile.
Avevo sempre pensato che avrei cambiato la vita di
Oskar cos come avevo cambiato quella di Mahler. Mi pareva
di aver mostrato a Mahler che cosa fosse l'amore di
una donna - e in un certo modo, suppongo, l'avevo fatto
davvero; mi pareva che lui in seguito non fosse pi stato
lo stesso - il che era sicuramente vero, perch poi era morto.
Ma Oskar era abituato a cambiare le cose, non a farsi
cambiare. E quando venne a vivere con me pens Finalmente
sono l'uomo di casa, e vale ci che dico io.
Insultava tutti i miei visitatori e proib le mie domeniche.
Dipinse facce e corna su tutte le bottiglie della dispensa.
Dovevano fungere da feticci guardiani, e quando si
svuotavano si lamentava, perch certi spiriti devono essere
gialli d'olio o rossi di vino in faccia. Ora che era praticamente
padre, parlava con voce pi profonda. Cerc di insegnarmi
il greco, che non conosceva. Quando non gli veniva
in mente una parola si mordeva le labbra e agitava le
braccia. Toglieva i miei vestiti dal loro posto e li distribuiva
secondo un sistema di sua invenzione, e gettava a terra
quelli di colori infausti, o inadatti a una donna sposata,
perch ora tutti i miei vestiti dovevano essere chiusi al collo e ai polsi; inoltre mi proib di accavallare le gambe
quando mi sedevo. Era un atteggiamento immodesto. Frugava
tra la nostra immondizia per vedere se non avessi
buttato via qualcosa che non avrei dovuto. Era capace di
sventolare una pera marcia dandomi della bambina viziata.
Disse che lui non avrebbe fatto il salotto tanto grande. Era
da arrivisti. Avr anche avuto un occhio per le proporzioni,
ma andava sviluppato.
Disse: Devi incominciare una nuova fanciullezza con
me.
Disse: Devi condurre la tua vita nobilmente per poter
rimanere un emblema per me.
Disse: La tua vita merita di essere vissuta solo da
quando hai imparato ad amare davvero.
Incominciammo la famosa estate perfetta del 1914. Il
tempo ci coccol. E io ero furiosa come un bambino che 
stufo di coccole. Ormai Oskar e io avevamo liti stridule.
Sembravamo una delle sue commedie: eeeeeh, aaagggh,
ooooh! Apparentemente ero sempre un ciclone, ma dentro
di me ero quasi calma. Dentro di me stavo collezionando i
suoi oltraggi come farfalle, in attesa che si spingesse un
po' troppo oltre il segno.
Un giorno arriv per posta la maschera mortuaria di
Mahler. Eravamo ancora tutti assorbiti dai lavori nella casa.
Mami stava dando istruzioni alla cuoca. Io stavo mostrando
alla servit come volevo che fossero cuciti i drappeggi,
strillando per coprire il rumore delle macchine per
cucire. Gucki stava mangiando delle castagne mentre guardava
zio Oskar dipingere un affresco sopra il caminetto.
Era largo tre metri, e mostrava me che lo abbandonavo alla
morte.
Zio Oskar grid, ti sei dipinto proprio in mezzo al
fuoco!
All'inferno, Guckern! conferm lui gioviale. In
mezzo all'inferno!
Mi aveva ritratta mentre volavo via verso il cielo, salutandolo
con la mano. Una scena che Gucki poteva capire
perfettamente: era ci a cui era abituata. Era zio Oskar
con i serpenti di fuoco a non piacerle. L'immagine aveva
un aspetto disordinato, e sembrava far male. Stava sfregando
il guscio di una castagna contro un fianco per farlo diventare
lucido. Dentro c'era una guaina vellutata che a lei
piaceva staccare con il pollice. Era traslucida e percorsa da
venature, e se la mise sulla punta del naso. Continuando a
schiacciarsi il naso per tenere fermo il suo ornamento, disse:
Non  il tuo posto, zio.
Un uomo innamorato  sempre all'inferno. Specialmente
un uomo innamorato di tua madre!
Era una frase terribile e non voleva dire un bel niente.
O almeno non avrebbe dovuto voler dire nulla. Ma a lei
piacque sentirla.
Entrai nella stanza in quel momento, affaccendata a
strofinarmi le mani pulite nel grembiule. Che razza di
sciocchezze vai raccontando a mia figlia?
Salve, musa. Sei venuta ad aiutarmi nel mio travaglio?
Dispiega le braccia, musa.
No. Sto aspettando un pacco. Che cosa vai raccontando
a mia figlia? Gucki, levati quell'affare dal naso.
Dice che  in un posto brutto perch ti vuole bene,
Mami!
 in un posto brutto, Gucki, perch  un babbeo.
La pensiamo allo stesso modo disse Oskar tranquillamente.
Ah feci io, perch qui arriv il segnale del postino.
Andai ad aprire la porta.
E quello cos'? chiese Oskar.
La maschera mortuaria era imballata in trucioli di legno.
La estrassi con cautela. Moll aveva fatto un bel lavoro. Si
riconoscevano la finezza e la forza di Mahler, e la lunga vena
su entrambe le tempie che si gonfiava quando andava
in collera.
Quando Oskar la vide, perse completamente la testa.
Ancora sempre e solo quel morto! strill. Mena
gramo! Liberatene. Mettilo in cantina. Non ce lo voglio in
casa mia.
Io non gli diedi retta, cos lui mi strapp di mano la maschera,
e quando cercai di riprendermela, la prese per le
guance e se la avvicin al viso, scoprendo i suoi lunghi denti
gialli come una scimmia. Dondol la faccia avanti e indietro
farfugliando: Lasciala in pace, vecchio!
Gucki era in lacrime, con le manine chiuse a pugno.
Lascia stare Papi!
Mentecatto! gridai. La rovinerai. Gliela strappai
di mano.
Non ce la voglio in casa mia!
Casa tua? Lurido morto di fame! ruggii. Ti ho trovato
in un pollaio ed  l che avrei dovuto lasciarti!
Fu una vera scenata. Io diedi a lui del saltimbanco e lui
a me della sgualdrina. Disse che non c'era luce nel mio
grasso cuore avido. Dissi che aveva le unghie sporche. Dissi
che non era il primo genio a scambiarmi per una sartina,
e dov'era finito Mahler adesso? E brandii la maschera come
Giuditta la testa di Oloferne.
Lui mi afferr le braccia affannato: Stai cercando di
minacciarmi?
Lascia andare Mami! strill Gucki.
Casa tua! dissi. La moglie di un pittore. Vorresti
forse che me ne andassi in giro vestita di un qualche vecchio
kimono a lavarti i pennelli? Lo spinsi via, presi un
martello degli operai e andai al foyer.
Stupida vacca! grid non sai nulla del potere delle
forze? Non voglio un figlio con la faccia di un uomo morto!
Il cuore mi rombava e rombava come le macchine per
cucire al piano di sopra. Ero in preda a una smania. C'era
un posto perfetto in mezzo al corridoio che riceveva la luce
dalla lunetta: piantai io stessa il chiodo, storto, e ci
appesi Mahler. Stava a pennello. Non ce l'avrai, in casa tua.
Oskar, hai commesso un errore.
E andai alle terme di Franzensbad ad abortire.
Sono stata incinta parecchie volte, in vita mia, e quella
non era la prima volta che sistemavo la faccenda, ma  il
genere di cose a cui non ci si abitua mai. Mi condussero in
un padiglione ottagonale dietro ai bagni turchi e mi fecero
passare attraverso una pesante porta. Poi mi fecero superare
un'altra porta, molto piccola, e poi una terza, che si spalanc
con grande facilit. All'inizio mi fece sentire al sicuro,
essere cos nascosta. Pensai Qui non mi troveranno mai. Poi
pensai Nessuno sapr mai che cosa ne  stato di me... Il pavimento
era stato appena lavato. Sentii in lontananza il rumore
dei tamburi proveniente dal gazebo nel prato sul retro
dove suonava una banda. Mi divaricarono le gambe e le legarono
in posizione con lunghe cinghie di tela.
Come faccio, se devo alzarmi? sussurrai.
Su un vassoio accanto alla mia anca era disposta una
schiera di ferri: bisturi, piccoli forcipi, raschiatoi. Il dottore
prese un aggeggio simile a un paio di pinze con le punte
lunghe e ricurve.
Aiutatemi a liberarmi dissi decisa a rinunciare.
Un'infermiera mi avvicin un catino alla faccia.
Non intendevo quello.
Lei disse: Vedrai che neanche fai tempo ad accorgerti,
cara.
C'era quell'odore di laboratorio. Pensai alle lucertole di
Kammerer. Le infilzavamo a una tavoletta con delle puntine.
Una volta aperte, i cuori sembravano funghi, piccoli
nodi coriacei, freddi e grigi. Mi misi a piangere. Da dentro
di me proveniva un raspare rauco e umido, e un dolore,
non proprio lancinante come quello di un parto, ma molto
forte. Sentii qualcosa di bagnato cadere in un catino di
metallo, poi ancora qualcosa, e poi il resto.
Dopo di ci, con Oskar avevo chiuso. Gli diedi la colpa di
ogni cosa. Le liti, i pianti di Gucki, il fatto che non avevo
pi pace, e il suono di quell'orrendo raspare, perch se
fosse stato un uomo normale e come si deve, di quelli che
si possono sposare, non avrei dovuto strisciare a Franzensbad
a farmi macellare. Quando ritornai a casa lui raccolse
dai rifiuti un tampone di cotone sanguinolento. Questo
disse  e sar sempre il mio unico figlio.
Devo assolutamente liberarmi di questo pazzo, pensai.
Qualche settimana pi tardi, il critico pi accanito di
Oskar, quello che si era augurato che qualcuno gli spaccasse
le ossa, fu ucciso con un colpo di pistola a Sarajevo.
Evidentemente anche costui aveva un suo critico: era il nazionalista
serbo Princip, che ce l'aveva con l'Austria perch
si era annessa la Bosnia. Si era avvicinato all'automobile
dell'arciduca con sguardo implorante, come per chiedere
un'informazione, e aveva sparato un colpo a Francesco
Ferdinando e uno alla sua consorte. Cos ora l'erede al trono
era assassinato, e l'Austria dichiar guerra alla Bosnia.
Tutti erano in festa, perch non c' austriaco che ricordi
una sconfitta. Sono troppe, per ricordarle.
Appesero proclami dappertutto, nelle stazioni ferroviarie,
sugli edifici municipali, nei gazebo del Prater. Ognuno
recava una scritta a grosse lettere scarlatte: krieg. Assomigliavano
alle locandine che annunciano i concerti all'aperto.
Ovunque si guardasse, spuntavano bandiere e bande
militari, a cui facevano seguito reggimenti di soldati che
marciavano con i loro elmetti lucidi d'ottone e le coccarde
blu. Marciavano davvero bene. Non si vedeva ragione per
cui non avrebbero potuto marciare tranquillamente attraverso
tutta la Francia. Sapevo che ci sarebbe stata anche
qualche battaglia, naturalmente, in cui i cavalli si sarebbero
levati sulle zampe di dietro come oratori - erano scene che
avevo visto spesso dipinte - e in cui ogni corazziere avrebbe
brandito orizzontalmente al di sopra della testa una
spada luccicante e in cui l'aria sarebbe stata adornata di
piccoli brillii di stella, come se qualcuno avesse acceso tante
lanternine per una grande festa. Per quanto, forse non
si trattava di una visione molto aggiornata. Ora si leggeva
di trincee. Sembrava che i francesi ci si nascondessero dentro.
Era il caso di preoccuparsi di francesi acquattati in un
fosso? Da Demel vendevano cioccolatini a forma di cannone.
A Berlino, il principe ereditario Guglielmo si present
sul podio davanti alle sue truppe in completo da tennis di
flanella. Salut i soldati agitando la racchetta. Tutti dicevano
che la guerra sarebbe stata vinta entro l'autunno.
Oskar invece si guardava intorno e vedeva poveri ragazzi
sospinti come greggi al macello a suon di musica.
Zum-pa-pa diceva. Zum-pa-pa. Babbei. La prossima
sar la Russia: credono che Mosca si sia dimenticata di
Belgrado? E allora la loro musica non sar pi cos allegra.
E io me ne sto qui seduto comodo, mentre Bohuslav ballonzola
nell'Adriatico come un topo in un barile di pesce.
Bohuslav era in marina.
Mi mancheresti molto, se ti arruolassi dissi trasognata.
Arruolarmi? chiese Oskar.
Ma non devo essere egoista.
Hai costruito questa casa ragion Oskar, per poterci
vivere insieme a me.
Non devo essere egoista ripetei, e la mia voce suon
come un badile che colpisce delle pietre.
Per me era tutto molto chiaro. Oskar doveva andare a
combattere. Gli avrebbero dato una spada e avrebbero fatto
di lui un uomo, e lui sarebbe ritornato carico di medaglie
e avrebbe trovato qualche brava ragazza, e io non
avrei pi avuto pere marce sventolate sotto il naso in casa
mia. Tutti concordavano sul fatto che la guerra fosse un
nuovo inizio, una pulizia morale, come dicevano gli oratori,
un bagno di acciaio: la facevano sembrare una specie di
grande centro termale. Ognuno di noi doveva dare il suo
contributo. Io avrei rinunciato a Oskar.
Oskar ridipinse il murale sul caminetto con la mia faccia
pi gentile e le sue braccia tese pi lunghe. Dipinse nuovi
ventagli con Alma e Oskar che mi lasciava sul letto. Fece le
nostre facce uguali. Ma non poteva farmi cambiare idea solo
allargandomi il mento. Gli chiudevo la porta in faccia
ogni sera. Non gli concedevo un solo momento di tenerezza.
Non facevo che parlare di senso del dovere e della guerra,
e continuavo a chiedergli se avesse notizie di Bohuslav.
Era stato poco saggio da parte di Oskar realizzare cos tanti
dipinti di noi due, perch ormai consideravo un'opera d'arte
anche il nostro amore, e lo consideravo concluso.
Quando Loos venne a sapere che Oskar aveva deciso di
andare in guerra, si offr di aiutarlo, e fu un bene. Oskar
era troppo debole per la fanteria, troppo scadente in matematica
per l'artiglieria e troppo povero per la cavalleria,
ma Loos aveva un mucchio di conoscenze, e riusc a farvi
entrare Oskar, e non solo in cavalleria, ma addirittura nel
Quindicesimo Reggimento dei Dragoni di Vienna Neustadt,
in cui erano soliti servire i rampolli della famiglia imperiale.
Oskar vendette la Windsbraut a un farmacista di
Amburgo di nome Winter per quattrocento corone e con
il denaro si compr un'uniforme e una cavalla color crema.
La cavalla si chiamava Minden L, che in magiaro vuol dire
Tutti i Cavalli.
Prima di andarsene mi regal un ultimo ventaglio, il settimo.
Mostra cannoni che sputano fiamme e soldati che
sprofondano tra ondate di fumo blu oltremare. Nel mezzo,
un cavallo spalanca le mascelle come un corista. Oskar giace
sotto di esso sul terreno dorato, con le mani incrociate
sul petto. Un uomo anziano con una grande faccia grigia e
statuaria conficca una lancia nel petto di Oskar, e io mi
chino sulla lancia piegandomi sulle mie grosse ginocchia
per tenere la punta al posto giusto, mentre bacio la guancia
del vecchio. Oskar mi regal quel ventaglio per Natale.
Io lo ringraziai.
Poi lo accompagnai alla stazione ferroviaria e ritornai a
casa piuttosto risollevata. La verit  che mi piaceva amare
Oskar, ma preferivo ricordare di averlo fatto.
Dopo che Oskar fu partito, ero di nuovo pronta per essere
libera e per divertirmi. Mangiavo marzapane e me ne stavo
alzata fino a tardi a leggere romanzi da quattro soldi. Aprivo
i miei lieder migliori sul leggio e li esaminavo. Rimanevo
a letto fino a tardi raddolcendomi la bocca con un poco
di Schnaps. Ma per qualche ragione non ero felice come
credevo che sarei stata. Avevo quella sensazione che si ha
talvolta quando si fa una piroetta, e poi sembra di trovarsi
un po' pi in l di dove si  atterrati, non ci si fida delle
proprie gambe o del proprio equilibrio e se si viene raggiunti
da una voce, suona vuota e attutita.
Ricominciai con le mie domeniche, ma parlare con tutte
quelle persone mi sembrava una fatica. D'un tratto mi apparivano
banali, e mi chiedevo come mai gli uomini non
fossero andati tutti alla guerra. Gucki si rannicchiava sempre
in un cantone, immalinconita dall'assenza di Oskar; temevo
che da un momento all'altro sarebbe venuta a chiedermi
di essere consolata. Ma se non lo faceva pensavo
Quella bambina non ama sua madre. L'addestramento di
Oskar dur sette mesi. Mi scriveva ogni giorno. L tutti,
mi raccont, si davano cameratescamente del tu, ma per
quanta amicizia gli mostrassero i suoi commilitoni, tra loro
c'era una distanza incolmabile, perch gli altri erano tutti
aristocratici. Lo prendevano per un futurista. Loro cavalcavano
da quando erano piccoli, e non facevano che imprecare
dal mattino alla sera per la sua imperizia. Si esercitava
ogni giorno su una sella di legno fissata su quattro zampe,
correndo avanti e indietro su un grande campo innevato ai
piedi delle montagne. Il terreno era gelato e duro come
una pista da pattinaggio, e i cavalli scivolavano e cadevano
al ritmo di uno al minuto. Il capitano portava le basette e
guanti corazzati. Ogni volta che smetteva di strillare, i corvi
tornavano a posarsi sui cespugli.
Rispondevo alle lettere di Oskar come se fosse un compito
di scuola. Mi pareva una costrizione.
Un giorno andai a Vienna e vidi il mio primo cinegiornale.
Era tutto sulla guerra. C'erano grosse buche nel terreno,
come se stessero scavando una rete idrica, e i soldati
sembravano pi degli operai. Avevano sorrisi spaventati. Il
filo spinato aveva un aspetto spaventoso, e quasi lo sentivo
lacerarmi il viso. Perfino la tremolante luce grigia mi parve
disdicevole, come stessi guardando le animazioni del Prater,
dove infilando una moneta in una fessura unta si potevano
vedere attraverso uno spioncino incidenti ferroviari,
cacce grosse o Jenny Lind cantare senza emettere un suono.
Mi chiesi se dopotutto la guerra fosse un buon posto
per Oskar, e iniziai a sentirmi molto sola.
Fu all'incirca in quel periodo che ripresi ad avere notizie
di Walter. Berta Zuckerkandl con il suo lungimirante occhio
da ruffiana mi scrisse per dirmi che stava diventando
un giovanotto affermato. Aveva ristrutturato una fabbrica
di scarpe ad Alfeld-an-der-Leine fornendola di pareti di
vetro. Le rampe delle scale sugli angoli sembravano fluttuare
nell'aria. Il che doveva essere una cosa buona, visto
che era diventato il pi giovane direttore del Deutscher
Werkbund. Aveva progettato il padiglione per la loro
grande esposizione di arte industriale di Colonia, e vi aveva
esposto i propri disegni di automobili, salotti e cuccette
ferroviarie. Gli scrissi per congratularmi e lui rispose dicendo
che sperava che stessi bene. I suoi modi erano un
poco formali. Aveva visto un doppio ritratto nudo di
Oskar e me, e la cosa gli aveva arrecato un certo turbamento.
Quando la Germania entr in guerra, Walter fu mandato
sui Vosgi. Berta mi spediva articoli ritagliati dai giornali
con il vecchio taglierino di suo padre. In qualit di capo
pattuglia, era sempre il primo a saltare nelle trincee nemiche.
Lo avevano gi insignito di una Croce di Ferro di Seconda
Classe. Lo avevano promosso tenente. Berta aveva
cerchiato la parola in rosso.
Un giorno mi invit a pranzare con lei e mi disse:
Avete una brutta cera.
Ne fui felice. Gli altri non facevano che ripetermi che
bell'aspetto avessi, e lo trovavo fastidioso. Sorrisi con aria
di sfida.
Mi aspettavo di trovarvi pi serena prosegu, ora
che il vostro matto se n' andato.
Gli ho dato tutto quello che potevo le dissi in tono
mesto ma consumato. Ci saremmo gi divorati da un
pezzo.
S, siete entrambi... sciaguatt un sorso di t in giro
per la bocca e aggrott le sopracciglia personalit forti. Il
vostro Walter  riuscito a fare la sua bella figura.
Temo che non sia pi il "mio Walter".
E perch no? Credete che si sia trovato una qualche
mademoiselle? Immagino che sia troppo occupato. Ora,
c' una cosa che vorrei mi spiegaste. Come mai tra voi due
non  andata in porto? Bello, di talento, di buona famiglia,
alto, ambizioso... era perfetto, per voi.
Abbiamo litigato dissi, e chinai debolmente la testa
sul mio t.
La Zuckerkandl contrasse la sua larga bocca da lucertola
e mi squadr. Litigato. E allora? Voi siete sempre stata
una zuccona. Avete tutta la capacit di affascinare di vostro
padre, ma sfortunatamente avete anche il suo cervello.
Scrivete una lettera al signor tenente.
L'ho fatto.
Benissimo! rispose soddisfatta. Scrivetegliene un'altra.
Rientrata a casa ero molto eccitata. Incominciai a considerare
la mia lite con Walter in un modo nuovo. Nei romanzetti
che leggevo masticando i miei bonbon di marzapane,
i soldati andavano sempre in guerra con i cuori amareggiati,
ma poi le incomprensioni venivano chiarite, e la
riconciliazione era immancabile e splendida. Mi venne in
mente una delle frasi che preferivo dello Zarathustra: Gli
uomini dovrebbero essere educati alla guerra, e le donne alla
ricreazione dei guerrieri. Tutto il resto  follia. Feci parecchi
di quei pensieri nel cuore della notte, quando tante cose
paiono improvvisamente vere.
Il giorno di Capodanno una granata di mortaio da quindici
centimetri esplose accanto a Walter, che si risvegli
con il fango sopra di s invece che sotto. In ospedale ricevette
il mio biglietto: Le persone che hanno sperimentato
qualcosa di tanto raro e bello non dovrebbero lasciarselo
sfuggire. Verr mai il tempo in cui io potr ricondurti qui,
dove hai misurato il mio pavimento con i tuoi passi?
Lui rispose: Non so che cosa accadr. Non dipende da
me. Tutto  sottosopra, ghiaccio e sole, perle e fango, diavoli
e angeli.
L'ho ferito profondamente raccontai inorgoglita alla
Zuckerkandl.
Raccolsi la Leiser, la mia compagna di viaggi, e partimmo
alla volta di Berlino per dare inizio al corteggiamento.
Lui venne a prenderci alla stazione. Ricordo un addetto
che camminava all'indietro lungo il marciapiede, sollevando
e abbassando una grossa paletta munita di un'unica, accecante
luce gialla. E poi ecco che tra gli sbuffi di vapore
apparve Walter. A venti passi di distanza, vidi che le tempie
gli si erano svuotate come piattini. Aveva i capelli terribilmente
neri. Era stato dimesso dall'ospedale con una licenza
di tre settimane per la convalescenza, e aveva l'aspetto
di un cadavere che disapprova.  evidente che a te
piacciono i belli! comment la Leiser. Anche se sembra
pronto per tirare le cuoia. Come avranno fatto a farlo uscire
in quelle condizioni... non capisco che cosa ci sto a fare
qui: quello  un uomo che non perdona.
Non essere ridicola dissi nervosamente. Se sapessi
quante cose mi ha gi perdonato.
Non essere ridicola tu. Quel tipo potr anche permetterti
qualsiasi cosa -  un gentiluomo, no? - ma perdonare?
Non so davvero che cosa ci sto a fare qui. Digli... Ah,
come se tu avessi mai avuto bisogno che qualcuno ti dicesse
che cosa dire a un uomo. Si affrett a scendere, e in
quell'istante sal Walter.
Allung la mano cos che non potessi baciarlo. E va bene,
pensai. La presi e la tenni tra le mie, abbassando gli
occhi in un atteggiamento di preghiera. Poi li alzai, offrendogli
entrambi i miei occhi blu.
Lui disse solo: Ciao, Alma. La tua amica non stava
bene?
Incominciai a spaventarmi un poco.
Ciao, Walter. Ha pensato che fosse meglio lasciarci
soli.
E perch mai? Non abbiamo nulla da dirci che non
possa essere pronunciato di fronte ai tuoi amici.
Ne sei cos sicuro?
Ragionevolmente sicuro.
S, ero spaventata.
Gli raccontai che avevo avuto un viaggio terribile e volevo
un caff, e d'un tratto lui fu molto galante. Ma certamente
disse. Non c' mai niente di bevibile, su questi
treni. Vediamo. Mi sembra di ricordare un posto decente,
qui vicino. Credo che fosse gi verso l'uscita orientale...
Oh, non importa. Un caff qualsiasi andr benissimo.
No, perlomeno andiamo in un posto decente.
Cosa intendi dire con perlomeno?
Non rispose.
Perch hai accettato di vedermi chiesi, se avevi intenzione
di trattarmi cos?
 stato un errore, non  vero?
Mi port in un caff, estrasse la sedia da sotto il tavolo
per farmi accomodare e mi chiese di mia figlia, della mia
salute, della salute di mia figlia. Stavo ammattendo. Alla fine
sbottai: Walter, perch ti comporti cos? Non devi pi
essere geloso di Oskar. Sono convinta che  finita. E comunque
lui adesso  in cavalleria. L'abbiamo fatto entrare
in un reggimento ottimo, sai? Un dragone! Credo proprio
che faranno di lui un uomo.
Un uomo? Walter si era infuriato. Un uomo?
Ebbene, dovevo aver detto la cosa sbagliata. Le piccole
corde nella mascella di Walter stavano tremando. Non immaginavo
che fosse capace di un'espressione simile. Ben
fatto, per Dio! disse. Mandarlo al fronte. Farne un uomo.
I francesi gli daranno proprio una bella educazione, te
lo garantisco. Credevo di avere qualche buona nozione sulla
morte, sai?, imparata a scuola. Ma la morte l fuori non
 cos fine e filosofica. E solo qualcosa che calpesti, come
sterco di cavallo. Non c' granch tempo per seppellire i
morti, capisci?, e poi tanto le esplosioni rivoltano tutto, come
uno spezzatino, ed ecco che i cadaveri saltan fuori come
porri e carote. Dopo un poco, la fodera dell'elmetto ti
puzza di cadavere, e cos l'acqua della borraccia... tutto.
Alcuni dei cavalli non riescono a farci l'abitudine. E dobbiamo
rimandarli a casa. Ma ti dir chi sa apprezzare tutto
questo: i pidocchi. Depositano le uova nelle cuciture della
tua uniforme, e l'unica cosa che li fa uscire di nuovo sono
gli attacchi con i gas. Oh, certo, fa di te un uomo.
Mi si riempirono gli occhi di lacrime. Oskar ha i pidocchi?
Sei solo ignorante, ecco tutto. Devo continuare a ricordarmi
quanto poco puoi sapere.
Non sei un soldato anche tu? domandai piangendo.
Non credi che sia un bene che stia combattendo per
noi? Walter, sei cambiato.
Forse non abbastanza disse lui.
Ormai ero completamente nel panico. Non potevo credere
che Walter - o, a dire il vero, qualsiasi altro uomo -
potesse non volermi pi. Pensai che stavo diventando vecchia
e brutta. Pensai che il mondo stava crollando. Ebbene,
riflettei, forse sono stata cattiva con Oskar, ma non potrei
riparare essendo buona con Walter, che tra l'altro  sicuramente
anche un soldato migliore? Improvvisamente
volevo a tutti i costi piacergli di nuovo. Volevo essere di
nuovo dalla parte del coraggio, della nobilt e della buona
educazione.
Arrivai in albergo esausta, ma una parte di me stava
pensando Oh oh. Alma  disperata. Walter far meglio a
stare accorto.
La Leiser torn a Vienna, e per le tre settimane successive
Walter mi port in giro per Berlino come fossi una
sua vecchia zia. Andammo al padiglione cinese del t di
Sans-Souci. Andammo in carrozza sull'Unter den Linden,
con le ginocchia che ci ballavano al ritmo delle sospensioni
cigolanti. Sembrava infastidito, come se fosse stato costretto
a fare delle concessioni. Mi port in una pasticceria dove
mi compr dei bign. Vedo che hai ancora un debole
per i dolci comment.
Gli dissi: Non voglio che siamo nemici, Walter.
No. Facciamo in modo di non esserlo.
Fa freddo.
Berlino non ti piace, vero?
No. Me lo ricorder sempre come il luogo dove mi hai
odiata tanto.
Lui chiese: Perch sei venuta qui?
Come?
Perch sei... ripet pi forte.
Ho capito... scusa. Oh, non lo so. Sapevo che avevi
sofferto terribilmente. Volevo... confortarti.
Vederti non mi conforta.
Non vuoi cedere. Preferisci vedermi soffrire. Sei un
uomo che non conosce il perdono.
Questa  nuova.
Mi hai respinta solo perch ho fatto il mio dovere di
moglie quando mio marito era in fin di vita. E dopo immagino
che secondo te mi sarei dovuta scavare una buca
nel giardino per seppellirmi, visto che quando ho cercato
di trovare un po' di felicit con un altro uomo non ti  andato
bene neanche quello. E adesso non mi permetti neppure
di... essere gentile con te. Non vuoi smetterla di fare
l'eroe ferito neanche per il tempo di darmi un bacio.
Non  cos.  solo che devo proteggermi disse lui.
Che cosa orribile da dirsi.
Ma  la verit.
Vieni con me al mio albergo.
Non posso. So che sei sincera in tutto ci che dici. Ma
domani dirai qualcosa di diverso. E io non posso... Te ne
andrai un'altra volta. E io devo proteggermi.
Vieni con me al mio albergo. Lascia che ti consoli.
Non posso.
Oh, Dio sospirai.
Rimanemmo in silenzio.
A ogni modo dissi, ora hai un aspetto un po' migliore.
Almeno sono riuscita a farti mangiare.
La sua ultima sera a Berlino, Walter mi port al ristorante
Borchardt. Bevve della Pilsner da un alto bicchiere
bordato d'oro e con il labbro inferiore si ripul la schiuma
dai suoi nuovi baffi. Un manovale stava tagliando le punte
marroni dalle palme nei vasi vicino alla porta. Il buon cibo
giaceva tristemente nel nostro stomaco, e sotto l'alto soffitto
giallo l'aria risuonava dei colpi della forbice. Era la nostra
ultima cena. Ebbene disse Walter quando avemmo
finito, dopotutto  bello fare una bella cena con una bella
donna - un'amica - e indossare vestiti puliti. Lo sai?
Credo che mi sia pi insopportabile la sporcizia dell'idea
di essere ucciso. Grazie per avermi aiutato a dimenticare,
almeno per un poco. E adesso ho un treno da prendere.
Pag sollevando un rumore di monete che roteano sul
tavolo, quindi lo accompagnai alla stazione. Sui gradini del
treno, si chin ad abbracciarmi. Baciai la ben nota bocca.
Era il nostro primo bacio in tre settimane, e il nostro primo
momento felice. Poi il treno inizi a muoversi, lento e
pesante, e Walter, che ancora mi baciava a occhi chiusi,
improvvisamente risoluto a non farsi trattenere dal baciare,
follemente determinato a non farsi interrompere il suo -
chiss? - il suo ultimo bacio, mi sollev dal marciapiede
con un braccio di acciaio dietro la mia schiena, quindi mi
trasport lungo il corridoio per non ostacolare gli altri passeggeri,
baciando, baciando. Rapimento! gridai. I miei
tacchi strisciavano sul pavimento. Non ho nemmeno la
camicia da notte!
Lui disse: Non avresti occasione per indossarla.
Ad agosto ottenne un'altra licenza, e ci sposammo.
L'ultima volta che vidi Oskar fu su una cartolina che trovai
nel chiosco di un tabaccaio al Nachtmarkt. Ormai era
un sottufficiale. Questi indossavano tuniche azzurre con
mostrine bianche, calzoni rossi ed elmetti di ottone, e Loos
aveva fatto stampare cartoline di Oskar in uniforme e le
aveva messe in vendita in tutta Vienna, come fosse un attor
giovane del Burgtheater. Comprai la cartolina, la infilai
nel diario e mi scordai quasi completamente di lui. Non
seppi cosa ne fosse stato di Oskar fino a molti anni dopo,
quando ci siamo ritrovati tutti qui, dove non c' pi nulla
di ignoto.
Quando Oskar seppe che avevo un altro uomo, chiese
di essere mandato sul fronte russo. Combatt nell'Ucraina
occidentale sotto von Bosch. Fu un disastro. Arrivarono
impettiti sui loro cavalli sellati a parata. Le tuniche azzurre
e i calzoni rossi erano bersagli formidabili. I russi si appostavano
nei fossi vestiti di grigio come il colore dei campi,
cosa che avevano imparato a fare dai giapponesi, e uccidevano
gli austriaci a loro piacimento. Undici giorni dopo
che avevo sposato Walter, Oskar stava conducendo alcuni
cavalli attraverso il fiume Bug nei pressi di Luck, quando
Minden L fu colpita al cuore e Oskar sotto l'orecchio.
Caddero assieme tra le canne, e Oskar fu infilzato dalla
baionetta di un cosacco di mezza et che era stato mandato
a fare un giro per finire i feriti. Il sangue gli afflu nel
polmone, come scrisse pi avanti, con l'intensit sonora di
un coro.
Giacque cos nel fango per due giorni, fino a che non
arriv il reparto becchini, videro che era ancora vivo e lo
spedirono al Palais Palffy nella Josefsplatz, che era stato
trasformato in ospedale. L'aria era colma della puzza di iodoformio
e il pavimento era cosparso di fili di paglia persi
dai materassi. Oskar aveva gli occhi gialli e le labbra porpora.
Aveva perso undici chili. Non riusciva pi a chiudere
la mano che usava per disegnare. Ma raccont a tutti coloro
che lo stavano a sentire come la sua cavalla fosse stata
uccisa e un vecchio barbuto l'avesse infilzato nel costato
proprio come aveva predetto il suo settimo ventaglio.
Loos andava a trovarlo tutti i pomeriggi.
Loos gli disse Oskar, sei arrivato giusto in tempo
per salvarmi da questa bambina.
Era diventato amico della contessina Mensdorff-Dietrichstein,
che aveva diciotto anni e faceva l'infermiera.
Hai un bell'aspetto, oggi lo incoraggi Loos.
S, me ne accorgo anch'io. Sto benissimo. La contessa
dice che ho i capelli ingrigiti. Immagino di avere un aspetto
piuttosto distinto.
Da vero gentiluomo disse Loos.
Le apparenze ingannano intervenne la contessina.
Frau Gropius sarebbe felice di vedere che ho un
aspetto tanto distinto.
Loos chiese: Vuoi che te la porti qui?
Cos potr gongolare?
Cos smetterai di parlare di lei.
No disse Oskar. Ormai non potrei pi interessare a
Frau Gropius. Non sono come le cose di Prassitele, che
diventano pi interessanti se gli stacchi gli arti e il naso.
Questa bambina invece sembra interessata. Non lo siete,
contessa?  una creatura priva di vergogna raccont a
Loos, e mette le mani dove non dovrebbe.
Era un uomo tanto difficile domand la contessina a
Loos, anche prima della ferita alla testa?
Volete sentire un po' della mia commedia? chiese
Oskar. L'ho sognata sul carro. Mi caricano su un carro
da fieno. Per settanta chilometri attraverso le steppe ucraine.
Non potete immaginare il cielo. Ti scorre infinito sulla
faccia, come un flusso di... zuppa fredda. Non  un tetto
che mi impedisce la vista, cos quel corpaccione di Alma si
lascia cadere proprio l accanto a me. Indic un punto ai
piedi del letto. E abbiamo litigato per tutto il viaggio fino
a Wladimir-Wolhynak. Per grande fortuna dell'arte poetica,
ho trascritto tutto.
E una cosa splendida. Pensavo che la tua mano fosse
ancora malata.
Ho trascritto tutto nella mia testa, ed  roba buona.
L'ho intitolata Orfeo ed Euridice. Lui va nella terra dei
morti per salvarla, ma lei uccide il loro bambino con uno
spillone per cappelli.
Capisco.
Ti racconto dopo. Adesso devo dormire.
Capisco.
Solo un pisolino... biascic Oskar. Ero geloso dell'uomo
sbagliato. Avrei dovuto tenere gli occhi aperti su
quello vivo.
Forse  meglio che vada disse Loos.
Non dovete preoccuparvi, Herr Loos intervenne la
contessina.
No?
Vedete?...  gi andato.
Non pu essersi gi addormentato.
Oh, s. Si addormentano in un soffio, basta un momento.
E quando Oskar si addormenta a questo modo, le
chiacchiere non lo disturbano. Parla molto bene, non  vero?
Non come i suoi quadri. E ha un cuore gentile.  un
peccato che sia tanto brutto.
Loos prese una cartolina che aveva ripiegata nel portafoglio.
Mostrava il dragone galante di quattro mesi prima.
Gli occhi della contessina si riempirono di lacrime, e
grid: Non  possibile!
Oskar quasi si svegli ed esclam anche lui nel sonno:
Non  possibile!
Nell'anno che segu fu colpito altre due volte, e alla fine
venne congedato per un irrecuperabile stato di psicosi
traumatica da guerra. And nella bella Dresda a insegnare
all'accademia. L gli venne data ospitalit da un certo dottor
Jans Posse, che viveva nel Grosser Garten con suo padre,
il generale, con un servitore e con una giovane cameriera
sassone di nome Hulda, che chiamava Oskar Capitano.
Andava nella sua stanza e gli parlava di Keyserling, come
se fosse anche lei una Posse e un'intellettuale. Gli raccontava
che Tagore era stato arrestato nel mercato per essersene
andato in giro in camicia da notte! Lui era un filosofo
e quindi non aveva tasche. Gli spiegava che le piacevano
le cipolle, le barbabietole e i piselli. Sarebbe stato
bello poterli cucinare per il Capitano, ma non si trovavano
pi per via della guerra. Se lui lasciava la citt, lei gli scriveva
Hulda  ancora la vostra serva obbediente, ma il sole
splende di rado, forse perch  l con voi a Vienna. Oggi sono
andata in citt e ho visto molte ragazze che erano anche
loro giovani e belle. Non credete, caro Capitano, che stessero
tutte aspettando un uomo biondo alto con gli occhi blu di
un bambino, che non si fa vedere nella Pragerstrasse da tre
settimane?
Una notte il vecchio generale mor, e Posse chiese a
Oskar di ritrarne la salma. Oskar fece rientro nella sua
stanza battendo i denti e sfregando entrambi i palmi delle
mani contro il muro. Sulle scale incontr Hulda.
Siete stato a vedere il generale disse lei in tono triste.
Mi ci ha mandato Posse. Ho fatto un disegno, se vuoi
vederlo. Le orecchie sono sbagliate.
 stato cattivo da parte di Herr Doktor. Un gentiluomo
come voi non dovrebbe essere turbato da tanta morte.
Farete meglio ad appoggiarvi al mio braccio.
La ragazza condusse Oskar gi in cantina, dove c'era un
barile in cui lei era solita fare il bagno, gli volse le spalle, si
spogli ed entr nell'acqua. Aveva le gambe e le natiche
forti e pallide. Oskar ripens alla sua cavalla morta. Hulda
aveva i fianchi stretti e le mani piccole e sventate. Si volt
verso di lui, rannicchiandosi per farsi pi piccola, e si vers
tre volte dell'acqua sul capo con una coppa, dicendo:
Questo  per scacciare il pensiero del vecchio morto, cos
non verr a disturbare i vostri sogni.
Sei gentile disse lui. Se le guardava solo l'ombelico
sapeva che non sarebbe caduto. Ma un nastro di peli biondi
conducevano uno per uno dall'ombelico a una nuvola
biondo scura, densa come fumo, e lui dovette sedersi sul
pavimento freddo.
Nessun uomo mi ha mai vista disse lei. Ma io so
che il Capitano  un gentiluomo tutto d'un pezzo.
Lui annu e allung una mano per toccare il groviglio
dei peli. Era bionda come me.
La ragazza sussurr: Disponete di me, signore.
Non posso farlo replic Oskar, con le lacrime agli
occhi e il pollice sul luogo privato di lei. Ma vorrei poterti
chiamare Resen, in segreto. Ho sempre pensato che
Resen fosse un nome molto allegro.
Oskar era determinato a guarire, e ogni giorno mangiava
carne bollita con l'osso. Per tenere in caldo le ferite, indossava
un giubbotto di pelle con le maniche di lana realizzato
su misura. Si rifiutava di stringere la mano a chiunque
fosse stato soldato: avevano tutti commesso omicidi, e
in tempi normali sarebbero stati impiccati. Si rec a Uppsala
per farsi curare la psicosi traumatica dal professor
Baranyi, il quale lo leg su uno sgabello e lo fece girare a
gran velocit con un peso tenuto stretto in ogni mano. Ritorn
a casa barcollando ed ebbe una relazione con una
baronessa svedese che si chiamava von Fock-Kantzow. Lei
lo trov troppo impegnativo e spos un uomo pi docile,
un asso del volo chiamato Hermann Goering. Oskar pubblic
Orfeo ed Euridice. Pubblic anche un poema illustrato
intitolato Allos-Makart. E quasi un anagramma dei nostri
nomi - Alma-Oskar - e in greco significa un altro  felice.
Realizz oli, puntasecche e litografie in gesso. Ogni
donna che disegnava mi somigliava, e tutte quelle Alme
tremende maltrattavano invariabilmente un Oskar. Si acquattavano
sulla sua tomba per impedirgli di uscirne. Lo
cavalcavano intorno alla chiesa come un asino. Gli strappavano
le interiora con un arcolaio, come a Sant'Erasmo di
Formia.
Alla fine scov una fabbricante di bambole di Stoccarda
che si chiamava Moos. Era una brava sarta che una volta,
gli avevano detto, aveva perfino cucito un vestito per la
giovane moglie di Mahler.
Fu l'inizio di una lunga corrispondenza.
Ieri, le scrisse, vi ho inviato un disegno a grandezza naturale
che vi chiedo di ricopiare il pi accuratamente possibile.
Vi ho disegnato solo una gamba, piegata, in modo tale che
possiate vederne la forma dall'interno. LA figura non deve
essere IN piedi! Per il primo strato (interno), usate per favore
del pelo di cavallo riccio e sottile. Comprate un vecchio
divano, o qualcosa del genere. Poi, sopra a quello, viene uno
strato di sacche riempite di piumino. Probabilmente la pelle
andr realizzata in seta un po' grezza. E il piede, come quello di una ballerina: la Karsavina, magari. La bocca pu essere
aperta? Procuratevi delle piume. Il colore andr applicato
solo per mezzo di polveri: succo di frutta, polvere d'oro, strati
di cera, e con tanta discrezione che si possano solo immaginare.
La donna deve avere intorno ai 35-40 anni. La prego
di fare in modo che al tocco si possano avvertire quelle parti
dove l'adipe o i muscoli cedono improvvisamente spazio ai
tendini, e dove le ossa affiorano in superficie, come sullo
stinco.  meglio non consultare un libro di anatomia, ma
piuttosto esaminare la zona sul vostro proprio corpo, che dovrete
esplorare con la vostra mano fino ad averne una percezione
calda e distinta. Le parties honteuses debbono essere
perfette e lussureggianti e coperte di peli, altrimenti non sarebbe
una donna ma un mostro. Quando potr avere tutto
ci tra le mie mani?
Nove mesi dopo fu recapitata alla villa dei Posse una cesta
da viaggio. La figura che era all'interno deluse amaramente
le speranze di Oskar. Le ciglia erano di spago. La
bocca era una piccola V malefica. Le parties honteuses erano
peli di cavallo tinti di giallo, e rimasero chiuse alle sue
dita speranzose. Ma la baionetta del cosacco aveva insegnato
a Oskar la disciplina, e dunque lui mi prese e mi port
in pompa magna nella sua stanza. Il servo di Posse diede
un calcio alla cesta da viaggio e giur che avrebbe dato le
dimissioni. Oskar aveva comperato abiti e biancheria intima.
Una volta vestita avevo un aspetto migliore. Scese di
sotto e disse a tutti che dovevano fare piano perch la
Donna Silenziosa si stava riposando dal lungo viaggio.
Nel silenzio, Hulda disse: Certo, signore.
Per qualche mese a seguire, Oskar trascorse tutte le sue
giornate con la Donna Silenziosa. La dipinse, ritratti formali
e ritratti a nudo. La scarrozz fin davanti alla Frauenkirche.
La portava con s nei ristoranti e faceva apparecchiare
anche per lei. Solo Hulda capiva. Lei era di quelli
che sono nati privi di tutto e non hanno bisogno di spiegazioni,
cos ben presto Oskar prese a rivolgersi solo a me e
a lei. A casa, Hulda lo assisteva nei suoi rituali. Lui le diede
un grembiule fronzuto, calze di seta nera, una magnifica
ramazza nuova e la collana di vetro rosso che gli avevo
donato io. Con questi oggetti, Hulda si trasfigurava e diventava
la complice Resen, con la grossa bambola tra le
sue forti braccia sassoni. Divenne sempre pi abile nell'imitare
la voce di Alma.
Oskar dicevo tra le braccia di lei, diventi ogni giorno
pi impossibile.
Lui replicava: Madame, ho avuto una buona maestra.
Oskar, ti ho mai amato?
Non credo.
Ho messo al mondo i tuoi figli.
Li hai sterminati tutti, a uno a uno.
Allora ho messo al mondo i tuoi girini. Non ti ho forse
amato fra i puledri?
Mi trovavi pittoresco.
Sul balcone, magari?
Energicamente no.
Resen era ispirata dalle proprie gambe. Dentro quelle
calze di seta nera erano pi belle di qualsiasi cosa si fosse
mai sognata. Non ti ho amato cos? diceva. O magari
cos? e si toglieva una calza per non essere distratta.
Madame, siete in vantaggio.
Oskar, sei uno sfacciato. Hai il permesso di baciarmi.
Mi metteva le braccia intorno a s e accarezzava la sua
schiena sudata e tremante. A quel punto aveva addosso solo la collana e i suoi occhi erano socchiusi per il piacere.
Resen non gli chiedeva pi di disporre di lei, e lui non lo
faceva. Lui disponeva di me. Lei metteva le mani a coppa
per raccogliere il seme, e poi Oskar si addormentava.
In primavera, quando aveva iniziato a stancarsi della
propria follia, Oskar annunci una festa in cui i suoi amici
avrebbero potuto fare la conoscenza della sua signora. La
guerra era finita. Le magnolie in giardino erano fiorite.
Oskar tenne la sua festa tra di esse; c'erano lunghe torce e
parecchio da bere, e il quartetto da camera dell'Opera di
Dresda suon nel bacino della fontana con i calzoni rimboccati.
Il servitore di Posse espresse tutto il peso del suo
disappunto infilando un pollice inguantato nella zuppa di
ogni piatto che distribuiva. Una prostituta veneziana continu
a chiedere di vedere la signora di Oskar, dov'era la signora
di Oskar?
Alla fine feci la mia comparsa tra le braccia di Hulda.
Brava! grid qualcuno, e altri dissero: E la Donna Silenziosa!
oppure: Santo Dio, allora esiste davvero! e alcuni dissero:
Ma  solo una bambola! Hulda era Resen e non disse
nulla. La collana rossa brillava al mio collo. Per quale
scopo uno farebbe mai una cosa del genere? comment
acida la prostituta.
Per quale altro scopo, madame disse Oskar gentilmente,
se non quello di perfezionare la mia solitudine?
Era elegantissimo nel suo smoking.
Lei volle sapere se ero plasmata sul modello di una vecchia
amante.
Noi plasmiamo tutti i nostri amori disse Oskar, su
qualche memoria impossibile.
Ed essi restituiscono la nostra attenzione? grid un
chimico particolarmente incline all'analisi.
Senza alcun dubbio. Se non veniamo plasmati dall'impossibilit,
non veniamo affatto plasmati.
E voi non lo siete esclam un cesellatore di monete,
perch non ci offrite nulla da bere!
Beviamo tutti a un unico pozzo, quello della m-melanconia
disse Oskar, ma non riusc a dire melanconia senza
ridacchiare come uno scolaretto.
Melanconia? Voi no disse Posse. Avevo giusto intenzione
di dirvi che razza di scocciatore siete stato.
Erano tutti molto ubriachi. Mi passarono di mano in
mano fino a che non inizi a staccarmisi la testa.
Fatela girare sullo sgabello! rugg Oskar barcollando.
Fatela girare sullo sgabello!
Ma neppure Resen lo cap.
Venni decapitata con tutti i riguardi. Il servitore declam
in latino mentre mi versava addosso del vino. Poi si allontan
gattoni per vomitare in disparte, come si conf a
un gentiluomo.
Erano le ore piccole. Resen era di nuovo Hulda e dormiva
sotto a un tavolo con i pugnetti rosa vicino alla bocca.
Posse discuteva di un problema di scacchi con il cesellatore
di monete. La prostituta sedeva nella fontana mentre
il chimico le succhiava i capezzoli. Il mio corpo giaceva sul
bordo della fontana, con un braccio immerso nell'acqua
fresca. La collana rossa pendeva da un fil di ferro che
spuntava dal mio collo mozzo. Oskar avrebbe voluto leggere
su di me un'invocazione, un sutra giapponese per la
consolazione degli spiriti delle bambole rotte. Si ricordava
che era nella parte superiore di una pagina di sinistra, ma
ormai le torce stavano morendo. Lasci cadere il libro nell'acqua,
scost il chimico e si port la prostituta in camera.
Al mattino arriv la polizia. Il postino aveva denunciato
di aver visto un corpo privo di testa nel giardino. Posse,
indisposto nella sua giacca da camera, fu costretto a scusarsi.
Quindi mi gettarono, decapitata e rossa di vino, nel secchio dell'immondizia.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Il mio secondo matrimonio fu ancora pi semplice e raccolto
del primo, ma ne fui soddisfatta. Walter aveva ottenuto
una licenza di due giorni. Li trascorremmo nella sua
stanza d'albergo di Berlino. Era un'estate straordinariamente
calda, e Walter bevve tutta l'acqua della caraffa sul
comodino e poi anche quella di un vaso di peonie, e io gli
dissi che stava solo facendo il gradasso. Lui disse S e fece
un ghigno villano. Mi sfior le tempie e la pancia con un
poco d'acqua del vaso. Mi sentii rinfrescata e fiorita. A
Walter piaceva fare la doccia, per un'abitudine presa nei
gabinetti delle baracche militari, e dopo che avevo fatto il
bagno, io mi sedevo sul com accanto alla vasca e lo guardavo
lavarsi. Lui lasciava la tenda un poco discosta a mio
beneficio.
Che ginocchia hai! dissi. Cos dure, e complicate, e
spesse.
Lui le sfreg con la spugna, canticchiando. A dire il
vero spieg, mi stanno facendo penare. Non avevo idea
che fare la guerra implicasse camminare tanto. Credevo
che avremmo sempre e solo cavalcato. E devi sapere che
io sono sempre stato piuttosto orgoglioso della mia perizia
di cavaliere. Senza contare che un cavallo  sempre una
buona compagnia.
Ora ci sono io a farti compagnia.
 vero.
A meno che tu non preferisca quella di un cavallo...?
Quanto vapore. Sei tutto rosso. Deve piacerti l'acqua molto
calda. Hai gi finito? Ora lascia che ti asciughi io.
Vuoi asciugarmi? rise lui.
S. Posso? Sei molto pulito. Ma anch'io sono gi pulita.
E come se tu fossi il mio bambino e io ti avessi appena
fatto il bagnetto. No, non fare cos dissi, indicandoglielo,
o rovinerai tutto. Sei il mio bambino. Ora dovrei portarti
in braccio alla culla e rimboccarti le coperte.
Mi piacerebbe vederti.
E va bene. Fai attenzione. Mi piegai un poco e lo afferrai
attorno ai fianchi.
Piano.
Non ridere. Andiamo. Mi raddrizzai con un gemito e
Walter si sollev con me.
Buon Dio del cielo.
E adesso rimbocchiamo le lenzuola. Lasciai il bagno
con Walter tra le braccia. Non era poi cos difficile, solo
un po' scomodo. Cademmo assieme sul letto. Ecco fatto
dissi.
Non ero mai stata tanto orgogliosa di me in vita mia.
Mio Dio.
Lo vedi? Non avresti dovuto ridere! Mi so prendere
cura di te.
Il suo organo si era affievolito per la sorpresa. Cos va
meglio dissi. Ora mi prender cura delle tue ginocchia.
Mi misi a massaggiarle come pensavo che avrebbe
fatto un massaggiatore. Cos? domandai.
Ah,  meglio della Somme.
Grazie tante! Immagino che le ragazze dei bordelli
non siano altrettanto carine con te.
Ma io non vado nei bordelli.
Non dovresti mentirmi.
Ma Alma,  una cosa che non faccio mai. Ho smesso
da ragazzo. Sono posti che non mi piacciono.
Bugiardo. Sono pieni di donne orribili.
Non  vero. Vogliono solo un paio di marchi per tirare
a campare, come tutti noi.  solo che non mi piacciono.
L'arredamento del salotto  sempre terribile, con quel lungo
specchio appeso sul divano in cui vedi tutta la tua tristezza...
E ora che c'?
Avevo preso due sciarpe di seta e le stavo usando per
fasciare le ginocchia di Walter. Ecco dissi. Ora staranno
calde.
In effetti. Attorno al ginocchio sinistro avevo avvolto
la mia sciarpa color malva, chiudendola con un fiocco, e al
destro c'era un foulard rosso e nero che non mi aveva mai
convinta. Brava. Mi fanno male anche i piedi, sai?
Mi dispiace, non ho pi sciarpe. Sollevai la sottoveste
e alzai i suoi piedi contro i miei seni. Lui agit le dita rozzamente.
La sua parte di mezzo si stava riprendendo dallo
stupore, quindi chiusi gli occhi e mi coricai sui suoi stinchi.
Ecco dissi. Ora staranno al calduccio. Sono caldi?
Sentii due mani forti afferrarmi sotto le braccia, poi
Walter mi tir sopra di s come fossi una trapunta di piumino.
Per tutta la vita, non ho pi dimenticato la sensazione
delle lenzuola contro la fronte, la nuca, le dita, i denti.
Avevo la lingua sensibile come se avessi la febbre. Me la
sentivo nervosa e ruvida come quella di un gatto. Morsicai
le lenzuola, e fui orgogliosa di me stessa per averlo fatto.
Ora che so che cos' la guerra, tutto sembra pi vero ed
eccitante, pensai. Quando fummo entrambi troppo indolenziti
per abbracciarci ancora, ci vestimmo e andammo a
cercare un funzionario che ci sposasse. Era il 18 agosto
1915. Dopo andammo in un negozio di forniture militari a
scegliere la pelle per i suoi stivali nuovi. Fu la nostra luna
di miele. A pareti e soffitti erano appesi articoli dall'aspetto
utile, in cuoio, gomma, tela e acciaio. Sulla mia testa
pendevano una briglia e un morso. Me li immaginai attorno
al liscio collo di una cavalla, con la pesante barra di ferro
che le attraversava la lingua. Lo sapevo disse Walter.
L'ho sempre saputo, che sarei finito con te. Ho dovuto
passare attraverso smanie e orrori, sono stato messo alla
prova. Ma sapevo che eravamo destinati a finire assieme.
Mi piace sentirti dire queste stupidaggini.
Anche a me. Almeno fintantoch sono istupidito da te.
 questa la cosa importante: che tu non ti faccia abbindolare
da altre! Che puzza c' qua dentro.
 meraviglioso. Gonfi i polmoni.
Fallo di nuovo. Mi piace vederti respirare. Grazie. Respiri
proprio bene.
Non c' niente come il profumo del cuoio di buona
qualit! Ah...
Sei il mio stupidone.
E tu sei mia moglie.
Sss,  un segreto! La gente per strada non pensava che
io fossi tua moglie: vedevano solo un soldato e la sgualdrina
di un soldato. Loro la sanno lunga. E a me sta bene cos.
Che sappiano tutto tranne che sono tua moglie. Voglio
che mi credano la tua sgualdrina.
Non mi pare proprio.
E invece s. Perch abbiamo fatto quelle cose. E inutile
che ti guardi intorno. Il commesso non pu sentirci: 
diventato sordo a furia di annusar stivali. Sarai bellissimo
nei tuoi stivali nuovi, ma non voglio che li compri per andare
a marciare nel fango. Non avresti dovuto raccontarmi
quelle storie orribili, Walter, perch ora continuano a venirmi
pensieri terribili. Gi ti vedo fatto a pezzi.
Mi appoggi il pollice gentilmente sulle labbra.
Oh, andiamo dissi, parlando contro il suo pollice.
Non sarai superstizioso...
Non serve a nulla parlare a quel modo.
Lo so, Walter, mi dispiace. Ho sbagliato. Ma  che ho
paura. Non sopporto l'idea che tu rimanga ferito. O che ti
prenda i pidocchi. Vorrebbe dire che tutto si guasta.
Vorrebbe dire sorrise Walter, che avrei bisogno di
un po' di cherosene e di una bella strigliata.
No, tu sei cos pulito, e si guasterebbe tutto. Ma dico
cos solo per colpa di questa puzza!
E una puzza buona. Va tutto bene: ho una bella moglie,
e presto avr un bel paio di stivali. Avr tutto ci di
cui un soldato ha bisogno.
Tu sei il mio stupidone che beve l'acqua dei fiori, e io
sono la sua sgualdrina. Ma mi sta venendo il mal di testa
per i fumi.
Mi abbracci. Mia moglie sussurr teneramente.
Io dissi: Continui a dimenticare e uscii ad aspettarlo
nel taxi. Stava passando il carro di un libraio, gli comperai
l'ultimo numero dei Weisse Bldtter e mi misi a leggere un
poema intitolato Der Erkennende, il sapiente.
Una cosa io so:
Nulla mai sar mio.
E questa certezza
Il mio solo possesso.
Riassumeva perfettamente come mi sentivo. Lo misi in musica,
e fu la prima cosa che scrissi dopo tanto tempo. Pi
avanti ne feci l'incipit delle mie memorie. E Walter ripart
per la Somme.
Dopo che fu ritornato al fronte, gli scrissi che la nostra
paradisiaca follia mi aveva fatta tremare. Scrissi: alma
gropius! alma gropius! non  bellissimo? Per favore, scrivi
questo nome nella tua lettera. Voglio vederlo scritto da te.
Gropius: un nome straniero cos bello. Sono molto sensuale,
voglio risucchiarti da tutte le parti come una piovra. Voglio
un bambino da te. Le nostre due perfezioni devono dar la
luce a un semidio.
Diedi la lettera alla cameriera perch la spedisse, e mi
sedetti ad attendere.
Due settimane dopo festeggiai il mio trentaseiesimo compleanno
da sola. Ero ancora in preda all'esaltazione. Scrissi
nel diario La mia volont  chiara. Niente potr distogliermi
dal mio nuovo corso. Non sapevo bene quale fosse il mio
nuovo corso, ma ero certa di essermici incamminata. Tanto
per incominciare, era venuto il momento di far qualcosa di
me come compositrice. Sarei stata come Walter: disciplinata
e audace. I miei Lieder erano scritti disordinatamente,
su carte differenti, e cos comperai della carta pentagrammata
in una bella tinta azzurra e mi misi a ricopiarveli, cos
che li avrei avuti ordinati e chiari quando avessi incominciato
a scrivere i nuovi. Poi preparai un frontespizio su cui
era scritto alma mahler gropius: 100 lieder. Quindi mi
dedicai a studiare un monogramma. Provai una M e una
G che si arrampicavano sui lati di una grande A. Provai
una AM al centro di una grande G. E poi misi da parte la
carta pentagrammata e buttai gi qualche altro invito alle
mie domeniche, e per un po' quello fu tutto, quanto alla
mia musica.
Non avevo mai apprezzato tanto le mie domeniche. E
adesso gli invitati stavano diventando una piccola folla. Oltre
ai miei ex spasimanti ora veniva una ridda di nuovi lusinghieri
ospiti di gran reputazione. Venivano i coniugi
Bittner e Alban Berg e signora, e il conte Dubsky e la contessa
Wydenbrck, e Rilke, Schnitzler, von Hofmannsthal,
e Franz Blei, che era l'editore dei Weisse Blatter e ogni
volta portava qualcuno di nuovo. Io badavo sempre che i
centrotavola brillassero, che nei vassoi cloisonn ci fossero
cosine buone e inconsuete, mi aggiravo a controllare che
tutti avessero ci di cui avevano bisogno. Con i pi giovani
mi comportavo da mamma e li rimpinzavo di torta. Con
gli altri ero una giovane donna attraente - giovane! giovane!
- che amava un giovane capo pattuglia con una Croce
di Ferro. Mi feci cucire un nuovo vestito d'oro. Quando il
ventre inizi a gonfiarsi sotto di esso, mi rimiravano come
se avessi compiuto una meraviglia. Tutti pensavamo che
fosse eroico da parte mia mantenere la casa tanto festosa.
Seduta, seduta mi dicevano, ma io non mi sedevo, e
mentre facevo girare le torte citavo dallo Zarathustra la faccenda
della Donna e della ricreazione del Guerriero. Tutto
il resto ripetevo,  follia.
Nell'ottobre dell'anno seguente diedi alla luce una bambina.
La chiamai Alma Manon Anna Justine Caroline Gropius.
Aveva i capelli neri e piccole narici perfette. Cos piccole
che non capivo come l'aria potesse passarvi. Ogni domenica
portavo la mia combriccola a vederla nella sua cameretta;
loro le lasciavano dei regalini nella culla: un airone
di carta argentata, la campanella di un tempio tibetano,
che le portai subito via per paura che potesse inghiottirla,
una poesia in cui Manon vola via a cavallo di un dente di
leone e va a trovare le nuvole. Gucki ormai era un'adolescente,
e saltellava intorno raccontando a tutti gli uomini:
Le ho letto delle cose per farla diventare saggia. Pensate
che diventer come Mami? Mami e io non siamo per niente
uguali. Per esempio, Mami vede la natura su larga scala,
io invece pi nel dettaglio. Lei si ricorda della musica che
ha suonato, e io delle cose che ho letto. Io non vorrei mai
una stanza tutta scarlatta. Secondo me il blu  pi spirituale.
Vorr dire che prenderemo una palla rossa e una blu e
vedremo quale preferisce Manon.
Era il pensiero di Walter a rendere tutto cos piacevole
e galante, e io non facevo che ripetere Se solo Walter fosse
qui! Ma dentro di me sapevo che non avrebbe apprezzato
quel genere di feste n tantomeno la campanella tibetana.
Non era il tipo d'uomo che si unisce al divertimento generale.
Il fatto  che stavo iniziando ad agitarmi, riguardo a
Walter. Era passato un anno da quando ci eravamo sposati,
e poi ne erano passati due, e non lo vedevo mai, e non
mi piaceva essere lasciata sola. La guerra stava durando
troppo, per i miei gusti. Le lettere di Walter erano piene
di notizie sconvolgenti e squallide. Francesco Giuseppe era
morto, e Carlo I non piaceva granch a nessuno. Mentre
versavo il t pensai Tutti quegli uomini stanno mettendo in
pericolo la piccola.
Una domenica Blei port con s l'autore di Der Erkennende.
Si chiamava Franz Werfel. Il suo libro L'amico del
mondo era stato un tale successo che Kraus gli aveva fatto
il complimento di prenderlo in odio. Era un ebreo di Praga,
e portava abiti poco puliti. Blei dice che una volta
siete incappata in un mio piccolo verso che vi  piaciuto
disse.
S, l'ho messo in musica confermai.
Lo cantereste per me?
Non sono pronta a esibirmi.
Bel modo di parlare al vostro collaboratore artistico!
Vorr dire che ne discuteremo dopo che mi avrete nutrito.
Avete dei panini imbottiti?
Temo di non essere pronta neppure a offrire panini.
Niente panini! E dire che avrei tanto voluto un piccolo panino imbottito. So esattamente come lo volevo. Se
chiudo gli occhi, riesco a vederlo insistette servizievole.
E invece non ne ho di nessun tipo. Forse potrebbe andarvi
una fetta di panfrutto?
Una torta! grid. Panfrutto! Sapevo che avreste
trovato qualcosa.
Mahler aveva sempre mangiato i suoi intrugli a piccoli
bocconi circospetti, e le maniere di Walter erano cos perfette
che anche a tavola sembrava quasi non stesse mangiando,
ma Franz masticava con un'aria tranquilla, come
un operaio che fa scrupolosamente il proprio lavoro. Aveva
ventisette anni. I suoi occhi blu erano tersi. I capelli
erano spessi e biondo scuro, come i miei; partivano dalla
fronte tonda e sparavano indietro nell'aria alle sue spalle.
Questo panfrutto  eccellente. Ce ne sarebbe un altro
pezzo? Uno solo? Far meglio a mangiarlo. Mangiare l'ultimo
pezzo di un simile panfrutto  un onore. Se non lo
facessi, potrebbe essere mangiato da qualcuno che non lo
apprezza appieno.
Vi ringrazio per tanta considerazione. Fate attenzione
al vostro panciotto. Vi state sporcando di composta di
prugne.
Alma mi chiam Behr. Se non vieni subito divento
geloso. Come puoi trascurarci a questo modo?
Gli gridai: Come se qualcuno potesse trascurarti. Mi
voltai nuovamente verso Werfel e lo punzecchiai: Stando
a quanto si legge sulla Fackel...
Dovreste sapere che un tempo Kraus era un mio estimatore.
Ma poi si  messo con la baronessa Ndhemy.
Questa una volta mi ha dato del ragazzaccio ebreo, e cos
io ho messo in giro la voce che da giovane aveva lavorato
nel circo. Cos Kraus ha scritto: Franz Werfel andrebbe
buttato gi dal monte Olimpo con uno straccio bagnato.
Ma tanto ormai aveva gi detto prima tutte quelle cose positive
su di me, sapete?
Non avete proprio intenzione di parlare sensatamente,
vero?
Immagino che potrei disse confuso. Volete che lo
faccia?
Non vorrei mai costringervi a tanto. Permettete che vi
presenti gli altri.
Ma conosco gi tutti.
 vero, Herr Blei mi ha detto che siete tutti commilitoni.
Avevo buttato l quella frase a titolo esplorativo, perch
scrivevano tutti per l'Ufficio propaganda dell'Esercito. A
dire il vero, per un certo periodo Franz era stato sergente
d'artiglieria, ma non aveva mai partecipato a un combattimento.
Era saltato gi da una funicolare prima che quella
avesse raggiunto la cima, ed era rimasto malamente impigliato.
Dopodich se n'era andato in giro per Praga arrancando
sostenuto da due bastoni da passeggio. Le strade
erano tutte uno sventolio di bandiere, e ogni tre passi
qualcuno gli chiedeva come si fosse procacciato quella ferita,
ma siccome se diceva che era caduto dalla funicolare si
arrabbiavano, lui si era messo a raccontare di aver salvato
il capitano da un carro in fiamme. Non ci volle molto perch
arrivasse a dire di aver sbaragliato il nemico e vinto la
guerra. Erano cos contenti di starmi a sentire mi spieg.
Al conte Kessler le mie storie sono piaciute tanto che
mi ha spedito qui a Vienna con Blei e gli altri. Ci saranno
sempre guerre. Lo stato moderno  fatto per le guerre come
un nosocomio di colerosi  fatto per il colera. Mi hanno
sistemato al Bristol, molto bello, e se non voglio non
devo indossare l'uniforme, ma come posso essere felice fintanto
che sulla terra c' una creatura che soffre?
Questo era qualcosa che avevo gi sentito dalle labbra
di un altro egocentrico per eccellenza: Gustav Mahler.
Ho la gola secca si lament. Mi avete fatto parlare
troppo. Ora che ho finito la mia torta vorrei qualche ragazza.
Qualche bella ragazza. Ehi tu, laggi, che cosa credi
di fare? Spiare quelli pi vecchi di te?
Gucki ridacchi. Non siete tanto vecchio.
E tu sei troppo bella per essere una spia. Tu sarai...
che cosa sarai mai? Sarai un angelo! Sai che cosa fanno gli
angeli? Mi portano le sigarette.
Hai fatto conquiste, Gucki le dissi.
Bene, allora credo che far meglio ad andare a prendere
delle sigarette sorrise lei.
Non  cos che funziona con le conquiste, fagottino.
Ma ti spiegher meglio pi avanti.
Lui indic Gucki che si allontanava. La figlia di Mahler?
sussurr con reverenza.
E mia.
Grazie, piccolina disse lui quando Gucki fu ritornata,
anche se era pi alta di lui. Gucki gli accese la sigaretta
con un gesto fiero su cui si era esercitata per far colpo sugli
ospiti, e poi svolazz via. Ah, adesso sto fumando.
Molto bene, Frau Gropius. Spiegatevi. Avete un talento
musicale che cercate di dissimulare. Avete una grande figlia
angelica.
L'ho recuperata da un carro in fiamme.
Con indosso il vostro vestito d'oro? Siete stata molto
occupata. Avete un mucchio di spiegazioni da dare.
Davvero? Non mi dispiace mostrarvi la mia musica
per Der Erkennende, ma non so quanto talento vi riconoscerete.
Ho certamente avuto buoni maestri. Zemlinsky. E
lo stesso Mahler, naturalmente. E Josef Labor...  stato lui
a presentarmi a Mahler.
La canterete per me? No? Non ho mai incontrato una
donna che non volesse cantare. Che cos' quello, piccolina,
un panino imbottito? Tu sei pi di un angelo. Sei un arcangelo
e una luce divina e un coniglietto morbido. Mangi.
Avrei definito perfetto quel panino, se solo fosse stato
un poco pi grande. Perch non mi fai vedere come hai
fatto quel panino imbottito? Una volta in cucina, si seg
due enormi fette di pane. Carne mormor. Senape.
Sottaceti. Madame disse alla cuoca, questa  un'invasione
di territorio in piena regola. Scov dello sherry e se
ne vers un bicchiere. La sigaretta gli avvolgeva il capo in
una nuvola di fumo. Sbatt gli occhi infastidito. Appoggi
il mozzicone sul bordo del tagliere, sollev il coltello e inton:
Un ladro son forse? Son forse un bandito? Visto
che non cantate voi, lo far io.
Da bambino Franz aveva sempre speso tutta la sua paghetta
in dischi per grammofono dell'etichetta Schreibender Engel.
Gli piaceva soprattutto Verdi. Da ragazzo le
prostitute del Gogo lo chiamavano Caruso. Ora attacc a
cantare Se pria ch'abbia il mezzo agitando il coltello.
Sparafucile  stato pagato per uccidere il duca, ma Maddalena
si oppone; Gilda ama il duca e cos attraversa la porta prima
di mezzanotte e viene pugnalata. Franz era arrabbiato
con tutte quelle donne. Ma era fatalit, ed  bello venir
pagati! Era piccolo e robusto, con forti spalle rotonde, e
aveva una voce tenorile di prima qualit. Presto tutti si accalcarono
in cucina ad ascoltare.
Ebbene... son pronto, quell'uscio dischiudi cant, ma
ho la gola seccaaa.
No gridarono tutti, continua con il Rigoletto! E
Blei disse: Canta come si deve, adesso.
Era meraviglioso ridere a quel modo. Gli dissi: Con
quel pane e quel vino in mano sembrate un prete.
Oh, no si scandalizz Franz. Non si scherza con
l'eucarestia.
Franz non era n austero n eroico. Non era il tipo
d'uomo di cui una donna poteva servirsi per diventare degna
di lui. Era una cosa incredibilmente nuova e piacevole,
e incominciai a frequentarlo spesso. Divenne l'ornamento
centrale delle mie domeniche, e poi tornava al luned per
fare musica, e dopo mi divertiva con le sue storie, che erano
tutte incentrate su di lui. Suo padre era il Werfel della
Werfel & Boehm, i famosi guantai. Prima o poi Franz sarebbe
dovuto entrare a dirigere la ditta. I guanti hanno
un odore magnifico raccontava. Ne avrei dovuto cucire
uno per provare che avevo imparato il mestiere. Ma io me
lo sono fatto fare dal capo operaio. Cos mi hanno spedito
ad Amburgo per imparare gli aspetti tecnici del commercio
internazionale. Ma io ho ficcato i documenti di carico
in fondo al cassetto. Ecco fatto, ho pensato, ora gli spedizionieri
dovranno rimanere in mare. Aveva appena ricevuto
le bozze del suo nuovo libro, ma non aveva ancora
incominciato a correggerle. Sono un pigro schifoso disse.
Questa per me era una cosa nuova: un uomo che non
aveva voglia di lavorare.
Aveva davvero una voce bellissima. Era forte, per essere
quella di un tenore, e aveva una meravigliosa chiarezza di
timbro. Anthon Kuh diceva sempre: Non  uno strumento
solista:  come ascoltare un'orchestra intera. Nonostante
la mia sordit, non dovetti mai chiedergli di ripetere
una sola parola. Sono debole! esclamava. Sono debole!,
e sembrava che recasse nel suo piccolo, possente petto
tutta la forza del mondo. Reclinava il capo sul mio
grembo e gemeva: Voi non capite. Io sono schiavo del viver
bene! E con quello intendeva buon cibo, sigari, e la
vita dei caff: era al Central tutti i santi giorni. Diceva che
fosse colmo di un'atmosfera di corruzione, peggiore di
qualsiasi bordello. E lui di bordelli se ne intendeva.
Quella era snodabile come una bambola raccontava,
rievocando una qualche avventura.
Ora sedete e comportatevi da gentiluomo lo rimproveravo.
Adorava parlare di quel che non andava in lui, abitudine
che io consideravo eminentemente ebraica, ma lui era
ossessionato dalla chiesa, e conosceva molta pi dottrina di
me. Persino il suo vocabolario era molto cattolico. Ho
profanato il corpo che Iddio mi ha donato mi diceva,
con il capo sul mio grembo. Evidentemente la masturbazione
era parte di quello che lui chiamava viver bene. 
stata concupiscenza: disordine morale sia nel fatto che nell'intenzione.
Non dovreste raccontarmi queste cose lo redarguivo,
e non dovreste tenere il capo l sotto. Per l'amor del cielo,
mettetevi a sedere diritto!
No obiettava lui, non  una vera confessione, se ci
possiamo vedere in faccia.
Lo pizzicavo leggermente per costringerlo ad alzarsi. Poi
lo pizzicavo pi forte, come fosse Grete. Lui rimaneva l
sdraiato emettendo gridolini di piacere. Alla fine gliene davo
uno forte davvero, e allora lui saltava su oltraggiato.
Hai visto? diceva a Gucki, e le mostrava il braccio.
Hai visto quant' cattiva la tua mamma? E poi, in un
sospiro:  proprio cattiva cattiva, vero?
Gucki era di nuovo innamorata.
E anch'io mi stavo prendendo una brutta cotta. Era diverso
da tutti gli altri uomini che conoscevo. Era come
me. Gli piaceva mangiare e bere, gli piaceva la compagnia
e la vita di societ ed essere al centro dell'attenzione, era
pieno di idee - adoravo sentirlo parlare della Chiesa -,
aveva talento ed era pigro. Aveva un mucchio di grandi
ambizioni indefinite. Si vedeva che gli sarebbe bastata una
piccola spinta per arrivare ovunque. E lo pensava anche
lui, tant' che non nascondeva che io gli ero stata mandata,
vestita del mio abito d'oro, per dargli una piccola spinta.
Cantavamo, bisticciavamo e mangiavamo, e dopo che se
n'era andato io mi sentivo sempre un poco colpevole per
essermi divertita tanto mentre Walter era laggi da qualche
parte, in un buco. Mi immaginavo di accogliere mio
marito a casa e di curargli le ferite. Ma le ferite si facevano
sempre pi eroiche, e ben presto lui stava spirando tra le
mie braccia, e gi mi immaginavo il vestito da lutto che
avrei indossato. Con uno sprone di perline, forse, e uno di
quei nuovi fianchi spioventi.
Walter non ottenne una licenza prima del Natale del
1917. Solo allora pot vedere sua figlia per la prima volta.
Continuavo a dirmi quanto fossi felice, ma averlo ammazzato
tante volte nei miei pensieri mi rendeva folle di rimorso.
Casa mia sembrava la sala d'aspetto di una clinica. Mi
sedevo su una sedia dopo l'altra, cercandone una su cui
non fossi gi stata colta dall'agitazione, da cui le prospettive
non fossero tanto disperanti, perch presto sarebbe arrivato
mio marito, con la sua testa quadrata e seriosa e il
suo sguardo vagamente stolido colmo di propositi morali,
e allora avrei vissuto non pi tra panfrutti e sguardi ammirati,
ma in Guerra. Walter viaggi tutta la notte, e arriv
impregnato dell'odore di ipoclorito di calcio che l'esercito
usava per cancellare il lezzo di cadavere. Era incrostato di
sporcizia, ispido, nero come un assassino. Quando vide la
bambina ghign.
Io mi piantai davanti al fasciatoio e gli impedii di avvicinarsi.
Almschi, vuoi impedirmi di vedere mia figlia? cerc
di scherzare con la sua faccia affaticata.  solo fuliggine.
Non c'era abbastanza posto nelle carrozze e alcuni di noi
hanno dovuto viaggiare nella locomotiva. Ma prima di andare
in stazione mi ero lavato. Non c' pericolo di germi.
Lasciamela vedere solo un momento, Almschi. E poi andr
a farmi un altro bagno...
Alla fine gli dissi: Lavati prima.
Quella domenica tutti si strinsero intorno a Walter per
porgli domande infantili. Combattere  davvero tanto brutto?
Che cosa vi danno da mangiare? Sembravano uccelli
appollaiati su una statua. Walter fu paziente e gentile; io
mi sentivo di nuovo felice, e mi domandai come avevo potuto
essere tanto cattiva con lui. Alla fine se ne andarono
tutti eccetto Franz. Io suonai i Maestri Cantori e la Louise,
mentre Franz cantava e Walter batteva il ritmo su un cuscino
completamente fuori tempo, dicendo, zum-pa-p,
zum-pa-p.
Ascoltate l fuori disse Walter a un tratto.
Ma  tutto tranquillo obiettai.
E vero. Una quiete simile c' solo in una tormenta di
neve. Basta un poco di vento, cos, e i fiocchi di neve vengono
a battere sulle finestre.  talmente bello. Come piccole
manciate di silenzio contro il vetro.
Siete dunque poeta anche voi, Herr Gropius! scherz
Franz.
E i miei uomini stanotte sono l fuori sotto la neve.
Del resto, non passer molto tempo prima che io sia di
nuovo con loro.
Avevamo fatto le ore piccole. Quando fui troppo stanca
per suonare ancora, Franz cant da solo e io mi strinsi a
Walter sul divano rosso di broccato a crisantemi. Sembravano
grandi come cavoli. Mi piaceva che Franz mi vedesse
assieme a un uomo attraente. Accarezzai la nuca a Walter.
Mi sentii come se stessi mostrando a Franz come carezzavo
la nuca di un Uomo, la nuca di un uomo fortunato. Non ci
basta di essere felici: abbiamo bisogno che la nostra felicit
venga ammirata. Quando la testa prese a ronzarci per il
tanto cantare, Franz si fece serio e recit le sue nuove poesie.
Gli sciocchi blaterano e i troppo ambiziosi starnazzano
E chiamano virilit i loro vecchi escrementi.
Cos che le donne grasse li bramano,
Il petto coperto di medaglie
Sta volteggiando nell'alba.
Proprio cos disse Walter ridendo. Diteglielo, a quei
soldati. Mucchi di medaglie e di escrementi.
I presenti esclusi, naturalmente disse Franz con un
inchino.
No, no, non escludete i presenti. Certo che lui dice
quel che pensa senza mezzi termini, eh? mi disse Walter
entusiasta.
Non siete contrariato? domand Franz. Per aver
aperto la vostra casa a un pacifista?
Oh, ma sono un pacifista anch'io disse Walter. Eccomi
qua, dove tutto  pacifico, e dunque sono in favore
della pace. Tra dieci giorni andr di nuovo in guerra, e allora
sar tutto a favore della guerra. Sar un guerriiista.
Ammiro la vostra flessibilit.
 vero disse Walter, sono flessibile. E flett dimostrativamente
la mano avanti e indietro. Poi si tir a sedere,
nel tentativo di farsi sobrio. Il pacifismo  una credenza
ebraica, se la mia domanda non vi dispiace?
Ah, voi interrogate l'uomo sbagliato! si scherm
Franz. Io sono ebreo? Lo sono davvero? A volte mi capita
di pensare che il cattolicesimo sia l'unico sistema civilizzato
in un deserto di materialismo. Alma, non fare quell'espressione.
Sorrisi. Mahler non riusciva mai a passare dinanzi a
una cappella di campagna senza entrarvi. Ogni ebreo che
conosco va pazzo per la Chiesa. Sar per via dell'incenso.
E forse  anche una ragione valida... Quanto a me, sono
pagana.
Oh, oh fece Walter.
State solo cercando di stupirci disse Franz. Nessuno
 pi orgoglioso di voi della propria cristianit.
 vero ammisi, ridendo. Ma forse sono solo orgogliosa
dell'incenso e della musica. Nell'intimo credo davvero
di essere pagana. Io credo in questo mondo. Nella luce.
Nel vino. Nella mia forza. Nelle mie figlie dissi, sollevando
il mento. In mio marito aggiunsi, e diedi qualche
pacca alla cieca accanto a me, alla ricerca della gamba di
Walter.
Voi avete il lusso di poter parlare a quel modo consider
Franz. Voi siete nata al sicuro, in seno a Roma.
Io sono nata nella Mayerhofgasse.
Ma guardate questa guerra disse Franz rivolgendosi a
Walter. Non  forse la pi ovvia delle emergenze spirituali?
Ammazzarsi l'un l'altro come bestie, ciechi a Dio...
S fu d'accordo Walter. Dite molto bene. Ciechi a
Dio.
Siete un uomo religioso, Herr Gropius?
Io? No. Ma devo essere sicuramente diventato cieco a
qualcosa, laggi.
Ma lasciamo stare Dio. Non  evidente che l'uomo si 
fatto brutale, porcino, degradato? Ammassati a milioni in
grandi, luride citt...
Senti senti esclam Walter.
... siamo diventati astratti. Abbiamo dimenticato che
c' un Superiore e un Inferiore. L'uomo non  pi guidato
dall'anima e dallo spirito, non  pi capace di emozioni
simpatetiche, non conosce il rapimento infuso di grazia celeste...
che in senso lato  musicale. Invece vediamo l'astrazione.
Questa  la grande debolezza giudaica, naturalmente.
 una tradizione legalistica, preoccupata solo dei doveri,
in opposizione alla missione della cristianit, che opera
all'interno della coscienza dell'uomo. Forse io sarei davvero
felice in un mondo vicino al tempo del cristianesimo
primitivo. L'etica giudaica e quella cristiana erano unite in
un'unica, meravigliosa idea.
Allora... volete forse convertirvi? domand Walter,
continuando il corpo a corpo come un soldato.
Franz assunse un'espressione mesta. Nemmeno un
ebreo che considera Cristo come il messia vero, storicamente
realizzato, pu essere "guarito" col battesimo. Non
hai pi possibilit di diventare un cristiano di quante non
ne abbia di diventare un... un passero. Un elmetto. Un tedesco.
Oh, sciocchezze dissi io.  solo che Franz non riuscir
mai a decidersi. A lui piace far chiacchiere.
 una forma di preghiera si giustific Franz. Porgo
il mio dubbio in offerta.
Walter rise. Dovreste venire a trovarci spesso, Werfel.
Sapete? La mia Alma aveva veramente bisogno di un amico
musicale. Non ti preoccupare, Almi, non ho intenzione
di mettermi a cantare!
Erano le tre del mattino. Franz non poteva andarsene
sotto tutta quella neve. Dal momento che la ragazza dormiva,
gli preparai io il letto. Mi guard sbattere il lenzuolo
in aria con un colpo secco e quindi lasciarlo calare, voluttuosamente,
e poi sbatterlo di nuovo, per aggiustarlo meglio.
Walter mi aiut a rincalzare la trapunta. Siete tutti e
due cos buoni con me disse Franz umilmente. Una volta
nella nostra stanza, Walter mi abbracci mentre ascoltavo
il russare di Franz. Aveva un suono rauco e caldo. Il soffitto
grigio sembrava illuminato dai mulinelli di neve. Anche
il corpo di mio marito sembrava grigio, e si muoveva come
un lenzuolo sbattuto nell'aria. Aveva la faccia grigia e piena
di ombre, e io ero felice e un po' confusa, e pensai Mio
marito  un estraneo. Un uomo fortunato.
Walter ripart per la guerra appena prima di Capodanno,
proprio quando Mengelberg arriv da Amsterdam per dirigere
una serie di concerti dell'opera completa di Mahler.
L'ultimo di questi concerti fu la Quarta, che era stata suonata
per la prima volta proprio a Vienna nel 1901, poco
dopo che io e Mahler ci eravamo fidanzati. Lui me l'aveva
descritta come una sorta di pala d'altare primitiva con lo
sfondo d'oro, ma i critici avevano scritto che il paradiso
del finale era un inferno in cui erravano i musulmani, e
che l'intera sinfonia andava letta dalla fine all'inizio, come
una bibbia ebraica. Ora il mondo capiva il proprio errore.
Ma all'epoca nessuno aveva confortato Mahler, tranne me.
Avevano applaudito, trovai, nell'ignoranza.
Esaminai la sala attraverso il binocolo da teatro. Franz
era in un palco di fronte al mio. Mi sentivo colma d'amore
al ricordo di aver confortato Mahler, e riversai quest'amore
su Franz. Era in un gruppo di giovanotti dell'Ufficio di
propaganda dell'Esercito. I bottoni delle camicie che avevano
indosso brillavano, e il tessuto era di un bianco abbagliante.
Lui mi parve parte della musica, della splendida
serata, del mio personale splendore. Ci incontrammo nell'intervallo
e andammo al mio appartamento. Ci conoscevamo
da tre mesi. Era stato il corteggiamento pi lungo
che avessi mai avuto.
Una quantit di cose erano cambiate nella mia vita, ma
una era rimasta la stessa: ogni volta che ottenevo ci che
volevo, non mi interessava pi. Non mi ci volle molto per
iniziare a stancarmi di Franz. Viveva come un maiale. La
sua stanza all'albergo era sempre lercia. Gettava vestiti
sporchi ovunque, e poi vi gettava sopra le bozze del Giorno
del giudizio, e sopra a tutto rovesciava cenere di sigaretta.
Mi disse di aver sognato che era bambino e indossava
un vestito di seta, e che giocava con altri bambini su una
specie di palcoscenico. E nel frattempo io dov'ero? Chiacchieravo
con gli altri adulti in salotto. Aveva definito quel
sogno dolce e caldo. Gli piaceva quando gli gridavo di lavorare.
Diceva: Ora mi sento proprio serio. Voleva una
madre e, come dovreste aver ormai compreso, una madre
era l'ultima cosa che io volevo essere. La mia filosofia, o
qualunque cosa fosse, non era mutata granch, cos stabilii
che il problema doveva essere che Franz era ebreo. Decisi
che c'era qualcosa di ebraico nello stato delle sue finanze e
dei suoi abiti, e nei rumori che produceva quando mangiava.
Inoltre aveva sempre un sigaro o una sigaretta in bocca,
perch a pensarci bene Franz aveva tutti i vizi, tranne
il bere: non reggeva l'alcol. Dal momento che io bevevo in
continuazione, anche quello mi infastidiva. Mi pareva
un'altra manchevolezza giudea. Non faceva che parlare del
suo amico ebreo Janowitz, che si era convertito al cattolicesimo
appena prima di morire sul fronte italiano.
Io gli dicevo: E allora?
Tutto ci che Franz sapeva dire era: Coloro che sono
veramente nobili saranno tutti sterminati in questa guerra.
Solo noi, che siamo brutali, rimarremo.
Franz brutale!
Una settimana dopo che Walter era ripartito per il fronte,
Franz and a Zurigo per tenere una conferenza sullo
sforzo bellico. Due settimane dopo, capii che stava succedendo
qualcosa. Chiusi a chiave la porta della mia camera
e tracciai un calendario nel mio diario, nell'ultima pagina
in fondo - capite? - ben lontano dal resto della mia vita.
Incasellai delle piccole W in alcuni quadratini, per Walter,
e delle piccole F in altri. Poi strappai la pagina e la bruciai
sul lavabo. Mi scottai le dita e mi misi a sedere, succhiandomele,
pensando Non so neppure di chi .
Quell'anno partii con un certo anticipo per la mia casa
di Breitenstein. Di solito non ci andavo prima del finire
della primavera, ma avevo bisogno di riflettere. Forse la
volont di una persona era davvero sacra, come diceva
Nietzsche, ma io dovevo comunque ammettere di trovarmi
in un bell'impiccio. Se il bambino era di Franz e la cosa si
fosse scoperta, ero finita. Non sarei pi stata l'eroica giovane
moglie del capo pattuglia. Sarei stata una sgualdrina poco
di buono, e la gente avrebbe smesso di venire alle mie
domeniche. Ma soprattutto mi tornava in mente di continuo
l'altra bambina che avevo concepito al di fuori del
matrimonio e che era morta in modo tanto orribile. Continuavo
a pensare Non si pu ingannare Dio. E dunque la
cosa migliore era di sistemare la faccenda, ma... e se fosse
stato figlio di Walter, con un paio di meravigliose piccole
narici? Tranne che io non amavo pi Walter, o forse s?
Nel frattempo mio marito mi scriveva lettere su lettere.
Era uscito zoppicante da un incidente aereo. Viveva di rape
e di qualcosa che chiamava salsiccia di fegato. Era diventato
un istruttore delle comunicazioni, e doveva dar da
mangiare ai piccioni viaggiatori e formare le nuove leve,
che erano uomini di quarantanni. A luglio ricevetti un telegramma.
Walter era rimasto seppellito per due giorni
sotto le macerie di una vecchia mairie sulla linea Soissons-Reims.
Era l'unico superstite del bombardamento. Era stato
scaraventato vicino a una canna fumaria rotta, e questa
gli aveva garantito un po' di aria. Lo avevano spedito in
un ospedale nella Semmering, cos che fosse vicino alla sua
moglie incinta. Quando andai a trovarlo, il poveretto mi
baci con le labbra screpolate fino alla carne e mi defin la
sua migliore medicina, ma nella mia testa noi stavamo
avendo tutta un'altra conversazione. Nella mia testa lui
aveva indovinato tutto e si sollevava dal letto come un profeta
chiamandomi frivola, superficiale, viziosa, lussuriosa e
falsa, enumerando gli epiteti sulle dita.
Franz stava impazzendo. Non sapeva se rimanere nascosto
l in Svizzera o tornare di corsa da me per sposarmi subito
in qualsiasi modo. Aveva paura che qualcuno potesse
aprire le sue lettere, e le scriveva con tanta circospezione
che a volte neppure io avevo idea di che cosa andasse parlando.
Poi mi telefonava all'improvviso e bisbigliava: Devi
trovare qualcuno che sistemi la cosa. Conosco una persona.
Naturalmente non sei obbligata. Sarebbe un peccato.
Non mi importa di chi . Lo crescer comunque come fosse
il mio.  un segno: dobbiamo sposarci. Lui non ti fa da
marito, non ti capisce,  stata solo una questione fisica.
Devi sposare me. Ho capito il vero significato di questo figlio.
Ci  stato mandato, per consentirmi di rinascere in te.
Diserter e ti raggiunger subito. Hai bisogno di me.
Lavora continuavo a berciare io. Tu devi lavorare.
Alla fine gli permisi di venire a trovarmi verso la met
dell'estate, quando ero ormai enorme. Non appena ci parve
che tutti dovessero essere profondamente addormentati,
lui venne al mio letto. Non fu gentile con me. Non volevo
che lo fosse. Ero fuori di me per l'incertezza, e volevo quasi
che succedesse un guaio. Dopo che Franz fu ritornato
nella sua stanza, rimasi tranquillamente sdraiata, e sentivo
l'amore di Franz che colava fuori da me. Sembr colare
per un bel pezzo. Era quasi l'alba. Le finestre incominciavano
a illuminarsi. Mi toccai e avvicinai la punta delle dita
agli occhi. Nella penombra sembravano nere, ma io capii
benissimo che erano rosse.
Le ripulii nelle lenzuola e pensai E adesso? In fondo
non ero neanche spaventata. Mi sentivo lontana e un po'
disgustata dal pasticcio che avevo combinato... che  pressappoco
il modo in cui mi sento adesso. Non volevo ancora
chiamare aiuto perch avevo ospite una signora della societ,
la Redlich, e ragionavo che se qualcuno aveva sentito
i passi di Franz poco prima che io chiamassi aiuto, sarebbe
giunto a certe conclusioni. Cos rimasi l a dissanguarmi,
aspettando che passasse abbastanza tempo perch potessi
chiamare aiuto senza dare scandalo. Guardavo fissa i soprammobili
sul mio com, che era tra me e la finestra. Vedevo
la piccola silhouette nera della mia bottiglia di profumo.
Dopo un po' non avrei pi saputo dire di che dimensioni
fosse: mi pareva una grossa urna tra me e la luce. Accanto
c'era un mazzo di carte, di quelle con il disegno dei
raggi di bicicletta sul dorso. Mi pareva di poter vedere
quei raggi nell'oscurit, e che stessero girando, sempre pi
in fretta, perch la luce che proveniva dalla finestra si era
fatta tremula. Avevo freddo. Iniziai a sperare di perdere il
bambino. Avrebbe reso tutto pi semplice. Forse quella sarebbe
stata la punizione che mi spettava, e poi tutti si sarebbero
sentiti in pena per me, come avevano fatto dopo
la morte di Mahler, e io non mi sarei pi dovuta preoccupare
di chi fosse il padre - a nessuno sarebbe venuto in
mente di chiederlo - e avrei potuto ricominciare su una
pagina nuova. Pensai che se finivo all'ospedale come Walter,
in qualche modo saremmo stati pari. O forse sarebbe
stato pi semplice e pulito se fossi morta anch'io. E poi
capii che avevo aspettato troppo a lungo, che stavo per
perdere i sensi e morire, in un modo cos stupido, spalancai
la bocca e gridai.
Arrivarono tutti di corsa. Quando la cameriera mi vide
giacere su un mucchio di lenzuola insanguinate svenne.
Franz si butt a capofitto nell'erba bagnata dei campi per
andare a cercare un dottore, promettendo a Dio che se
fossi sopravvissuta avrebbe smesso di fumare. Solo Gucki
mantenne la calma. Chiam Walter, che usc dal letto d'ospedale
e organizz tutto. Si fece dare dai medici militari il
nome di un buon ginecologo viennese, lo chiam buttando
gi dal letto pure lui e arrivarono assieme con un furgone
che l'esercito utilizzava per trasportare cadaveri. Con quello mi portarono al sanatorio di Lw, dove era morto Mahler.
Mi trascinarono fuori di casa a testa in gi, per non
farmi sanguinare troppo dal ventre. Era tutto capovolto.
Vedevo su per le narici di Walter. Le montagne di Semmering
erano sottosopra, pallide e dall'aria sudata. Poi
giungemmo all'ospedale, e io udii Walter dire immediatamente
e mai e non sar necessario. Ma poi persi la lucidit
per via dell'emorragia. Immaginai i dottori che accorrevano
portando manichette di tela e ganci di metallo. Li immaginai
aprirmi a met come un'arancia e trovarmi dentro
un bambino mostruoso dopo l'altro, bambini con costole
che si agitano come zampe di ragno, bambini con pinne e
sottili cartilagini, bambini con una sorta di grande ombelico
untuoso al posto della bocca, e tutti coperti da un muco
fetido, perch l'unica cosa che sapevo era che avevo rovinato
tutta la purezza del mondo e d'ora innanzi tutto sarebbe
stato sozzo. Il sudore sulla faccia era sozzo. Il sangue
nelle vene sembrava freddo e sozzo. La luce che entrava
dalla finestra sembrava macchiata e sozza. Dopo un po'
pensai di essere morta, e che la mia grande stanza singola
fosse una di quelle camere dove tengono i cadaveri, e mi
pareva di poter sentire l'odore della mia putrefazione, e
pi la stanza si colmava di fiori, pi mi convincevo che
fosse cos. Per tre giorni giacqui a testa in gi su un letto
inclinato, delirando e perdendo sangue, quindi mi tirarono
fuori il bambino con un taglio e lo misero in una cesta.
Era un maschio, minuscolo, con i capelli scuri e i lineamenti
sottili. Aveva sofferto una settimana per carenza di
ossigeno, ed era stato estratto con due mesi d'anticipo dal
mio ventre vecchio di trentanove anni. Non ci si aspettava
che sarebbe sopravvissuto. Si muoveva come una creatura
marina, a piccoli scatti meccanici. Veniva colto da convulsioni
durante le quali gli si spalancavano gli occhi e gli si
serrava la gola, e poi rimaneva l immobile, a respirare debolmente,
affannato, troppo stremato per piangere. No,
continuavo a pensare, non ci si pu prendere gioco di
Dio. Il sabato mattina decisero che mio figlio e io potevamo
ricevere visite, e Franz gli diede un'occhiata e seppe
con certezza di chi era.
Ci tennero in ospedale per quasi un mese. L'unico modo
che avevo per parlare in privato con Franz era attraverso
il telefono. Ho rovinato l'esistenza a tutti mi disse un
pomeriggio. Come pu un cuore sopportare una tale colpa?
Chiusi gli occhi e dissi: La colpa  una cosa che non
esiste.
Franz si mise a ridere in modo orribile.  l'immagine
di mio padre. Dovresti chiamarlo Martin.
 questo che vuoi?
In quel mentre Walter entr zoppicando con altri fiori,
e mi sent parlare a Franz dandogli del tu.
Era ancora pallido per gli strapazzi della guerra, e ognuna
delle due ali dei baffi gli navigava leggera sulla pelle
ben rasata, come segatura sul latte scremato.
Coprii il ricevitore e dissi:  Franz Werfel. Suggerisce
che chiamiamo il bambino Martin.
Walter disse: Martin?
Ti piace come nome?
Teneva il mazzo di fiori lungo il fianco, come fosse una
pistola.
Di chi  figlio, Martin? chiese.
Riagganciai e mi intrecciai le mani sul grembo.
Walter si sedette sulla sedia per i visitatori e appoggi i
fiori sul tavolino. Va bene disse.
Io non dissi nulla.
Va bene ripet. Certo. Perch mai con me sarebbe
dovuta andare diversamente?
Cosa?
Povero Gustav.
Per favore, non dire cos.
And alla cesta e gratt la pancia del bambino, abbassando
lo sguardo. Il piccolo non sorrise n emise alcun
suono, e Walter ritrasse la mano. S disse.  molto
chiaro quando sai che cosa vuoi. Povero piccolo. Lo sai?
Credo che questa sia la punizione per la mia vanit. Quando
ti ho incontrata la prima volta, ho pensato di averti sedotta
strappandoti alla tua bont. Una signora sposata,
una donna per bene. E invece sei ci che sei sempre stata.
Una che... Non sembri neppure renderti conto di ci che
hai fatto.
So di averti fatto un torto, Walter. Hai tutto il diritto
di essere arrabbiato.
 proprio questo che intendevo. Davvero non ti rendi
conto. Io parto per la guerra, tu mi sposi, mi hai appena
sposato, e la prima cosa che... Un torto. Non ti rendi conto
di ci che hai fatto? Per favore, dimmi che te ne rendi
conto.
Mi spiace molto, Walter.
No disse lui pensieroso. Non te ne rendi conto.
Non avevo davvero idea del motivo per cui Walter continuasse
a ripetere quella frase. Pensai Non ho forse detto
che mi dispiace? Non vede che sono malata? Capivo che
potesse essere arrabbiato, ma non vedevo perch mi dovesse
fissare con orrore, quasi con spavento, come se aprendo
la bocca avessi rivelato una fila di zanne. Non sono mai rimasta
contrita a lungo, naturalmente, e stavo per perdere
la pazienza. Walter si sta comportando in modo strano,
pensai. Dev'essere ancora traumatizzato dalle bombe.
Incontri un uomo stava cercando di ragionare. E
poi ne incontri un altro... Alma, non ci si comporta a questo
modo. E tutto quello che hai da dire  che ti spiace. E
sei anche un po' infastidita perch ti sembra che non dovrei
fare tante storie.
Non so che cosa vuoi che ti dica, Walter. Ora non mi
sento bene.
E io che ti ho portato i fiori disse. Le ho portato i
fiori. Ma Alma, davvero, non ti rendi conto di ci che hai
fatto?
Per favore. Sono stanca. Non mi sento bene. Non posso
discutere con te.
Era questione di un paio d'anni. Aveva quasi un tono
di adulazione. Di aspettare un paio d'anni. E io
che... Punt un dito al muro, poi lo lasci ricadere.
Fiori disse. Credo che far meglio a riposarmi un poco.
Si ricompose e si avvi zoppicante alla porta.
Dove vuoi andare? domandai.
A vedere Werfel rispose. No, no... per chi mi hai
preso? Vado a dirgli di avere cura di te. Vado a dirgli che
adesso  il suo turno.
Subito dopo perdemmo la guerra. E a quel punto tutto
quanto and in pezzi pi in fretta di quanto si possa credere.
A Kiel i marinai si ammutinarono, dopodich tutti
pensarono Ma che bella idea l'ammutinamento, e cos addio
a ventidue casate principesche. Nell'Impero della mia
infanzia tutti decisero che ne avevano avuto abbastanza
della gloria imperiale, tutti i tedeschi, i cechi, gli ungheresi,
gli ebrei, i gitani, i croati, i serbi, gli slavi, gli slovacchi, gli
sloveni, i rumeni, i ruteni e i polacchi. Basta, dissero tutti.
D'ora in poi ci facciamo le nostre nazioni e combattiamo
le nostre guerre.
Carlo I dissolse l'impero. Il capo socialista Renner arriv
al Palazzo estivo e disse: Herr Habsburg, il vostro taxi
vi sta aspettando.
La guerra ci lasci in uno stato di prostrazione. Per le
strade si vedevano tutti quei giovanotti mutilati, con lucide
cicatrici di bruciature, con pinze di metallo al posto delle
mani e mascelle ricostruite in latta martellata. La gente
mangiava una carne ricavata da corteccia d'albero stufata.
Per stampare i libri si usava una carta grigia, piena di piccoli
fiocchi di legno che luccicavano come mica nello scisto.
Non c'era carbone, e in citt si inciampava nel buio.
Nelle vetrine dei negozi c'erano solo piccoli ziggurat ricoperti
di velluto, vuoti, privi di merci esposte. C'erano catini
di zinco senza ghiaccio n pesce, barili di mele senza
mele. Chi aveva un cagnolino grasso non lo perdeva di vista,
come fosse una figlia. I contadini vendevano cibo solo
sottobanco, a cinque volte il prezzo legale, cos il governo
stamp altre banconote per pagare i contadini, e i contadini
si ritrovarono con grosse mazzette di denaro che valevano
sempre meno, e presero a chiedere non pi cinque, ma
cinquanta volte il prezzo legale, finch alla fine una corona
valeva un millesimo di un kreutzer, e in Germania una dozzina
di uova costava quattro miliardi di marchi, con cui un
tempo si sarebbero potuti comperare tutti gli edifici di
Berlino. Poi arriv anche la spagnola, che uccise diciassette
milioni di persone. Uccise Klimt. Egon Schiele lo ritrasse
sul letto di morte prima di morire lui stesso. I dottori gli
avevano rasato la barba, e quando vidi il disegno piansi,
pensando che con quell'aspetto non l'avrei mai baciato.
Il 12 novembre fu dichiarata la repubblica. Il tempo era
pessimo, freddo e fangoso. Per strada cerano centinaia di
migliaia di persone, provenienti da tutta l'Austria, e tutte
avevano il naso viola per il freddo ed erano pronte a ricominciare
un nuovo inizio. Franz e alcuni suoi amici del Caf
Central si affannavano in giro tenendo discorsi e sollevando
disordini. Si erano dati il nome di Guardie Rosse,
in onore del manipolo che aveva rovesciato lo Zar. Dal
mio salotto rosso li vidi strappare la striscia bianca dalla
nuova bandiera repubblicana che sventolava sul parlamento
per issare nuovamente la parte rossa. Poi Franz tenne
un comizio in cui afferm che il feudalesimo era morto, e
per dimostrarlo spar nella porta del parlamento. La folla
fu presa dal panico e morirono due persone, e io ero l seduta
ad ascoltare il rumore dei vetri che andavano in frantumi,
con una pistola in grembo come fosse un cestino da
cucito. Quando Martin si mise a piangere, andai nella sua
cameretta e lo cullai dopo essermi infilata la pistola in tasca.
Bubi Bubi Bubi lo ninnai. Lo chiamavamo Bubi,
come un bambino normale che avesse un soprannome.
Agitarsi gli faceva male, e incominci ad avere spasmi e
a vomitare contro la mia spalla. Gli accarezzai la schiena
con il bordo della mano, cosa che di solito sembrava fargli
piacere. Pensai I bei tempi di giovent e splendore sono finiti.
Tutto  diventato sudicio e mostruoso. Martin  una
punizione. Abbiamo tutti perso la nostra purezza, ed 
giunto il momento di pagare.
In seguito ai disordini, le Guardie Rosse riuscirono a entrare
negli uffici della Neue Freie Presse e stamparono un
volantino per spiegare i motivi della loro insoddisfazione.
Franz me lo port tardi quella notte, con addosso un odore
di liquore e di tabacco. Almi disse, guarda!
Io ovviamente ero monarchica.
Villano gli dissi. Animale. Bambino. Credevi di essere
ancora al Central? E alle conseguenze, non pensi?
gli gridai in faccia. Non ti piacer il cibo che ti daranno
in galera. Vai a Breitenstein finch non avranno smesso di
cercarti. Dovr disturbare le mie conoscenze, a causa
tua!
Ma Almi, dai almeno un'occhiata. Ne ho tenuta una
copia solo per te.
Colpii il foglio con una pacca che lo fece finire per terra.
Mi lasci le nocche sporche d'inchiostro.
Se tu avessi fatto qualcosa di bello dissi, ora saresti
una bella persona anche tu. E gli richiusi la porta della
camera in faccia.
Per Walter la sconfitta era stata molto amara. Aveva sofferto
tantissimo per me e per la Germania. Ora che entrambi
i suoi amori lo avevano tradito aveva deciso, come
molti altri, che ci eravamo sbagliati su tutto ed era diventato
lui stesso una sorta di rivoluzionario. L'aprile dell'anno
seguente il Granducato di Weimar gli assegn la direzione
dell'Accademia dell'arte e della Scuola dei mestieri. Lui
combin i due istituti e cre il Bauhaus. Mi disse che la
nuova scuola avrebbe reinventato l'arte e l'industria. Proprio
in quel momento stavamo litigando sui termini del divorzio,
e gli feci a malapena i miei auguri per il suo ambizioso
progetto.
Come tutti, anche Walter pubblic un manifesto. Era
decorato con un bel motivo in xilografia che rappresentava
una specie di cattedrale di esplosioni. Assieme, diceva, vogliamo
desiderare, concepire e creare il nuovo edificio del futuro,
che abbraccer l'architettura e la scultura e la pittura
in una sola unit, e che un giorno si erger fino al cielo dalle
mani di un milione di lavoratori, come il simbolo cristallino
di una nuova fede. Un'altra opera d'arte totale. Voleva
brandire una riga d'acciaio e fracassare tutte le antefisse e i
decori. I Bauhausler avrebbero studiato i materiali e le forme
fondamentali. Avrebbero vissuto nella comunit del
Bauhaus - questo era il suo sogno -, avrebbero coltivato il
loro cibo negli orti della scuola, e avrebbero sviluppato
prodotti fedeli allo spirito delle macchine e all'animo dei
lavoratori. L'animo dei lavoratori, apparentemente, era tutto
cerchi e quadrati. Anche il rosso e il giallo andavano bene.
Bayer invent un alfabeto del Bauhaus privo di maiuscole,
perch il tedesco era pieno di maiuscole e nove milioni
di persone erano morte. L'inflazione rese irrisoria la
somma stanziata per la scuola, e Walter ricav di pi vendendo
l'argenteria e le lenzuola di Napoleone di cui erano
venuti in possesso i suoi antenati militari. Trascorreva le
nottate con neo-vedove eccitabili. Non era abituato a donne
che si comportassero in modo gentile con lui, e perse
un po' la bussola. Firmava i bigliettini che inviava loro con
il Vostro Pianeta e la Vostra Cometa. Io creo la vita, scriveva.
Sono un pungolo e uno strumento pericoloso! Amo
l'amore. Mi volevate e io mi sono dato a voi, ma non chiedetemi
nulla e non aspettatevi nulla! Siate felice con il vostro
nuovo universo.
A mio avviso le idee di Walter erano esattamente il genere
di orrenda immondizia che ci si poteva aspettare ora
che l'impero era caduto. Bellezza e nobilt sarebbero state
abolite e tutto sarebbe stato alla portata degli spazzini. Mi
rendevo anche conto che la risma dei suoi pari non voleva
certo farsi illuminare il cammino dalla Regina dei Cieli.
Quelli volevano una lampadina nuda con il filamento di
tungsteno. Andai a visitare la scuola di mio marito una sola
volta. Gli studenti ammiravano la politica russa e la scultura
negra. Li guardammo giocare a pallone in un campo
accanto alla scuola: scorrazzavano a casaccio sull'erba fredda
e spelacchiata. Erano bambini con pomi d'Adamo da
fanatico e strane pettinature, vestiti delle uniformi grigie
che avevano indossato in guerra. E si nutrivano di pappe
crude strapiene d'aglio. Si poteva avvertire il sopraggiungere
di un Bauhausler a distanza, per l'odore che emanava.
Mantiene il sangue pulito cerc di spiegarmi Walter.
Meno male che io l'ho avuto prima che diventasse strano,
pensai.
Walter ora sembrava pi vecchio, con due pieghe dure
che univano il naso lupesco ai baffi. Ed era anche affranto
per Martin. Ci sforzavamo tutti e due di essere gentili. 
stata un'illuminazione disse. La vecchia roba? La vecchia
roba  pass. Questa  una teiera. Raccolse una
mezza sfera di acciaio e cacci il pollice a farne un beccuccio.
Naturalmente non  finita. Qui ci sono alcune splendide
fotografie che Lszl ha fatto senza pellicola. Questa
 una casa che stiamo realizzando con il rivestimento di
tek e il fasciame di una vecchia nave da guerra. Quello  il
nostro laboratorio di pittura murale. Mi dispiace per l'odore.
Torri come questa, un giorno, forse sostituiranno i giornali.
Dovrebbe essere alta cinquanta metri. Le lettere saranno
meccanizzate.
Era una specie di Torre di Babele elettrica che declamava
immensi slogan comunisti e mostrava immagini di dighe
idroelettriche e atleti saltellanti. Hai messo il pugile a testa
in gi dissi. Ma immagino che cos sia pi moderno.
Non ci hanno dato tregua, opponendoci una serie infinita
di piccoli ostacoli. Non siamo esattamente benvoluti.
Dopotutto, questa  la citt di Goethe, e che cosa sar mai
per loro un berlinese? Un arrivista rumoroso, forse persino
ebreo. Per questi buoni turingi il mondo oggi  una periferia
di Versailles. Pensare in termini internazionali vuol dire
essere dei traditori. Voglio mia figlia disse. Tu e Franz
potete tenervi Martin e ricominciare da zero.
Tutti dovevano ricominciare da zero.
Con te spieg, i sentimenti durano solo il breve
tempo della passione e del fervore sessuale.
Quando vengono a cessare i sentimenti di devozione
illimitata per l'altro spiegai io, il matrimonio  finito.
Questa  la legge di Dio.
Di qualcuno deve pur essere comment seccamente.
Vedo che hai parecchie studentesse.
Credo che abbiamo gi fatto tutti abbastanza danni ai
nostri istinti, Alma. Ma non devi preoccuparti. Per me sono
solo studentesse. Voglio mia figlia.
Io ero un orpello del Diciannovesimo secolo. Era contro
di me che Walter aveva condotto quella rivoluzione.
Tutti i miei timori su Martin si realizzarono. Ebbe una vita
breve e spaventosa. Il giorno della prima riunione del nuovo
parlamento, il suo cervello incominci a gonfiarsi, e a
febbraio fummo costretti a ricoverarlo in clinica. Gli chiusero
la testa enorme in una specie di berretto fissato con
quattro cinghie di tela ai bordi della culla, cos che non
potesse sbattere il cranio contro le sbarre. Prescrissero una
puntura cefalica, e poi un'altra ancora, ma lui a maggio
mor per l'acqua nel cervello, mentre io ero a Weimar a litigare
con Walter riguardo a Manon. A essere sincera, fui
risollevata. Era come se mi fosse stata tagliata via una terribile
escrescenza. Eppure piansi tutto il giorno, perch il
mio Impero era in rovina, perch non avrei mai pi messo
al mondo un bambino sano e perch non avevo mai amato
Martin come avrei dovuto. In ogni caso, niente di tutto ci
mi imped di litigare con Walter, e non ritornai neppure a
casa per il funerale.
Quando finalmente portai Manon da suo padre, fu nel
bel mezzo del putsch di Kapp. Questi era un piccolo funzionario
che voleva scacciare i socialisti e mandare al potere
l'esercito. Walter e io guardammo gli operai che combattevano
per strada dalle finestre del suo nuovo appartamento.
I morti giacevano sparsi in modo disordinato e irreale,
come in un gioco di bambini. Era in corso uno sciopero
generale in tutta la Germania. Le strade erano cupe
ed emanavano un puzzo orrendo, perch gli operai non
permettevano agli studenti di seppellire i cadaveri che giacevano
ammucchiati contro i muri dei cimiteri. Walter sistem
Manon in una stanza che dava sull'interno, lontano
dalle finestre e dai colpi di pistola, e con grande fatica recuper
un secchio di acqua con cui prepar il t sul suo
fornelletto da campo. In un angolo c'era un aggeggio di
cinghie di tela e di tubi di acciaio saldati tra loro. Era stato
realizzato da uno degli studenti di Walter e avrebbe dovuto
essere una sedia. Una volta capito di cosa si trattasse,
non lo degnai di una seconda occhiata.
Quel tizio  ancora sdraiato l accanto al lampione
disse Walter, spiando tra gli scuri. Poveretto. Mi era
sembrato che si muovesse.
Non avrai intenzione di scendere, vero? chiesi.
Per aiutare chi? A che scopo? E poi abbiamo reso le
pistole quando ci hanno dimessi dall'esercito. Probabilmente
la mia l'hanno data a uno di quei tipi l sotto.
Era l'imbrunire. Qui e l per la strada la luce di un
fiammifero si avvicinava a una sigaretta invisibile. Gli uomini
di Kapp rimasero immobili in piedi mentre gli operai
gli sputavano addosso. Sugli elmetti portavano una croce
nera con le braccia uncinate.
 un antico simbolo indiano di buona fortuna mi
spieg Walter. La svastica, o croix gamme. E la disegn
nell'aria con la punta delle dita come se fossero strette
attorno a un'invisibile, infelice matita.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Negli anni che seguirono incominciai a perdere la mia bellezza.
Avevo ancora i miei occhi, e la pelle per qualche ragione
teneva ancora, ma per quanto sollevassi il mento la
mascella si stava facendo flaccida e indefinita. I capelli persero
il loro bel biondo pane. Adesso erano gialli, tinti con
una lozione. Stavo anche ingrassando, e incominciai a farmi
tagliare i vestiti tutti secondo lo stesso modello, neri e
comodi, con ampie maniche che nascondevano le braccia.
Ma anche se avessi mantenuto la linea di un tempo, ormai
la mollige Figur era comunque fuori moda. Adesso bisognava
essere dei fuscelli, come Anna. Lei era ossuta, senza
seno, abbronzata come una contadina, e se ne andava in
giro mezza nuda, con le gambe lucide di seta. Erano queste
le bellezze di oggi. E io non ero pi una bellezza.
A dire il vero tutte e due le mie ragazze erano bellezze,
anche se non si assomigliavano affatto. Anna era bionda,
con zigomi sfuggenti e quei giganteschi occhi blu da Gucki.
A sedici anni spos il figlio di un proprietario terriero
di Breitenstein. Lui non aveva la minima idea degli aspetti
tecnici, e per tutta la prima notte di nozze non la sfior
neppure. Poi spos il compositore Krenek, un vero cannibale,
che ricopriva ogni tavolo e sedia di casa mia con carta
da musica. Quindi Anna and a stare a Roma con un
nobile italiano spiantato, e studi pittura con de Chirico.
Mi render nonna da un momento all'altro, pensai. Manon
invece era una brunetta taciturna e riservata. Quando era
piccola le piaceva provarsi i miei vestiti e studiare l'etichetta
del sarto in cerca di indizi segreti. Crescendo prese
l'abitudine di uscire in giardino e infilare il mento nell'erba.
Se dai boschi usciva un cerbiatto, lei rimaneva immobile
finch quello non si avvicinava e la toccava con il muso
umido. Era cresciuta durante l'Inflationszeit, quando tutti
pranzavamo a orzo e bevevamo t di fiori del giardino, ma
anche con quel cibo povero lei era venuta su sana e forte.
Imparava una nuova lingua con la stessa facilit con cui un
altro bambino impara una nuova canzone. Diceva: Mamma
voglio fare l'attrice, come Margarete Anton.
Io disapprovavo l'ambizione in tutte le donne che non
fossero me. Le dicevo: Non esageriamo. Saresti un'ottima
insegnante d'italiano.
Mi ricordavo che diventare donna per me era stata una
faccenda lunga ed estenuante. Le mie ragazze invece sembravano
farlo tanto in fretta. In generale, il tempo sembrava
trascorrere sempre pi in fretta. All'inizio di un anno se
ne intravedeva gi con facilit la fine. Non potevo credere
che la vita fosse fatta di quelle piccole, squallide annate.
Un fallimento continuo, scrissi. Parte destra della faccia
addormentata. Le mani lente sul pianoforte. Il fatto era
che stavo diventando una donna di mezza et, come tante
altre, e trovavo che fosse una terribile ingiustizia. Ero convinta
che per tutta la mia vita mi avessero impedito di raggiungere
le vette a cui ero destinata per mezzo di una serie
di orrendi, insignificanti impicci, e adesso stavo diventando
vecchia ed era il turno di qualcun'altra, mentre io non avevo
neppure davvero incominciato.
Franz stava ancora implorandomi di sposarlo, ma io non
ero cos ansiosa di farmi imbrigliare di nuovo. Continuava
a mangiare e a fumare troppo, e scriveva solo quando lo
costringevo a farlo. E allora si dava a una vera e propria
orgia di lavoro, dodici ore al giorno, fino a che non era
pallido e nauseato. Non godeva di buona salute, e io gli
dicevo che era perch passava tutto il tempo a cincischiare.
C'erano molti lati del suo carattere che mi infastidivano, e
non facevo che rimuginarvi sopra. Se ne stava seduto nella
sua poltroncina a borbottare pregustando il pranzo, mentre
io sedevo dall'altra parte della stanza sfogliando indispettita
la mia Presse e passando in rassegna le sue manchevolezze.
Era pi vicino di me alle mie figlie. La cosa in
s mi lasciava indifferente, e per non riuscivo a perdonarglielo.
Non sapeva tenere in mano il bicchiere. Quando
camminava svelto ansimava, e del resto non capivo perch
mai dovesse camminare svelto: non era dignitoso. Preferiva
Verdi a Wagner, e aveva grandi teorie economiche socialiste,
quest'uomo che fino all'et di trentasei anni si era fatto
mantenere dal padre, e davo a lui e ai suoi amici estremisti
la colpa di aver distrutto il mio bell'impero.
Scrisse un'ode sulla morte di Lenin. Strillai: Quell'avvelenatore
di pozzi! Undici pagine in tutto il mese, e due
le dedichi a quell'avvelenatore di pozzi?!
Chi ti ha dato il permesso di contarmi le pagine? grid
lui.
Il fatto  che non avevo mai pensato a Franz come a
qualcosa di definitivo. Fin dall'inizio avevo sempre aspettato
l'arrivo del mio prossimo grande amore. Avevo cominciato
a mandar via Franz gi dopo una sola settimana che
eravamo stati amanti, e avevo continuato a mandarlo via
per tutti i dieci anni successivi. Quando ero a Vienna lo
mandavo a Breitenstein a scrivere. Quando ero a Breitenstein
lo mandavo in Italia. Lui scendeva all'Hotel Imperial
di Santa Margherita, si sedeva sul balcone con la sua scatola
di sigari e il suo vassoio di caramelle da succhiare e in
effetti riusciva a lavorare parecchio. Il suo primo romanzo
si intitolava Verdi. Vendette molto bene. Essendo stato
pubblicato l'anno in cui Schacht aveva posto termine all'inflazione,
ne ricavammo un certo gruzzoletto. Comprai
una casa a Venezia con un giardino cinto da un muro ricoperto
di clematide, cos Franz avrebbe avuto un posto fisso
per scrivere. Ci mandai anche Manon per tenergli compagnia.
Ogni volta che finiva una pice o un libro partivamo
per un viaggio. Questo fece Verdi per noi: ci diede
abbastanza denaro per non dover pi starcene seduti assieme
a casa. Eppure io mi recavo in tutti quei posti di vacanza
con il peggiore degli umori. Ero sospettosa della cucina e
trovavo tutti poco rispettosi, e trascorrevo tutto il tempo a
lamentarmi, proprio come ci si aspetta da una vecchia signora
grassa. Era dalla nascita di Martin che tutto aveva
incominciato a farsi disordinato, come macchiato... ed ecco
l il padre di Martin, seduto di fronte a me, a masticare
con la bocca aperta: incominciai a chiedermi se non fosse
tutta colpa sua.
Nel dicembre del 1926 andammo a Praga per la prima
del Wozzeck di Berg. Alban Berg era un allievo di Schnberg,
e avevo promesso a Mahler che mi sarei presa cura
di lui. Cos quando scrisse quell'opera gli feci dare dei soldi
dalla Leiser perch potesse stamparne la partitura. Era
raro che mi preoccupassi di ricordare una promessa fatta a
qualcuno, ma una promessa fatta alla musica, pensavo, era
sacra. Una volta uscito il 'Wozzeck, il pubblico pi illuminato
ne riconobbe il valore, e la prima a Berlino and benissimo.
La produzione praghese invece fu un disastro.
Adesso Praga era la capitale della neonata Repubblica Ceca.
Se parlavi tedesco, pensavano Sei ebreo. Il Wozzeck era
un miscuglio di tutto: suite, rapsodia, passacaglia, rond,
testo parlato e Sprechgesang. Quando al borgomastro di
Praga venne un infarto durante le prove in costume, tutti
dissero che era morto per colpa di quella musica degenerata.
La sera della prima Alban si present ubriaco. Sal sul
predellino del nostro treno, che gi stava uscendo dalla
stazione di Pilsen ancora attaccato al suo boccale di Pilsen.
Dovetti infilarmi il vestito per la serata nel compartimento,
con le tendine chiuse e Franz e Alban che facevano la
guardia in corridoio. Arrivammo che si stava gi levando il
sipario. La scena era un altro insulto alla nuova Repubblica.
Non c'erano gloriose corti o foreste pure, ma solo un
palcoscenico spoglio, qualche branda militare e una mandata
di soldati sporchi. Poi i soldati incominciarono a russare.
Cos ci fu una rivolta. I coniugi Berg avevano fatto sedere
Franz e me davanti a loro per vedere quest'opera che
Alban mi aveva dedicato, nel loro palco che lui aveva
riempito di fiori proprio in mio onore, e a causa di quei
fiori tutti sapevano che il nostro palco era quello del compositore
e inveivano contro di noi: Hanba! Giudei! Giudei!
I Berg non erano ebrei - anzi, Helene era una delle
figlie illegittime di Francesco Giuseppe - ma loro preferirono
non indugiare in spiegazioni. Prudenza! La porta ricoperta
di velluto si richiuse dietro di noi, e Werfel, Mutzi
e io rimanemmo da soli.
Che cosa vuol dire hanba? domandai.
Vergogna disse Franz, colando sudore. Per l'amor
di Dio, andiamo via prima che ci ammazzino!
Gli artisti aprivano e chiudevano la bocca, ma non si
riusciva a sentirli: abitavano uno di quei sogni in cui non
si riesce a farsi udire. Puntai il binocolo sui volti dell'orchestra
seduta sotto di noi. Sembravano tutti distorti da
una mal espressa passione predominante. Uno era ridotto
a un'enorme bocca, un altro a un pomo d'Adamo grosso
come una verga, un altro a un paio di orecchie che si agitavano
irosamente, un altro ancora a una grossa pancia che
spingeva avanti alla cieca. Hanba! Giudei! Manon aggrott
le sopracciglia per il baccano. Aveva dieci anni. Era seduta
sul pavimento, e stava seguendo le righe e le losanghe sul
tappeto con un elefantino di piombo. Era uscito dallo
stampo senza proboscide, ed era il suo preferito. Le misi
una mano sul capo per farla rimanere gi in modo che
non potessero vederla. Premeva l'elefantino sul tappeto come
temendo di perdere il segno. Sembrava cos pura, e
Franz cos bagnato e sconveniente, che pensai Per forza gli
gridano dietro. Questo non  il suo posto.
Ci sono sempre contestazioni, ai concerti di Berg dissi.
Aspetteremo che arrivi la polizia. Mutzi non ha paura.
Cerca di mostrare un minimo di contegno.
Una volta a casa tirai fuori due bicchierini.
Volevano uccidermi! si affannava Franz, con gli occhi
che gli uscivano dalle orbite.
Sciocchezze. Pensavano che tu fossi Berg.
Ma gridavano Giudeo! Giudeo! protest.
Perch pensavano che Berg fosse ebreo dissi, e gli
porsi il suo bicchiere di Bndictine. Perch non rifletti,
prima di dare in escandescenze?
Intanto continuavamo i nostri viaggi. A Napoli comprai
un diapason, tracciai lo schema di una tastiera e insegnai a
Werfel il sistema degli intervalli musicali. I sionisti lo invitarono
in Palestina e ci servirono il t in scodelle di ferro
arrugginito. Risalimmo il Nilo fino a Luxor e a Kamak e
comperammo essenza di rose nei bazar. In Siria prendemmo
una guida armata per proteggerci contro i banditi del
deserto. A Damasco visitammo una fabbrica di tappeti.
Dietro ai telai vedemmo bambini ossuti e sciancati raccogliere
spolette o raspare il suolo con una ramazza. Il proprietario
ci port in un caff. Werfel rimase affascinato dai
narghil. Se ne compr uno e si mise a fumare. Chi erano
quei bambini? domand sbuffando fumo.
Turchia disse il venditore di tappeti. Poveri. Ci
mostr un palmo aperto. Orfani.
Franz smise di fumare. Tutti?
Armeni spieg il venditore di tappeti.
Non avevamo mai sentito parlare prima dei massacri. A
quell'epoca nessuno sapeva. Cos il venditore ci raccont la
storia. I Giovani Turchi di Pasci erano musulmani. Gli armeni
non lo erano. Quando era scoppiata la guerra, Pasci
aveva detto all'esercito di fare dei turchi un solo popolo.
A Werfel prese un attacco di malaria, come spesso durante
i nostri viaggi. Qualche giorno dopo si mise a letto.
Io continuai a estrarre braci dalla stufa di ferro per accendere
il suo narghil nuovo. Non faceva che parlare di orfani
armeni, e alla fine chiesi al nostro amico conte Clauzel
di spedirci il dossier dell'ambasciata francese sull'argomento.
Franz sparse le pagine sul letto e si mise a leggere con
attenzione, muovendo le sue grosse labbra. Disse: Alma,
ti rendi conto che gli armeni sono stati la prima nazione
ad accettare il cristianesimo come loro religione ufficiale?
Mi sembrano alquanto sudici fu il mio commento.
Nel '15 c'erano due milioni di armeni. Nel '17 un milione.
Li hanno fatti marciare fino alla morte. Li hanno affogati
nei loro stessi pozzi.
Terribile.
Nelle campagne, battevano ogni uomo privo di barba
con i rastrelli. Dovevi avere almeno un palmo di peli sotto
il mento disse, e afferr il vuoto sotto il mento nudo.
Non avevo mai visto un volto tanto sudato. Sembrava fatto
di perle di vetro grigie.
Hai una pessima cera dissi, e lo asciugai.
Ho un cattivo sapore in bocca ammise.
Non farai che peggiorare le tue condizioni, con tutti
questi massacri. Andai allo scrittoio, avvolsi due piastre
in un pezzo di carta da lettera e mi sporsi fuori dalla finestra.
All'esterno c'era il mercato, e un forte odore di asini,
pistacchi arrostiti e urina. Non mi piaceva la Siria. Non mi
piacevano le pelli scure e le voci imprecanti. Tutto era vecchio
e sbrecciato e non sopportavo, in quel paese desertico,
l'assenza di vasi di fiori. Tu! gridai in tedesco. Il
venditore di dolciumi sotto di me sollev quattro dita. Io
gli sorrisi e sollevai un dito. Lui fece il gesto di andarsene,
con un'espressione sdegnosa. Notai che aveva una zona
scavata e lucida accanto al naso.
Il tuo tafanario blocca tutta la luce disse Franz, alle
mie spalle. Alma, dai a quel poveraccio ci che chiede.
Sollevai due dita e buttai gi l'involto con il denaro. Il
venditore gett in alto un sacchettino pieno di fichi rotolati
in semi di papavero. Ne diedi qualcuno a Franz e ne
presi qualcuno per me. Mi sedetti vicino a lui e masticammo
fianco a fianco.
Sono buoni disse. Ebbene, ho deciso che ne scriver.
Oh, per l'amor di Dio!
Sar una denuncia...
Hai inzuppato tutta la camicia. Mettiti a sedere un
momento, o ti prenderai un malanno. Gli tolsi la camicia
dal piccolo petto grassoccio e lo asciugai con un fazzoletto.
Poi lo riabbottonai in una pulita, dicendo: Va meglio, cos?
Un'altra denuncia. Perch mai ti affascinano sempre
queste cose terribili? Malattia, povert, insetti. Dovresti
sentirti mentre parli di quei bambini vaiolosi. Praticamente
ti lecchi i baffi. Ti rimpinzi l'immaginazione con ogni sorta
di lurida brodaglia: che cosa stai facendo del tuo talento?
Tieni, vuoi la pipa?
Lo guardai sbuffare il fumo dalle labbra appiccicaticce.
Non potevo credere che avrebbe scritto un libro intero su
quella faccenda ributtante. Come un cagnolino che si rimangia
quel che ha vomitato, pensai. Improvvisamente ebbi
una visione della mia vita, vidi due vecchi sudati in un
albergo, e tutto il mondo estraneo e puteolente. E pensai,
anzi decisi, Non posso sopportarlo.
Povera Alma disse Franz. Finisci sempre per accompagnarti
a persone abiette. Ma per tua sfortuna dovr
scriverlo lo stesso. Un governo civile che ordina lo sterminio
dei propri cittadini! Di un intero popolo!
Come soggetto storico ammisi, sarebbe davvero
unico.
A quel tempo davo ancora parecchi ricevimenti, e dopo
l'insediamento del cardinale Innitzer portai tutti da me e
offrii una colazione. Fu in quell'occasione che conobbi un
giovane prete di nome Johannes Hollnsteiner. Era il protg
del cardinale: un gentiluomo sottile con una testa da
gufo, occhi chiari slavati, occhiali spessi e vestiti elegantissimi.
Si era fatto un certo nome come teologo. Tutti dicevano
che sarebbe diventato cardinale dopo Innitzer. Che
cos' la messa, dopotutto? mi domand. L'esibizione di
un coro? Una bella festicciola che si d a beneficio della
propria anima? No, la messa non  niente di meno che
Cristo che avanza sulla terra, perpetuamente. Sapeva come
parlare mentre mangiava senza apparire maleducato.
Davvero, mi  sempre piaciuto Martin Lutero disse.
Ha fatto la pi ingegnosa delle furberie. Ci ha proprio
dato qualcosa su sui riflettere al Concilio di Costanza. Ma
che attaccabrighe! Dopotutto, la vendita delle indulgenze...
avrebbe dovuto capire meglio il buon vecchio concetto germanico di Wergeld.
NOTA: Guidrigildo. Compensazione. Il valore assegnato alla vita umana dalla legge anglosassone e germanica, in funzione del rango, e liquidato a titolo di compensazione
ai parenti o al signore di una persona uccisa. FINE NOTA.
Quest'uomo, questo Hitler,  una specie di Lutero minore. Anche se naturalmente ci sono differenze.
Una volta avevo visto Hitler nella hall di un hotel a Bratislava,
e volli a tutti i costi raccontarlo.
Come vi  sembrato? mi domand Hollnsteiner.
Dissi: Ebbene. La sua voce...
Sorrise. Come il verso di un oca, vero? Temo che non
sia un uomo che ispira grande simpatia. Ormai ogni comico
dei locali notturni del Ku'damm sa imitare la voce di
Hitler alla perfezione.
L'ho visto appena, sbirciando dietro a un giovanotto
delle SA. Aveva degli occhi rapaci, come un ragazzo al suo
primo ballo.
Rise. S, c' qualcosa di vagamente adolescenziale, nell'idealismo.
Hitler trascorre le sue giornate in una spoglia
stanzetta ammobiliata: un catino, uno scrittoio, un paravento.
Durante il giorno gli fa da ufficio, e la notte ci dorme,
coricato su un letto di ferro come il vecchio Francesco
Giuseppe. Non si cura di queste cose. Dopotutto  abituato
alla prigione! E non mangia carne. Vive esclusivamente
per la dottrina.
Non sono sicura che sia del tutto sano di mente dissi.
Il mio... caro compagno  ebreo.
Un popolo illustre disse Hollnsteiner. Anche se forse
un poco troppo prono all'orgoglio dell'intelletto. Noi
gesuiti ne sappiamo qualcosa, temo!
Ho sempre amato quelle colazioni da me. Mi piaceva
l'acciottolio della mia porcellana migliore e la lucentezza
della stoffa di qualit. Mi piaceva la conversazione seria di
uomini intelligenti, che si trovavano a loro agio alla mia tavola,
ed ero molto colpita da quel giovanotto. Nel diario lo
definii l'essenza di un prete. Se considero il duro, oscuro lavoro
di un Hollnsteiner, per il quale  indifferente se mangia
o dorme, non posso non riconoscere la differenza che
passa tra chi appartiene alla razza pura e chi  bastardo.
Ha trentotto anni e non ha mai incontrato la Donna.
A quel punto della mia vita, ero un personaggio molto
pericoloso. Ero nella disposizione d'animo di attuare misure
drastiche di un qualche genere. Da un lato passavo continuamente
in rassegna la mia vita per vedere che cosa
avessi combinato nell'ultima cinquantina d'anni e capire se
potessi ancora sperare in qualcosa di buono per il futuro.
Dall'altro lato mi rendevo conto di essere una bisbetica di
mezza et che si tingeva i capelli, tradiva gli uomini, si disinteressava
dei figli, sprecava il proprio talento e beveva
come una spugna, cos quando passavo in rassegna la mia
vita non me la sentivo di entrare troppo nel dettaglio. Ci
a cui avrei davvero voluto pensare era qualcosa di pi sublime.
Ebbene, io lo sapevo come si raggiungeva il sublime. Bisognava
guardarsi intorno e trovare un uomo che ce l'avesse.
Presi a invitare Hollnsteiner sempre pi spesso. Era professore
di diritto canonico all'Universit di Vienna, scriveva
per il Reichspost ed era giudice della Corte diocesana di
Vienna. Ripetevo sempre: Potrei stare ad ascoltare quell'uomo
per ore! In realt, le volte che lo vedevo non facevo
che parlare io. Gli raccontavo di aver sognato che riportavo
mio figlio a casa, e che aveva i capelli d'oro, ma dalla
nostra casa uscivano rivoli di acqua fangosa. Gli raccontavo
che avevo sempre i piedi freddi. Gli raccontavo che i bolscevichi
avevano rovinato tutto quanto era bello e edificante
e gli leggevo il mio diario: Kafka, il cubismo, il comunismo...
sono tutti la stessa scabbia del cuore. Gli raccontavo
che tutte le melodie ebraiche incominciano con una dissonanza,
perch i giudei non avevano ancora trovato il loro
messia. Gli raccontavo di aver imposto a Franz una dieta
di latte, ma che era ancora grassissimo. E poi, dopo che mi
ero lamentata per un bel pezzo di Franz andavo in collera,
come se a criticarlo fosse stato qualcun altro, e incominciavo
a declamarne le virt fino a che Hollnsteiner diceva:
Che grande amore! Supera tutte le barriere.
Tutti mi dicevano in continuazione quanto fossi bella -
perfino allora, ci credereste? - ma Johannes fu il primo
uomo a farmi sentire che avevo anche delle idee politiche.
Spiegava che le persone di buona volont come me erano
sempre al lavoro per liberarsi dai vecchi errori. Faceva
sembrare che la Chiesa e i nazisti propugnassero la medesima
cosa: la purezza. Pensai Purezza. Sai che ti dico? Suona
proprio bene.
La cosa buffa  che era stato proprio Franz a farmi riavvicinare
alla Chiesa. Io non ero neanche pi cattolica. Nel
1900 infatti avevo seguito Grete quando si era convertita al
protestantesimo per sposare Legler. Aveva avuto paura a
farlo da sola. Il pastore pregava dandoci le spalle, e l'intera
faccenda mi era parsa esilarante. Tutta la religione con cui
eravamo cresciute si riduceva a un paio di preghiere imparate
dalle serve cattoliche. Ne parlai con Johannes, che si
mostr ancora pi entusiasta per quello che defin il mio
problema. Ero terribilmente invaghita di lui. Avreste dovuto
vederlo pulirsi gli occhiali: come uno scienziato che regola
il microscopio. E quando aveva finito, come splendevano!
Aveva unghie perfette, capelli lucenti e spalle strette.
Avrei potuto lanciarmelo da una mano all'altra come una
palla medica. Aveva una voce flessuosa, e un modo particolare
di parlare che faceva apparire quanto diceva pervaso di
decenza e di logica. Lasciava cadere una zolletta di zucchero
nel t, la rompeva con la punta del cucchiaino e affermava:
Ah, credo siate troppo dura con il vostro amico. Sembrerebbe
un uomo per bene, un cuore gentile. E forse non
avete tenuto in giusto conto il suo - come chiamarlo? -
svantaggio spirituale.
Fu padre Mller a confessarmi e a riaccogliermi in seno
alla Chiesa cattolica. Andavo a messa tutti i pomeriggi nel
duomo di Santo Stefano. Quando varcavo la soglia, i miei
tacchi risuonavano sul pavimento sollevando un'eco: un
suono maestoso. Mi immaginavo che Dio lo sentisse e in
cuor suo approvasse. Padre Mller annuiva in segno di saluto
quando mi vedeva scivolare sulla mia panca - sempre
un poco in ritardo - e io iniziavo a guardarmi intorno fino
a che non scorgevo la nuca ben curata di Hollnsteiner. Johannes
si teneva sempre ben eretto. Era un periodo di
grande lavoro, per lui. Doveva scrivere articoli su Elisabetta
di Turingia e il germanismo e il mahatma Gandhi, e stava
cercando di portare a termine il secondo libro, Indagine
sulla giurisprudenza della Rota Romana riguardo all'annullamento
dei matrimoni. Pensai che pretendevano davvero
troppo da quel poveruomo. Un giorno, mentre stavamo
tutti aspettando l'ostia in ginocchio, decisi che Johannes
aveva bisogno di un luogo quieto dove lavorare. Un tempo
gli studiosi avevano un loro mecenate, mi dissi. Perch mai
io non dovrei fare da mecenate a Johannes?
Non ci volle molto per trovargli un grazioso appartamentino
con i pannelli delle porte a forma di diamante e
la carta da parati a strisce diagonali taupe ed cru. Una
volta che lo ebbi sistemato l, presi ad andare a trovarlo recando
cesti di cibarie, perch mi pareva che fosse troppo
magro. Portavo storione freddo, pane e fegato d'oca, conserva
di pere, tartufi di cioccolato, mandarini, brodo di
manzo e una bottiglia di champagne. Impilavo tutto su un
tavolo, e lui quasi balbettava. Tutto questo ... diceva,
 assolutamente... Ma io ero gi passata a guardarmi intorno
in cerca di qualcos'altro da sistemare. Non mi
piacciono queste stuoie. Che senso hanno? Sono cos piccole!
Lui diceva: Sono molto alla moda, al momento. Herr
Wmdorfer ne ha pi duna nel suo studio, e l'effetto  di
grande eleganza.
Gi, come pensavo: roba di gusto giudaico. Finirete
per inciamparvi e rompervi l'osso del collo. Ero al suo
tavolo, e gli contavo le pagine. Tutto questo latino! dissi
in tono di approvazione.
Non  una lingua difficile. Ha una logica cos chiara
che quasi si spiega da s. Una donna musicale come voi
potrebbe impararlo in men che non si dica.
Leggevo: E per parlare del "proposito" dell'anima significa
commettere un grave errore. L'anima non ha alcun
proposito terreno; essa  lo strumento di Dio. Davvero eccellente.
C' molto bisogno di idee come queste. Quando
ci sono in giro talmente tanta confusione e talmente tante
sciocchezze. Dovreste scrivere un libro a riguardo.
Riguardo...?
Era cos per bene che avrei voluto arruffargli i capelli
per poi lisciarglieli di nuovo. Volevo prendermi cura di lui.
Dovreste scrivere un libro. Lo pianificheremo assieme. Vi
aiuter io dissi, e lo presi tra le braccia.
Atterrito e con il volto in fiamme, mi copr la bocca con
la sua, come avesse paura del mio prossimo suggerimento.
E cos avevo fatto ritorno alla Chiesa. A modo mio.
Un pomeriggio, poco prima del mio cinquantesimo compleanno,
Manon rientr dal giardino con un pugno serrato
contro il petto. Aveva le dita nere e lucide come marmellata
di lamponi.
Franz era in salotto, e stava stilando un elenco delle
emozioni che intendeva evocare nel suo prossimo libro.
Salt in piedi ed emise un urlo.
Che baccano vai facendo, Franz lo rimbrottai. Mutzi,
che cosa hai combinato?
Era stata un'altra volta fuori a dar da mangiare ai cerbiatti.
Non  nulla minimizz. E stata tutta colpa mia.
L'ho spaventata. Ho solo bisogno di un cerotto. Per favore,
di' a zio Werfel che non  nulla.
Come posso sapere se non  nulla finch non lo vedo?
Lei apr obbediente due bottoni dietro la schiena e si
abbass il vestito fino alla vita. Mise una mano a coppa
per arrestare il sangue che colava. Aveva muscoli nitidi come
lenzuola piegate, e clavicole sottili e diritte. Rimanemmo
scioccati alla vista dei suoi seni. Aveva i capezzoli turgidi,
come se il dolore la eccitasse. E stata colpa mia ripet.
Mi sono chinata in avanti e lei non ha capito perch.
Pensavo di insegnarle a dare la zampa, come ai cani.
Perch mai avrebbe dovuto voler imparare una simile stupidaggine?
Cos mi sono presa uno zoccolo nel petto, e
ora penser che la odio.
Vergognati! gridai a Franz. Che cosa stai guardando?
Oh, sta crescendo disse lui dispiaciuto, e trott fuori
dalla stanza.
Ho solo bisogno di un cerotto ripet Manon, poi
potrei riuscire? Cos che mi veda e capisca che  tutto a
posto.
Siediti qui alla luce dissi. Tieni premuto questo fazzoletto
contro la ferita:  pulito. Mutzi, stai diventando
una signorina e non devi andare in giro a mostrarti nuda.
S, immagino che tu abbia ragione.
Ebbene, grazie al cielo  in un punto che nessuno pu
vedere. Che razza di spavento ci hai dato!
Mi dispiace.
Ti senti tanto graziosa, insieme alle tue bestie? E invece
sono animali sudici, che mettono gli zoccoli ovunque. E
se ti prendi un avvelenamento del sangue e i denti ti si serrano
per sempre e le dita dei piedi ti diventano nere?
Immagino che tu abbia ragione disse.
Erano le due. Avevo bevuto forse un terzo della mia
quotidiana bottiglia di Bndictine. Mi sentivo indolente e
non capivo perch il mondo dovesse essere un luogo tanto
orribile, dove le figlie si fanno male e non hai mai un momento
di pace. E se le fosse rimasta una cicatrice? Possibile
che nessuno pensasse a queste cose, se non ci pensavo
io? Il cuore dissi battendomi sul petto. Non mi si ferma
pi il cuore.
Franz arranc di nuovo nella stanza con una mano alzata
a coprirsi gli occhi e l'altra a reggere una pentola fumante.
Ho fatto bollire dell'acqua.
Oh, zio! disse Manon, ridendo. Volevi fare della
zuppa?
Suonai per chiamare sorella Ida, la bambinaia, che portasse
la cassetta del pronto soccorso, e lei arriv e condusse
via Manon. Ti stavi lustrando gli occhi? aggredii
Franz. Vergognati! Lei non  tua figlia!
Perch, se fosse stata mia figlia sarebbe stato corretto
lustrarmi gli occhi? Ero solo sorpreso, ecco tutto. Pop, ed
eccoli l in bella mostra! disse, e fece per posare la pentola
sul bordo del tavolo.
Non l, idiota! gridai, e gliela strappai di mano prima
che rovinasse la lacca. Non sapendo che farne mi chinai,
non senza qualche difficolt - stavo diventando piuttosto
pingue - e la poggiai sul tappeto. Quando mi rialzai, ansimavo
ed ero tutta rossa in faccia. Improvvisamente, ero
fuori di me dalla collera. Tu e la tua acqua calda! strillai.
Volevi solo una scusa per strisciare di nuovo nella
stanza. Sei uno sporcaccione e non mi sorprende affatto
che il tuo cuore perda i colpi e che il tuo seme sia degenerato.
Che cosa? sussult. Cos'hai detto del mio seme?
E non  tutto: non ti sposer mai. Non siamo compatibili.
Benissimo! strill lui. Sono d'accordo! Tu sei una
pietra al collo! Non hai mai avuto la pi piccola briciola
di fiducia in me, la pi piccola briciola di rispetto! Tutto
ci che sai fare  sminuire! Puoi andartene al diavolo! Io
me ne vado, me ne vado immediatamente! E poi domand:
Cosa intendi con non compatibili?
Che siamo spiritualmente incompatibili spiegai.
Mi hai chiamato il tuo miracoloso miracolo protest.
Tu non vuoi sposarmi davvero. Non hai intenzione di
fare il necessario.
Cosa vuoi dire?
Mi alzai e andai allo scrittoio. Presi carta e penna.
Ecco dissi.
Ecco cosa? Che vuoi fare?
 venuto il momento di prendere una decisione. Abbiamo
parlato abbastanza. Gli porsi carta e penna e intimai:
Scegli.
Fino a quel momento, non avevo mai pensato seriamente
a far diventare Franz un cattolico. Era stato solo uno di
quei pensieri con cui ci si trastulla di tanto in tanto. E invece
d'un tratto mi parve la risposta a tutto. D'un tratto
stabilii che Franz non aveva fatto che grufolare per dieci
anni come un maiale, ammirando le persone sbagliate e
pensando le cose sbagliate, trascinandomi in basso proprio
mentre io anelavo a elevarmi, e che aveva bisogno di fare
ci che avevo fatto io, che aveva fatto Mahler: Mahler che
aveva creato una cosa nobile come l'Ottava e che non si
sarebbe mai sognato di scrivere libri squallidi su armeni
dai piedi sporchi. Gli dissi: Non sei un uomo cattivo,
Franz. Hai solo la testa piena di quell'immondizia da caff.
Vieni da una tradizione illustre, ma soffri di orgoglio dell'intelletto.
Ti immagini che tutti quegli elementi degradati
abbiano bisogno di un poco di gentilezza per poter diventare
dei bravi piccoli figli di guantai. Ti piace voltolarti nei
letamai del mondo perch le vette, le vere vette ti spaventano.
Ma l'uomo che sposer non ha paura di unirsi a me
nel raggiungimento delle vette. L'uomo che sposer sa che
la sua anima  lo strumento di Dio. Non si avvelena con
tabacco e l'abuso del proprio corpo e ogni sorta di sordide
teorie, e sar un buon padre per Mutzi. Non hai fatto che
cianciare della tua magna mater ecclesia dal giorno che ti
ho incontrato. Adesso dimmi: erano solo chiacchiere?
Ero quasi senza fiato, ma soddisfatta. Mi sembrava di
aver parlato benissimo.
Tu vuoi che mi converta! grid Franz. Che abbandoni
la mia gente!
Ebbene, Franz, qualche cosa farai bene ad abbandonarla.
Vuoi che io rinneghi? Sotto costrizione? Non lo far!
grid. Non... in questo modo. Non ora.
E allora fai qualcosa per dimostrare la tua buona volont.
Scrivi che rinunci a leggi estranee a questo paese.
Scrivi che respingi la comunit ebraica. Altrimenti, te lo
dico una volta per tutte, puoi scordarti il matrimonio.
Vidi una parola tra i suoi denti pietrificati: No. Ma lui
la ferm l. La parola fece dietro front e torn a scivolargli
in gola.
Non mi opporr, qualsiasi decisione tu prenda dissi,
come una volta Mahler aveva detto a me, e uscii per andare
a vedere come stava mia figlia.
Ida aveva bendato Manon e l'aveva fatta mettere a letto.
 una brutta ferita mi disse. Ma  tutto a posto. L'ho
pulita con un poco di vermut.  la cosa migliore.
Mi spiace di aver causato tanti problemi si scus
Manon.
Mi sedetti sul bordo del letto e le lisciai indietro i capelli.
Che spavento ci hai fatto prendere! Non avrei dovuto
arrabbiarmi per il rischio di una cicatrice.
Pensi davvero che mi rimarr una cicatrice, dunque?
Proprio cos dissi in tono di conforto, non avendo
sentito quanto aveva detto. E anche se fosse? Non  una
cosa tanto brutta per una donna avere qualche imperfezione
che solo un uomo pu scoprire. Lo fa sentire depositario
di segreti. Inoltre, se una donna  troppo perfetta, nega
all'uomo il piacere dell'indulgenza.
Va bene, mamma.
E poi chiss se tra qualche anno si indosseranno ancora
vestiti con il dcollet. La moda  buffa. Che bei capelli
scuri dissi, carezzandoglieli delicatamente. Ti fa piacere,
se faccio cos?
Mmm fece Manon.
Proprio come tuo padre le dissi. Presto dovremo
cominciare a raccoglierli in alto.
Franz termin il romanzo armeno tre anni dopo il nostro
matrimonio. Lo intitol I quaranta giorni del Mussa Dagh.
Parlava di massacri e dei cinquemila armeni che si erano
asserragliati tra le montagne del Musa Dagh e avevano
combattuto l'esercito turco per quaranta giorni. A dire la
verit i giorni di combattimento erano stati quarantaquattro,
ma quaranta suona pi biblico. Il resto del mondo
non doveva essere d'accordo con me nel ritenere squallido
e inadatto il tema trattato da Franz, perch il libro ebbe
un successo enorme e fu pubblicato in diciotto lingue. E
fece di Franz l'eroe degli armeni, perch nessuno prima di
lui aveva mai raccontato la loro storia. Quando andammo
a Parigi una folla di armeni alla Gare du Nord strapp le
nostre valigie dalle mani dei facchini. Ci trascinarono a
una festa sulla rive gauche, in cui arrostirono tartufi nelle
ceneri ardenti di un fal e spillarono brandy da grosse botti
colmandone bicchieri da acqua. Dopo un poco Franz
scomparve e io dovetti andare a cercarlo. Lo trovai nel gabinetto,
che si faceva scorrere acqua fredda sulla nuca.
Era tutto talmente bello che dimenticai le mie obiezioni
al libro, e fui contenta di me stessa per aver costretto
Franz a lavorare. Naturalmente fui anche molto contenta
del denaro. La prima cosa che feci fu di incominciare a
guardarmi intorno in cerca di una casa pi spaziosa. Il mio
salotto ormai era pi grande di quello della Zuckerkandl,
ed era diventato il pi importante di Vienna. Avevo bisogno
di un domicilio migliore dell'appartamento nella Elisabethstrasse
in cui le lucertole di Kammerer erano solite arrampicarsi
sulla libreria.
Alla fine acquistai una villa sulla Hohe Warte, accanto a
quella in cui avevo vissuto con Mami e Moll. Anche questa
era stata costruita da Hoffman, ed era una delle abitazioni
pi grandi di Vienna. Aveva tre piani e ventotto stanze
con le rifiniture in marmo e la stessa bella vista sulle colline
a vigna di Koblenz e Kahlenberg che nella mia giovinezza
usavo per ispirarmi bei pensieri. Nelle sale appesi dipinti
di Oskar e Papi. Misi i manoscritti di Mahler sotto
teche di vetro, come in un museo. Nel giardino c'era una
statua nuda, ma disposi che il giardiniere facesse crescere
dell'edera sui punti critici. Per Franz creai un grande studio
nella mansarda, con una spinetta per strimpellare il Rigoletto
con un dito solo. Feci installare una porta di ferro
a prova di rumore, cos che potesse scrivere indisturbato.
Quindi diedi una festa che dur dalle otto di sera fino
alle due del pomeriggio seguente. Fu probabilmente la pi
grande che abbia mai organizzato. Il Neues Wiener Journal
dovette dedicare una colonna intera alla lista degli invitati:
il cancelliere, Elias Canetti, Berg, Schnberg, Conrad
Veidt, il nostro amico Felix Salten, che aveva scritto Bambi,
Georg Reimers del Burgtheater, il Generlmusikdirektor
Bruno Walter e una dozzina di stelle del Burgtheater, comprese
un'attrice che nella vita privata era una contessa
Thun e un'altra che era sul punto di diventare principessa
Starhemberg. Franz usc ridacchiando in giardino con un
seguito di piccole baronesse dal naso scarlatto e strapp
l'edera dall'inguine della statua. Hollnsteiner era al suo solito
posto accanto al mio gomito. Svitai il tappo da una
bottiglia di Bndictine e dissi a tutti: Avete conosciuto
mia figlia Manon? L'ho avuta da Gropius, un uomo alto e
bello. Ariano fino alla punta dei piedi: l'unico uomo che
mi  stato pari dal punto di vista razziale. Non c' nessuno
all'altezza di Manon. Non ti spiace che dica queste cose,
vero Gucki?
La povera Anna era abituata a quel genere di tirate. Si
limit a dire Per me si sta facendo tardi. Buona notte a
tutti.
Anche per me disse Manon. Andr a dare la buonanotte
ai miei amici.
Amici? disse un charg d'affaire dal volto paonazzo.
Lo conoscevo da anni. Mi era sempre stato alle costole.
Ora guardava Manon che usciva nel prato dietro casa. Manon
aveva quattordici anni ed era ancora piatta, ma non era
pi piatta allo stesso modo dappertutto. Quali amici?
I cigni disse Anna. Buona notte.
Non mi dispiacerebbe affatto vedere questi cigni disse
il charg.
Lo presi per un polso e lo trascinai dall'altra parte della
stanza. Ahi fece lui.
Gli dissi: Ecco qualcosa che dovrebbe interessarvi. Un
affresco di Kokoschka in persona. Siamo grandi amici.
Quella che vedete lass nel cielo sono io. Hm. No... forse
 nella prossima stanza.
 nella vostra casa di Breitenstein mormor Hollnsteiner.
E qui c' lo spartito autografo della Terza di Bruckner.
L'ho messa sotto chiave in questa cassetta. Bruckner
si faceva sempre tagliare i capelli dallo stesso barbiere di
Mahler. Si pu riconoscere il genio in ogni linea tracciata
dalla sua magnifica mano.
Potremmo vederlo?
No. Ecco lo scrittoio di Mahler. Questa  la Decima
di Mahler. Il frontespizio!
Von Schuschnigg le si avvicin e disse: Vi ha scritto
sopra qualcosa. Si. Perch mi hai abbandonato?
Oh, era un tipo eccitabile.
Appesa al muro come un trofeo sospir Zemlinsky,
che era venuto con la moglie.
Gerhart Hauptmann si inchin e disse: In un'altra vita
noi due dovremo essere amanti. Faccio fin d'oggi la mia
prenotazione.
Frau Hauptmann disse: Sono certa che Alma sar gi
al completo anche per la prossima vita.
Dov' comesichiama? chiesi. Il charg.
Mi sembra di averlo visto uscire in giardino disse
qualcuno.
La purezza dissi tra i denti era uno dei grandi temi
di Gustav.  sorprendente che si sia dimostrato il pi
grande interprete del Tristano.
Sorprendente? sussult Franz. Perch sarebbe sorprendente?
Non si finisce mai di sorprendersi si intromise Hollnsteiner
per la ricchezza delle doti di Herr Mahler.
Orbene, Franz, non tutte le parole che vengono pronunciate
sono dirette al tuo cuore. Del resto, nemmeno tu
vorrai pretendere che Mahler fosse tedesco! Era mia sola
intenzione dire che, per essere un uomo di un'altra razza,
Mahler comprendeva a fondo lo spirito germanico. A proposito
dei nostri attuali sforzi, il Sigfrido mi pare un tema
molto pertinente: forgiare una volont nazionale richiede
un uomo attivo e risoluto, un Sigfrido appunto.
Sigfrido! Tristano! Zucconi, macellai, fanfaroni, zotici!
Franz spiegai  gentile.
Ammazza il drago per il suo oro! Ammazza il vecchio
che ti ha cresciuto! AU'inferno tutto quanto!
Oh, dunque: ho giust'appunto cenato con il cancelliere
Brning...
Abbiamo cenato esclam Franz. Con l'ex cancelliere.
... che ha spiegato molto chiaramente come stanno
davvero le cose. La disoccupazione in verit non esiste.
Tanto per dire, c' un esercito permanente di ottocentomila
uomini che per tre anni sono sistemati.
Mio Dio.
Franz  arrabbiato con i tedeschi perch non vogliono
pi vendere i suoi libri. Ebbene, Franz, me ne dispiaccio
anch'io. Ma tu consideri erroneamente quanto sta dietro a
questo evento. La mia amica Margherita Sarfatti, che  intima
di Mussolini, si  espressa molto chiaramente a proposito.
L'antisemitismo  una politica estranea a questo
paese.
Sempre questa ossessione di ci che  estraneo e ci
che non lo !
Ebbene, Franz disse Hollnsteiner. Di sicuro non
vorrete negare che ognuno dei popoli del mondo ha la
propria... ebbene, non dir "anima". Ma che cosa c' di
male se una nazione cerca di rafforzare il proprio carattere
essenziale? Non fate anche voi esattamente lo stesso quando
scrivete uno dei vostri romanzi? Cercare di chiarire ci
che  centrale?
Ecco dissi io. Nessuno sta dicendo che i giudei sono
inferiori.
Ma solo estranei? Io sono ebreo grid paonazzo. E
sono tuo marito.
Io amo l'altra tua natura, pi elevata dissi.
Io ho una sola natura rugg, ed  ebraica e non la
rinnegher mai.
E invece l'hai fatto lo contraddissi. Ho il foglio da
qualche parte tra le mie carte.
Usc dalla stanza come una furia, poi rientr, rugg,
bland, snocciol statistiche, cit la Cabala e il Deutsches
Volksblatt, ma a tutto io ribattei  una politica estranea e
Amo l'altra tua natura pi elevata fino a che Hollnsteiner
inizi a preoccuparsi per il cuore di Franz. Duecento ospiti
guardarono il sorgere del sole nel nostro giardino, ma
Franz scapp via con l'abito da sera sgualcito che aveva indosso,
fumando furiosamente, e si trov con Anna in un
caff a far colazione.
Anna frattanto aveva gi lasciato il suo terzo marito, il
figlio dell'editore di Franz. Aveva posato i pennelli e si era
data alla scultura di grandi forme mitiche. Aveva trent'anni
e aveva deciso che una socialista non doveva usare cosmetici.
La verit  che sapeva di non averne bisogno. Sbadigli
in faccia a Franz con la sua bella bocca dura e gli
chiese: Non sei ancora stato a letto, vero? Povero Ciccio.
Che cosa ti sta combinando Mami questa volta?
Mi si chiede di sopportare troppo! sibil.
Ah fece. Di nuovo il piccoletto viscido?
Il fatto  che lui a me piace disse Franz triste. Ho
tanto, davvero tanto amore per i preti seri e sinceri.
Serio? Sincero? Dolcezza, basta con le sigarette: non
hai una bella cera.
Ma non posso starmene l seduto ad ascoltare quanto
sia incredibilmente eroico e come non gli importi di mangiare
o dormire! Oh, certo che non si cura di mangiare:
come pu avere fame? Lei lo rimpinza in continuazione di
caviale e champagne! E compra tutto con il mio denaro,
perch ormai i soldi vengono tutti da me, ora che hanno
smesso di suonare Mahler. Per lo sai come lo chiama lei
quello che spende per la casa, la casa che ha comprato a
suo nome? Lo chiama il nostro denaro. E quello che spende
per s lo chiama il denaro per la casa, e i pochi pietosi
kreutzer che devo elemosinare per me stesso lo sai come li
chiama? La paghetta di Franz.
Hai un colorito spaventoso, Franz. Che cosa mi vuoi
dire con questo discorso?
Oh, lo so che dovrei mostrarmi pi generoso. Dopotutto
sono le sue ultime faville. Ma mi spezza il cuore vederla
con quei cicisbei cinguettanti... lo sai che cosa vuol
dire oggigiorno rendere omaggio alla divina Alma?  un
rituale viennese, un salto nel glorioso passato. Per sentirsi
in contatto con Mahler, Kokoschka, Klimt. Ma  Mutzi
che guardano: puoi immaginarti le loro grasse facce se Alma
chiedesse loro di seguirla al piano superiore a renderle
omaggio pi da vicino? E lei lo sa. Perch dunque non dovrebbe
godersi un ultimo sprazzo di gioia con un uomo
che non ha la minima idea di come sia fatta una donna
giovane e sana? Il cielo sa che non ho alcun diritto di invocare
la fedelt.
Oh, non con un prete! Persino Mami, Franz, non potrebbe!
Ma io le devo tanto, Annerl. Se non avessi incontrato
Alma avrei scritto un paio di belle poesie e sarei andato allegramente
alla malora.
Ebbene, che cosa hai intenzione di fare?
Ma se mi dar ancora una volta del bambino con quel
suo tono di condiscendenza, se lo far anche solo un'altra
volta...
Che cosa farai?
Appoggi i gomiti sul tavolo per richiamarsi all'ordine.
La lascer! annunci.
Era una decisione che prendeva spesso.
Il grande crollo della borsa fu un dramma per la Germania
ma fu una fortuna per Hitler, perch lui lo cap alla perfezione
ed era sempre felice di poterlo spiegare. Se ne andava
in giro dicendo Chi ha sussurrato alle orecchie dei criminali
di novembre, autori di questa pace criminale? Di chi
erano le svelte dita che hanno fatto girare le rotative da
cui sono stati vomitati marchi privi di valore? I giudei, andava
ripetendo a tutti, erano feccia. Erano riusciti a preservare
la loro razza e il loro carattere con millenni di accoppiamenti
tra consanguinei, ma mancavano della capacit
organizzativa per fondare una propria nazione. E cos congiuravano
per spingere le altre nella morsa di interessi che
non erano il meritato frutto di un lavoro. Nel 1932 sei milioni
di tedeschi erano disoccupati e nelle elezioni per il
Reichstag i nazisti ottennero sei milioni di voti. Un numero
che loro resero subito famoso. Hindenberg conged von
Schleicher e al suo posto fece cancelliere Hitler.
Nel suo diario, Franz scrisse come ci si sarebbe potuti
liberare di Hitler: far mandare una bolla papale ai vescovi
tedeschi. A Insterburg, Franz cerc di tenere una conferenza
su Arte e Coscienza, e la polizia permise agli studenti
di rincorrerlo per i corridoi. Mentre tutto ci accadeva,
io trovai un grande conforto in Johannes. Imperdonabile
diceva. Ma perch mai dare a quei manigoldi un pretesto?
Io dicevo Lo ripeto sempre, a Franz, che deve riflettere.
Hitler bruci il Reichstag e disse che erano stati i comunisti
e che aveva bisogno di poteri eccezionali e totali. Gli
studenti di tutte le citt universitarie bruciarono le opere
di Kafka, Freud, Einstein e di Franz. Le bande musicali
delle SS suonarono accanto ai fal.
La cosa peggiore che Franz possa fare disse Johannes,
 alzare la voce. Non  certo il momento di invocare
trattamenti speciali.
Hindenburg mor. Mussa Dagh fu messo all'indice, e cos
il povero Franz cerc di farsi ammettere nell'Associazione
degli Scrittori Tedeschi del Reich, fondata da Goebbels.
Gli scrisse che si sentiva tedesco nel cuore.
Franz si sta comportando in modo molto sensato approv
Johannes.
Il nostro cancelliere, Dollfuss, era un ometto piccolo
piccolo. Lo chiamavamo Millimetternich. Quando chiuse il
parlamento ci fu uno sciopero generale e il principe
Starhemberg fece sparare i suoi cannoni sugli scioperanti.
Bisogna saper reagire alle provocazioni dei lavoratori dissi.
Che cosa sono quelle cosiddette case popolari? Fortezze.
Dietro le mura sono ammassate munizioni.
Una riflessione molto acuta! disse Johannes.
Me l'ha raccontato Starhemberg in persona.
Von Schuschnigg, il ministro della giustizia, mi invit a
casa sua perch fossi al sicuro dai moti di piazza, ma io
non ero spaventata. Riempii un baule, ordinai champagne
e lo bevvi in piedi.
Il sangue freddo di un soldato! esclam Johannes
ammirato.
I nazisti austriaci uccisero Millimetternich, cos divenne
cancelliere Schuschnigg.
Un notevole passo avanti comment Johannes. 
una persona civile. Credo che anche Franz sar d'accordo.
Eppure io non ero ancora tranquilla. Un giorno vidi una
folla nella Schulerstrasse. Dal baccano e dal modo in cui si
comportavano mi parve che in mezzo a quegli uomini ci
fosse qualcuno che le stava prendendo. A dire la verit si
era trattato solo di un paio di studenti che erano venuti alle
mani, ma la prima cosa che avevo pensato era stata Dio
mio, hanno preso Franz.
Pi le cose peggioravano, pi avevo bisogno che Johannes
mi spiegasse quanto accadeva. Spedii un'altra volta
Franz e Manon a Venezia e andavo a trovare Johannes
ogni pomeriggio. Era una buffa relazione, la nostra. Ero
orgogliosa di aver messo nel sacco un prete, uno importante
- eccome, se ne ero orgogliosa - ma non si poteva certo
definirla una relazione rovente. Avevo avuto da poco l'ultimo
ciclo. L'atto non mi interessava particolarmente. Il poco
che facevamo lo lasciava esausto, e dopo lui cadeva in
un sonno profondo, e scalciava come stesse scappando.
Non dormivo mai molto, cos andavo al tavolino e mi versavo
uno Schnaps. Sotto i miei talloni c'era una di quelle
fastidiose piccole stuoie, che facevo scivolare avanti e indietro
con la punta dei piedi.
Passavo il tempo giocando a solitario e canticchiando.
Pensavo a Franz e Manon in Italia, nella bella casa che
avevo preso per loro, a rilassarsi sotto il sole. Mi dicevo
che li avrei fatti tornare a casa non appena tutti si fossero
dati una calmata. Fantasticavo di una medaglia speciale
per ebrei meritori con cui Franz avrebbe potuto viaggiare
senza problemi per il Reich. Sarebbe stata una svastica di
bronzo intrecciata a una stella a sei punte e circondata da
foglie di lauro. L'idea mi piacque davvero, e mi chiesi a
chi avrei potuto suggerirla. Aprii il diario e scrissi Mi piacerebbe
veder ritornare l'imperatore. Sarebbe bello avere di
nuovo splendore e pompa da ammirare, e la sottomissione,
la silente sottomissione delle masse servili. Il loro sbraitare 
un suono infernale per qualsiasi orecchio sensibile. Tolstoj
credeva di distinguervi la voce degli angeli, ma quella che
udiva era solo la propria voce, come accade nel silenzio assoluto
o negli spazi vuoti di sentire il suono del proprio sangue
che pulsa a fiotti. Che cosa ne sapete voi stupidi esseri terreni
dell'immensa felicit che traggo dalla mia immaginazione,
dall'ebbrezza dell'amore, della musica, del vino, e per con i
miei forti sentimenti religiosi sempre sottesi? Poi mi versavo
un altro Schnaps e avvolgevo i piedi nella stuoia per scaldarli.
Una sera suon il telefono. Come dite? chiese Johannes
sbattendo le palpebre. Senza gli occhiali, i suoi occhi
sembravano pesti. Come dite? Alma mi chiam coprendo
la cornetta con una mano diafana. Credo che questa
donna desideri parlare con te.
Era sorella Ida, da Venezia. C'era un gran trambusto in
sottofondo, una gran concitazione. Canfora! diceva lei
piangendo, canfora.
Poi Franz prese la comunicazione e mi disse: Faresti
meglio a venire.
Presi il volo del mattino insieme ad Anna, von Zsolnay e
uno specialista viennese di nome Friedmann. Manon aveva
il volto giallo e sudato. Le labbra sembravano assottigliate,
e lasciavano scoperti i denti. C'era qualcosa di disperato,
in quell'espressione. Sembrava un piccolo animale che sopravvive
mordendo ci che lo circonda. Ero istupidita dal
panico, e tutto quello che riuscivo a pensare era Ha un
aspetto terribile. Forse se le pettinassi i capelli starebbe meglio.
Che folla disse strascicando le parole, con il sudore
che le colava lungo il collo.  davvero tanto noioso, a
Vienna?
Friedmann le prese un piede tra le mani. Premete contro
il mio palmo disse. Premete ora!
Sto premendo, credo.
E ora l'altro.
Forse questo va un poco meglio? domand.
Poliomielite mi sussurr Friedmann all'orecchio, come
un ammiratore. Sono spiacente.
Non mi sono mai occupata decentemente dei miei figli, ma
mi piaceva pensare a loro, specialmente a Manon, e per
anni avevo portato con me una piccola rverie, minuscola
e nitida come una figurina in un medaglione. Era venuta a
me una notte mentre aspettavo di addormentarmi. Avevo
visto Manon volare al di sopra di file infinite di giovani in
uniforme, che sollevavano il volto per guardarla, con le
guance lucide come fossero di piombo. Lei brandiva una
spada al loro cospetto, come per ricondurli indietro, o forse
per spronarli in avanti, e intanto batteva lentamente i
piedi come fanno i nuotatori, con le gambe nude, o forse
era tutta nuda, ma non c'era nulla di male in ci, perch
era bella e aggraziata, pensavo, come la Verit. Da allora,
questo era stato il modo in cui mi piaceva pensare a lei,
bella e pura e al di sopra di tutti; era una cosa che mi dava
un'opinione migliore del mondo. E adesso le sue gambe
erano inutili stecchi morti e muoveva le braccia come un
granchio.
Per i malati di polio avevano stabilito una quarantena, e
cos quando riuscimmo a riportare Manon a casa fummo
costretti a rinchiuderla nella sua stanza. Franz e io cercavamo
di chiacchierare con lei attraverso la porta chiusa. Lui
diceva che lei sembrava sempre molto calma e perfino di
buon umore, l dentro, ma io non riuscivo a sentirla, e le
mie risposte non avevano mai senso. Da allora smisi di immaginarla
volare. La mia immagine mentale di lei divent
quella porta chiusa. Ovunque andassi, sapevo sempre perfettamente
dove fosse quella porta: dall'altra parte del corridoio
rispetto a dove mi trovavo, o al piano di sopra o,
quando andavo in citt, qualche chilometro a est, al capolinea
del 37.
Mi sedevo al pianoforte e facevo i conti. Quando avessi
avuto sessantanni Manon ne avrebbe avuti ventitr. Quando
ne avessi avuti novanta lei ne avrebbe avuti cinquantatr.
E avrebbe avuto ancora bisogno di qualcuno che la vestisse
e la svestisse e la lavasse e le facesse un clistere quando
era costipata, e la ripulisse dopo che era andata di corpo.
Non vi sarebbe mai stata fine, e ogni anno Manon sarebbe
diventata sempre pi brutta: questa era l'unica parte
che riuscivo davvero a immaginare. Quando pensavo a lei
chiusa nella sua stanza, cos calma e spiritosa mentre il fiore
della sua bellezza appassiva, avevo la certezza che il
mondo era un luogo ben peggiore di quanto non avessi
mai pensato.
Dopo qualche tempo stette sufficientemente bene da
poter uscire dalla stanza. Percorreva la casa in lungo e in
largo sulla sua nuova sedia a rotelle.
Ci si sente deliziosamente pigri ad andarsene in giro
cos disse. E comunque, com' che nel frattempo siete
diventati tutti cos alti?
Cercavamo di distrarla. Aveva un'amica americana con
cui corrispondeva in francese, la figlia di un editore che
sarebbe potuta essere la sua gemella. Feci in modo che venisse
a trovarci, in modo che Manon avesse un poco di
compagnia, ma la cosa non funzion granch. Manon era
troppo debole per tutto quel francese. Lessi nel giornale di
un orfanello negro musicalmente dotato, e sistemai le cose
perch diventasse l'amico di Manon. Ma quello non faceva
che danzare a ogni passo, e avrebbe insozzato tutta la casa
se non l'avessimo tenuto calmo a suon di musica, cos alla
fine fummo costretti a spedirlo in un ospedale missionario.
Franz insegn a Mutzi il ruolo principale nella sua traduzione
della Forza del destino. Affittammo dei costumi e io
suonai la partitura al pianoforte. Il commediografo Carl
Zuckmayer dichiar: Una volta guarita la sposer, paralizzata
o meno. Le regal un serpentello, che lei mise sul
copriletto e chiam Carl. Horch le diede lezioni di recitazione,
e l'attore Kraus veniva da noi tutti i giorni. Manon
gli aveva dato la parte di Amleto e lo dirigeva dalla sua sedia
a rotelle, facendogli recitare il monologo in continuazione.
Franz scov il vecchio tegame per fondere il piombo, e
a Capodanno insistette che ci sottoponessimo tutti alla cerimonia.
Facemmo indossare a Manon una mia collana di
perle che le piaceva tanto. Lei intrecci le mani soddisfatta.
Pensi di riuscire a versarlo da sola? chiese Franz.
Non trattatemi come una bambina disse lei. Era vero,
a furia di spingere la sedia a rotelle, le sue belle braccia
si erano irrobustite. Aveva diciannove anni e lineamenti
decisi.
Le mettemmo i ferri alle gambe in modo che potesse
reggersi sulle grucce. Sotto la seta si indovinavano le manopole
e i bulloni. Sembrava che indossasse un'armatura,
come Giovanna d'Arco. Disse aiutatemi solo ad avvicinarmi...
Il piombo li misi in guardia, sta iniziando a indurirsi.
Franz la tenne con leggerezza per le spalle, cos che
potesse staccare una mano dalle grucce. Avvolse uno strofinaccio
attorno al manico del pentolino e lo sollev. Una
piccola inclinazione, e una scintilla di piombo curv nell'aria
ricadendo nel catino pieno d'acqua con un sibilo che si
spense prima ancora di essere udito. Poi Manon rimise la
pentola sulla griglia di cottura.
Ne hai versato cos poco si lament Franz.
Lei disse: Quanto ne serve? Ecco. Si direbbe un seme,
non vi pare? Cos liscio, con quel codino a punta. Vediamo
sul libro. Ecco. Seme. Giovent & Segretezza. Inizi
sotterranei. Un anno di sforzi. Hm, mi sta bene. Non mi
dispiace. E ora tu, zio.
Franz vers una gran quantit che lo avvolse in una nuvola
di vapore.
Lo redarguii: Franz, era necessario versarlo tutto?
In questo modo replic, avr tanto futuro.
Per estrarlo dall'acqua ebbe bisogno di due cucchiai: era
un grosso grumo nodoso e gocciolante. Su questo bisogner
riflettere ammise.
 mostruoso fu il mio commento.
Ohib fece lui. E adesso tocca a te.
No. Sono troppo vecchia per queste sciocchezze.
Avanti, Almschi. Ce n' ancora un pochino...
Scrollando le spalle, esclamai: Non ho nessuna intenzione
di versare quel pochino che hai avuto la bont di
avanzarmi.
Il Venerd Santo del 1935 a Manon venne diagnosticata la
paralisi di stomaco e intestino. Le fecero dei trattamenti
con i raggi X, che le peggiorarono solo la febbre. La domenica
di Pasqua chiese il prete, ma luned sembr stare
un po' meglio; mi sedetti accanto a lei sul letto e discutemmo
del suo Amleto. Il tuo errore le dissi  di considerarlo
un tipo eroico. Un principe che ha rimorsi di coscienza
 un uomo assalito dalla debolezza. Non deve mostrarsi
spavaldo, non pu assumere espressioni altezzose.
Se tu chiedessi a Werner di leggere le sue battute come un
codardo, allora s che la tua regia sarebbe un successo!
Lei ci riflett sopra un attimo.
Poi disse: Lasciatemi morire.
Io non dissi nulla: non potevo. Era come se avesse svuotato
la stanza di tutta l'aria.
Non guarir mai pi disse. Lasciatemi morire. Questo...
questo dramma orribile ... Lo supererai, mamma. Come
hai sempre superato tutto.
Mossi le labbra per dire il suo nome, ma non mi usc alcun
suono.
Intendo dire si corresse lei contrita come tutti superano
tutto.
Quindi si appisol, e non parl mai pi.
Mutzi fu seppellita a Grinzing accanto a Mahler e a
Putzi. Io mi misi a letto, e Franz and al funerale da solo.
Quando fu di ritorno, aveva il volto gonfio e gocciolante
come un otre forato. Aveva cercato di ubriacarsi. Sei stata
cattiva con lei mi accus.
Non  vero, Franz mi opposi. Abbiamo fatto tutto
il possibile.
Volevi che diventasse un'insegnante d'italiano.
Io... che cosa?
Volevi che diventasse un'insegnante d'italiano gemette.
L'unica cosa che ti piaceva di lei era che fosse bella.
Ma no, non volevi trascorrere il resto della tua vita a curare
una paralitica. Non aspettavi altro che di recitare la parte
della vedova orbata anche della figlia. Oh, la reciterai
benissimo e ti ammireranno, ma sei fredda. Sei fredda. Ho
dedicato la mia vita a una donna fredda. Avresti dovuto
occuparti di tua figlia invece di andartene in giro a fottere
preti.
Sei sconvolto dissi in tono implorante. Non ti rendi
conto di quello che dici. Bada a come parli! Mi mancava
il fiato. Attento!
La grande femme fatale, la grande amoureuse! gemette
lui. Invece tu non ami nessuno, non hai mai amato
nessuno... non ne sei capace. Gli hai offerto champagne e
caviale. Con il mio denaro.
Sei un uomo orribile! gridai stridula, e scoppiai a
piangere.
Sei capace solo di fare scene. Persino le tue lacrime sono
grandi abbastanza da poter essere viste dal loggione.
Finiscila! strillai.
Un'insegnante d'italiano, una povera morticina ossuta
di insegnante d'italiano.
Finiscila! Per favore, per favore!
Siamo stati cattivi tutti e due, ma tu eri sua madre.
No, non voglio sentire ragioni. Sei stata cattiva. Sei stata
cattiva. Piangendo, si arrampic su per le scale fino al
suo studio nella mansarda e si chiuse la porta di ferro alle spalle.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Franz non mi perdon mai. Questa volta fu lui a stabilire
che la colpa di tutto era mia. Avevo spedito io Manon a
Venezia a prendersi l'infezione, e ora il mio amico Hitler
aveva promulgato le leggi di Norimberga: tutto perch io
non sapevo amare. Prese a dormire nel suo studio e smise
di raggiungermi di notte nella mia camera. Durante i pasti
non alzava gli occhi dal piatto. Se mi sedevo al pianoforte
lui usciva dalla stanza, e non cantava pi per me, anche se
a volte si aggirava per casa canticchiando La donna  mobile...
qual piuma al vento.
Pi avanti questo mi rese terribilmente triste, ma all'inizio
mi fece solo arrabbiare. Pi mi sdegnava, pi pensavo
Te la far vedere. Non sapevo bene in che modo, ma gliel'avrei
fatta vedere.
Poco dopo, Hitler convoc Schuschnigg sull'Obersalzberg.
Franz e io in quei giorni eravamo a Milano, nelle
vecchie stanze di Verdi al Grand Hotel, dove soggiornavamo
sempre quando eravamo in citt, e venimmo a sapere
tutto dalla radio. Hitler sembr cantare un'aria. Disse a
Schuschnigg che tutti i prigionieri nazisti dovevano essere
liberati. Disse che il saluto a Hitler e la svastica dovevano
essere legalizzati. Altrimenti non avrebbe esitato ad annettersi
l'Austria. L'avrebbe fatto subito. Franz si alz e si mise
a camminare per il salottino. Schiacci i tasti del vecchio
pianino di Verdi. Plin, suon, plin.
I tuoi amici disse.
 buffo; quando sentii le notizie dimenticai all'istante
tutte le sciocchezze: la mia fantasia della medaglia speciale,
i bei discorsi di Johannes e tutto il resto. Mi ricordai del
gruppetto di facinorosi sulla Schulerstrasse, che sembravano
capaci di qualsiasi cosa. Con Vienna abbiamo chiuso,
pensai. I miei ragionamenti si fecero freddi e chiari, come
subito dopo l'amore, e incominciai a organizzare mentalmente
tutto a gran velocit. Non potevamo pensare di ritirarci
nella casa di Venezia, perch Mussolini e Hitler erano
troppo legati. Dovevamo fare i bagagli, chiudere due case
e ritirare in qualche modo tutti i nostri soldi, ma se andavamo
a casa avrebbero potuto non lasciar pi andar via
Franz. Incominciai a infuriarmi. Mi sentivo come se improvvisamente
chiunque potesse dirmi dove potevo vivere
e dove non potevo, quando li avevo avuti tutti quanti a casa
mia a prendere il t coi pasticcini! Ed ero in collera anche
con Franz, perch dall'espressione della sua faccia ero
sicura che si aspettava che io fossi sul punto di fare qualcosa
di abietto.
Stabiliamo il da farsi dissi.
Il da farsi? replic lui. Chiss, forse ci vedremo dopo
la guerra.
Non essere assurdo. Sei mio marito.
Questo  un problema che possiamo risolvere.
Non essere assurdo. Se Vienna non  la tua casa, non
 neppure la mia.
Non darti tanta pena disse Franz continuando a battere
a caso sui tasti del pianino. I tuoi amici saranno felici
di rivederti. Io andr in California e scriver sceneggiature
per il cinema.
Franz, tu da solo non saresti in grado di indicare la
California su una cartina.
Trover qualcuno capace di leggere le cartine disse
lui.
Alma, pensai, a quest'uomo non piaci.
L'Europa doveva proprio essere spacciata, per ospitare
un uomo a cui non piacevo.
Lasciai Franz a Milano e rientrai a Vienna da sola. Mi
misi a riempire i bauli e a svuotare i conti correnti, prelevando
banconote da cento scellini (i tagli pi grossi erano
proibiti). Sorella Ida e io trascorremmo la giornata a cucire
le banconote nel suo busto, poi lei se lo infil e part per
la Svizzera. Ogni notte sentivo gli stuka che rombavano
nel cielo. Ogni giorno passavo davanti all'ufficio turistico
tedesco sulla Kmtnerstrasse. Avevano messo in vetrina la
fotografia di Hitler, e donnette lacrimose gli impilavano
davanti mazzi di fiori finch il marciapiede rimase bloccato.
Feci un'ultima passeggiata sulla Ringstrasse. Moll mi
prest il suo bracciale con la svastica in modo che a nessuno
venisse in mente di infastidirmi. Mi dissi: Ecco l'Hofoper,
dove spesso il mio ultimo marito... Ecco il Burgtheater,
il cui ex direttore mi ammirava tanto che... Ma non
riuscii a evocare un ultimo istante soddisfacente. Tutto
sembrava irreale, come quinte di scena. Solo i nazisti sembravano
veri.
Il 12 marzo 1938 la Wehrmacht entr a Vienna a passo
di marcia e fu quasi soffocata dai baci. Era uno splendido
giorno di primavera, la gente diceva che persino il tempo
aveva voluto dare il benvenuto al Fhrer. Ci fu una parata,
con tante torce e immense bandiere da cui sventolava il
simbolo che aveva inventato Hitler con righello e compasso.
Le truppe d'assalto segnarono le finestre dei negozi di
ebrei con due grandi J.V. rosse, per Jude Verrecke: crepa,
giudeo. Alla fine Hitler fece un giro del Ring su una Mercedes
a sei ruote corazzata, nera e tirata a lucido, con il
tettuccio aperto. Poteva rimanere impettito e dritto in piedi
nell'automobile in movimento grazie a una stanga d'acciaio
nascosta. Gli occhi blu gli luccicavano. La faccia era
calda come ferro sotto il sole. Lo odiai per aver bandito il
mio Franz, ma allo stesso tempo una parte di me odiava
Franz perch per colpa sua dovevo andar via strisciando a
quel modo da casa mia quando tutti gli altri facevano
festa.
Andai a trovare Hollnsteiner e ci demmo il nostro addio
fisico. Il giorno dopo Anna e io prendemmo il treno per
Praga. Alla stazione trovammo una marea di spalle e di
guance umide. Tutti erano madidi per la paura o la gioia.
Quando salimmo sul treno era cos stipato che non si poteva
nemmeno vedere fuori dal finestrino, e alla frontiera
ci chiesero di mostrare i nostri certificati di battesimo. Tutti
gli ebrei furono rimandati indietro.
Anna and a Londra per perfezionare l'inglese e io portai
Franz a Sanary-sur-Mer, in Costa Azzurra. Era un piccolo
villaggio di pescatori in cui erano soliti passare l'estate
artisti tedeschi e viennesi. In quel momento molti di noi
erano tornati l: Brecht, Koestler, i Mann. Pensavamo ancora
tutti che ci stavamo solo prendendo un breve interludio.
Tutti gli abitanti del villaggio consideravano Hitler
una brava persona, ma se parlavi in tedesco pensavano che
fossi un nemico. Per farci lasciare in pace, corrompevamo i
gendarmi con denaro o, nelle giornate fredde, con un
punch caldo. Un capitano con la faccia lucida una volta
volle perquisire le tasche di Franz, e gli grid: Voi siete
un comunista, non  vero? Voi scrivete per i poveri, non 
vero?
Franz mormor: Io scrivo per chiunque.
Lo portarono alla Seyne. Io ritagliai la foto di Franz che
era apparsa su Paris Match con la didascalia Un des plus
grands crivains contemporains e la mostrai all'agente che
lo stava interrogando.
Quando riuscii a farlo tornare a casa, disse: Mi sento
pesante.
Da quando siamo arrivati qui non hai fatto altro che
rimpinzarti di cibo fin sopra le orecchie lo aggredii.
Che cosa ti salta in mente di rispondere a quell'uomo?
Hai deciso di farmi morire? Mi portai una mano al petto
e lo trafissi con lo sguardo.
No, mi sento pesante da una parte... e si accasci.
Che cosa stai facendo? strillai.
Oh, Almi piagnucol. Ti sto lasciando.
Gli battei con il pugno sullo sterno.
Mi fai male! grid.
Aveva il respiro che andava e veniva, come stesse russando.
Avrei voluto chiamare quelli della servit ma, accidenti
a loro, non ce n'era nessuno. Mi chinai e lo presi tra
le braccia, pensando In questi casi la cosa da fare, la cosa
da fare ... Non ne avevo idea. Mi parve che forse stesse
dicendo qualcosa, cos avvicinai l'orecchio alle sue labbra.
Pensavi di essere stata furba biascic. E invece hai
fatto un cattivo affare, a sposarmi.
Quello fu il primo infarto di Franz. Dissero che era leggero,
ma loro non avevano dovuto guardarlo mentre gli veniva.
A Parigi i dottori gli prescrissero iniezioni per la pressione
sanguigna, che era pericolosamente alta. La cosa non
mi aveva sorpresa, perch ormai avevo deciso che tutti gli
ebrei erano omuncoli dotati di talento con il cuore malato.
Riportai Franz a casa e lo confinai nel letto. Avevo affittato
per abitarci una vecchia torre di osservazione, un grosso
tronco di intonaco grigio a tre piani, ma sulla cima c'era
una stanza rotonda con una dozzina di finestre che guardavano
il mare, e io avevo sistemato lass il letto e lo scrittoio
di Franz convinta che gli artisti e i malati dovessero
avere qualcosa di bello da guardare. Franz disse che il dolore
era come ingoiare una manciata di monete. Disse che
le punture gli riempivano il cranio di acqua ghiacciata. Per
sedare i mal di testa si versava sul capo il mio profumo, e
poi barcollava in giro gridando che era diventato cieco. Si
lamentava sempre di qualche spiffero, cos spostavo di
continuo il letto da un angolo all'altro della stanza. Strappai
una vecchia sottoveste a strisce e le infilai tutt'intorno
ai telai delle finestre. La notte aveva paura a rimanere solo,
cos dormivo su un sof accanto al suo letto, e di tanto in
tanto mi alzavo a controllare che dalle finestre non fossero
cadute le pezze. Vivemmo in quel paesino per due anni, in
attesa che Hitler si stancasse o semplicemente se ne andasse.
Suonavo Bach nel salotto asfittico. Facevo la coda per
l'olio, il burro e il sapone. A Vienna, dove non potevo pi
andare, mia madre stava morendo. A Vichy stava morendo
il padre di Franz. Andammo a trovarlo e lui ci insult perch
avevamo lasciato scadere i nostri visti per l'America,
ma aveva avuto un ictus, e cos nessuno capiva bene che
cosa stesse dicendo. Quando fummo di nuovo a casa, Hitler
aveva invaso la Polonia. Emanarono un decreto per
cui gli stranieri non potevano possedere armi da fuoco, cos
seppellii la mia pistola ai piedi di un albero.
Franz disse: Non sai che le radici di un albero sono in
costante movimento? In poco tempo riportano in superficie
qualsiasi oggetto sotterrato. L'unico posto sicuro  vicino
a un muro.
Quando fu buio, uscii in camicia da notte a dissotterrare
la mia pistola e seppellirla di nuovo altrove.
Il 23 giugno 1940 Hitler entr a Parigi e ispezion il
Teatro dell'Opera. Ordin a Speer di costruirgliene uno
pi bello. E ordin anche alla Gestapo di rastrellare tutti i
cittadini del Grande Reich, il che secondo lui includeva
anche Franz e me. La radio trasmise un messaggio di Reynaud,
che in lacrime implorava Roosevelt di inviare nugoli
di aeroplani. Io riempii dodici bauli in tre ore e incominciammo
quello che Franz chiam il nostro Tour de France.
Per primo andammo a Bordeaux, dove dicevano che si
potessero ottenere i documenti per l'espatrio. La stazione
di Bordeaux era cos affollata che non riuscimmo a scaricare
i bagagli dal treno, e i nostri vestiti se ne andarono via
cos, ciuff ciuff. Una giovane donna dalla bocca rossa ci
diede un biglietto con il nome di un albergo. Una volta l,
mi parve che la nostra stanza fosse arredata in modo strano,
ma l'unica cosa che ci importava era di aver trovato una
stanza, cos banchettammo con salsiccia all'aglio e pane cos
duro che non si riusciva ad ammorbidirlo nemmeno inzuppandolo
nel vino. Franz fu galante, e non mi disse che eravamo
finiti in un bordello. Ci bast meno di una settimana
per dimenticare che cosa fosse un bel bagno caldo. A dire
il vero ben presto ci dimenticammo di qualsiasi altra cosa, e
ci parve di non aver mai fatto altro che scappare dai nazisti.
Tutti erano in preda al panico, e non facevano che organizzare
piani di fuga. A un tratto fummo presi dell'eccitazione
perch avevamo trovato un uomo che per ottomila franchi
si diceva disposto a portarci a Biarritz. Ma ogni pochi chilometri
i soldati bloccavano la strada con un camion, con una
panca di chiesa, con due muli, e infilavano una lanterna nel
finestrino dell'auto, accecandoci. La vecchia no dicevano.
Non ci interessa. Chi  il piccoletto grasso sul sedile
posteriore?
Mi chiamo Werfel, signori borbottava Franz.
Lo scrittore aggiungevo io.
L'ebreo replicavano loro. Scendi. In piedi. Girati.
Che cosa c' nella borsa, pane azzimo? Sei venuto qui a fare
il venditore ambulante di pane azzimo? Ti daremo alla
Gestapo, hai capito? Ah ah ah, guarda come trema. Non
ti preoccupare, non lo faremo. Sono dei bastardi con la
puzza sotto il naso. Ma non farti beccare un'altra volta da
queste parti la settimana prossima.
Gli ordini cambiavano cos in fretta che i tedeschi erano
confusi quanto noi. Ma di una cosa eravamo certi: che la
settimana dopo, o quella dopo ancora saremmo finiti tra le
grinfie dei bastardi con la puzza sotto il naso.
Passammo di citt in citt, da Narbonne a Carcassonne,
Avignone, Tolosa, Bayonne, Hendaye, Pau. Ci dissero che
il console portoghese di Jean-de-Luz era disposto ad aiutarci,
ma quando arrivammo l, lui nel frattempo era uscito
di senno e aveva buttato tutti i passaporti in mare. Alla
fine ci ritrovammo a Lourdes. Di fronte all'Hotel Vatican
c'erano sei lunghe automobili della Gestapo. Le guardammo
come contadini che vedono un aeroplano: era passato
t'anto di quel tempo dall'ultima volta che avevamo visto
qualcosa di tanto pulito e nuovo. La moglie del locandiere
ci disse che la Gestapo l non aveva alcuna giurisdizione,
non ancora, e butt gi dal letto una giovane coppia per
lasciarlo a noi. Franz e io non avevamo mai dormito fianco
a fianco, e ora per cinque settimane fummo costretti a
prenderci a ginocchiate in quel lettino, con i nazisti davanti
alla porta. La mattina ci mettevamo in fila al commissariato
di polizia, dove tutti andavano a implorare per un visto
di uscita. Non era lontano dalla casa in cui aveva vissuto
la santa, la figlia di un mugnaio, di nome Bernadette
Soubirous, per cui Franz andava pazzo. Disse: Era come
noi. Prigioniera a causa della propria fede. Nel 1853 la
bambina aveva raccontato di aver avuto diciassette visioni
della Vergine Maria, ma tutti avevano pensato che mentisse
e l'avevano internata. La bella signora le era apparsa
presso una fonte nella grotta di Massabielle, ed era l che
ogni anno venivano ad abbeverarsi milioni di pellegrini
malati. Franz ci andava tutti i giorni, camminando a passettini
affannati per via del suo cuore; tracannava insieme
agli altri e pregava Fateci arrivare in America, signorina
Soubirous e giuro che canter di voi.
Poco dopo incontrammo Varian Fry, che era stato mandato
da Eleanor Roosevelt a salvare gli intellettuali. Era il
figlio di un agente di cambio; aveva un completo gessato
con la boutonnire, e la faccia di uno che ha il mal di pancia.
Non ha senso aspettare i visti disse. Vichy sta
scricchiolando. Incontriamoci alla stazione di Saint-Charles
venerd all'alba. Vi sta bene? Voi scenderete a Cerbre e
io porter le vostre cose al di l della frontiera con il treno.
Per fortuna mostrano ancora qualche rispetto per un
passaporto americano. Il mio collega, il signor Ball vi far
passare in Spagna attraverso i Pirenei. Quanto tempo vi
occorre per raccogliere i vostri bagagli?
Non abbiamo bagagli ribattei seccata.
E invece il giorno dopo arrivarono. Tutti i rifugiati si
erano passati di citt in citt l'ordine di ritrovare il
bagaglio del famoso Franz Werfel, e cos eccolo riapparire con
il treno del mattino, a sbugiardarmi.
Celebrammo il cinquantesimo compleanno di Franz in
un grande ristorante vicino al porto. Il cibo era meraviglioso.
Mi sono sempre chiesta come fanno a fare le patate a
quel modo. Me ne rimasi l seduta a masticare, pronta a
qualsiasi cosa, e permisi a Franz di sorseggiare una piccola
birra. Lui non faceva che ripetere: L'anno prossimo, chiss?
Aveva scritto una poesia su Hitler intitolata Il pi
grande uomo di tutti i tempi, e quando rientrammo nella
nostra stanza la bruci in un posacenere, in caso ci avessero
catturati.
Venerd mattina si lagn:  il tredici. Porta male. Partiamo
un altro giorno. Sar solo colpa tua, se succede qualcosa.
Aveva il respiro debole e l'alito cattivo. Gli massaggiai le
spalle e gli schiaffeggiai le gambe. Gli scaldai i piedi sul
mio grembo.
Ah fece lui,  cos bello. Perch non ce ne stiamo
qui, oggi, tu e io?
Io mi misi un paio di sandali e un vecchio vestito comodo,
nel quale nascosi qua e l il nostro denaro e i miei
gioielli. Con una corporatura come la mia, c'era parecchio
spazio per nascondere. Mi infilai lo zaino che conteneva il
manoscritto della Terza di Bruckner e finii di riempire
quello di Franz con le sue medicine, qualche paio extra di
calze e il ritaglio del Paris Match. Mi voltai e vidi che
Franz era ancora sotto le lenzuola. Io ti ammazzo lo minacciai.
Lui le fece volare da parte. Sotto era tutto vestito, con
indosso persino le scarpe. Ha ha! fece.
Gli infilai le dita nel colletto e gli presi il battito. Hm.
Tutto bene gli dissi. Ce la farai.
Le mie gambe sono pi calde, adesso ammise. E
senti come sono secchi i palmi delle mani.
Lo spronai: Alzati prima che io commetta un omicidio.
Lui salt in piedi sogghignando. Aveva i nervi a fior di
pelle. Mi creer dei problemi? pensai.
Mi aspettavo che sarei stata spaventata anch'io, perch
avevamo sentito di tutto sui campi di prigionia, e invece
mi scoprii solo di cattivo umore per tutti quei disagi. Del
resto, come diceva la Leiser, a me non piaceva sentirmi
grata. Mi piaceva fare la padrona di casa, e invece quel
giorno il padrone di casa era Fry. Per sapevo sempre apprezzare
un'alba. Quando si beve quanto bevevo io non si
dorme molto bene, e mi capitava spesso di essere in piedi
presto la mattina. In qualche modo, avevo imparato a godere
del mondo. Tutto appariva blu e pulito, e le foglie
erano misteriose, danzavano nella propria ombra, e la gente
non era ancora uscita a imbrattare le cose, e gli uccelli
non avevano alcuna paura.
Alla stazione incontrammo Mister Ball, un giovanotto
dalle spalle larghe e lunghissime ciglia bionde. Era vestito
in modo sportivo, adatto a una passeggiata in montagna.
Ci salut in un francese perfetto, ma aveva un aspetto talmente
americano che non capii lo scopo di quell'esercizio.
Fry se ne stava gi in fondo al binario, con i nostri bagagli
e la sua faccia da mal di pancia, e faceva finta di non conoscerci.
Rimanemmo l in piedi a seguire con lo sguardo i binari,
fin dove sparivano con una curva dietro a un capannone di
mattoni privo di finestre. Nell'oscurit i binari erano quasi
invisibili. Poi, dopo parecchio tempo, presero a brillare,
proprio all'altezza del capannone. Il bagliore continu a
lungo, con i baluginii che si facevano sempre pi luminosi,
sempre pi ravvicinati, e poi, in lontananza, un unico occhio
furioso apparve sopra i binari. Sembrava essersi bloccato
l, immobile.
Dissi: Perch hanno fermato il treno?
Ma poi riprese a muoversi e a crescere.
No disse Franz. Eccolo che arriva.
Mi indispettii. Non riesco a sentirti. Perch sussurri?
Credi che se sussurri diventiamo invisibili? Non c' niente
di strano in un uomo e una donna che prendono un
treno.
Il treno si fece sempre pi grande, e alla fine entr in
stazione a gran velocit. Sembr particolarmente rumoroso,
nell'alba blu. Aveva forti luci gialle. Fry sal su una vettura
vicino alla locomotiva. La nostra vettura non era neppure
affollata. Era pulita, calda, tutto era perfetto, come se
stessimo intraprendendo un viaggio di piacere in tempo di
pace. Sembra tutto cos normale disse Franz. Ti fa
pensare che dopotutto non possa succedere niente di tanto
terribile.
Taci.
Sussurr: Credevo che non fosse necessario sussurrare.
Non  necessario dissi ad alta voce. Basta che tu
non dica sciocchezze.
Datevi una calmata, voi due disse Ball in quell'arioso
francese di campagna che si era sforzato di imparare.
Vorrei provare a schiacciare un pisolo. Anche il suo tedesco
era eccellente. Doveva essere davvero molto orgoglioso
delle sue lingue. Non perdeva un'occasione per
sfoggiarle.
A Cerbre scendemmo, portando gli zaini con una mano,
come borse. Pensavamo che in quel modo avremmo
avuto un aspetto pi disinvolto. Mentre attraversavamo la
citt i negozi stavano iniziando ad aprire, ma non vedemmo
in giro quasi nessuno tranne che ai magazzini del pesce,
dove alcuni uomini stavano scaricando un camion;
sentimmo il rumore di barili che rotolavano su un pavimento
di mattoni. Sul fianco di un lungo edificio di pietra
dalle finestre sistemate molto in alto correva un viottolo.
Lo percorremmo e arrivammo all'inizio di un sentiero di
montagna. Passava sul retro di un locale. Capii dal profumo
che stavano facendo il caff, e improvvisamente provai
la stessa sensazione di Franz: avrei tanto voluto sedermi
tranquilla a bere un caff e lasciar perdere tutto quanto.
Ma ecco che gi stavamo attraversando un pascolo, e
poi il sentiero prese a inerpicarsi. Ball disse: Spero che
vorrete perdonarmi se sono stato maleducato, sul treno.
Stavo solo cercando...
S, s tagliai corto.
Volevo solo dire che non  una buona idea farsi sentire
a parlare in tedesco. Ora, quello disse, facendo un gesto
da guida turistica,  il monte Rumpissa.
La vediamo, la montagna borbottai.
Settecento metri. Dovremmo essere in grado di raggiungere
la cima in circa due ore.
Voi capite, vero, che mio marito  un uomo malato?
Sto benone, Alma. Andr tutto bene protest Franz.
Ball aggiunse: Un'altra cosa. Dal momento che la zona
potrebbe essere pattugliata dalle gardes mobiles...
Va bene dissi. Me ne star buona.
Aspettate disse Franz.
Si inginocchi e si strinse i lacci delle scarpe. Poi si alz
in piedi e fece qualche passo sul posto per stabilire se era
comodo.
Queste scarpe sono molto comode annunci. Sono
pronto.
Non fu una scalata di montagna del genere che faceva
Burckhard, con corde e tutto il resto. Era un sentiero che
i turisti usavano per fare una passeggiata. Per erano turisti
giovani, non piccoli, grassi e malati di cuore, e incominciai
a chiedermi se per Franz fosse una buona idea. Procedevamo
incespicando nella macchia, storcendoci le caviglie
su pietre che non riuscivamo a vedere. Quando il sentiero
era sgombro, scivolavamo da tutte le parti sull'ardesia liscia
come vetro. Quando si cadeva, non c'era niente a cui aggrapparsi
tranne che le ortiche. Ce n'erano a bizzeffe
ovunque, e presto ci ritrovammo con le mani uste e striate
di sangue. Ormai il sole era accecante. L'aria ronzava del
volo di insetti, una nota ruvida e in crescendo, e molto
presto prese a fare caldo. Sotto di noi c'era una lingua
d'acqua scura e lucente, che si faceva pi fonda man mano
che salivamo, e una foresta nera di alberi declinava lenta
verso valle come un lenzuolo disteso su un letto. Pareva ci
stessimo lasciando il mondo alle spalle. Incominciai ad avere
la sensazione che la mia intera esistenza non fosse del
tutto reale. Il mio salotto sembrava una finzione di qualche
sorta. La Hofoper era rossa e dorata come in una fiaba per
bambini. Oskar, Mahler, la giovinezza: dicerie. Mi ero inventata
tutto, o forse l'avevo sentito da qualche parte, come
una vecchia canzone. Che cosa stai pensando? sussurr
Franz. Non essere triste.
Sembrava sul punto di scoppiare a piangere lui per primo.
Sibilai: Guarda quel giovane porco. Questa per lui 
un'avventura.
Ma Alma protest Franz, con noi  stato gentilissimo.
Inciamp in una radice e si rialz immediatamente, canticchiando:
Niente! Niente!
Vieni qui gli dissi. Fammi vedere il ginocchio. Non
ha niente. Fai un bel respiro. Sei tutto scombinato. Gli
infilai di nuovo le dita nel colletto. Bum bum bum. Rilassati,
per l'amor del cielo! Risparmia le energie. Non fare il
babbeo.
Te l'ho detto protest tremando. Sto benone.
Perlopi, guardavo i miei piedi. Erano piedi nodosi da
vecchia, e li osservavo arrancare faticosamente. Alla base
della montagna il terreno era stato soffice e nerastro, buono
per camminare. Ma salendo di quota era diventato
arancione e lucido, scivoloso all'ombra e polveroso e duro
in pieno sole. Scoprii che appoggiarsi troppo in giro era
un errore. Faceva solo perdere l'equilibrio e stancava di
pi. La cosa migliore era muoversi con calma senza agitarsi,
ma Franz non ci permetteva di tenere un passo costante.
Prima arrancava dietro di noi cercando di risparmiare
le forze, poi gli veniva l'idea di arrampicarsi direttamente
sulle rocce e farla finita in un colpo solo con tutta quella
fatica. Appoggi la pancia contro un masso che gli arrivava
al petto e sollev un ginocchio, come aveva fatto quella
volta Putzi per farmi capire che voleva essere presa in
braccio. Annasp in cerca d'aria. La sua faccia da bambino
era lucida e grigia come sputo.
Piano! dissi. Ci manca ancora parecchio.
Ssssh! scatt lui, le gardes!
La seconda volta che cadde, grid come un vitello sgozzato.
Ball e io lo rimettemmo in piedi di peso. La terza
volta ci schiaffeggi via le mani.
Lasciatemi strill con voce stridula.
Era riverso su un fianco fra l'erbaccia.. Le gambe erano
ritorte di lato. Non le riaggiust neanche. Le aveva abbandonate.
Salvati, Alma. Io sto morendo comunque. Dio
santo, te l'avevo detto che era meglio non partire oggi.
Mi chinai e rigirai Franz con le mie mani. Ormai era diventato
un gesto familiare. Aveva gli occhi chiusi e gonfi
come se glieli avessi colpiti con i pugni. Franz dissi.
Ball ci osservava da una certa distanza, come un capo
cameriere. Un giovanotto beneducato.
Franz ripetei. Ti prego.
Tu vai avanti sussurr.
No.
Non mi devi pi nulla. Sei gi stata punita per tutto.
Siamo tutti gi stati puniti abbastanza.
Stai dicendo solo sciocchezze.
Lasciami perdere. Alma, lasciami perdere.
Non far una cosa del genere. Cosa pensi che potrei
fare tutta sola in America?
Ti dedicherai alla tua musica.
No.
Ti riposerai.
No.
Troverai un altro uomo.
No dissi, non lo trover.
Non appena l'ebbi detto, mi resi conto che era vero.
Franz cambi stato d'animo in modo subitaneo, come
un cane o un bambino. Vide il mio stupore. Si sedette.
No? chiese.
No dissi.
Dovr prendermi cura di te per sempre? domand.
S dissi.
Ebbene disse lui. Se devo.
Cos si alz in piedi. Prendimi il braccio mi invit
con solennit, e camminammo cos fino in cima alla montagna.
Sotto di noi, molto pi in basso, c'era la Spagna, e
un minuscolo rifugio in un campo di pietre bianche.
Hollnsteiner era stato amico di Schuschnigg, e cos lo
spedirono a Dachau. Quando i russi entrarono a Vienna,
Carl Moll, sua figlia e il suo genero nazista si avvelenarono
tutti insieme. Ho gi detto quel che i nazisti fecero agli incurabili.
Un pomeriggio i soldati entrarono nella casa di ricovero
di mia sorella. La portarono nel refettorio, dove i
suoi compagni erano gi tutti in fila, nudi e in lacrime, e le
tolsero la camicia. Si mise a piangere anche lei, perch aveva
freddo. Un ufficiale medico si aggirava con una lista in
mano. Accanto a ogni nome metteva un trattino blu o una
croce rossa. Le croci rosse vennero portate nei sotterranei
a gruppi di sei, come tante figlie di zar, e furono fucilate.
Tagliarono il cervello di Grete a fette e lo misero in una
giara piena di alcol, e sull'etichetta scrissero in inchiostro
indelebile Carie Paretica Avanzata, 54 anni, Lobo frontale
di Femm. Giud.
Salpammo da Lisbona sul vaporetto greco Nea Hellas.
Era molto affollato e sporco, ed ero furente perch il biglietto
per New York costava quello che uno si sarebbe
aspettato di pagare per una traversata con la Queen Elisabeth.
Fu un viaggio noioso. Il mare  sempre noioso. Solo
le coste sono interessanti.
La prima cosa che imparammo dell'America  quanto sia
un luogo gigantesco. Io avevo visto solo New York, cos
non avevo idea. Forse un russo pu capire quegli enormi
spazi vuoti, ma per una coppia di europei  come prendersi
un colpo in testa. A New York faceva cos freddo che
decidemmo di andare a Hollywood, cos che Franz potesse
ottenere un lavoro nel cinema, come tutti gli altri. Il viaggio
con il treno espresso dur tre giorni interi. All'inizio ci
sono collinette dolci e fiumi, ma ben presto tutto diventa
piatto: migliaia di chilometri di terra pettinata in righe ordinate,
interrotta ogni tanto da una baracca di lamiera
bianca dove gli americani vanno a comprare la benzina o
la tinta per i capelli. Alla fine del terzo giorno raggiungemmo
i campi di estrazione petrolifera fuori Los Angeles. Le
pompe sembravano enormi grilli di ferro che basculavano
avanti e indietro. Dietro di loro, vedemmo dei fari che frugavano
nel cielo. Non erano i fari della contraerea. Gli
americani pensano che le luci nel cielo buio siano festose.
I Frank ci stavano aspettando, ma noi continuammo a girovagare
per quelle tortuose stradine contornate da vegetazione
selvaggia e ridicoli bungalow, bungalow con archi
moreschi, bungalow con tetti a pagoda, e ora che trovammo
la casetta dei Frank eravamo pronti per svenire. Fuori
c'era una folla di automobili dai colori sgargianti. Avevano
organizzato una festicciola di ritrovo. C'erano Fritzi Massary,
la madre di Liesl Frank, che era stata la regina dell'opera
leggera tedesca, e Bruno Walter, e Brecht, Feuchtwanger,
Reinhardt, Schnberg e i fratelli Mann, tutti cotti dal
sole, scuri come Mahler. Gli migrs avevano l'abitudine di
riunirsi la sera per ascoltare assieme le notizie di guerra.
C'era una differenza di nove ore, cos le notizie importanti
arrivavano dopo la mezzanotte, e per far passare il tempo
giocavano a sciarada. Quando varcammo la soglia, trovammo
Bruno Frank, un uomo grande e grosso con una testa
da Cesare, a quattro zampe sul tappeto, che arricciava il
naso. Scusatemi disse. Sono un topo. E quello fu il
nostro benvenuto in America.
Il giorno dopo i Frank ci portarono in giro con l'automobile.
Mancavano pochi giorni a Natale, ma l'aria era
calda e sonnacchiosa. Franz si era aggrappato al finestrino
con entrambe le mani e gridava: Guarda! Guarda quello!
 un costume da bagno o un abito? Alma, ti prego. Ho
bisogno di una donna che me lo spieghi. E quella cos',
una moschea?
No spieg Liesl,  un lavaggio per le automobili.
Ah, ne ho gi visti si vant Franz. Ce ne uno a
Berlino. E quello l,  uno dei tuoi palazzi cinematografici?
No,  la chiesa di Fraulein Semple-McPherson disse
Bruno. Dicono che Herr Hitler s'ispiri a lei per la sua
tecnica oratoria al microfono.
Gli edifici sono come li disegnano i bambini commentai
io.
 vero! fu entusiasta Franz. Mio Dio, e quello che
cosa sarebbe, una salsiccia gigante?
Un grosso tamale. Li vendono.
Ma che bellezza. Forma, funzione: piacerebbe a Walter.
Che cos' un tamale?
Una specie di crpe messicana. Ripiena, mi pare, di riso.
Certo che mangiano di tutto, qua! disse Franz pieno
di ammirazione. No... ferma, ferma! La macchina svolt
in un parcheggio e Franz scese e sgambett in un enorme
negozio di alimentari. Io lo rincorsi gridando: Franz, ti
prego, il sole.
Se vuoi puoi camminarmi accanto con un parasole
disse maliziosamente, come se fossi un re africano. Tanto,
presto sar comunque scuro come loro. Mi vestir di piume
e avr piccole concubine dalla lucente pelle nera e berr
dal cranio dei miei nemici. Il cibo era rinchiuso in immensi
armadi con la parte frontale in vetro, come vetrine di
una libreria. Erano fortemente illuminate, e raffreddate da
tubi ricoperti di brina. Si sentiva l'odore di elettricit, di
ghiaccio e di guarnizioni di gomma. Quando tornammo all'automobile,
Franz reggeva in ogni mano un gigantesco
pompelmo lucido di condensa. Non sono belli? chiese.
Volevano mettermeli in un sacchetto di carta.
Qui mettono tutto nei sacchetti di carta disse Liesl.
Per una specie di pudore, credo. S, sono belli, ma ti accorgerai
che non sanno di niente.
Questo li rende ancora migliori come oggetto di contemplazione.
Ebbene sospirai. Siamo di certo molto lontani da
casa.
All'Echo Park ci sono i cigni disse Bruno. Ti fanno
venire la malinconia dell'Heustadelwasser. Ma poi ci sono
anche delle barche a forma di cigno, che rovinano tutto.
E quella moschea laggi? disse Franz. Capisco che
 un cinematografo, perch c' scritto Flash Gordon. Che
ne dite? Vogliamo andarci?
No dissi io.
Forse sarebbe meglio disse Bruno. Cos ci leviamo
il pensiero.
Quando prendemmo posto, Franz aveva ancora i pompelmi
in mano. La sala era refrigerata, e io gli misi la mia
giacca sulle spalle. Al di sopra dello schermo c'era un fregio
di metallo sbalzato, un villaggio in miniatura illuminato
dall'interno con lucine colorate. C'era anche un mulino in
miniatura, con le pale che giravano. Sullo schermo invece
c'erano navicelle spaziali argentate a forma di razzo. Si
muovevano lentamente in cerchi, ronzando e cacciando
scintille. Atterrarono sulle montagne, e poi tutti si misero a
scendere per un pendio ghiacciato, ognuno con in mano
una torcia romana. Attraverso la polvere al di sopra delle
nostre teste passava un raggio di luce, che a tratti si contorceva
o spariva, proiettando in continuazione una faccia
bella e stupida, enorme e vuota di pensieri. Che cosa fanno
nella neve? domandai.
Cercano la polarite disse Franz.  l'unica cura per
la Morte Porpora.
Those metal men are walking bombs disse Flash Gordon,
operaten by remote control.
Che cos'hanno detto? domandai. Chi sono quei tizi
di ferro, cavalieri?  terribile. Rimarranno uccisi.
Shhh! fece qualcuno alle nostre spalle.
Mi voltai a spiegare: Non parliamo la vostra lingua.
Non capisco, Franz,  come un Sigfrido scipito! Franz, stai
battendo i denti.
Tengono questi posti come ghiacciaie disse Bruno.
A Liesl piace cos.
Stai battendo i denti ripetei. Ne abbiamo avuto abbastanza.
Una volta sul marciapiede, Franz ciondol la testa pensoso,
come se stesse baciando l'aria tiepida. Ma ritorner
promise. Prender un'automobile, mi metter il cappotto
e ritorner, e guarder il film come un vero americano.
Hollywood era una specie di Vienna per selvaggi. C'era
la stessa ossessione per le giovani donne perfette e per le
facciate storiche e per le produzioni drammatiche e per i
colpi di mano tra dive. E c'erano anche un mucchio di
viennesi, tutti affamati di notizie. Liesl portava con s di
stanza in stanza una piccola radio portatile. Sembrava orribile
che la guerra fosse in inglese, e io davo il tormento ai
miei amici chiedendo loro: Che cosa? Che cosa hanno
detto? Le ragazze qui sembravano prostitute e i giovanotti
sembravano muratori. Era difficile prenderli sul serio. Ci
immaginavamo questi attraenti contadinotti messi di fronte
al rigore tedesco, una volta che Hitler avesse finito di conquistare
l'Europa, e decidemmo che il nostro destino era
segnato.
Gusti aveva ancora una pila di dollari a riposo nella
banca Lazards, e mi ci comprai una Oldsmobile di seconda
mano e la casetta di May Robson sulle colline di Hollywood.
Me la diedero completa di maggiordomo. Lo chiamavamo
der Schne August. Aveva lasciato una compagnia
di operetta tedesca in tourne per fermarsi dove faceva
caldo e poteva guardare i ragazzi. La casetta era molto bella,
ma io non riuscii mai ad abituarmici. Il salotto dava direttamente
sulla strada. Al centro c'era il mio pianoforte a
coda. Si scendeva alle stanze da letto per mezzo di una
scala a chiocciola in ferro. Io la chiamavo la scala delle galline,
e mi riempii le gambe di lividi sui gradini. Avevo
chiamato la mia casa di Breitenstein Haus Mahler e quella
di Venezia Casa Mahler, ma non mi diedi la pena di dare
alcun nome a questo cantuccio, perch non ero sicura di
volerci restare. Il sole della California mi faceva venire il
mal di testa, e detestavo l'olezzo di acacia e di oleandro e
di eucalipto - come quello dei linimenti - e non ho mai
toccato un frutto di quelli che cadevano dai nostri alberi.
Rotolavano gi fino all'Hollywood Bowl, che era subito
sotto di noi. Quando davano Music Under the Stars sentivamo
tutto, fino all'ultima stupida nota.
Ma Franz amava Los Angeles. Amava le luci colorate tra
gli arbusti. Amava le voci gioiose dalle vocali piatte e sonore,
e le abbronzature e i tessuti di nylon e tutte quelle
enormi, gigantesche ragazze, e scrisse ai suoi genitori La
Riviera  una porcheria, in confronto a qui. Se ne andava in
giro con la faccia rivolta al sole, come una foca che tiene
in equilibrio una palla sul naso. Avevo sperato che la California
gli piacesse, ma non mi pareva proprio il caso che
gli piacesse tanto. Quando lo osservavo godersela a quel
modo, sentivo quel dispiacere materno che non avevo mai
provato nei confronti dei miei figli, quello che si sente per
un figlio che ha bisogno di te per tutto, ma che sotto sotto
sai che sta tramando, un giorno o l'altro, di tradirti: di non
aver pi bisogno di te per niente.
A causa della lunga malattia era molto smagrito, cos andammo
al London Shop su Rodeo Drive a comperargli dei
nuovi vestiti. Le camicie americane hanno le falde lunghe,
e su un uomo con il fisico di Franz ricadevano abbondantemente
al di sotto della vita. Gli dicevo Vieni qui e fatti
sistemare. Sembri un fagotto per la lavanderia.
Sei bella mi disse timidamente mentre gli infilavo le
falde della camicia nei pantaloni. La Harlow non  niente,
in confronto a te. Tu hai... aggiunse maliziosamente,
personality.
Gli americani stravedevano per quella parola insignificante.
Si stava facendo gioco di me. Era cos risollevato di non
adorarmi pi che spesso diventava affettuoso.
Avevo goduto di molta adorazione, in vita mia, ma l'affetto...
era una novit.
Quattro giorni dopo che eravamo entrati nella nuova casa,
Franz incominci Bernadette, come aveva promesso alla
piccola Soubirous nella grotta di Lourdes. Ci lavor nel solito
modo con cui aveva sempre lavorato: da invasato. Scribacchiava
per dieci ore al giorno su quaderni da scuola
con la copertina nera, a volte nella sua camera, a volte in
un bungalow che aveva affittato a Santa Barbara. Io non
lo mandavo pi via, ma lui aveva mantenuto l'abitudine di
andare a scrivere da qualche altra parte. Assunse un segretario
di nome Albrecht, che in precedenza aveva dattilografato
per Thomas Mann. Albrecht batteva a macchina
mentre Franz leggeva ad alta voce dai suoi quaderni, o stilava
elenchi di domande teologiche per il nostro amico padre
Mnius. Nel 1941, subito dopo Pearl Harbour, Bernadette
usc in svedese, francese, spagnolo, portoghese, ungherese
e inglese. Fu il pi grande successo di Franz; addirittura,
fu uno dei libri pi popolari mai scritti. Rimase per
mesi al primo posto della classifica americana dei libri pi
venduti, e il solo esercito ne acquist cinquantamila copie
a edificazione dei soldati. In Alabama una fabbrica si mise
a produrre un sapone a forma di Bernadette. Alla radio
non si sentiva altro che una filastrocca in musica intitolata
The Song of Bernadette. Era una canzoncina orribile, e
quando la trasmettevano mi alzavo per spegnere la radio,
salvo poi riaccenderla per accertarmi che continuassero a
trasmetterla.
Per il cinquantatreesimo compleanno di Franz eravamo
tutti e due di buon umore. Uscimmo a mangiare in un
buon ristorante e io gli lasciai fumare uno dei suoi forti
Havana che gli piacevano tanto. A un tratto si mise a percuotersi
il petto.
Hai intenzione di metterti a cantare? domandai.
Ho mangiato troppo disse.
Come?
Scalci di lato, poi si accasci aggrappandosi alla mia
gamba. Aiutami a cadere.
Cosa?
Ci trascin tutti e due a terra. Mi sedetti per terra con
la sua testa sul grembo e aspettammo l'arrivo dell'ambulanza.
Gli sollevi le gambe consigli la cameriera. Non
la testa, le gambe!
La mandai a quel paese, ma dal momento che non parlava
tedesco rimase l a guardare.
Qualche settimana prima, Franz aveva scribacchiato sul retro
di un men del Biltmor: La malattia ci invita all'inferno
o al paradiso. In un caso conduce un essere privo d'anima tra
le mani della materia, nell'altro immola il suo ego, rendendolo pi trasparente che mai fino al momento della morte.
Franz sapeva che cosa stava per arrivare. Io invece non
ne avevo la pi pallida idea.
Entro dicembre aveva avuto altri tre attacchi di cuore e
i polmoni ribollivano di emboli. Gli tenevamo una bombola
di ossigeno accanto al letto, cos che potesse ricevere un
po' d'aria. Lui se ne stava sdraiato per ore con la maschera
sul volto, e girava gli occhi al di sopra di essa come se si
vergognasse di essere tanto avido. Franz era sempre stato
terribilmente lamentoso, ma questa volta era cos terrorizzato
dalla gravit delle sue condizioni che non voleva dire
una sola parola. Dal momento che ero troppo sorda per
sentirlo ansimare, per capire se aveva bisogno di ossigeno
dovevo badare ad altri piccoli segnali. Se protendeva le
labbra in avanti come un bambino che si prepara a baciare
una vecchia zia, era ora. Gli tenevo d'occhio anche le dita,
per vedere se erano curvate dolcemente o se erano un po'
rigide e ansiose, e poi gli facevo la riga tra i capelli per
esaminargli il colore del cuoio capelluto che, avevo deciso,
era significativo. Lo curarono con digitalina per il cuore e
morfina per le febbri, si sottoponeva a trattamenti con una
lampada al quarzo e tisane di erbe. Aveva la schiena screpolata
come il sedere di un beb, e io gliela massaggiavo
con un linimento. Ogni mattina spingevo il suo letto a rotelle
fino sul patio, cos che potesse prendere un poco di
sole. Ogni tanto scribacchiava qualcosa nel suo quaderno.
Che cosa sarebbe Israele senza la Chiesa cristiana? scriveva.
O anche solo: Di nuovo nei guai.
Qualche giorno prima di Natale ci fu la prima del film
su Bernadette. Regalammo i nostri biglietti ad August, e
restammo a casa vicino alla radio.  il primo grande film
cattolico d'America disse lui.
La radio raccontava: Ci sono ancora dieci biglietti gratuiti
per le prime dieci giovani che si chiamano Bernadette.
Sembra proprio che abbiamo una piccola folla di Bernadette
stasera, qui davanti al Cathay Circle Theatre. Allora, avete
le vostre patenti di guida a portata di mano, ragazze?
Io afferrai le parole giovani e ragazze e dissi a Franz:
Volevi andare solo per poter guardare tutte quelle prostitute.
Oh, bye-bye girls sussurr lui, e salut in direzione
della radio. Au revoir. Sai, pensavo di scrivere un libro
su Joseph Smith, il fondatore dei mormoni.
Franz gli dissi. Ti prego, non mi diventerai mica il
baciapile del villaggio? !
Lui rotol tra le dita un sigaro che non aveva il permesso
di accendere. Teneva gli occhi chiusi. La radio disse:
...e ora, al braccio del regista Henry King, ecco Bernadette
in persona, l'adorabile Jennifer Jones, vincitrice del
concorso nazionale bandito per trovare l'interprete perfetta
per la piccola santa di Lourdes...
Il culo di un angelo disse Franz lentamente. E
nemmeno un pensiero nella testa.
Ah s? E quanti pensieri avresti tu nella tua testa?
Avvicin il sigaro alle labbra e fece finta di soffiare un
anello di fumo. La vedi? l'indic. E la mia aureola.
La notte precedente la domenica delle palme del 1943,
Franz fece un sogno che gli si present a episodi per tutta
la notte. Come un romanzo a puntate pubblicato su un
giornale mi disse. Voglio scriverlo. Una specie di storia
di viaggio. Lo intitol Il pianeta dei nascituri. Il libro 
ambientato nell'anno 101.943. Il globo  stato completamente
raso al suolo da vecchie guerre, tutto ci che resta
sono erbacce grigie e pochi abitanti della giungla che graffiano
il terreno con bastoni uncinati. Molto al di sotto del
livello del terreno vivono gli astromentali, che mangiano
essenze color pastello e combattono gli abitanti della giungla
con trans-disintegratori-ombra. Il protagonista si chiama
F. W.  morto in California nel 1943, ma lo hanno resuscitato
spiritualmente nel futuro, dove incontra Lo-Schizzo,
che si scoprir essere suo figlio Martin. Anche Martin
 stato riportato in vita, e ama suo padre, e lo perdona, e
assieme viaggiano fino al centro della Terra, che  dove
vanno gli astromentali quando sono stanchi delle loro lunghe
vite. Quindi vengono seppelliti in humus retrogenetico
e piantati come embrioni in un grande campo di margherite.
L vengono mondati di tutte le loro pene e le loro paure,
di tutte le loro malattie e la stanchezza, e il dolore, e alla
fine lasciano il mondo, scrisse Franz, per diventare una
gioia leggera, luminosa e ariosa.
Ogni giorno in cui si sentiva abbastanza in forze dettava
ad Albrecht dai suoi quaderni fino a che io non li chiamavo
per il pranzo. Quando andava a Santa Barbara, si portava
dietro un medico personale, Spinak, un piccolo australiano
che assomigliava a Schubert e soprannominammo
Schwammerl, Funghetto. Regalai a Franz alcuni fiori per
buon auspicio. Lui li mise a seccare in uno dei suoi quaderni.
Un giorno a met dell'estate mi telefon e mi disse:
 finito. Questa era l'ultima pagina. Lo senti? Sto scuotendo
il quaderno vicino al telefono. A dire il vero, potrei
riposarmi un po' e poi scrivere un ventisettesimo capitolo.
Sarebbe un epilogo che in qualche modo  anche un'apologia.
Sembri contento dissi.
Sono disperato. Mi manchi tanto.  scandaloso il modo
in cui ti ho trascurata, come hai potuto sopportarlo?
Manda August domani. Voglio ritornare a casa.
Franz, non se  caldo come oggi. Un viaggio cos lungo
con un caldo simile non pu farti bene.
L'hai sentito? Stavo scuotendo di nuovo il quaderno.
Non suona come un capolavoro? Manda August.
Il giorno dopo faceva un caldo tremendo. Pi tardi nel
pomeriggio August chiam dal cancello e assieme aiutammo
Franz a scendere dalla Oldsmobile, per infilarsi nel letto.
Aveva conati di vomito e il respiro affannato, e la pelle
del suo volto sembrava sabbia bagnata. Spinak era via in
vacanza, ma un certo dottor Wolff venne subito a somministrargli
della morfina. Io mi sedetti accanto al letto di
Franz e ci rimasi tutta la notte, a osservarlo mentre si rotolava
come un'onda grigia sotto le lenzuola. Continuava a
svegliarsi urlando: Non ho pi i piedi!
Gli massaggiai il cuore e gli scaldai i piedi e le mani con
asciugamani caldi.
 la tua testa che non c' pi! gli dissi. Non ti avevo
messo in guardia?
Questi asciugamani sono un tale sollievo sospir.
Oggi volevo andare a nuotare. L'acqua era cos bella.
Quando vai gi sul fondo, le orecchie ti cantano. Una nota
infinita, da mezzo soprano. Come se l'acqua fosse un'Alma
infinita.
Vuoi che canti per te?
No. Voglio starmene qui sdraiato a sognare che stai
cantando per me.
Questo non  un complimento.
Oh, s. Prima i sogni, poi il canto.  la cosa migliore.
Che cosa mi canterai, quando canterai per me?
Ti canter di un grande campo in cui tutte le nostre
pene diventano fiori.
Non sembra per niente male.
Non hai detto che preferivi sognare?
Sto gi sognando.
Va bene dissi. Allora canter per te.
Mahler mi diceva sempre "Se solo fossi vecchia, se solo
fossi malata, allora potrei dimostrarti quanto ti amo".
L'ultimo giorno di luglio era il quarto yarzheit del padre di
Franz. Per gli ebrei,  l'anniversario della morte di una
persona. Il rabbino vende una grossa candela in un bicchiere,
fatta apposta, che brucia per tutto il giorno, ma
Franz non la volle. Rimase semplicemente a letto a canticchiare
il Rex tremendae di Verdi.
Il 6 agosto gli americani buttarono una bomba all'uranio
su Hiroshima, per porre fine alla guerra. E due giorni dopo
ne buttarono un'altra su Nagasaki, per finirla un'altra
volta. Le bombe avevano due nomignoli: Fat Man e Little
Boy.
Nel giardino c'era un uccello che faceva un rumore come
di qualcuno che sega o raspa qualcosa, e non ci lasciava
in pace.
Il 24 agosto Franz sogn di essere di nuovo in uniforme.
Varcava un vecchio portale austriaco e arrivava su una
stella che si sgretolava. Al di sopra della sua testa c'era
uno scaffale coperto di polvere e cianfrusaglie. Qualcuno
diceva Tira gi il cane. Lui aveva paura a mettere le sue
piccole mani nello sporco. Ma poi il cane era diventato un
cavallino bianco ed era galoppato via.
Quando si svegli, mi chiese: Alma, hai letto il libro di
Broch? Un cavallo bianco  il presagio della morte di Virgilio.
Tu non sei Virgilio dissi a disagio.
Bruno Walter viveva accanto a noi, e la sera successiva
uscimmo a cena con lui e sua figlia Lotte. Franz era appena
stato da Schwammerl ed eravamo tutti di buon umore.
Schwammerl gli aveva detto che secondo lui una crociera
non poteva fargli male. Decidemmo di andare a Praga, a
Venezia e a Londra da Hanna, la sorella di Franz. Lui ci
mostr come un londinese d il resto dopo un acquisto,
come si guarda intorno in cerca di un cucchiaio per mangiare
la propria anguria e come alla fine la mangia con le
dita, come chiede il prezzo a una prostituta. Eravamo tutti
allegri. Era il ristorante preferito di Franz, il Romanoff.
La mattina dopo, domenica 26 agosto 1945, lasciai che
Franz dormisse fino a tardi, perch smaltisse tutta l'eccitazione
della cena della sera prima e del parere positivo di
Schwammerl. Ma quando a mezzogiorno Franz ancora
non compariva, mi misi a suonare La sposa venduta di
Smetana.
Franz venne fuori dalla sua stanza ballando una giga.
Danz fino al piccolo patio senza ciabatte, canticchiando
allegramente.
Sei un babbeo cercai di non ridere. Siediti e fai la
persona sensata, prima che ti stenda io con un pugno.
Subito, subito disse lui, sempre canticchiando.
Lo spinsi indietro su una sdraio. Guarda, hai le piante
dei piedi tutte nere. Dove sei andato a camminare? Aspetta
che vado a prendere uno straccio. Stai seduto.
Oh, s.
Inumidii uno strofinaccio al lavandino di cucina e andai
a inginocchiarmi davanti a lui. Docile, o forse in trionfo,
protese prima un piedino e poi quell'altro, e io lo ripulii
dallo sporco. Ecco dissi, ora puoi anche farti guardare.
Stai qui seduto finch non ti senti un po' meglio.
Mi sento gi meglio.
Seduto.
Potresti curarmi benissimo disse allusivo, con molta
facilit.
Quando sarai pi in forze.
Si drizz a sedere. E allora andr in un bordello!
disse.
August ha preso la macchina.
Avrei voglia di lavorare un pochino. Una sigaretta mi
schiarirebbe le idee.
Le tue idee non saranno mai chiare.
E invece mi sento di lavorare un poco. Quasi quasi mi
alzo e mi vesto.
Pranzammo, poi Franz schiacci il suo pisolino, quindi
si vest e si ritir nella sua stanza. Andai ad annusare davanti
alla porta, ma non sentii nessun odore. Bene. Non
stava fumando. Mi sedetti a suonare la Sposa venduta e
pensai ai suoi piccoli piedi neri. Avevo chiuso le tende per
ripararmi la pelle. Fuori la luce si riversava a fiotti. Ero un
poco assonnata anch'io. Com' lucido il coperchio del pianoforte,
pensai. Mi sopravviver. Un pianoforte sopravvive
a una donna, una melodia sopravvive a un pianoforte. Anche
quando tutti i pianoforti sono andati alla malora, si
pu sempre cantarla. Poco prima delle sei bussai alla porta
di Franz per chiedergli se voleva del t. Bussai, poi lo chiamai,
quindi entrai. Giaceva riverso sotto la sua sedia girevole,
sembrava sorridesse. Aveva le mani flosce, dischiuse.
Non appena lo vidi, lanciai un urlo.
August apparve all'istante, ma io ero gi in ginocchio
che trafficavo concitata cercando di mettere la maschera
dell'ossigeno a Franz: quasi gli ruppi il naso. Gli battevo
sul cuore con il pugno e guaivo come un cane avvelenato.
Madame! disse August.
 solo svenuto! strillai. Infilai le mani sotto il corpo
di Franz e mi sollevai in piedi. Ero pronta a correre fuori
dalla casa con lui in braccio.
Madame!
Povero August, ancora qualche minuto e si sarebbe ritrovato
con due cadaveri. Cerc di togliermi Franz dalle
braccia, e cascammo tutti e tre lunghi distesi sul letto.
Vado a chiamare Schwammerl disse. Per favore,
Madame!
Finito! gli gridai in faccia. Oh, Dio, tutto,  tutto
finito!
Nella testa mi risuonava ancora la musica di Smetana.
Ma ormai era andato anche August.
Finito dissi pi piano, a Franz.
Non era pi la faccia di Franz. Si stava trasformando in
un monumento di pietra consunta, sempre pi solenne
man mano che se ne andava da me. Ora Franz non aveva
pi bisogno di niente: n amore n rimproveri n fama.
Finito ripetei. Finito. I piedi erano puliti. Nemmeno
della morte aveva bisogno.
Il servizio funebre fu tenuto al Pierce Brothers' Mortuary.
Sistemarono Franz come avevano fatto con W.F. nel Pianeta
dei nascituri. Indossava uno smoking e una camicia di
seta, con i suoi spessi occhiali infilati nel taschino della
giacca e, ai piedi della bara, una camicia e parecchi fazzoletti
in pi. Indossava anche il Bundesverdienstkreuz, l'onorificenza
di cui l'aveva insignito Schuschnigg per i suoi
meriti letterari. Franz ci teneva a essere seppellito con
quella medaglia. Padre Mnius, che aveva corretto gli
aspetti teologici di Bernadette, gli ripieg delicatamente le
maniche sul grembo e attese di parlare. Erano venuti gli
Schnberg, gli Stravinsky, i Preminger, i Klemperer e tutti
i Mann: a dire il vero erano ormai arrivati tutti quanti
tranne la vedova. Mentre i convenuti aspettavano, Lotte
Lehmann cant alcuni Lieder di Schubert e Bruno Walter
l'accompagn al pianoforte. Passarono quindici minuti. Ne
passarono venti. La Lehmann si sedette, e Walter suon lo
stesso breve Lied altre due volte. Alla fine Albrecht venne
a casa mia e mi trov che riscrivevo l'elogio funebre di
Mnius.
Questa cosa  terribile dissi. Lass nei cieli degli
astromentali Franz Werfel sta stringendo la mano a Karl
Kraus. A quell'ometto schifoso? Tirai una riga nera su
quel pensiero. Accanto al gomito mi teneva compagnia un
bicchiere di Bndictine, sporco di rossetto sull'orlo.
Albrecht lanci un'occhiata al mio vestito da casa. Alma
disse con gentilezza. Sono quarantacinque minuti
che ti aspettano nella cappella.
S dissi. Ah, bene. L'ho un po' migliorato. Potete
darlo a Mnius.
Ma Alma, voi non venite? domand.
Oh, no risposi. Io non ci vado mai ai funerali.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Vissi altri diciannove anni. Ma ormai avevo fatto molta
pratica, e cos non durarono molto.
Il giorno dopo il funerale, Mnius e io andammo al cimitero
e benedicemmo in segreto la tomba di Franz. La
Chiesa lo chiama battesimo di desiderio. Vendetti la casa a
un buon prezzo e comprai un edificio sulla Settantatreesima
Est a New York. Affittai i due piani inferiori e mi insediai
nell'ultimo, due stanze che si affacciavano sulle chiome
degli alberi. Per la prima volta in vita mia vivevo da sola.
Chiamai la mia stanza da letto Il potere della musica. Ci
misi il mio pianoforte Bleuthner, la culla che Makart aveva
costruito per me e una cassaforte di acciaio con dentro la
Terza di Bruckner. Il salotto lo chiamai Il potere delle parole,
e lo riempii con i volumi di Nietzsche che mi aveva
regalato Burckhard, con i ventagli di Oskar e con il Mio
Dio mio Dio di Mahler in una nuova cornice d'oro. Anna
vinse un Prix de Rome e spos Albrecht. Tornai a Vienna.
La Hofoper era stata bombardata, e la grande scalinata
conduceva a un cielo vuoto. Tornata a casa, ogni giorno
mi truccavo, mi ingioiellavo, mi infilavo un vestito nero e
mi sedevo a scrivere alle autorit municipali insistendo che
dovevo alzare i miei fitti. Correggevo i diari. Bruciavo le
lettere. Iniziavo a uscire un poco di senno. A chi veniva a
farmi visita, chiedevo: Perch tutti vanno in giro dicendo
che dormo con Bruno Walter? Der Schne August mi
mandava poesie per la giornata della mamma. Il venerd
mangiavo bouillabaisse al Chambourg. La notte mi morsicavo
la lingua fino a farmela dolere.
Per il mio ottantesimo compleanno, Oskar mi mand la
sua ultima lettera. Mia cara Alma, sei la solita vecchia peste.
Telefonai ad Anna e le chiesi Chi ha vinto la guerra?
Le dissi: Ho incontrato il principe ereditario Rodolfo sulla
cima di una montagna. Vuole che gli dia un bambino.
Venne dalla California per prendersi cura di me.
Ah, Gucki l'accolsi. Ormai aveva sessantanni. Sembrava
che tenermi la mano la confortasse. Lo vedi, il mio
bitorzolino? e cacciavo un'altra volta fuori la lingua con
l'ulcerazione che non voleva guarire.
Mami, non vuoi che faccia venire Rossner?
Non voglio quel ciarlatano. Pensa che abbia il diabete.
Una malattia da giudei! Voglio che tu mi metta vicino a
Mutzi, non a Gustav. E stato maleducato con me.
S, me l'hai detto.
Detto cosa?
La tua tomba a Grinzing
Alla fine decisi che ero di nuovo a Plankenberg. Bene,
pensai. Ora sono di nuovo a casa mia, e mi sono liberata
di tutti quegli impiccioni, e ricordo di aver incominciato a
riorganizzare le cose. Ero piuttosto felice, a quel punto.
Anna teneva chiusi gli avvolgibili per evitare che la luce mi
facesse venire il mal di testa. Seguivo il cordone degli avvolgibili
con gli occhi, dalla cima fino al piccolo peso in
fondo, ricoperto di satin, e a volte il modo in cui si rigirava
su se stesso mi dimostrava certe cose, e allora sorridevo
di soddisfazione. A tratti sentivo qualcosa raccogliersi nel
mio corpo che mi lasciava attonita. Poi la luce diventava
cos intensa e dorata che si concentrava a piccoli grumi fitti.
E allora piccoli grumi dorati entravano dalla finestra,
grumi fitti tra le ombre delle lenzuola, e io afferravo la mano di Anna e le dicevo: Tienimi.
Un pomeriggio stavo guardando le ombricine tra le lenzuola
quando dissi: Sta mettendo dei fiori sul mio letto.
Vuoi che lo faccia smettere? domand Anna.
No, signorina dissi. Non ti riguarda. Ma ti dir una cosa. Quando star meglio, dar un taglio a quest'atmosfera avvilita. Quando star meglio ricomincer daccapo, assolutamente fresca e pulita. Sai chi  l'unico che ha sempre capito?
Dimmelo.
Se entrasse ora da quella porta dissi, e puntai il dito
verso il soffitto, me ne andrei con lui anche subito.
Chi, Mami?
Sorrisi con un'espressione da furba.
I fiori sul mio letto iniziavano ad accumularsi. Presero a frusciare, con il frullo che fanno gli uccelli prima di mettersi a dormire. Non volevo dirlo - sarebbe apparso indelicato - ma iniziavano a impedirmi la vista di Anna, e ben presto non ci fu che una coltre di fiori che mi levavano l'aria.
La verit  che sembrava sciocco respirare. I fiori erano sontuosi e frusciavano, e se ascoltavi bene il fruscio incominciavi a sentire accordi grandiosi.
Ho sempre saputo... dissi, ma ormai stavo solo immaginando di parlare. Ho sempre saputo di essere fortunata.
Sono nata di domenica.
Poi i fiori mi coprirono la bocca.
Mami? disse Anna, e io le lasciai andare la mano.
Pianse. Cap che avevo iniziato a sapere tutto.
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FINE.
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NOTA.
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Per usare un eufemismo, questa non  un'opera scientifica.
Anche se tutti gli eventi di questo romanzo sono molto vicini agli accadimenti storici realmente verificatisi, molti episodi minori sono frutto della mia invenzione, e in nome della coerenza narrativa talvolta ho tradito il rigore cronologico e ho inventato alcuni dettagli. Quando di un episodio sono disponibili versioni differenti, ho scelto quella che mi piaceva di pi. Quando ho citato da testi pubblicati, ho esercitato la prerogativa del giornalista della rubrica delle lettere, che rielabora i testi per esigenze di concisione o di stile. Occasionalmente ho anche fatto un collage di brani di lettere o annotazioni di diario correlate in alcuni casi ho saccheggiato frasi per utilizzarle come battute nei dialoghi tra i personaggi.
Dal momento che ha raccontato la propria storia per anni, spero che Alma venga perdonata se a volte ripete alcune delle sue frasi preferite. Molte righe di questo romanzo sono citazioni o parafrasi fedeli dei suoi scritti pubblicati in traduzione inglese.
Devo molto a (e mi sono preso grandi libert con) il lavoro di Angelica Bumer, Antony Beaumont, Herta Blaukopf Kurt Blaukopf, Friedrich Buchmayr, Franoise Giroud, Elaine S. Hochman, J. P. Hodin, Edith Hoffman, Reginald Isaacs -, Peter Stephan Jungk, Susanne Keegan, Henry-Louis de La Grange, Karen Monson, Christian M. Nebehay, Susanna Partsch, Egon Schiele, Heinz Spielmann, Alfred Weidinger, Frank Whitford e Stefan Zweig, tra gli altri. Ho anche attinto ai magnifici anche se forse un po' fantasiosi scritti autobiografici di Oskar Kokoschka. In particolare, le pagine sull'addestramento militare di O. K. e il debutto in societ della Donna Silenziosa utilizzano molte delle sue immagini e della sua sintassi. Nei suoi ultimi anni di vita, Felix Galimir, fondatore del Galimir Quartet,  stato cos gentile da voler condividere con me il ricordo dei suoi incontri con l'anziana Alma e della sua collaborazione con Alban Berg.
Antony Beaumont mi ha fornito sezioni dei diari di Alma che al momento non sono disponibili in inglese.
Charles Ardal, Cindy Bosley, Sarah Burnes, Garrett Deckel, Michael Elmore, Benjamin Grzimek, Bruce Holbert, Marka Knight, Elizabeth McCracken, Fritz Me Donald, Noah Millman, Ted Reichmann, John Whalen, il dottor Manfred Wolf, Michael Wolf e i miei genitori Constance e Irving Phillips mi hanno tutti generosamente messo a disposizione la loro intelligenza, la loro esperienza e il loro tempo.
Jack Macrae, Katy Hope e Maggie Richards della Holt hanno fornito saggi consigli e sostegno. E il mio agente Henry Dunow  stato, come sempre, amico di questo lavoro.
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FINE.